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martedì 16 febbraio 2016

La Storia Di Videotel: La Prima Chat Telematica (1985-1994)

Introdotto dalla SIP in Italia nel 1981 ed ad attivo dal 1985, il Videotel non era altro che la versione italiana del Videotex inglese (Prestel) sviluppato addirittura negli anni 60.
O il corrispettivo del Minitel francese (durato ben 30 anni dal 1982 al 2012).
In Italia invece durò relativamente poco: la SIP (che stava diventando la Telecom odierna) fece fallire il progetto a metà anni 90.
Ma di cosa si trattava? Del primo esempio di rete per il trasferimento di informazioni, soprattutto messaggi di testo, che venivano visualizzati sullo schermo/televisione.
Il Videotel comprendeva un televisore con tastiera incorporata.
Graficamente era simile al comune mediavideo o televideo (accessibile tramite RAI), la trasmissione avveniva sulla rete telefonica con una velocità di 1220 baud in ingresso e a 75 baud in uscita.
Era consultabile tramite l’apposito “terminale”, che era possibile noleggiare per 7000 lire al mese.
Poi c'era un canone annuale di 12000 lire (per "sorveglianza tecnica") e alla chiamata si pagava un solo scatto telefonico, indipendentemente dalla durata di questa (poi scattava la tariffazione a tempo, 150 lire ogni 3 minuti o 9 minuti, se si chiamava nelle ore serali).
In realtà, in seguito, venne commercializzato un adattatore per Commodore 64 che permetteva l’accesso anche senza l’apposito terminale.
Detto in parole povere comunque: si trattava della prima chat telematica di tutti i tempi.


LA DIFFUSIONE IN ITALIA
In Italia si diffuse soprattutto nei pub (non potendo, molti, permettersi di usare l'apparecchio a casa per via del costo).
Tra le chat più note "Phenomena" e "Metropolis" a Milano, "Fuori Orario" a Pavia, "Movida" a Venezia, "Zabriskie Point" a Cagliari.
In particolare Metropolis era tra le chat più frequentate d'Europa.
Generalmente la schermata iniziale conteneva la lista degli utenti collegati, con tanto di biglietto da visita (cioè una brevissima presentazione).
Sul terminale di chi riceveva il messaggio si apriva una schermata contenente in alto il biglietto da visita del contattante, al centro della pagina c'erano le 5 righe (massimo) del messaggio del contattante e, a fondo pagina, campeggiavano le 5 righe vuote per rispondere.
Dal messaggio successivo in poi, in alto c'era l'ultima risposta data e la contro-risposta del contattante e in fondo, di nuovo, le 5 righe vuote.


FORNITORI D'INFORMAZIONE
C'erano anche gestori di "pagine" chiamati fornitori d'informazione.
Alla tariffa base, la maggioranza dei fornitori d' informazione si faceva pagare ulteriori importi misurati in lire/minuto.
C'era ad esempio il servizio "12", cioè l' equivalente dell'allora servizio telefonico "12" con qualcosa in più: si potevano trovare tutti gli abbonati alla rete telefonica italiana con una facile ricerca, o risalire al nome e all'indirizzo dell' abbonato.
Con lo stesso servizio si cercavano i numeri verdi di market, farmacie e quant'altro.
Il tutto costava un sovrapprezzo di 220 lire al minuto.
C'era il gateway per l' Alitalia dove si potevano vedere gli orari e le tariffe di tutti i collegamenti Alitalia, dal costo di 1.285 lire al minuto.
Per lo shopping invece, Postalmarket e Vestro.
Per i servizi quali Borsa e cambi,le quote fisse di consultazione arrivavano anche a 8 mila lire.


I MOTIVI DEL FLOP
Come detto, nonostante in Inghilterra e Francia il Videotex riscosse un  buon successo, in Italia fu un fallimento (diffusione nei pub, a parte).
Le motivazioni sono molteplici: in principio fu soprattutto colpa degli elevati costi tariffari, poi alcuni problemi dovuti alla scarsa sicurezza del sistema fecero il resto.
Si accedeva digitando il 165, dopo uno scatto telefonico iniziale, la tariffazione veniva addebitata non sulla linea telefonica che effettuava il login, ma all’intestatario della password utilizzata per l’accesso.
C'era anche chi, come detto, comprava una pagina Videotel gestendola in modalità "Prestel", inserendo dati e servizi che dirottavano l'utente negli elaboratori del Fornitore che gestiva quelle informazioni in modalità "Teletel" con, il più delle volte, tariffazione a tempo.
Ogni pagina poteva avere un costo da 0 a 9900 lire in modalità "Prestel" o a minuti (220 lire) in modalità "Teletel".
Quando si visionavano tali pagine, il costo veniva addebitato non sulla linea telefonica, ma all'intestatario della linea telefonica la cui password associata era stata usata per l'accesso.
Qualcuno di questi cercò subito di guadagnarci sopra, creando in proprio delle pagine fittizie o distribuendo password valide agli utenti delle proprie messaggerie.
Ne nacquero utenze fittizie e vi fu un vero boom degli utilizzi, vero o fittizio che fosse.
La SIP avrebbe dovuto recuperare i soldi sugli intestatari, che però non esistevano e quando il giro di soldi si espanse troppo il sistema collassò.
La SIP dal canto suo denunciò alcuni utenti e società.


