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martedì 2 febbraio 2016

La Storia Di Luther Blissett: Harry Kipper e l'Origine Del Mito

Dall'inizio degli anni 80(e soprattutto negli anni 90), lo pseudonimo Luther Blissett si è affermato come personaggio immaginario sulla scena delle controculture giovanili europee.
Ma a cosa era ispirato questo nome utilizzato da artisti, performer, riviste underground e quant'altro?
A Luther Blissett, calciatore inglese degli anni 80.
Adottando questo pseudonimo collettivo, tantissime persone di diversi paesi hanno prodotto inchieste, testi teorici e di narrativa.
Con un obiettivo preciso: la guerriglia contro il sistema ufficiale dell'informazione.
Essendo imprecisato il numero di utilizzatori è impossibile associare questo pseudonimo a qualcuno così come la paternità dell'idea (probabilmente di origine inglese).
Perché centinaia di persone decidono di adottare lo stesso pseudonimo quindi condividendo la stessa reputazione, per firmare azioni politico-culturali, scritti e in generale, "opere dell'ingegno"?
A cosa si deve il successo del nome "Luther Blissett" tanto sul world wide web quanto nel mondo "reale"?
Da anni i giornalisti coniano definizioni, una meno calzante dell'altra: "pirati telematici", "terroristi culturali", "artisti radicali", "hacker pirati" etc.
Da anni invece Luther Blissett continua a spiazzare gli osservatori e a mettere in crisi qualsiasi definizione e categoria calzante.


LA NASCITA DEL MITO: HARRY KIPPER E LUTHER BLISSETT
Il presunto artista inglese Harry Kipper si è appropriato per primo del nome del celebre centravanti inglese, usandolo negli anni '80 come pseudonimo con cui firmare le proprie azioni.
In seguito, Kipper avrebbe trasformato Blissett in un personaggio immaginario, "aperto" e inafferrabile, alla cui definizione potessero concorrere il maggior numero possibile di persone.
Come? Usando tutte indiscriminatamente il nome di Blissett come pseudonimo collettivo.
Di un Harry Kipper performer "estremo" in attività negli anni '70 si sa effettivamente qualcosa: qua e là vengono citate alcune sue performances.
Al momento di avviare il progetto Blissett, in Gran Bretagna, ignoti hanno usato il nome di Kipper, incollando assieme i pochi frammenti conosciuti della sua vita e creando un mito, una fiction la cui spinta propulsiva facesse decollare il multiple name.
Una vecchia casa di Londra è diventata l'abitazione di Kipper.
Un volto costruito al computer da fotografie degli anni '40/50 è diventata "l'unica foto di Kipper di cui egli permette la circolazione", ed è stata spedita in giro per il mondo via Internet.
Altri hanno aggiunto tasselli al mosaico della personalità di Kipper, inventandone scritti, interviste, dichiarazioni.
Questo Kipper aveva ormai ben poco in comune con quello "vero" (giusto una parte del suo passato). Il nome collettivo si fondava così su 2 livelli di simulazione: un personaggio virtuale cercava collaborazioni reali per creare un altro personaggio virtuale le cui azioni avessero conseguenze e ricadute reali.
Dopo che la personalità di Kipper è delineata(più o meno), a Luther Blissett viene l'idea folgorante: giocare proprio con il mito fondativo, innestare sull'effettiva scomparsa del "vero" Kipper la scomparsa del secondo Kipper durante un viaggio in Italia(Friuli).
Garantire il completo oblio di ogni origine del progetto Blissett, proprio come accade per le leggende metropolitane.
Kipper quindi decide di scomparire e il Soggetto si perde, ma si perde proprio perché probabilmente non c'è mai stato.
In parole povere: tante cose vere sono state assemblate fino a creare una simulazione (forse).
Il caso destò talmente l’attenzione dell’opinione pubblica che ne scrissero tutti i giornali della zona(Friuli e Veneto), a seguito di un comunicato ANSA che ne divulgava la notizia.
Addirittura anche la trasmissione “Chi l’ha visto?” si interessò alle sorti del povero artista. Interrogarono i suoi amici a Londra.
Le sue tracce si perdevano dieci settimane prima.

