Visualizzazioni Totali

IL MIGLIOR BLOG TECNOLOGICO DEL WEB: PER ESSERE SEMPRE AGGIORNATI SULLE NOVITA' DEL BLOG DA OGGI CI TROVATE ANCHE SU FACEBOOK! (LINK A SINISTRA)

domenica 19 marzo 2017

Lo Schema Ponzi: Storia Della Truffa Del Secolo

Molti dei meccanismi di guadagno online sono basati sullo Schema Ponzi piramidale (comprese le cosiddette catene di Sant'Antonio).
Vediamo di cosa si tratta.
Charles Ponzi, nacque in provincia di Ravenna, nel 1882.
Sbarcò negli Stati Uniti nel 1903 con in tasca 2 dollari e 50 centesimi.
In seguito si trasferì a Montreal, in Canada, dove iniziò a lavorare per il Banco Zarossi, una banca fondata da Luigi Zarossi.
Il Banco prometteva ai suoi correntisti un rendimento del 6%, il doppio di quello che praticavano le banche all’epoca.
Dopo pochi anni si scoprì che Zarossi truccava i conti della sua società e Ponzi fu arrestato e condannato a 20 mesi di prigione per aver falsificato un assegno.
Nel 1911 tornò negli Stati Uniti e dopo poco venne arrestato di nuovo per aver organizzato l’arrivo nel paese di immigrati irregolari italiani.


SCHEMA PONZI
Dopo due anni di prigione abitò tra Atlanta, Boston e New York.
Ponzi fece un gran numero di lavori per cercare di sopravvivere e fondò diverse piccole imprese che finirono tutte molto male.
Probabilmente in questo periodo gli venne l’idea dello schema che da allora porta il suo nome.
Tutto partiva da un’idea che sembrava geniale: sfruttare un’apparente falla nel sistema postale degli Stati Uniti per comprare in Italia francobolli americani a basso prezzo e rivenderli negli Stati Uniti ad un prezzo maggiorato.
Aveva appena scritto una «Guida del commerciante», una sorta di vademecum per promuovere i rapporti commerciali.
La guida conteneva pubblicità ed indirizzi di una serie di inserzionisti.
Il volume venne spedito agli interessati, su richiesta.
La guida non ebbe il successo sperato, finché alcune settimane dopo Ponzi ricevette una lettera da una società spagnola che chiedeva informazioni in merito al volume.
Dentro la busta un buono che Ponzi non aveva mai visto prima.
Chiese allora informazioni e scoprì qualcosa che a suo dire gli avrebbe fatto guadagnare molti soldi.
La busta conteneva un buono da scambiare con il francobollo da appiccicare alla risposta.
La cosa particolare era che il buono (spagnolo) valeva di meno del francobollo (americano).
I buoni infatti avevano un costo diverso in ciascun Paese ma il loro controvalore in francobolli era lo stesso dappertutto.
Gli accordi postali internazionali prevedevano che il destinatario non potesse utilizzare i francobolli della nazione del mittente, né il mittente poteva, nel proprio paese di residenza, acquistare i francobolli del paese estero di residenza del destinatario.
Bisognava utilizzare i buoni internazionali, che avevano la funzione di pagare i costi postali tra due persone che vivevano in stati diversi, con un diverso costo della vita.
Ponzi capisce che, se riceve i buoni da un paese dove costano di meno, come la Spagna o l’Italia, la sola transazione poteva generare un profitto.
100 buoni possono originare 100 francobolli, ma se un buono spagnolo (costo in dollari = 10 centesimi) è cambiato negli Stati Uniti con francobolli da 15 o 20 centesimi l’uno, ecco che il profitto è del 50% o del 100%.
Il sistema era dunque: inviare soldi in Italia, far acquistare da un mandante i buoni, farglieli inviare negli USA, scambiare gli IRC (buoni) con francobolli statunitensi, infine vendere i francobolli.
Ponzi sostenne che il profitto realizzabile, tenuto conto delle transazioni e dei tassi di cambio, era del 400%.
A questo punto Ponzi incoraggia amici e colleghi a scommettere sul suo sistema, promettendo loro un tasso di rendimento sugli investimenti del 50% in 90 giorni.


