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domenica 3 dicembre 2017

I Bitcoin Sono Una Bolla? La Storia Della Bolla Dei Tulipani

Al 3 dicembre 2017 un Bitcoin vale poco più di 11.700 dollari con un aumento dello 4,60 % rispetto agli ultimi giorni, a seguito della diminuzione che aveva portato la regina delle criptovalute sotto i 10.000 dollari.
La criptovaluta un anno fa era poco sopra i 700 dollari, a inizio anno ha superato i 1000.
In un mese e mezzo all’incirca ha sfondato il muro dei 5.000.
Da inizio anno siamo ad un aumento del 940%.
180 miliardi di dollari di capitalizzazione del mercato.
La moneta digitale sta prendendo sempre più piede tanto che sono stati lanciati, secondo quanto rende noto la società di ricerca finanziaria Autonomous Next, più di 120 “criptofondi” tra cui alcuni gestiti da veterani di Wall Street.
La CME (Chicago Mercantile Exchange) sta progettando di lanciare i Bitcoin Futures nella seconda settimana di dicembre.


REGOLARIZZAZIONE E DETRATTORI
Il Bitcoin consente agli utenti di effettuare transazioni non tracciate (semi anonime) anche per importi sostanziali.
Di fatto quindi l’utilizzo del Bitcoin consente di bypassare le procedure antiriciclaggio a cui tutti gli intermediari finanziari sono obbligati ad ottemperare.
Gli scambi di Bitcoin avvengono su circuiti non regolamentati che non sono dunque soggetti ai controlli relativi a possibili reati di “market abuse” che sono invece presenti nei mercati finanziari.
La capitalizzazione del Bitcoin e delle altre criptovalute sfiora ormai i 200 miliardi, e un possibile crollo del mercato potrebbe avere un impatto devastante sull'economia mondiale.
Si stima inoltre che i miners, ovvero i soggetti che minano Bitcoin utilizzando supercomputer ed hardware adibiti allo scopo, siano arrivati a consumare una quantità di corrente elettrica pari a quello di un paese come il Marocco.
Una quantità di risorse enorme per un costo annuale di 1,5 miliardi di dollari.
Dunque sono tanti i detrattori della moneta digitale.
Ad esempio il ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, l’ha definita una frode e Larry Fink, CEO di BlackRock, un “indice di riciclaggio di denaro sporco”. 
Secondo Aswath Damodaran, professore di finanza aziendale e di valutazione presso la Stern School Of Business della New York University, in un'intervista di qualche settimana fa:

"Arrivando a sforare il tetto dei 10mila dollari arrivano una serie di alert per cui il Bitcoin sarebbe l’ennesima bolla speculativa"

Anche Arnaud Masset, analista di Swissquotealista di Swissquote, si è chiesto se il Bitcoin è una bolla o è destinato a salire.

“Le possibilità che si stia creando una bolla destinata prima o poi a scoppiare non sembra spaventare proprio nessuno. Questa è la ragione per cui riteniamo che il prezzo del Bitcoin sia destinato ancora a salire e per diverse ragioni. Primo perché il flusso di denaro di questa provenienza è ben lontano dall’aver raggiunto livelli di equilibrio in quanti grossi big player non si sono ancora mossi, oltre al fatto che l’imminenza dell’arrivo di derivati quotati sul Chicago Mercantile Exchange e sul mercato delle opzioni renderà l’investimento in Bitcoin molto più semplice incoraggiando anche i più scettici a fare il grande salto. In secondo luogo, perché saranno presto presentati diversi progetti chiave per lo sviluppo delle cryptovalute come Rootstock o Lightning Network ideati per migliorare la scalabilità del Bitcoin. Ecco perché pensiamo che una correzione nei prezzi non possa che essere salutare, considerando che il Bitcoin ha corso a perdifiato negli ultimi mesi"

L’aumento del Bitcoin sopra il tetto dei 10mila euro era stato predetto dall’ex gestore dell’Hedge Fund Fortress (Michael Novogratz) secondo cui stando così le cose, la moneta digitale potrebbe arrivare “facilmente” a 40.000 dollari alla fine del 2018.

"Questa sarà la più grande bolla della nostra vita"

Secondo il gestore del fondo hedge Ken Griffin, il Bitcoin ha molti elementi della bolla dei tupilani.