Da "Il Messaggero Veneto" (1995):
"Da Bologna e da Londra è rimbalzato in Friuli un appello per avere notizie sugli ultimi spostamenti di un artista inglese. Si tratta di Harry Kipper, di 33 anni, alto 1.75, capelli rosso scuro e occhi verdi e magnetici, che non dà notizie da circa 10 settimane. 
Come ha riferito l'artista Federico Guglielmi da Bologna, Kipper, che con lo pseudonimo di Luther Blissett faceva anche spettacoli di piazza di illusionismo e magia, è stato segnalato l'ultima volta a Bertiolo ed era diretto a Trieste.
A metà ottobre, allo scrittore londinese Stewart Home, suo amico, era giunta una telefonata di Kipper che diceva di trovarsi in Bosnia, poi i contatti sono cessati. Da quanto a conoscenza di artisti italiani suoi conoscenti, Kipper stava facendo, in mountain bike, un particolare giro d'Europa per tracciare, secondo l'idea del friulano Piermario Ciani, una linea immaginaria che, unendo varie città, componesse la parola "ART". Kipper si era fermato da Ciani quest'estate per alcuni giorni. Nei primi di settembre doveva andare a Trieste per riprendere il giorno, ma a Trieste nessuno lo ha mai visto arrivare.Kipper aveva, dal 1991, cominciato ad attuare questo giro di "turismo psicogeografico" tracciando la "A" da Madrid a Londra e Tolone. Nei due anni successivi Kipper ha tracciato la "R" proseguendo per Bruxelles, Bonn, Zurigo, Ginevra e Ancona e nel 1994 ha cominciato la "T" che, dopo Trieste, avrebbe dovuto portarlo a Salisburgo, Berlino, Varsavia e di nuovo indietro fino ad Amsterdam. Invece, dal Friuli, ci sono state la sua possibile e inspiegata deviazione in Bosnia e la scomparsa".


L'ARRIVO IN ITALIA DI LUTHER BLISSETT
Come detto a metà anni 90, in giro per l'Europa, centinaia di artisti, burloni, attivisti ed agitatori scelgono di adottare la medesima identità.
Tutti si ribattezzano Luther Blissett e si organizzano per scatenare l'inferno nell'industria culturale.
Lavoreranno insieme per raccontare al mondo una grande storia, creare una leggenda, dare alla luce un nuovo tipo di eroe popolare.
Blissett fu attivo soprattutto nel Regno Unito, in Italia, Spagna e Germania.
In Italia, tra il 1994 e il 1999, il cosiddetto Luther Blissett Project diviene un fenomeno molto popolare.
Questo personaggio ingaggia una guerriglia dentro/contro un'industria culturale in via di radicale trasformazione (siamo ai primordi del Web), organizza campagne di solidarietà a vittime della censura o della repressione, e soprattutto orchestra elaborate beffe mediatiche come forma d'arte, rivendicandole sempre e spiegando quali difetti del sistema ha sfruttato per far pubblicare o trasmettere notizie false.
Il Dicembre 1999 i "veterani" italiani commettono un suicidio simbolico chiamato "il Seppuku" (come il suicidio rituale dei samurai).
La fine del LBP non comporta l'estinzione del nome, che continuerà a riaffiorare nel dibattito culturale e resterà una firma molto usata sul Web anche nel decennio successivo.


BLISSETT SI PRENDE GIOCO DEI MEDIA: RITI SATANICI NEL LAZIO?
Quali sono gli obiettivi di Blissett? Seminare il panico tra i media dimostrandone la vulnerabilità: ovvero spacciando loro notizie false ma molto verosimili
Forse la più complessa beffa di Luther Blissett ha luogo a Viterbo nel 1997, a opera di alcune decine di persone.
Dura un anno e tocca il tema del panico morale su messe nere e satanismo.
Adoratori di Satana appaiono nei boschi del viterbese, lasciando tracce (fisiche, audiovisive e "letterarie") dei loro scontri e inseguimenti.
I media locali e nazionali si bevono tutto senza alcuna verifica delle notizie, svariati politicanti saltano sul carrozzone della paranoia di massa, sbuca persino (e viene trasmesso su Studio aperto, Italia 1) il video di un rito satanico, finchè Luther Blissett non rivendica tutto e produce una grande mole di prove.
La notizia della beffa viene data al TG1 delle 20, e rimbalza su tutta la stampa nazionale.
"Controinformazione omeopatica": iniettando nei media una dose di falso autoprodotto, Luther Blissett dimostra la scarsa professionalità di molti cronisti e l'infondatezza del panico morale.