LA SECURITIES EXCHANGE COMPANY
Costituisce una società, la Securities Exchange Company, per promuovere il suo sistema.
Alcuni investono e sono ripagati come promesso, gli investimenti cominciano ad affluire ad un tasso crescente.
Ponzi assunse degli agenti e pagò provvigioni molto generose.
Poco dopo, il capitale di Ponzi ammontava a $5.000, 1 mese dopo circa 30.000 dollari.
Ponzi inizia ad assumere altri agenti per raccogliere fondi da un po' tutta America.
Raccolti 420.000 dollari Ponzi depositò il denaro nella Hanover Trust Bank.
L'intento era di prendere il controllo della banca, ci riuscì a luglio dato che ormai aveva depositato diversi milioni.
Le persone ipotecarono le proprie case investendo nella compagnia tutti i loro risparmi.
Ponzi incamera fondi a tassi favolosi, ma un’analisi finanziaria abbastanza semplice poteva mostrare come in realtà la compagnia era in forte perdita.
Ponzi comprò un palazzo con l’aria condizionata e una piscina riscaldata, inoltre si gode la vita sperperando soldi quà e là.


I GUAI
Più o meno qui iniziano i suoi problemi, viene citato in causa da un rivenditori di mobili, inoltre la gente comincia a chiedersi cosa ci fosse dietro.
In quel periodo riusciva a raccogliere 250.000 dollari al giorno.
Ma un redattore del Post, non convinto, ingaggiò un investigatore per fare luce sulla società di Ponzi.
Il Post contatta Clarence Barron, un famoso analista finanziario, per esaminare lo schema di Ponzi. Barron osserva che, nonostante i rendimenti fantastici realizzati dalla Securities Exchange Company.
L’analista nota poi che le attività della Securities Exchange Company avrebbero dovuto mettere in circolazione 160.000.000 Buoni di risposta internazionale, mentre ne risultano in circolazione solo 27.000 e le Poste statunitensi affermano che non ci sono stati acquisti ingenti di Buoni né in patria né all’estero.
Gli articoli negativi causano un’ondata di panico tra coloro che hanno investito nella compagnia.
Ponzi risarcisce $2.000.000 alla folla inferocita davanti il suo ufficio, altri sono convinti dallo stesso a rimanere con la sua banca.
Ponzi non stava accumulando denaro, ma solo le passività: continua comunque a rimborsare gli investitori, cercando di apparire il più onesto possibile.


LA BANCAROTTA E L'ARRESTO
Nel frattempo, Ponzi aveva assunto un agente pubblicitario, James McMasters, il quale presto diventa diffidente dei discorsi senza fine di Ponzi sui Buoni, visto anche il fatto che Ponzi era sotto inchiesta. Va al Post, dove il giornale gli offre 5.000 dollari per la sua storia ed esce con un articolo in prima pagina il 2 agosto in cui si dichiara che Ponzi è sull’orlo della bancarotta.
Il 10 agosto gli agenti federali irrompono nella società e ne ordinano la chiusura, assieme alla Hanover Trust Bank.
Non viene trovato nessuno stock consistente di Buoni.
Il 13 agosto del 1920, Ponzi fu arrestato e condannato per 86 frodi.
In seguito rimpatriato in Italia, morirà in Brasile a 67 anni.

Riepilogando lo Schema Ponzi:
1) Al potenziale cliente viene promesso in tempi brevi un investimento con rendimenti superiori ai tassi di mercato
2) Dopo poco tempo viene restituita parte della somma investita, facendo credere che il sistema funzioni veramente
3) Sparsa la voce, altri clienti vengono reclutati e cadono nella rete.
Si continuano a pagare gli interessi con i soldi via via incassati.
4) Lo schema si interrompe quando le richieste di rimborso superano i nuovi versamenti

Times: "Non c'è dubbio che si trattava di un imbroglione ma a Boston si sposò con una brava ragazza italiana e cercò di mettere la testa a posto. Ed è allora che sono cominciati i guai. Si rese conto che c'erano affari in ballo vendendo francobolli. E mise in piedi il meccanismo che poi, in un certo senso, gli sfuggì di mano. 
Lo schema crollò, la truffa venne scoperta e lui arrestato.
Stranamente, aveva un gran numero di fan che erano indignati dalla sua incarcerazione ed espulsione. 
Nella comunità di immigrati italiani era, per alcuni, sempre un eroe.
La dimensione e l'audacia della sua frode fecero sì che il nome di Ponzi restò legato questo tipo di truffa. 
Ma una ventina d'anni prima l'aveva tentata William Miller, contabile di una compagnia del tè" 


