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lunedì 29 giugno 2026

Come Scaricare Parti Di Video Da Dirette Streaming (FFmpeg)

In questa guida vedremo come scaricare brevi video da lunghe live streaming (senza scaricare tutto il video) quando si ha a che fare con file streaming basati su HLS (.m3u8), ovvero: X (video e broadcast), TwitchTV, Youtube Live, Facebook Live, TikTok Live, player embedded su siti di news, eventi, corsi, etc Importante è che il flusso di streaming sia pubblico e non con restrizioni. Sostanzialmente useremo il programma ffmpeg e un file bat.


SCARICA FFMPEG
Vai su: Gyan e scarica ffmpeg-git-essentials.7z. Fatto ciò, aprilo con Winrar, estrai e salva tutta la cartella sul desktop o dove vuoi. Essa conterrà diverse altre cartelle tra cui quella "bin" ed è proprio in questa che metteremo il nostro file .bat (insieme a ffmpeg.exe che si trova in bin).


RECUPERARE IL LINK DALLO STREAMING
Copia il link dello streaming sul browser, poi schiaccia su F12 della tastiera, nella sezione "network" su "filter" ricerca m3u8 digitando invio. Fatto ciò, avvia il video e ricarica la pagina. Noterai un file chiamato playlist.m3u8 (oppure index.m3u8 o master.m3u8), schiaccia tasto destro e copia. Hai il tuo file m3u8.

CREAZIONE FILE BAT
Ora apri il blocco note e digita (o copia e incolla per comodità):

@echo off

set URL=INCOLLA_QUI_IL_LINK_M3U8

set START=01:41:27

set DURATION=00:00:57

ffmpeg -ss %START% -i "%URL%" -t %DURATION% -c copy output.mp4

pause

Dove sta scritto "incolla qui il link m3u8", inserisci il file m3u8 copiato in precedenza dal video streaming. Sotto invece inserisci lo spezzone di video che vuoi scaricare dal live streaming (nell'esempio voglio salvare la parte del video che parte a 1 ora, 41 minuti e 27 secondi e dura 57 secondi). Finito, non ti resta che salvare con nome selezionando "tutti i file" ed inserendo ad esempio il nome estrai_clip.bat

Se qualche video non parte con quel comando bat, sostituiscilo con questo nel blocco note:

ffmpeg -ss %START% -i "%URL%" -t %DURATION% -c:v libx264 -c:a aac output.mp4


SALVATAGGIO DEL VIDEO
Inserisci il file .bat nella cartella di ffmpeg/bin e poi aprilo. Si aprirà il dos che taglierà, salverà il breve video in pochi secondi e verrà chiamato output.mp4.

venerdì 19 giugno 2026

Come Funziona BitLocker: Crittografare Il Disco Rigido

BitLocker è un sistema di crittografia che protegge l’intero disco rigido. Non si limita a singoli file o cartelle: cifra tutto il contenuto, compresi i file di sistema e quelli temporanei. Esso fu introdotto a partire da Windows Vista, anche se viene molto utilizzato da Windows 10 e 11 (Pro, Enterprise e Education, non è disponibile nella versioni Home). L’idea alla base è semplice: i dati vengono trasformati in una forma illeggibile tramite algoritmi di crittografia, e possono essere decifrati solo da chi possiede la chiave corretta. 


COME FUNZIONA
BitLocker usa AES (Advanced Encryption Standard) a 128 o 256 bit.
Il chip TPM (Trusted Platform Module), se presente, memorizza le chiavi di cifratura e garantisce che il disco venga sbloccato solo su quel computer, riducendo i rischi di furto della chiave.
L’utente può sbloccare l’unità con una password, una smart card, una chiavetta USB o tramite autenticazione automatica se il dispositivo è conforme.
Al momento dell’attivazione, Windows genera una chiave di backup (in formato testo o file) che va conservata in modo sicuro: è l’unico modo per accedere ai dati in caso di problemi.
In questo caso si avrà protezione totale dei dati: se qualcuno rimuove fisicamente il disco, non potrà leggerne il contenuto. Bitlocker è utile in caso di furto o smarrimento di laptop aziendali o personali.
Va considerato che la perdita della chiave di ripristino equivale a perdere definitivamente l’accesso ai dati.


