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martedì 8 novembre 2016

La Storia Di Jan Sloot e Il Misterioso Sloot Digital Coding System

Jan Sloot negli anni 90 inventò un fantomatico sistema di codifica/compressione che avrebbe potuto cambiare le sorti della storia di Internet. Sloot nato nel 1945 era un tecnico di elettronica, lavorò prima in radio e poi per la Philips ma nel 1978 aprì un negozio di video e musica a Groningen. L'olandese sosteneva di aver messo a punto una tecnica di compressione di dati rivoluzionaria, la Sloot Digital Coding System, che avrebbe potuto comprimere un film completo fino a 8 kilobyte di dati.
Se consideriamo che mediamente un film è di 1 gigabyte si può capire la portata di quest'invenzione (rapporto di 1 su 14 milione 250mila. Invece 1 ora di un film in HD avrebbe avuto un fattore di compressione di 1 milione. Al giorno d'oggi le attuali tecniche di compressioni MPEG2 hanno un rapporto di compressione di circa 15 a 1, e le ultime encoder MPEG4 in grado di comprimere un film di circa 100 volte, ma poi con perdita considerabile in termini di qualità).

"Non si tratta di una compressione. Tutti sbagliano riguardo ciò. Il meccanismo può essere confrontato con Adobe PostScript, in cui mittente e destinatario sanno che tipo di dati verranno trasferiti, senza che i dati effettivamente vengano inviati"

Sloot è sempre riuscito a tenere segreti i dettagli implementativi di questo "algoritmo pazzesco".
Egli portava costantemente dietro qualcosa, che assomigliava a un dispositivo di memoria, in apparenza di capacità inferiore a un megabyte, senza perderlo mai di vista.
Esso sarebbe stato usato insieme a un'altra non meglio identificata unità, per far funzionare lo sconosciuto codec. Molta gente guardò alla tecnologia di Sloot come a una svolta reale nel campo della memorizzazione e della distribuzione di contenuti multimediali. Ci fu quindi una vera e propria lotta per accaparrarsi l'invenzione, nonostante i dettagli fossero poco conosciuti, e alcuni dubitassero sulle promesse di questo innovativo metodo. Il quale però, a detta di testimoni, sembrava funzionare realmente. Malgrado l'apparente impossibilità di tale tecnica, ci furono investitori che avevano intravisto il potenziale. Eppure Sloot ricevette sostegno incondizionato da Jos van Rossum, riuscendo a firmare una partnership. In seguito vennero trovati nuovi investitori nel 1998. Venne anche fondata una società che avrebbe dovuto sfruttare tale invenzione. L'Ufficio olandese diede a Van Rossum (proprietario) e Sloot (inventore), un brevetto di sei anni su una richiesta di un apparato di compressione video. All'inizio del 1999 l'investitore Marcel Boekhoorn entrò nel gruppo.
Nel marzo 1999, pare dopo qualche dimostrazione, il CEO di Philips Roel Pieper, rimase molto colpito. In seguito Pieper stava per essere assunto nella società (maggio 1999) ma fu costretto a licenziarsi dalla Philips. Altre dimostrazioni sono stati date, tra le altre, nella Silicon Valley.
La banca olandese ABN AMRO si disse pronta ad investire molto denaro nel progetto il 9 luglio 1999.
Tuttavia, Sloot morì di un attacco di cuore nel 1999, il giorno prima che venisse firmato il contratto con il già citato Pieper, ex CTO e membro del consiglio di Philips. Secondo voci (come spesso succede in queste storie) Sloot venne fatto fuori dalle "industrie", visto che questa tecnica avrebbe stravolto il mercato dell'epoca ed anche quelli degli anni successi. La famiglia (moglie e tre figli) chiesero l'autopsia che però non venne mai eseguita.


