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domenica 25 settembre 2016

Tutti I Tipi Di Lethal Autonomous Weapons Systems: Robot, Droni, Missili Autonomi

La DARPA americana (Defense Advanced Research Projects Agency) ha diversi progetti di sviluppo di Lethal Autonomous Weapons Systems (LAWS), ovvero di sistemi d’arma letali e autonomi.
Il primo è il Fast Lightweight Autonomy (FLA), per lo sviluppo di minuscoli Droni (dimensioni di un insetto) in grado di viaggiare a gran velocità negli ambienti urbani per dare la caccia, riconoscere e colpire obiettivi (anche uomini).
Il secondo programma è il Collaborative Operations In Denied Environment (CODE), per lo sviluppo di interi sistemi di aerei capaci di operare in territorio nemico per cercare, riconoscere e colpire con ogni tipo di arma (anche in assenza di totale comunicazione con i comandi militari umani).
In pratica, un’aviazione complementare composta da un intero battaglione di Robot autonomi.
I paesi che come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna o Israele stanno sviluppando simili sistemi d’arma, sostengono che saranno in grado di imporre comportamenti legali anche ai Robot guerrieri.
I Robot sui quali il Pentagono spende miliardi di dollari saranno chiamati a sostituire col tempo i soldati sul campo.
Il fattore umano si è infatti rivelato sempre più complesso e costoso da gestire: costi umani, psichiatrici e finanziari insostenibili.
Il tutto sarebbe ridotto se sul campo venissero spedite macchine che fanno più o meno tutte da sole.
Si avete capito bene.
I Robot avrebbero infatti la licenza di uccidere, anche persone, senza l’intervento di nessuno. Naturalmente devono essere programmati, ma se il programma fosse particolarmente “spietato”, questi marchingegni potrebbero togliere la vita ad un numero imprecisato di esseri umani.
Alcuni li considerano gli eredi dei Droni militari, ma a differenza di loro i Robot killer non sono comandati a distanza.
Eppure non tutti concordano sulla loro pericolosità: “Mi auguro che i killer Robot possano ridurre significativamente le vittime di incidenti durante le operazioni militari, curare in maniera tempestiva i feriti e realizzare interventi pericolosi che i soldati non potrebbero portare avanti” ha dichiarato a questo proposito alla BBC Ronald Arkin, professore presso il Georgia Institute Of Technology.
Molti paesi tipo Germania, si oppongono a questi sistemi, in quanto i Robot non potrebbero mai avere la capacità umana di percepire in modo preciso e senza ambiguità ciò che accade nel luogo dove operano, di riconoscere e manipolare oggetti, di riconoscere e in parte comprendere ogni linguaggio scritto e parlato, di muoversi in qualsiasi ambiente.
In poche parole possono essere complementari all’uomo, ma non possono sostituirli del tutto.
Proprio questo il nodo cruciale delle battaglie anti robot killer, portate avanti da diverse organizzazioni tra le quali l’Ong ‘Human Rights Watch’ e i rappresentanti della campagna ‘Stop the Killer Robots’, una coalizione internazionale costituita nell’aprile 2013 a sua volta a partire da altre associazioni che avevano come obiettivo la messa al bando delle armi completamente autonome.
Del resto, come si sa, i Robot potrebbero essere anche pericolosi.
Ovviamente parliamo di Robot in senso stretto ma sostanzialmente il concetto è quello: infatti qualche mese fa un team di ricercatori di Google ha affermato di aver realizzato un sorta di telecomando (Tasto Rosso) in grado di disattivare/spegnere un'intelligenza artificiale nel caso diventasse pericolosa.