GLI ATTACCHI HACKER, LE TRUFFE, LE PERQUISIZIONI E LE DENUNCE
A causa dei costi molti utenti incominciarono a cercare modi per non pagare il Videotel.
Risalirono al computer SIP, impararono tecniche per uscire da Videotel verso altre reti etc.
C'erano tantissime password SIP e tante ne furono assegnate a comuni, USL, enti vari e molto facilmente divennero di dominio pubblico.
Queste password, specie quelle del servizio SIP e dei comuni, erano veramente tante e per molto tempo furono le preferite dagli hacker del Videotel.
Alcuni poi iniziarono a fare telefonate a ditte private, spacciandosi per tecnici SIP e chiedendo agli sprovveduti la password di accesso per effettuare dei controlli; molti utenti ci cascarono e diedero spontaneamente la chiave per entrare gratuitamente nel servizio.
Naturalmente, la vittima dopo un po' si rendeva conto del raggiro, ma ormai era troppo tardi, l'Hacker aveva già utilizzato il suo account per fare i propri comodi.
A fine anni 80, proprio per questi motivi, ci furono 40 perquisizioni in tutta Italia.
Vennero sequestrati tabulati, algoritmi, programmi per computer.
Infatti alcuni pirati scoprirono l’algoritmo che generava le password delle utenze Videotel addebitando ai proprietari delle password il costo dei servizi utilizzati ma non è tutto: vennero generate anche utenze fake.
Nel mirino centinaia di società e centinaia di utenti colpevoli di aver trovato le combinazioni segrete di 14 cifre che ogni utente aveva a disposizione per entrare nel sistema.
Nei guai, insieme a smanettoni e pirati, finì anche una delle aziende più famose nel mondo del Videotel: la Echosistemi, centro nevralgico del Samantha Network, una serie di dodici società collegate al Videotel in tutta Italia.
Secondo la Criminalpol le passwords sarebbero state utilizzate per simulare una quantità ingente di richieste di servizi alle banche dati della Echosistemi.
La SIP, che oltre a fornire il servizio fa anche da esattore, pagò alla Echosistemi questi servizi per un importo di oltre due miliardi di lire.
In sostanza: gli utenti si divertivano, la Echosistemi guadagnava, la SIP pagava.
E al momento di rivalersi sugli utenti scopriva che dietro quelle password non c' era nessuno: erano come detto utenze fantasma.
Il network Samantha lavorava infatti solo nel campo delle messaggerie telematiche, quei servizi che l' abbonato Videotel usava per chiacchierare, dietro uno pseudonimo, con altri abbonati: e sui cavi SIP viaggiava di tutto, confidenze, messaggi erotici e quant'altro.
Tra utenti che usavano normalmente il servizio,  si è inserita appunto la truffa alla SIP: contatori che giravano vorticosamente e connessioni attive anche dieci ore al giorno.
Inoltre quelli che fornivano, per diecimila lire, ricette di cucina, poesie, etc. avevano centinaia se non migliaia di richieste e il trucco era sempre quello: una password pirata attraverso la quale un amico della ditta la sommergeva di richieste.
Poi la SIP pagava ma il conto non finiva su nessuna bolletta.


IL PAGAMENTO A "CHIOSCO" E IL FALLIMENTO
Per ovviare a questo la SIP modificò prima il sistema di generazione delle password, poi fece sì che l’addebito dei costi andasse sulla linea telefonica usata per il collegamento: questo fu l'inizio della sua fine.
Infatti passando interamente in modalità "Teletel" (che prevedeva l'addebito dei costi sulla linea telefonica usata per il collegamento con diverse tariffe di collegamento in base ai servizi dati, come funzionava in Francia, ma giunto in Italia con molto ritardo) il crollo di utilizzo dell'apparecchio fu verticale.
Nel 1993 si stimavano 180mila terminali in Italia (per dire, in Francia, nel 1992 erano oltre 6 milioni).
Nonostante il fallimento italiano, il Videotex ha il merito di essere stato il padre delle prime comunità virtuali, con la nascita delle prime chatroom (all’epoca chiamate messaggerie).
In seguito gli utenti di Videotel si trasferirono in massa sulle BBS amatoriali, alcune delle quali stavano diventando dei veri e propri negozi online di software di contrabbando.

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