"Mi preoccupa molto il fatto che le persone che stanno comprando Bitcoin non capiscano veramente a cosa stanno partecipando"


MA COS'E' UNA BOLLA?
Si può parlare di “bolla degli asset”, “bolla dei prezzi”, “bolla degli investimenti” o “bolla speculativa”, in quest'ultimo caso perché queste bolle sono provocate da un’attività speculativa molto intensa.
Si parla di bolla speculativa quando un asset è molto, molto lontano dal valore reale (“sostenibile”) che potrebbe avere.
Una bolla si può definire come un asset il cui valore aumenta esponenzialmente arrivando a prezzi estremamente inflazionati, per poi crollare e ristabilirsi a livelli ben al di sotto di quelli originali (in genere si ha un crollo del 75% o più).
Una bolla speculativa si caratterizza per il repentino aumento di prezzo e successivo crollo, in particolar modo il crollo, che si verifica in breve tempo.


LA BOLLA DEI TULIPANI
Siamo in Olanda, nella Amsterdam del 600, dove i tulipani rappresentavano un bene per le classi medie.
O almeno "bene" lo erano diventato.
Il clima era di ottimismo ed euforia, la compagnia olandese delle Indie Orientali faceva lucrosi affari. Schiacciati verso il mare gli olandesi conquistano la leadership del commercio del grano, costruiscono una immensa flotta con il legname delle foreste nordiche che rappresentava la metà del tonnellaggio mondiale e impiegava 120 mila uomini.
In un tale fermento quando i primi tulipani, provenienti dai giardini ottomani di Istanbul e preceduti dalla fama di “fiore di Dio”, arrivarono nel porto di Rotterdam, si scatenò l’interesse.
Poi la moda e la corsa all’acquisto.
Gli scambi avvenivano nelle taverne di Utrecht, Rotterdam e Haarlem.
L’oggetto delle contrattazioni non erano i fiori, con il loro calice e i loro lunghi ed eleganti steli, ma i bulbi che interrati danno vita al tulipano.
I bulbi, inoltre hanno la caratteristica di conservarsi a lungo, fino a due-tre anni, di essere abbastanza resistenti e di gemmare altri bulbi.
Secondo molti la prima rivoluzione finanziaria è qui: il bulbo è già un future, ovvero un contratto future sul tulipano.
Bisogna osservare inoltre che l’ossessione maniacale per i tulipani era diretta ai bulbi di fiori assaliti da una particolare malattia che ne chiazzava la superficie: si trattava di rarità che potevano venire alla luce solo dopo che il bulbo si era trasformato in tulipano.
Così il prezzo saliva e l’attesa per la fioritura diventava febbrile scatenando il mercato e aspettative irrazionali.
Coloro che vendevano fiori, potevano contare su tulipani che facevano tendenza, cominciando a battezzare, con abile marketing, i nuovi “prodotti” con nomi di generali o ammiragli, il Semper Augustus fu la specie più apprezzata e ricercata.
Venditori ambulanti specializzati battevano le campagne creando curiosità e aspettative.
Il Semper Augustus, diventato un benchmark, che quotava 1000 fiorini nel 1623, due anni dopo era salito oltre quota 3000.
Nei quattro anni, dal 1634 al 1637, la bolla si gonfiò a dismisura: il Semper Augustus arrivò a valere 6000 fiorini.
Si narra che, nell’estate del 1633, una casa situata nella citta di Hoorn, nel Nord dell’Olanda, passò di mano per il controvalore di un bulbo.
La speculazione e l’innovazione finanziaria camminarono velocemente.
Si cominciarono a trattare diritti di acquisto dei bulbi, sotto forma di future veri e propri (un “derivato” che obbliga all’acquisto alla scadenza del contratto ad un prezzo prefissato): ovvero si paga un acconto e il saldo alla consegna.
Con questo meccanismo, con pochi soldi si può generare un forte effetto leva e ci si espone a perdite elevate.
Poteva accadere di comprare un diritto-future del valore di 500 per acquistare il bulbo alla scadenza pagando 4000.
Ma se il valore di mercato al momento della chiusura del contratto era dimezzato, si era obbligati dal contratto all’acquisto e la perdita poteva essere ingente.
Quindi i diritti venivano scambiati, comprati e venduti, senza più riferimento all’intenzione di comprare la merce, cioè il tulipano.
A gonfiare ancora di più la bolla, a partire dal novembre del 1636, ci fu una ulteriore circostanza, molti nobili e notabili tedeschi avevano investito in future sui tulipani, ma a causa della sconfitta militare subita nel confronto con gli Svedesi nel 1636 (in Europa era in corso la guerra dei Trent’anni a sfondo religioso), si trovarono in difficoltà nel chiudere i contratti.
Le ragioni erano due: la prima riguardava le ridotte disponibilità finanziarie dei nobili tedeschi, la seconda la caduta dei prezzi dei bulbi che rendeva terribilmente penalizzante l’obbligata chiusura del contratto future che aveva previsto un prezzo di conversione per l’acquisto definitivo del bulbo ben più alto di quello di mercato.
Secondo questa ricostruzione, i futures furono trasformati in options, dunque in contratti la cui conversione e l’acquisto del bulbo non era obbligatoria ma facoltativa. Per compensare i produttori-venditori di bulbi della perdita del diritto di vendere ad un prezzo prefissato, con la trasformazione dei contratti in semplici opzioni, fu stabilito che costoro avevano diritto a una penale del 3 % da parte dei compratori.
Quando la notizia filtrò sul mercato, la strategia dei produttori di tulipani cambiò: per incoraggiare la conversione delle opzioni doveva stabilirsi un rapporto di convenienza e dunque i prezzi dovevano salire.
Così fu e questa ulteriore circostanza diede l’ultima spinta alla bolla, già ben gonfia prima della sconfitta tedesca.
Naturalmente una volta scaduti i contratti, il motivo per tenere alti i prezzi non sussisteva più e la bolla scoppiò.
Più precisamente nel febbraio del 1637, all’asta di Alkmaar, ci fu il crollo dei prezzi.
Cosa successe? Non potendo più spuntare prezzi gonfiati per i loro bulbi, i commercianti di tulipani cominciarono a vendere.
La bolla speculativa scoppiò.
Si incominciò a pensare che la domanda di tulipani non avrebbe potuto più mantenersi a quei livelli, e questa opinione si diffuse man mano che aumentava il panico per gli ingenti investimenti fatti.
Alcuni detenevano contratti per comprare tulipani a prezzi 10 volte maggiori di quelli di mercato (ormai crollato), mentre altri si trovarono a possedere bulbi che valevano un decimo di quanto li avevano pagati.
Centinaia di olandesi, inclusi uomini di affari e dignitari, caddero in rovina finanziaria.
Ciascuno rimase nella situazione finanziaria in cui si trovava alla fine del crollo: nessuna corte poteva esigere che i contratti venissero onorati, perché i giudici considerarono questi debiti alla stregua delle obbligazioni naturali contratte con il gioco d'azzardo, e quindi non esigibili attraverso un'esecuzione forzata sotto la giurisdizione della legge.


