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sabato 28 febbraio 2015

The Pirate Bay Torna Online

Pare che il noto sito Pirate Bay sia tornato online dopo quasi due mesi, a seguito dell'ultimo raid ad opera della polizia contro i server ospitati in mezzo alle montagne svedesi.
Il ritorno della Baia è arrivato proclami particolari da parte degli admin, ponendo fine al conto alla rovescia degli ultimi giorni, mostrando di aver superato la pausa di riflessione che la crew svedese si era imposta dopo l'intervento delle forze dell'ordine.
Il servizio di ricerca torrent di The Pirate Bay è di nuovo disponibile con il dominio originale (.se), dominio che era fra l'altro tornato online dopo appena due settimane dal raid con una bandiera pirata ondeggiante al vento a fare da homepage.
Gli utenti sembrano apprezzare il ritorno in Rete della Baia, al punto che i server hanno difficoltà a gestire la mole di traffico, con problemi di reperibilità che si verificano a momenti alterni.


CHI GESTISCE IL NUOVO PIRATE BAY?
Il sito, ospitato su server moldavi, è inoltre tornato all'operatività appoggiandosi ai servizi della CDN Cloudflare: c'è chi invita alla prudenza, gli indirizzi IP degli utenti potrebbero essere anche registrati, non sapendo chi ci sia dietro questa rinascita.
Infatti un'altra questione piena di incognite riguarda il dietro le quinte della Baia.
La "nuova" Baia è infatti diversa da quella vecchia per varie ragioni, la più significativa delle quali è rappresentata dall'assenza degli admin storici.
Chi ha gestito la Baia per anni eliminando spam e torrent fasulli è stato a quanto pare sbattuto fuori in via definitiva, molti non l'hanno presa bene e hanno già promesso di voler fondare uno spin-off di The Pirate Bay portando avanti i "veri" valori del servizio di P2P svedese.

mercoledì 5 settembre 2012

Utenti Monitorati Su Torrent?

Secondo uno studio condotto dalla Birmingham University le reti Torrent sarebbero sotto controllo. Considerando i cento files più popolari sui principali client BitTorrent, gli utenti che scaricano verrebbero individuati entro tre ore.
Trattasi ovviamente di semplici indirizzi IP, non riconducibili all'identità degli utenti se non attraverso una specifica richiesta da parte di un giudice.
Un downloader potrebbe inoltre approfittare di una connessione non protetta per scaricare materiale a nome di un ignaro soggetto terzo.
Analizzando un totale di oltre mille peers su 421 tracker, i ricercatori della Birmingham University hanno scoperto che i contenuti più popolari - che si tratti di blockbuster hollywoodiani o cofanetti dei Rolling Stones - vengono costantemente tracciati da società specializzate in monitoraggio dei flussi digitali.
"Non bisogna per forza essere un downloader massivo - hanno spiegato gli autori della ricerca - Anche chi scarica un solo film lascia tracce nelle attività di login e dunque è monitorato. Qualora il contenuto sia nella classifica dei cento più popolari, l'utente sarà individuato entro poche ore".
Una pratica che sembra invece assente per file meno diffusi.
Secondo i dati raccolti grazie a questo stratagemma, il sistema di monitoraggio non fa distinzione fra chi è un downloader di massa o chi scarica un solo film.
Se il contenuto scaricato si trova fra i primi 100, verrà comunque monitorato.
Tutto ciò ha ovviamente uno scopo ben preciso: riuscire ad arginare il fenomeno della pirateria.
Alcuni proprietari di diritti d'autore europei e americani stanno già utilizzando gli indirizzi IP raccolti dalle società di monitoraggio per richidere ai fornitori dei servizi internet gli indirizzi fisici ad essi associati per aprire un contenzioso.
Gli avvocati hanno già messo in dubbio questo modus operandi, in quanto l'indirizzo IP indica semplicemente la connessione che è stata utilizzata per il download, ma questa non coincide con un individuo specifico.
I modi per nascondere le proprie tracce digitali sono svariati.
Si può certamente sfruttare un servizio proxy o una rete VPN. Gli utenti del torrentismo ricorrono anche alle blocklist per evitare di connettersi a indirizzi IP appartenenti a gruppi dell'anti-pirateria.
I ricercatori britannici hanno però sottolineato come le stesse blocklist non garantiscano una protezione totale.
Su 60 torrent pubblici, l'ateneo britannico ha scovato quasi 900 peers con caratteristiche associabili a quelle del monitoraggio online. Il 31 per cento sul totale dei peers non è compreso nelle blocklist sfruttate dai downloader per evitare le organizzazioni anti-pirateria.