UNMANNED SYSTEM: UAS, UGV, UUV
Si parla in gergo di “Unmanned System”, per indicare sistemi d’arma che non richiedono la presenza in essi di esseri umani.
Tali sistemi sono guidati (teleguidati, radioguidati) a distanza da esseri umani, oppure nei progetti più evoluti sono dotati di una più o meno ampia autonomia decisionale e d’azione.
Invece per “Manned System” s'intende “sistema con operatore umano”.
"Unmanned Vehicle" ovvero veicoli balistici, missili, proiettili d’artiglieria, torpedini, mine, satelliti, sensori statici.
Cioè veicoli con una forma propria di propulsione, senza operatore umano, che possono agire
autonomamente o essere comandati a distanza, equipaggiati con carico letale o non letale.
Possono infatti portare anche sistemi di sorveglianza (videocamere, radar, sonar, microfoni, etc.) o armi letali (cannoni, mitragliatrici, missili, razzi etc.).
I SAR si dividono in tre grandi famiglie, a seconda dell’ambiente in cui operano: l’aria, la terra, l’acqua.
Abbiamo dunque SAR attrezzati per la guerra aerea (UAS – Unmanned Aircraft System), per la guerra terrestre (UGV – Unmanned Ground Vehicle) e per la guerra navale.
Questi ultimi si dividono a loro volta in due categorie: di superficie (USV – Unmanned Surface Vehicle) e sottomarini (UUV – Unmanned Undersea Vehicle).
I Robot volanti sono detti Droni.
Si possono citare: i Droni aerei Predator e Reaper (Stati Uniti), e quelli terrestri Guardium (Israele).
I prototipi di aerei da combattimento senza pilota X-47B (Stati Uniti) e Taranis (Regno Unito), capaci di cercare, identificare e (se autorizzati) distruggere i nemici.
Le sentinelle robotizzate Sgr-A1 (Corea del Sud) e Sentry Tech (Israele), con sensori per individuare gli obiettivi, e mitragliatrici pronte a far fuoco.
Cina e Russia hanno testato gli aerei senza pilota Dark Sword e Skat.
E i missili britannici Brimstone già distinguono tra tank e macchine e possono inseguire un bersaglio senza aver bisogno di supervisione umana.


SENTRY ROBOT (SGR-A1)
Dal 2010, la Corea del Nord ha schierato lungo la linea di confine dei Sentry Robot (SGR-A1), dal costo di 330.000 dollari cadauno, in grado di garantire il blocco degli accessi lungo tutta le linea di confine.
Si parla qui di Robot semi-automatici.
Infatti erano controllati a distanza da un operatore che possiede una serie di rilevatori (tra cui quello di calore) per identificare la presenza di possibili "intrusi" che tentino di avvicinarsi al confine nazionale.
L'operatore può guidarlo e gestirlo a distanza, ma nel caso in cui il Robot dovesse perdere il canale di comunicazione con il proprio "driver", scatterebbe un meccanismo di autogestione e il sistema agirebbe autonomamente, attuando delle azioni automatiche di reazione.


AUTOMATED KILL ZONES, GUARDIUM, SENTRY TECH, REXROBOT E PROTECTOR SV
Anche Israele, da qualche anno, ha creato lungo il confine con la striscia di Gaza, delle "Automated Kill Zones" in cui ha installato dei sistemi robotizzati di fuoco, indipendenti e in grado di fare fuoco nel momento un cui si dovesse rilevare la presenza di "elementi non identificati".
Queste macchine da combattimento automatiche, sono munite di ogni sorta di armamento: mitragliatori, cannoni di medio calibro, lanciagranate, missili anticarro e terra-aria, e persino un collegamento con un Drone per il controllo del campo di battaglia.
Inoltre, i sistemi possono contare su una protezione corazzata retrattile, in grado di proteggere l'intero congegno quando non è in funzione.
Qualche anno fa sempre nel medesimo territorio è stato creato Guardium, un veicolo blindato progettato da GNius, per pattugliare le frontiere con il Libano e Gaza: è un fuoristrada di piccole dimensioni, dotato di sistema di comando, controllo e navigazione completamente automatizzato. Sono utilizzati anche Bulldozer, questi invece controllati in remoto.
Sentry Tech invece sono Robot sentinella.
Rexrobot, veicolo a 6 ruote per il trasporto di 200 kg di materiale al seguito della fanteria è invece capace di ricevere ec eseguire comandi vocali.
Il motoscafo Protector SV, detto Death Shark, è equipaggiato con 4 telecamere ad altissima definizione (cattura dettagli a 10 miglia) che possono arrivare al 3D, sistema sonar e sensori elettroottici, mitragliatrice controllata in remoto via laser capace di fissare l’obiettivo anche in mare mosso.
Sono molti inoltre i modelli di Robot progettati per esplorare le aree minate e individuare gli ordigni. Poiché anche le mine evolvono, essendo per esempio costruite con materiali sintetici che sfuggono ai metal detector, l’apparato sensoriale dei Robot deve evolvere in misura analoga per individuale questi ordigni letali.