SI TRATTA DI UNA BOLLA?
Io credo che il parallelismo rimanga un po' forzato, anche se effettivamente gli aumenti abnormi farebbero presupporre ciò.
Il suo valore è troppo volatile affinché possa realmente essere utilizzato per quello per cui è stato creato: i pagamenti.
Specie se parliamo di piccoli pagamenti, immediati e senza costi di commissione.
Rimane il fatto però che parliamo di una nuova tecnologia (non nata dal nulla, visto che molti concetti su cui si basa, affondano le proprie radici negli anni 80 e 90), da cui sarà difficile uscirne.
Almeno nell'immediato.

3 commenti:

  1. Hey, ma un articolo su una big corp come Valve che rinuncia ai pagamenti in bitcoin perchè la moneta è troppo volatile? ovvero la dimostrazione che l'estrema volatilità è un impedimento per il consolidamento della moneta stessa come moneta legata ad un'economia reale ed i rialzi degli ultimi mesi con raddoppio del valore sono dovuti all'ingresso dei bankster degli edge fund nel circuito dei bitcoin nonchè alla totale mancanza di regole che limitino l'eccesso di rialzo e ribasso della valuta?

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  2. bello ieri, la corsa al rialzo fermata ed anzi un lieve crollo di 1000-2000 euro in valore e lo stesso giorno litecoin +50 euro e ethereum + 100.
    Qualche grosso speculatore ha iniziato a giocare con le cryptovalute o prevede il crollo di bitcoin tanto da spostarsi su altre valute.

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    1. Tutto secondo me dipenderà da quale grosso sito comincerà a puntare seriamente sui BTC.
      Nel caso succedesse, secondo me la situazione potrebbe stabilizzarmi, inoltre si scatenerebbe una reazione a domino con altri website che si aggiungerebbero.

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