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giovedì 28 gennaio 2016

L'Operazione Italian Crackdown (Hardware I 1994)

Due anni dopo l'Operazione Sundevil (Legion Of Doom), esattamente nell'estate del 1992 l'area messaggi telematici "Cyberpunk" viene chiusa in base a una decisione dei vertici della rete FidoNet (BBS), noncuranti di quelle che fossero le esigenze dell'utenza.
La decisione non viene condivisa da buona parte dei nodi italiani della rete.
La censura dell'area Cyberpunk avviene in seguito a discussioni di vario tipo sul rispetto della policy FidoNet.
In realtà, tra i fattori scatenanti ci fu la visita della Digos (altri parlano di "monitoraggio" della Criminalpol) al Sysop di uno dei nodi FidoNet che ospitava l'area.
Questo fu l'antipasto di quello che poi succederà nel maggio del 1994.
Infatti nella primavera del 1994 parte in Italia la più grossa operazione di repressione poliziesca verso i BBS: "Hardware 1" o "Fidobust", all'estero subito rinominata "Italian Crackdown".


ITALIAN CRACKDOWN
L’indagine di Torino inizia con l’attività di un investigatore della guardia di finanza, che inizia a collegarsi a BBS amatoriali alla ricerca di pirati informatici.
Vengono filmate tutte le sessioni di collegamento (chat comprese) con gli operatori di sistema dei BBS incriminati.
Si individuano una dozzina di presunti BBS pirata che finiscono nel mirino degli inquirenti, e scattano i sequestri indiscriminati, che coinvolgono tutto il materiale riguardante l’informatica o che abbia una minima attinenza con i computer, l’elettronica o l’elettricità.
Alla base di tutto la ricerca di software piratato che porteranno alla chiusura temporanea di circa 150 BBS italiane soprattutto delle reti FidoNet e Peacelink.
Poco dopo un'ulteriore azione repressiva della magistratura colpisce il principale nodo della rete Peacelink sequestrandone il computer: il BBS Taras Communication.
Il 16 maggio dalla magistratura di Torino e Pesaro vengono emessi un altro centinaio di mandati.
L'effetto sul mondo della telematica amatoriale italiana è devastante, molti Sysop decidono di cessare la loro attività.
Le accuse: associazione a delinquere, contrabbando, duplicazione di software, violazione di sistemi informatici terzi.
L'analisi dei tabulati Telecom di un "point" della BBS della rete FidoNet, ha dato modo al magistrato di rilevare presunte irregolarità nelle telefonate per lo scambio di informazioni tanto da intravedere un'associazione a delinquere tra i componenti della rete FidoNet per la distribuzione di software pirata.
Le indagini però portano subito alla certezza che non tutte le BBS erano dedite allo scambio di software pirata.

"Si sono fatti guidare in ogni angolo di casa: sala, cucina, camere, bagni, cantina. Hanno controllato anche le auto, persino dentro il frigorifero e hanno messo i sigilli a tutto. 
Sono agenti, mica tecnici esperti della materia. Così, hanno sequestrato qualsiasi cosa avesse a che fare con l’informatica: computer, modem e tutti i dischetti (253), più sette Cd-Rom, anche se tutto il materiale è in regola. I programmi erano tutti di pubblico dominio, non protetti da copyright".

In compenso, le BBS che erano realmente dedite allo scambio di programmi protetti da copyright (cosiddette BBS pirata), riescono a mettersi in salvo.
Infatti le modalità di accesso alle BBS pirata erano più complicate: essere utente di una BBS pirata, infatti, prevedeva l'essere invitati da un altro utente e possedere modem ad alta velocità (9600-14.400 bps) che per l'epoca erano rarità.
In ogni caso a seguito di questi sequestri la rete FidoNet viene decimata (alcune BBS non aprirono più).
Nel frattempo la stampa italiana si butta a pesce sulla notizia dei sequestri trasformandola in una storia di contrabbando illegale di programmi, a opera di criminali ed Hacker.
Repubblica in un articolo del 3 agosto 1994 scrive "C’e un nuovo pericolo per la sicurezza italiana...attraverso le reti informatiche transitano informazioni e disinformazioni capaci di inquinare l’opinione pubblica, di creare sfiducia e paura.Secondo il documento dei servizi segreti, ‘il fenomeno è apparso meritevole di più approfondita ricerca informativa...come taluni sistemi informatici a livello internazionale che possono rivelarsi strumento di acquisizione indiretta di informazione. C’è il rischio che le reti informatiche vengano utilizzate non solo per trasmettere notizie, ma anche per acquisire informazioni riservate tali da mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Inoltre la criminalità organizzata avrebbe scoperto le potenzialità dei sistemi informatici e telematici per le proprie attività illecite".


ANNI SUCCESSIVI IN ITALIA E ALL'ESTERO
Nel 1995 viene effettuato il sequestro dei computer di alcuni frequentatori del Centro Sociale Clinamen e della BBS Bits Against The Empire.
All'inizio del 1995 il Terminal Boredom BBS in Scozia viene sequestrato dopo l'arresto di un Hacker.
In quel periodo la Spunk Press è oggetto di una pesante campagna di disinformazione dei media che mettono su una montatura accusandola di far uso di internet per diffondere metodi per fabbricare bombe, distruggere scuole e attaccare le multinazionali.
Nel 1996 vengono arrestati due fornitori di accesso a Internet in Francia per il semplice fatto di avere veicolato dei newsgroup che erano disponibili su internet anche in molti altri luoghi.
Nel 1997 una parte della rete ScoutNet viene colpita da un'indagine della magistratura italiana sulla pedofilia in rete.
Nel 1998 l'assessore alla Rete Civica di Roma chiude lo spazio internet di molte associazioni a causa di presunti contenuti satanisti di alcune pagine ospitate dal comune di Roma.
Tra giugno ed agosto del 1998 si registrano numerosi episodi di tentativi di censura da parte di autorità e magistratura italiana che evidenziano il clima di repressione crescente in atto e la necessità di un coordinamento internazionale di server antagonisti.
A giugno, in seguito a una querela, il server di "Isole nella Rete" viene sequestrato in quanto al suo interno è circolato un messaggio i cui contenuti contengono una "presunta" diffamazione nei confronti di un'agenzia turistica italiana.
A luglio censura del Foro Romano Digitale da parte della Rete Civica del Comune di Roma.
Ad agosto tentativo di sequestro del server di isole nella Rete: in seguito a un'inchiesta della polizia giudiziaria di Massa su una minaccia a un giornale locale, a cui viene acclusa la stampa di un messaggio immesso in una mailing list di Isole nella Rete, viene paventato il sequestro di Isole nella Rete se non vengono consegnati i "log" di attività degli utenti.
I log non sono da tempo generati su INR e quindi non possono essere consegnati.
Il server non viene sequestrato.
Lo stesso mese viene effettuato il sequestro di due personal computer in casa del rappresentante bolognese di Isole nella Rete.
A dicembre del 1999 viene sgomberato il Bulk di Milano.
A marzo del 2000 in solidarietà contro la censura del sito spagnolo di Nodo 50 vengono realizzati diversi mirror di tale sito in Italia.
Ad ottobre del 2000 nuova censura della Rete Civica Romana.
Poi man mano con la diffusione sempre maggiore d'Internet e delle bande larghe, i BBS sono stati piano piano abbandonati.

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