CHIAVE DI RIPRISTINO
La chiave può essere salvata su chiavetta USB o online sul proprio account Microsoft. E' sicuro conservarla online? Mi sentirei di dire di si perchè anche se il proprio account Microsoft venisse hackerato la chiave è completamente inutile se non viene eseguita sul dispositivo quindi un eventuale hacker dovrebbe rubare la chiave e anche il dispositivo. Andando in sistema/privacy e sicurezza/crittografia dispositivo è possibile selezionare il disco da crittografare e la password. Poi va scelto dove salvare la chiave di ripristino. Se viene salvata nel proprio account Microsoft, basta fare accesso account.microsoft.com/devices/recoverykey e leggerai "nome dispositivo", ID Chiave (che identifica il proprio computer) e "codice di ripristino" (che va inserita nella schermata iniziale, quando richiesto) lungo 48 numeri (a serie di 6).


sabato 13 giugno 2026

Come Malware Vengono Nascosti In Immagini (Steganografia)

Chi ha un minimo di dimestichezza con l'Informatica è abituato a temere i file .exe perchè eseguibili non identificati nella maggior parte dei casi sono malware ma tendiamo a trattare le immagini come sfondi digitali: innocue e sicure. Purtroppo, è proprio su questa fiducia che si basa un nuovo tipo di attacco che poi tanto nuovo non è, è stato solo perfezionato. Una nuova ondata di attacchi, recentemente soprannominata "Operazione SilentCanvas", sta dimostrando che le immagini JPEG vengono utilizzate per diffondere anche malware. Gli aggressori utilizzano un file immagine apparentemente innocuo per introdurre di nascosto una versione infetta di "ScreenConnect". Se non ne avete mai sentito parlare, ScreenConnect è un tool legittimo per controllare e riparare i computer da remoto. 


COME SI VIENE INFETTATI
Come fa una semplice immagine a prendere il controllo del computer? Il segreto sta in una tecnica chiamata Steganografia. Storicamente, la Steganografia veniva utilizzata per nascondere messaggi (payload eseguiti senza lasciare il file .exe, scaricare configurazioni, comunicare con server, evitare rivelamenti di antivirus) in altri files, ma nel 2026 è stata potenziata per il cybercrimine. Oggi viene utilizzata anche per nascondere codice dannoso all'interno dei pixel di un file immagine senza alterarne l'aspetto all'occhio umano. Questo permette al file di eludere molti filtri di sicurezza tradizionali perché, per l'antivirus, appare come un normale e innocua JPEG.
Quando un utente interagisce con il file (spesso dopo essere stato ingannato da un'email di phishing estremamente realistica), viene attivato uno script nascosto (PowerShell), che si connette a un server controllato dall'attaccante. Questo script scarica e installa il software ScreenConnect infetto da Trojan. Poiché questo malware utilizza come base un'applicazione legittima e firmata digitalmente (ScreenConnect), spesso può nascondersi nel Task Manager, rendendo estremamente difficile per i sistemi di rilevamento standard individuarlo. Una volta installato questo strumento di accesso remoto, gli hacker possono monitorare/controllare il vostro schermo, rubare le vostre password (installando anche keylogger che salvano tutto quello che viene digitato sulla tastiera), seed, documenti, prendere screenshot, infettare il browser o persino utilizzare il vostro computer per lanciare attacchi informatici. Va comunque sottolineato che un’immagine da sola normalmente non "esegue malware" semplicemente aprendola. Di solito è necessario un malware già presente nel computer (o un exploit su librerie Windows o bug su programmi non aggiornati) che sa leggere il payload steganografico. Ricorda di non eseguire mai allegati .exe/.scr/.js/.vbs (mascherati come aggiornamenti) perchè sono il vettore alla compromissione del sistema quindi all'esecuzione di immagini steganografiche (difficilmente rivelabili poi dagli antivirus).


IL RUOLO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Ad oggi il problema di attacchi di questo tipo è che sono diventati "polimorfici". In passato, le aziende di sicurezza potevano creare un'impronta digitale per un malware permettendo l'identificazione mediante antivirus. Ma ora l'IA può riscrivere il codice del malware al volo, garantendo che ogni singola vittima riceva una versione leggermente diversa del virus. Questo rende gli antivirus basati sulle firme praticamente inutili. L'intelligenza artificiale viene utilizzata anche per perfezionare la fase di invio di questi attacchi. Stiamo assistendo all'impiego di strumenti basati sull'IA per creare campagne di phishing personalizzate, indistinguibili da vere email provenienti dalla banca, da amici o familiari. Immaginate di ricevere un'email che rispecchia perfettamente lo stile di scrittura di un vostro collega, che fa riferimento a un progetto a cui avete lavorato ieri e che vi chiede di dare un'occhiata a questo screenshot. Un livello di ingegneria sociale simile è difficile da bloccare, se non si conoscono queste tecniche. Inoltre, i modelli generativi vengono addestrati specificamente per individuare le vulnerabilità zero-day (falle di sicurezza di cui nessuno è ancora a conoscenza) e sfruttarle automaticamente. Per limitare questo tipo di problemi, bisogna iniziare ad adottare una mentalità di "zero trust". Questo significa presumere che qualsiasi file, per quanto innocuo possa sembrare o da chi sembra provenire, possa rappresentare una minaccia. Infine, va valutato l'utilizzo di strumenti di sicurezza specifici che analizzino il comportamento degli utenti anziché limitarsi a identificare i tipi di file. Poiché i malware basati sull'intelligenza artificiale cambiano costantemente aspetto, è necessario un sistema in grado di rilevare quando una foto inizia improvvisamente a tentare di eseguire script amministrativi o a connettersi a server sconosciuti in un altro Paese. 