DRONI KILLER: X-47B
Concepiti come velivoli senza pilota, destinati a missioni di sorveglianza e ricognizione, attualmente vengono soprattutto utilizzati come aerei multiruolo ottimizzati soprattutto per operazioni di attacco aereo, grazie anche alle accresciute capacità di carico, che consente loro di trasportare un armamentario molto variegato.
I Droni "killer" sono conosciuti anche come LAR (Lethal Autonomous Robot), si tratta di sistemi d'arma robotizzati che possono colpire target ed obbiettivi autonomamente (escludendo l'operatore umano da ogni azione/responsabilità).
Ad esempio il Drone di nuova generazione X-47B, è programmato per un volo in piena autonomia, capace di selezionare i target senza supervisione umana.
I documenti ricostruiscono la procedura che permette di autorizzare l’uccisione di un sospetto.
Le operazioni sono lanciate in funzione di una kill list (lista di persone da uccidere) in cui ogni nome entra solo dopo un’esplicita autorizzazione del presidente degli USA (se si parla appunto di Droni americani).
Prima di tutto su ogni possibile obiettivo vengono raccolte numerose informazioni, sintetizzate poi in una scheda di circa 6,5 centimetri per 9.
Questa scheda deve salire “ai livelli gerarchici superiori” per essere convalidata.
Un documento indica che ci vogliono in media 58 giorni al presidente per firmare un ordine di esecuzione.
L’esercito poi ha 60 giorni per portare a termine la sua operazione.
Le autorità statunitensi falsano gran parte delle cifre disponibili mettendo nella categoria di "nemici" le vittime non identificate
In attesa della loro esecuzione, gli obiettivi sono inseriti in una watch list che riassume la situazione della loro sorveglianza.
Ogni obiettivo è identificato da un codice unico associato a diversi dati, ed è geolocalizzato grazie alla sim del suo cellulare.
L’inchiesta permette anche di accertare gli eccessi di queste operazioni mirate, in particolare sul numero e sulle identità delle vittime.
La mancanza di informazioni e di dati riguardanti molti paesi, come lo Yemen e la Somalia, non permette di avere un bilancio affidabile delle vittime degli attacchi dei Droni.
Per approfondire: Droni e Robot.


DRONI STEALTH DA COMBATTIMENTO: TARANIS
Si tratta di un velivolo invisibile senza pilota per missioni C4ISTAR per la sorveglianza, la raccolta di informazioni e la guerra elettronica in territorio nemico.
Venne presentato al pubblico nel 2010.
Il primo volo di Taranis si è svolto tra l’ottobre 2013 ed il marzo del 2014 in prove top secret.
Le ali di Taranis presentano un elevato angolo di freccia positiva con un'apertura che misura 33 metri di larghezza.
Molto importanti sono i sistemi di comunicazione criptati, l'integrazione tra il motore e la capacità furtiva del velivolo per eludere i rilevamenti Radar.
Taranis, nome del dio celtico del tuono, rientra nel progetto noto come Future Combat Air System (FCAS).
FCAS ha l'obiettivo di sviluppare un nuovo Drone da combattimento Stealth, con paesi membri che contribuiscono in parti uguali alla metà del bilancio del programma.
Il Drone ha dimostrato la sua capacità di rullare autonomamente verso la pista per il decollo, decollare e volare sino alla zona di destinazione, individuare un bersaglio.
Taranis è stato in grado di generare un piano di volo fino al bersaglio, individuarlo e ritornare alla base.
Il velivolo inoltre ha compiuto una valutazione simulata dei danni arrecati al target prima di eseguire un atterraggio.
Il tutto senza l’intervento umano.
La tecnologia Stealth fa da schermatura Anti-Radar, esse si basa sul principio di eliminare i riflessi Radar assorbendo le onde radio (RAM Coating) o deviandole (Modellazione della superficie).
La tecnologia di assorbimento delle onde radio avviene principalmente attraverso il RAM (Radio Absorbent Material): il meccanismo è più o meno segreto visto che ancora oggi a distanza di decadi sappiamo poco o nulla del sistema RAM del SR 71 (uno dei primi aerei Stealth costruiti dalla Lockheed) e ciò fa capire quanto questa tecnologia sia importante per gli anni a venire.
L’assorbimento avviene attraverso la conversione dell’energia delle onde radio in calore che viene dissipato sulla superficie dell’aereo.
Per aumentare l’assorbimento delle onde radio, la vernice utilizzata su questi velivoli Stealth ha una forma di tipo piramidale (permette alle onde elettromagnetiche di rimbalzare all’interno della struttura piramidale cosi da perdere energia sotto forma di calore e diminuire l’intensità di segnale).
Modellando la forma del velivolo (veicolo/nave) attraverso piani netti angolati permette di deviare le onde radio in direzioni diverse, diminuendo cosi il riflesso delle onde all’apparecchio di provenienza.
Anche nel campo navale la tecnologia Stealth è in fase di sviluppo.
Il problema principale in questo campo è la grandezza delle navi: un Radar riuscirà comunque ad individuare una nave nel proprio range di azione, ma in caso di uso di tecnologia Stealth la nave potrebbe essere scambiata per un piccolo mercantile o un’imbarcazione di media dimensioni piuttosto che ad un incrociatore di grandi dimensioni.
Ad ogni modo Radar con tecnologia Banda-L potrebbero rilevare velivoli Stealth ed un velivolo crea una firma infrarossi IR dovuta al calore emesso (quindi usare vernici Stealth non elimina la firma IR dal cielo).
Infine i vani di carico di bombe o missili non sono Stealth (una volta aperto il vano il velivolo è completamente visibile).