ANNI RECENTI
La storia è raccontata in dettaglio nel libro di Tom Perkins del 2007, "Valle Boy". Perkins, co-fondatore della società di venture capital della Silicon Valley, Kleiner Perkins, aveva accettato effettivamente di investire nella tecnologia prima che Sloot morisse. Perkins e Pieper ne avrebbero avuto i diritti dopo la morte di Sloot, ma un pezzo chiave della tecnologia, cioè un compilatore memorizzato su un disco floppy, scomparve e, nonostante mesi di ricerche, non è mai stato recuperato.


IPOTETICA SPIEGAZIONE
Sloot quindi si portò nella tomba il mistero celato nella sua invenzione.  Secondo Sloot il sistema di compressione dei dati avrebbe permesso di mettere almeno 16 lungometraggi su una chip card di 64 kilobyte.  Normalmente ci vuole circa 175.000 volte più spazio per quella mole di dati.  I film sarebbero strati mostrati atttraverso un apposito marchingegno. La codificazione Sloot digitale non avrebbe utilizzato il sistema binario, ma un alfabeto digitale auto-progettato. Comunque, qualcosa si è potuto ricavare dalle informazioni contenute nel brevetto.  In un articolo comparso sulla rivista De Ingenieur qualche anno fa, un'analisi rigorosa dimostra come questo metodo può aver realmente funzionato.  L'autore dello studio spiega che esso funziona usando una tabella di riferimento a delle immagini riposte in memoria, costituite da pochi pixel: l'immagine originale verrebbe ricostruita tramite una combinazione delle immagini riferite dalla tabella.  Le dimensioni di quest'ultima risultano dell'ordine dei kb: probabilmente in passato è stata confusa la dimensione della tabella con il fattore di compressione e che in realtà il metodo utilizzato sia stato simile a MPEG-2.
Secondo l' Instituut olandese una così scarsa quantità di informazione di riferimento nella tabella necessitava di vastissime librerie di immagini prototipo addirittura personalizzate a seconda del video da comprimere, per ottenere una ricostruzione decente.  Se un film è stato "compresso" e memorizzato su un chip di memoria 8 kb, vuol dire che la grande quantità di informazioni originali avrebbe dovuto essere disponibile all'interno del "decompressore" (lettore).  Infatti, come detto, la memoria di 8 kb non era utilizzata per memorizzare il filmato, ma piuttosto era un "riferimento" ad una versione approssimativa dei fotogrammi del video suddetto.  Una vasta libreria ad immagini/video salvava l'informazione del video suddetto.  Anche così comunque, la qualità dei film elaborati da questo sistema doveva essere piuttosto bassa. Un'altra osservazione va fatta per i processi di codifica, che a quanto pare doveva essere adattato a ogni film.  Ciò suggerisce che le librerie prototipo presunti non erano generiche (cioè adatti per la codifica di qualsiasi film). Roel Pieper detiene l'unica copia della dimostrazione del cabinet, anche se riguarda il solo sistema di decodifica e non di codifica. 


COSA C'E' DI VERO?
In molte interviste, Jan Sloot dichiarò che avrebbe potuto ridurre i film ad una dimensione di 1 kilobyte.  E' tuttavia facile dimostrare che almeno la compressione in senso stretto è impossibile. 
Vi è una dimostrazione matematica: la teoria dell'informazione di Claude Shannon (riguardo l'entropia dell'informazione). Sloot parlava comunque di "codifica".  Odiava quando qualcuno sosteneva che la sua invenzione aveva a che fare con la compressione. La compressione infatti, codifica di sorgente, significa qualcosa di diverso, e permette compressione / decompressione di memoria e compressione senza perdita di dati (ZIP e RAR, poco utili però per film).  Risultati migliori si ottengono con metodi di compressione che causano perdita di dati quindi di qualità (compressione irreversibile) quali appunto gli mp3. Ad ogni modo la fine di Sloot e il funzionamento esatto della sua invenzione rimarranno sempre sconosciuti.

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