mercoledì 3 giugno 2026

Diffamazione e Insulti Sui Social: Quali Parole Non Si Possono Usare?

Sui social, la diffamazione non dipende generalmente da una "lista" di parole vietate ma conta soprattutto il contesto della frase, l'offesa diffamatoria attribuita alla persona e la capacità dell'affermazione di ledere la reputazione (immagine) altrui, specialmente se pubblicata sui social e visibile a terzi. Va comunque distinta la "diffamazione" dal "diritto di critica" (soprattutto se si è politici o personaggi pubblici). Da diversi anni sono diffusi, da presunti VIP e influencers, video provocatori per innescare reazioni aggressive da parte di chi guarda. Il raggiro non è basato sulla denuncia in sè (poco conveniente, a meno di insulti veramente gravi) ma sul "chiudere la questione pagando X somma evitando così situazioni più gravi, quali la denuncia". Sostanzialmente si cerca di intimorire la persona estorcendole denaro.


COSA E' RISCHIOSO SCRIVERE: DIFFAMAZIONE
Sono particolarmente problematiche affermazioni che attribuiscono a una persona fatti negativi specifici e non provati, ad esempio:

"È un truffatore".
"Ha rubato dei soldi".
"Evade le tasse".
"È un pedofilx".
"Ha commesso un reato".
"Truffa i suoi clienti".
"È corrotto".
"È un ladro".

Anche se formulate come opinioni ("secondo me è un truffatore"), possono essere considerate diffamatorie se vengono percepite come attribuzione di fatti.

Sono invece tutelate e considerate "libertà di espressioni", le opinioni, i giudizi soggettivi e le critiche, purché non degenerino nell'insulto gratuito o nell'attribuzione di fatti falsi.

Esempi:
"Non mi piace il suo modo di comunicare".
"Trovo i suoi contenuti di scarsa qualità".
"Secondo me è poco competente in questo settore".
"Mi sembra arrogante".
"Non condivido quello che ha detto".
"La sua pubblicità mi pare poco trasparente".

Queste frasi esprimono valutazioni personali e sono normalmente meno rischiose. In generale una critica può essere anche dura, sarcastica o sgradevole. Parole come "arrogante", "ridicolo", "presuntuoso", "incompetente" o "buffone" possono talvolta essere considerate espressioni di giudizio soggettivo, mentre una frase come "ha truffato i clienti" può essere molto più problematica perché presenta un fatto verificabile. Quello che crea problemi è l'attribuzione di fatti determinati non veri e l'insulto puramente denigratorio.

Dunque, ci sono espressioni che possono essere lecite o problematiche a seconda del contesto:
"Ciarlatano".
"Incompetente".
"Buffone".
"Scammer" ("truffatore").
"Disonesto".

Se usate come mera invettiva in una discussione possono essere valutate diversamente rispetto a un post che presenta tali affermazioni come fatti reali. In generale, quello che dovresti chiederti è se la tua è un'opinione oppure stai affermando come vero un fatto negativo specifico.

"Non mi fido di lui" (opinione).
"Ha truffato i clienti" (affermazione di fatto).


COSA PUO' FARE UNA PERSONA OFFESA?
È legittimo e previsto dalla legge che una persona offesa chieda:
- la rimozione del contenuto.
- una rettifica.
- un risarcimento tramite avvocato.