MISSILI TERRA-ARIA PATRIOT
Sono decenni che esistono armamenti missilistici in grado di prendere decisioni autonome, pur se con dei limiti specifici, tra di essi ad esempio il sistema missilistico terra-aria Patriot, capace di colpire bersagli aerei in modo indipendente.
Anche se nel corso dell'invasione dell'Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003 il sistema distrusse due aerei alleati (un FA/18 Hornet americano e un Tornado Fighter britannico, uccidendo tre militari dell'aeronautica).


MISSILI BRIMSTONE
La Royal Air Force inglese da qualche anno ha lanciato i missili Brimstone in grado di distinguere i vari target (tra cui carriarmati).
Si tratta di missili di precisione da attacco terra-aria, già protagonisti delle operazioni aeree britanniche in Libia e Iraq.
L’arma aggiornata con nuovo propulsore, testata e un seeker Dual Mode Semi-Active Laser/ Millimetric Wave che equipaggia i Tornado GR4 e verrà integrato sui Typhoon nell’ambito programma di aggiornamento P3E e del Progetto Centurion della RAF che punta a favorire la completa transizione al Typhoon delle capacità d’attacco oggi attribuite ai Tornado che verranno tutti radiati entro il 2019.
I test hanno valutato con successo le comunicazioni tra aereo e missile in vista dei lanci previsti per i primi mesi del 2017.
Recentemente sono stati completati da MBDA e Boeing anche una serie di test per l’integrazione del Brimstone sugli elicotteri da attacco del British Army Air Corps AH-64E Apache britannici.
Le prove  sono durate nove mesi e si sono concluse con il lancio di alcuni missili da un AH-64E statunitense noleggiato da Londra sui poligoni di Mesa e Yuma, in Arizona, simulando attacchi a diversi obiettivi inclusi carri armati in movimento.


SISTEMI ANTI-SATELLITI
Un satellite spia o satellite di ricognizione è un satellite artificiale per l'osservazione della terra, lanciato per applicazioni di spionaggio.
Negli Stati Uniti, la maggior parte delle informazioni disponibili su questi satelliti e le loro missioni riguarda programmi che esistevano sino al 1972.
Alcune informazioni sui programmi prima di quel tempo sono ancora coperte da segreto militare.
Le principali funzioni sono: fotografie ad alta risoluzione, intercettazione di comunicazioni, rilevazione di lanci di missili.
Avere dunque la capacità di distruggere o corrompere le comunicazioni via satellite dell’avversario è considerata una capacità militare importante da quando la corsa allo spazio è iniziata.
Dopo un accantonamento, negli ultimi anni, l’interesse per le armi spaziali rivive.
Attacchi informatici ai satelliti sono già una realtà, nota.
Già nel 2007 i cinesi dimostrarono di avere la capacità di abbattere satelliti con missili e nel 2008 negli Stati Uniti dimostrarono la stessa capacità.
Ad esempio il satellite cinese Shijian 15 mostrava una propulsione insolita e alla fine intercettava un altro satellite cinese, Shijian 7.
“L’esperimento era legato al possibile uso di un braccio di acquisizione remota e per operazioni ravvicinate“, ha detto Max White, del gruppo astronomico Kettering che s’illustrò negli anni ’60 individuando la posizione dei satelliti spia sovietici.
“Possono avere caratteristiche civili e militari, come rifornimenti spaziali e disattivare il carico di una nazione estera, possibilmente senza causare detriti. Se i russi sentano il bisogno di dimostrare tale capacità, è una questione da dibattere”.


