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sabato 29 luglio 2017

La Storia Di Sean Parker: Da Napster A Spotify, Passando Per Facebook

Sean Parker nato il 3 dicembre 1979 sembra appartenere ad un’altra era, almeno informaticamente parlando.
Tuttavia nonostante sia nel giro da fine anni 90, rimane un informatico fuori dal comune, avendo avuto più volte fiuto per affari che poi si sono rivelati assolutamente vincenti.


L'ARRESTO
Sean Parker viene introdotto al mondo della programmazione dal padre, che gli insegna i primi rudimenti su un Atari 800, quando Sean aveva solamente 7 anni.
Il ragazzo sviluppò una grande passione per l’Hacking e a 16 anni violò il sito di una compagnia tra le Fortune 500.
Sfortuna volle che il padre lo sorprese sequestrandogli la tastiera ed impedendogli così di scollegarsi dal sistema.
Ciò permise all’FBI di risalire a Parker tramite l’indirizzo IP e di condannarlo alla pena dei servizi sociali.


NAPSTER
E’ stato uno dei fondatori di Napster nel tecnologicamente lontano 1999.
Durante gli anni dell’adolescenza, Parker durante il suo girovagare per la rete, conobbe Shawn Fanning con il quale intratteneva lunghe conversazioni sulla fisica teorica e sull’Hacking.
Qualche tempo dopo essersi conosciuti, i due diedero vita a Napster il famoso servizio di file-sharing musicale.
Nel giro di un anno il servizio raccolse quasi 60 milioni di utenti, diventando il business a più rapida crescita di tutti i tempi.
Ovviamente le case discografiche si opposero e fioccarono denunce e cause legali, in seguito alle quali Napster finì in bancarotta.
Oltre ad essere bloccato e chiuso definitivamente (poi passò in mano a diverse società divenendo un servizio legale che vende musica tutt'ora).
Ma ormai il modo di fruire la musica era cambiato per sempre.

PLAXO
Nel 2002 Sean Parker lanciò Plaxo un social networking integrato con Microsoft Outlook, che raccolse circa 20 milioni di utenti.
Si trattava di una specie di gestore di rubriche contatti.
Dopo due anni però Parker venne estromesso dai finanziatori della compagnia (finì ai ferri corti con Sequoia Capital).


FACEBOOK
Nel 2004 casualità volle che Parker si imbattesse in un sito chiamato The Facebook, aperto sul computer della fidanzata.
Fiutando subito l'affare incontrò Zuckerberg e dopo pochi mesi divenne il primo presidente di Facebook, che nel frattempo aveva perso il The, proprio su consiglio di Parker.
Parker portò contatti con investitori ricchissimi che misero sul piatto 600mila dollari (che dopo l'estromissione dalla società di Severin servivano come il pane).
Secondo Zuckerberg, l’apporto di Sean è stato fondamentale per trasformare Facebook da un progetto universitario in una vera e propria azienda con un raggio di azione internazionale.
Tuttavia nel 2005 a casa di Parker la polizia rinvenne della cocaina e l’episodio portò gli investitori a richiedere le dimissioni dell’allora presidente, che rimase comunque in possesso di una buona quota di azioni.


SPOTIFY ED AIRTIME
L’attività di Parker è poi proseguita negli anni, soprattutto in qualità di investitore in progetti nuovi ed innovativi.
Tra i progetti più noti c’è Spotify, in qualche misura l’erede legale di Napster, nel quale Parker ha investito 15 milioni di dollari nel 2010.
Un altro progetto interessante è airtime.com un’app studiata per incontrare in videochat perfetti sconosciuti che condividono i propri interessi.
L'altro fondatore è Fanning, si, lo stesso di Napster.


ANNI RECENTI
Contattato nel 2014 dall’Economist, Parker ha detto di credere di essere sopravvissuto al «fallimento epico, da tragedia greca» di Napster «grazie a una poco comune resistenza».
Secondo l’Economist, Fanning e Parker «seppero riconoscere presto le potenzialità social di internet, e la sua capacità di raggruppare persone attorno a interessi comuni come la musica».
Il settimanale inglese riconduce a Napster il successo di prodotti successivi come Airbnb e Uber (un servizio di trasporto privato a metà tra il taxi e il noleggio di auto con autista tramite un’applicazione).
Napster ha infatti contribuito a ispirare la cosiddetta “economia della condivisione”, in cui un software agisce da intermediario fra sconosciuti che vogliono condividere o scambiare cose.
Oltre, ovviamente, ad «avere educato una generazione di consumatori a credere che la musica possa e debba trovarsi gratuitamente su internet», ponendo i basi per la versione gratuita di Spotify, quella che permette di ascoltare un numero illimitato di canzoni alternato a qualche pubblicità.
L’Economist conclude che «Napster, alla fine, è solo una delle numerose aziende pionieristiche che hanno inventato una tecnologia per poi permettere altri di farci soldi» ma che la sua storia insegna che «avere successo richiede molto più che volere essere ricchi, e che un fallimento iniziale non deve scoraggiare».

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