SCHEMA PONZI IN ANNI RECENTI
La frode da 50 miliardi di dollari di Bernard Madoff è considerata come il più grande «schema Ponzi» della storia. 
All’inizio la società di Madoff era piccolissima. 
Il capitale era costituito dai suoi risparmi.
Si trattava di una società di brokeraggio che operava fornendo liquidità a chi voleva acquistare titoli e obbligazioni alla borsa di New York.
Fu una delle prime compagnie a utilizzare i computer per le operazioni di brokeraggio ed anche per questo motivo, nel corso degli anni, riuscì a ritagliarsi uno spazio tra le grandi società finanziarie di New York.
Pare che le attività illegali cominciarono negli anni 80.
La strategia di Madoff era completamente diversa da quella di Ponzi: all’interno della sua società, parallelamente all’attività di brokeraggio, Madoff aprì una sezione di consulenza e di gestione del risparmio.
In questa divisione lavoravano soltanto i suoi familiari e altre persone di assoluta fiducia.
Madoff offriva ai suoi clienti rendimenti garantiti intorno al 10%: cifra piuttosto alte ma comunque lontana dal 400% di cui parlava Ponzi.
Lo slogan proposto era di rinunciare a rendimenti più alti/impossibili per avere rendimenti sicuri.
Quest’idea di “investimento sicuro” fu rafforzata dall'atteggiamento di Madoff,
Chi voleva entrare tra i suoi investitori doveva “conoscere qualcuno che conosceva Bernard”.
Non era uno che pregava la gente di dargli dei soldi: si comportava al contrario come quello che faceva favori alla gente qualora avesse accettato di investire i risparmi di qualcuno. 
Madoff illustrava con calma i rendimenti che avrebbe procurato, garantendo che si trattava di rendimenti modesti ma assolutamente garantiti.
I clienti affidavano a Madoff una cifra da gestire.
In genere Madoff cominciava le trattative dicendo sempre: «Iniziamo da una piccola cifra, poi se entrambi saremo soddisfatti passeremo a qualcosa di più corposo».
In realtà quel denaro non veniva investito né veniva fatto fruttare in alcun modo.
Finiva su un conto corrente della Chase Manhattan Bank, da cui lo stesso Madoff lo prelevava quando i clienti chiedevano la restituzione dell’investimento o i dividendi.
A Wall Street nessuno si fidava di Madoff.
Tutti immaginavano che ci fosse dietro qualcosa di losco anche se nessuno sapeva cosa.
Le grandi banche si limitarono a stargli lontano in attesa che qualcosa venisse fuori.
Le autorità di vigilanza per anni non sospettarono nulla e Madoff passò indenne attraverso alcune ispezioni della SEC (l’autorità garante della borsa americana). 
Tra coloro che si interessarono al suo caso ci fu l’analista finanziario Harry Markopolos che dopo aver passato poche ore a guardare i conti della società capì che dietro doveva esserci una truffa, probabilmente una specie di schema Ponzi.
Markopolos passò diversi anni a cercare di avvertire la stampa e le autorità di cosa ci fosse dietro la società di Madoff, ma senza risultati.
Nel dicembre del 2008 lo schema Ponzi di Madoff si esaurì.
Come era accaduto quasi un secolo prima a Charles Ponzi, gli interessi da pagare ai vecchi clienti erano divenuti molto più alti dei nuovi investimenti, complice anche il crollo della banca Lehman Brothers fallita pochi mesi prima.
Qualche giorno prima di essere arrestato, Madoff pagò un ultimo bonus di produzione a sé e tutti i familiari.
Poi annunciò ai suoi figli che il denaro era finito.
Secondo i legali dello stesso Madoff, furono i suoi due figli a denunciarlo all’FBI e a portare al suo arresto l’11 dicembre 2008.
La sua società fallì pochi giorni dopo.
Gli investitori persero 65 miliardi di dollari e diverse fondazioni benefiche che avevano affidato a Madoff i loro patrimoni dovettero chiudere.
Furono 11 reati commessi e Madoff ricevette 150 anni di prigione. 

Nessun commento:

Posta un commento