HYPERSONIC GLIDE DELIVERY VEHICLES
Nel 2014, si è cominciato a parlare di nuovi tipi di armi come gli “Hypersonic Glide Delivery Vehicles”, ovvero sistemi composti da missili ad alta precisione per attacco fulmineo (leggi “a sorpresa”).
Negli Stati Uniti questi studi includono vari progetti, alcuni dei quali accantonati già durante la Guerra Fredda, come il ‘Boeing X-20 Dyna-Soar’ o il ‘Progetto Isinglass’ della CIA.
Invece per ‘Conventional Prompt Global Strike’ (CPGS) in particolare, si intende, di colpire obiettivi ovunque nel mondo in meno di un’ora.
Questa tecnologia consentirebbe di lanciare un attacco fulmineo globale con missili balistici intercontinentali armati però con testate convenzionali e non nucleari.
Con il termine “Hypersonic” si intende invece la capacità di un vettore di superare la velocità convenzionale di Mach 5.
La NASA avrebbe raggiunto e superato la velocità di Mach 7, toccando, con alcuni velivoli sperimentali senza pilota, come il prototipo ‘Boeing X-43’, il record di Mach 10. Questi velivoli utilizzano motori a getto con combustibile gassoso del tipo Scramjet (Supersonic Combustion Ramjet) i quali non utilizzano parti rotanti per comprimere l’aria, bensì l’energia cinetica prodotta dal flusso d’aria in ingresso e la particolare geometria della presa d’aria.
Il motore non avendo parti mobili, necessita a sua volta di un ulteriore vettore capace di produrre la spinta iniziale sufficiente per generare una velocità molto elevata (Boost Glide), ovvero portare lo Scramjet a regime supersonico.
Nel maggio 2013, per testare il velivolo sperimentale ‘Boeing X-51’ “WaveRider” gli Stati Uniti hanno dovuto portarlo ad oltre 16.000 metri di quota con un bombardiere ‘B-52’ “Stratofortress”. Una volta rilasciato, l’X-51 è stato accelerato da un razzo orbitale a propellente solido Pegasus.
Solo a quel punto, ovvero raggiunte le condizioni telemetriche e cinetiche necessarie, lo Scramjet ha potuto azionarsi, raggiungendo, secondo quanto ufficialmente riportato da organi d’informazione specializzati, la velocità di Mach 5.
Il principale vantaggio di simili veicoli è rappresentato dal fatto che una tale velocità li rende virtualmente immuni dall’essere intercettati e abbattuti dai sistemi di difesa nemici.
Senza dimenticare il continuo sviluppo dei più recenti vettori balistici ‘Topol’-M’ e ‘R-30 Bulava’, oltre che dei nuovi caccia per superiorità aerea, cosiddetti di 5a generazione, come il ‘Sukhoi PAK FA T-50’ (ormai entrato in fase di produzione avanzata), o il quasi assoluto predominio della scienza militare russa nello sviluppo dei siluri a supercavitazione come il ‘VA-111 Shkval’.


KALASHNIKOV CON IA
Il Kalashnikov dotato di intelligenza artificiale non è più tanto una fantasia o roba da film: ovvero un’arma micidiale che, anche se non avete mai sparato un colpo in vita vostra, vi permetterà di centrare i vostri bersagli senza nemmeno prendere la mira.

“L’intelligenza artificiale (IA) ha raggiunto un punto in cui lo sviluppo di armi autonome è un’eventualità che praticamente anche se non legalmente potrebbe concretizzarsi nel giro di anni: le armi autonome sono già state descritte come la terza rivoluzione in ambito bellico, dopo la polvere da sparo e le armi nucleari.
Se una qualsiasi delle più grandi potenze militari decide di sviluppare armi intelligenti, una corsa alle armi globale sarà virtualmente inevitabile, e il punto di arrivo di questa traiettoria tecnologica è ovvio: le armi automatiche saranno i Kalashnikov del domani”

Il riferimento ai Kalashnikov non è casuale, l’AK-47 è noto per essere stato il fucile d’assalto più utilizzato nel mondo, per via del costo relativamente basso dei suoi materiali e della sua affidabilità. Il punto di arrivo di cui parla la lettera di Future Of Life è una situazione in cui le armi autonome saranno non solo disponibili, ma anche facilmente riproducibili in casa (attraverso, per dire, la stampa 3D), creando una situazione ancora meno controllabile di quella attuale.

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