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lunedì 21 dicembre 2020

Metodi Alternativi Per Scambiare Criptovalute: Social, Email, Tip

Oltre ai classici wallet, si stanno sviluppando sistemi alternativi per scambiarsi criptovalute.
Inizialmente era possibile utilizzare solo full node wallet (Bitcoin Core) scaricando tutta la blockchain sul proprio computer, poi si è passati ai light node wallet (ad esempio Electrum).
Bisogna ricordare che esistono anche quelli hardware (Trezor, Ledger, Keepkey).
In passato avevamo già parlato del Lightning Network e della "torcia". contenente satoshi, passata su Twitter (sostanzialmente si tratta di un Lightning Wallet che non trasferisce i dati della transazione sulla blockchain). Per questo sistema ricordiamo: Shango (qui troviamo una lista di Lightning Network Mobile Wallet: Lightning NetworkStores (Wallets).


DROPBIT: SMS E TWITTER
Nell'ultimo anno poi sono proliferati altri sistemi, quali Dropbit (Iscrizione) che permette di scambiare Bitcoin tramite SMS o Twitter.
Iscrivendosi e ricaricando di un qualsiasi importo si riceve in regalo 1 dollaro in Bitcoin.
Ma come funziona Dropbit? Bob ha il numero di Lucy e vuole inviarle 0.0001 Bitcoin ma lei non ha un wallet, come fare?
La seleziona dall'app DropBit (contatti telefonici) e cerca d'inviarle il dovuto.
La richiesta viene salvata sui server di DropBit.
Un messaggio di testo viene inviato a Lucy informandola che qualcuno vuole inviarle dei Bitcoin.
Lei avrà 24 ore per installare l'app DropBit e verificare il suo numero di telefono.
Lucy riceve la richiesta di Bob per la transazione Bitcoin dal server e completa la richiesta.
Bob riceve un messaggio che Lucy ha un indirizzo Dropbit ed è in attesa che la sua transazione venga completata. Bob apre la sua app DropBit e i Bitcoin passano dal suo portafoglio a quello di Lucy.
I wallet sono HD (gerarchici deterministici), cioè ogni volta che invii o ricevi soldi, viene creato un nuovo indirizzo (serve per aumentare la privacy e rendere più difficile il tracking delle transazioni).
L'app è inoltre dotata di Lightning Wallet.
Questo è separato dal portafoglio DropBit principale ed è utile per effettuare piccoli pagamenti o transazioni. Dato che queste transazioni sono off-chain, poiché sono veloci, non è necessario aggiungerle alla catena dei blocchi della blockchain. Di conseguenza, sono a costo zero e in genere si completano quasi all'istante.
Questo è un modo fantastico per evitare i tempi di attesa generalmente lunghi associati alle transazioni Bitcoin.


LITE.IM: SMS, TELEGRAM, MESSENGER E WHATSAPP
Anche WhatsApp, sempre tramite bot, provò ad implementare le criptovalute con il bot lite.im.
In realtà questo servizio su WhatsApp è inattivo da più di 1 anno.
Poi Zulu Republic, azienda con sede a Zurigo che creò lite.im, è rimasta attiva solo su Telegram e Messenger. Grazie ad essa era possibile scambiarsi (mandare e ricevere) Bitcoin, Litecoin ed Ethereum.
Per usufruire del servizio bastava aggiungere il bot Lite.lm e seguire le indicazioni visualizzate sullo schermo.
Ora pare che il bot sia stato disattivato. Questo bot è stato riportato perchè fu uno dei primi ad implementare un sistema di questo tipo.