Tuttavia, se qualcuno ti contatta con messaggi informali del tipo: "Versami 500 euro o ti denuncio" oppure "Versami 1000 euro, così la chiudiamo qui" si tratta molto probabilmente di un truffatore che se e sta approfittando della situazione. In questi casi, conviene non rispondere e soprattutto cercare di capire se quanto scritto è davvero un insulto/diffamazione o se si tratta di una pretesa non lecita.
In questi casi è consigliabile:
- conservare tutti i messaggi.
- non pagare impulsivamente.
- valutare il contenuto contestato.
- sentire un avvocato se la richiesta appare seria.


CONVIENE DENUNCIARE?
Per l'influencer o la persona offesa, un'eventuale denuncia richiede tempo e risorse a causa di:
- raccolta prove (screenshot, identificazione del profilo).
- colloqui con il legale.
- eventuali integrazioni alle indagini.

Anche una pratica semplice può richiedere diverse ore di lavoro personale distribuite nel tempo. Se si rivolge a un avvocato per una diffida o una consulenza preliminare si può andare da qualche centinaio di euro in su; per seguire una vicenda più articolata, con attività successive e richiesta di risarcimento, i costi possono crescere sensibilmente. Per questo motivo molti personaggi pubblici non avviano azioni legali per ogni commento sgradevole ricevuto: il rapporto costi/benefici spesso non è favorevole, soprattutto per singoli commenti isolati. Se un influencer riceve ogni giorno decine o centinaia di commenti ostili, avviare una querela per ciascuno sarebbe spesso antieconomico. Va considerato anche che essere querelati non significa automaticamente essere condannati. La diffamazione richiede una valutazione concreta del contenuto, del contesto, della veridicità dei fatti, dell'interesse pubblico e del diritto di critica. Le richieste di pagamento "dammi 300, 500 o 1.000 euro e non ti denuncio" fanno leva su una percezione errata molto diffusa:

"Se qualcuno mi querela, perderò sicuramente migliaia di euro."

In realtà tra: ricevere una contestazione, una diffida, essere querelati, arrivare a un processo e poi ad una condanna, ci sono diversi passaggi e nessuno di essi è automatico.

Questo non significa che si possa insultare impunemente, ma spiega perché il modello della "micro-estorsione reputazionale" (pagamento immediato per evitare una presunta querela) può risultare credibile a molte persone. Un invito ufficiale alla mediazione (se effettivamente c'è stata una diffamazione punibile per legge), costa all'offeso circa 200 euro, se non si risponde e si viene poi davvero citati in causa, in sede di processo, il giudice potrebbe tener conto del fatto che si è ignorata la richiesta e far pesare le spese sull'imputato (anche qualora vincesse la causa, cioè se l'offesa non è stata giudicata diffamante) quindi conviene far vedere comunque la carta di mediazione ad un avvocato (una stipula di convenzione assistita, cerca di disincentivare le cause ma non è una mediazione ufficiale e non può essere usata per il reato di diffamazione).


INSULTI
Per gli insulti, non si tratta di diffamazione "classica". Parole come:
- coglione/cogliona.
- idiota.
- cretino.
- pagliaccio.
- buffone.
- clown.
- essere disgustoso.
- fa schifo come persona.

non attribuiscono normalmente fatti specifici (come "ha rubato" o "è un truffatore"), ma sono epiteti offensivi o giudizi sprezzanti. Dal punto di vista giuridico, il rischio dipende molto dal contesto:

"Secondo me si è comportato da pagliaccio in questa vicenda" (tende a essere visto come una critica colorita o una valutazione soggettiva).
"Sei un coglione" (può integrare l'ingiuria in senso comune, ma in Italia il reato di ingiuria è stato depenalizzato nel 2016 e oggi può rilevare sul piano civile).
"Tizio è un coglione" scritto pubblicamente a migliaia di persone (può essere valutato come diffamazione se il contesto mostra una volontà di denigrare la reputazione della persona).

E' meno rischioso, frasi che criticano comportamenti:
- "Ha detto una sciocchezza".
- "Trovo il suo comportamento ridicolo".
- "Non sembra conoscere l'argomento".

Chi si espone pubblicamente (politici, giornalisti, influencer, artisti, etc.) deve tollerare un livello di critica più elevato rispetto a un privato cittadino. Questo non significa che si possa insultarli liberamente, ma che espressioni polemiche, sarcastiche o iperboliche vengono spesso valutate in modo più permissivo se riguardano la loro attività pubblica. Le parole più pericolose non sono necessariamente gli insulti più volgari, ma quelle che attribuiscono reati o comportamenti disonesti come fatti reali. "Clown" può essere considerato una critica colorita; "truffatore" è un'accusa che richiede basi concrete. Naturalmente ogni caso dipende dal contesto specifico e dalla valutazione del giudice.