QUANDO SU UN TRENO TUTTI SI CHIAMANO BLISSETT...
Quattro persone vengono trovate senza biglietto su un treno italiano.
Al momento di dichiarare le proprie generalità, tutti e quattro dicono di chiamarsi "Luther Blissett".
Fino a qualche tempo fa, cercando "Luther Blissett" sul Web, prima o poi si trovava qualche testo in inglese contenente questo aneddoto insensato.
E' una versione un po' distorta di un fatto vero, che viene diffusa grazie a giornalisti londinesi e agli stereotipi sull'Italia.
In realtà non si tratta di un treno, ma di un autobus notturno.
Accade a Roma il 17 giugno 1995.
Alcune decine di performer occupano e in qualche modo "dirottano" il mezzo pubblico, armati di radioloni e ghetto blaster.
La festa mobile, denominata "Bus Neoista", dura per un bel pezzo, finchè la polizia non decide di bloccare la via e fermare il veicolo.
Quando i raver scendono dall'autobus, si verifica un alterco coi poliziotti, uno dei quali spara addirittura tre colpi (in aria).
Poichè la festa è trasmessa in diretta su Radio Città Futura, e un inviato è in collegamento via cellulare, gli spari vengono sentiti da migliaia di ascoltatori.
Diciotto persone vengono fermate.
Sul momento, alcuni di loro dichiarano di chiamarsi "Luther Blissett", ma nessuno di loro lo ripeterà in commissariato.
I media si occupano estesamente dell'episodio, che dimostra quanto il nome "Luther Blissett" stia penetrando in certe sottoculture giovanili come un coltello nel burro.
In seguito vi fu un processo penale a carico di quattro persone.
Le imputazioni erano: resistenza, oltraggio, minacce e lesioni a pubblico ufficiale.
Gli imputati furono definitivamente assolti nel 2002.


IL SENSAZIONALISMO DEI MEDIA SEMPRE E COMUNQUE
Nei primi giorni del 1997 Luther Blissett telefona all’ANSA fingendosi Aldo Curiotto (nome del vero addetto stampa), portavoce della Comunità Incontro, per smentire la notizia dell’arresto per pedofilia di Don Gelmini. 
Curiotto dichiara che il parroco è stato solo interrogato ma che per lui non c’è nessuna accusa di pedofilia. 
Dall’ANSA rispondono sorpresi di non aver ricevuto nessuna notizia dell’arresto o dell’accusa mentre Curiotto-Blissett continua a smentire. 
Nega inoltre che ci siano collegamenti con il cambogiano arrestato poco tempo prima per reati simili a Fiumicino. 
Blissett lascia loro il vero numero di telefono della Comunità sicuro che l’ANSA avrebbe chiamato e che il vero Curiotto avrebbe smentito tutto. 
Il giorno dopo sulla stampa venivano pubblicate ugualmente la notizia del falso arresto e le dichiarazioni del parroco e dell’addetto-stampa. 
L’azione ha messo in evidenza come il fenomeno della violenza sui bambini sia stato talmente utilizzato da diventare un tema adatto a sensazionalismo, beffe e calunnie.


LE ALTRE SENSAZIONALI BUFALE/BEFFE
Tra le altre numerose azioni firmate da Luther Blissett si elencano:
- La beffa alla Mondadori nella quale alcuni aderenti al progetto (anno 1996) forniscono alla casa editrice Mondadori, interessata a sfruttare commercialmente il fenomeno mediatico, alcuni testi alla rinfusa tratti da internet e conditi di banalità sociologiche, che Mondadori pubblica spacciandole per "il manifesto delle nuove libertà".
- La bufala Naomi Campbell: nel 1995 il quotidiano "Il Resto del Carlino" pubblica la notizia della presenza a Bologna della modella Naomi Campbell per effettuare un intervento estetico. È tutto falso.
- La pubblicazione di un saggio che analizza il caso del linciaggio mediatico del satanista bolognese Marco Dimitri, ingiustamente accusato di violenza carnale ai danni di minore, per denunciare come l'ombra della pedofilia scateni un'isteria collettiva facilmente manovrabile.

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