INVIO PER MAIL
Come funziona l'invio di cripto per mail? Il mittente avvia una richiesta per inviare criptovaluta ad un indirizzo e-mail ed il sistema trasmette automaticamente l'importo concordato, a condizione che ci sia capienza di quella cripto per il saldo richiesto, dal portafoglio del mittente al portafoglio corrispondente all'indirizzo e-mail del destinatario. 
Per la criptovaluta non in uso è prevista la custodia in un deposito sicuro al quale è possibile accedere solo tramite l'indirizzo di posta elettronica collegato al portafoglio corrispondente (ad esempio Coinbase ha brevettato un sistema simile).
Un altro sistema di questo tipo è quello offerto da ChainSFR: Come Inviare BTC ed Ethereum Per Mail (Cryptonomist)


TIP (BRAVE, PUBLISH0X, COSMOS, ZILLIQA)
Forse il sistema di mancia per antonomasia è quello del browser Brave: verificando un proprio sito o canale è possibile ricevere e mandare tip (un tip è una mancia). Un sistema di questo tipo è utilizzato anche dal portale Publish0x (Iscrizione). Non bisogna avere nulla di particolare per utilizzare la loro funzione "tip" ma solo iscriversi al sito. Si avranno dei tip giornalieri free da dare agli autori di articoli.
Tip va dal 20 al 100% all'autore (se dò il 20% all'autore dell'articolo, a me arriverà l'80% di quel tip; se dò il 40% a lui, a me arriverà il 60%). Insomma è un modo per guadagnare criptovalute gratuite (si parla di pochi centesimi al giorno), tuttavia scrivendo articoli e ricevendo (tanti) tip dagli iscritti si può arrivare a guadagnare anche centinaia di dollari al mese. Ne avevo già parlato qui: Guadagnare Criptovalute Scrivendo e Leggendo Articoli (Publish0x)
Più simile a Brave, abbiamo Cosmos Tip Bot su Twitter.
Queste le sue funzioni (lo trovate qui @cosmostipbot):

How to use the Cosmos Tip App? 

  ------------------------------------------

  In bot private message

  Type !register  [open a free Atom account] 
  
  Type !account  [shows your Atom address]
  
  Type !balance   [shows your Atom balance] 
  
  Type !withdraw  [Free withdraw] 
  
  Type !donate 1  [donate to development] 
  
  ------------------------------------------

  How to tip?
  
  Tip on public tweets using this format
  
  
@cosmostipbot
 !tip 1 @username 

  How to withdraw? 
  In bot private message
  
  Type  !withdraw 1 cosmos_xxxxxxxxxxxx

  (Option) Add a memo after the address
  for withdraws to exchanges.

  Need help? 
  
  Visit CosmosTipBot

Sostanzialmente è possibile mandare Cosmos (Atom) tippando qualsiasi utente su Twitter. Poi aperta una conversazione privata con il bot, sarà possibile aprire un proprio account e svolgere le funzioni menzionate sopra. Il prelievo minimo è di 1 Cosmos (Atom).
Un altro bot è presente su Telegram e riguarda la cripto Zilliqa: ZilliqaWalletBot
Questo il sito ufficiale: Zeeves (Bot)
Un altro bot attivo è quello di MyDashItalia (MyDashWalletBot),dove sul gruppo è possibile scambiarsi tip (al singolo utente o tip a "pioggia", rain, inerente tutti gli utenti attivi in quel momento).
Per maggiori info  qui: MyDashWallet

martedì 1 agosto 2017

Come Installare e Configurare OpenBazaar

Oggi vedremo come configurare OpenBazaar: cioè un server decentralizzato basato su sistemi P2P, anonimo (TOR) e che utilizza i Bitcoin.
Quindi in teoria incensurabile.
Si tratta di una rete che permette di vendere qualsiasi cosa quindi si può trovare un po' di tutto.


INSTALLAZIONE E CONFIGURAZIONE
Per prima cosa dovrete scaricare il software sul sito ufficiale: OpenBazaar (Download)
Windows, Linux o MAC le versioni disponibili.
Scaricato il software in base al vostro sistema operativo, schiacciate sul tasto destro ed "esegui come amministratore", poi run.
Caricherà la schermata del software, con quest'ultimo che proverà a collegarsi al server centrale.
Potreste avere dei problemi nel connettervi (è proprio il server che ha dei problemi non ancora risolti completamente quando scrivo), in caso di "Connection failed to default", rischiacciare su retry sino a quando si connette.
Fatto ciò vi compariranno 9 schermate: lingua, nazionalità, moneta (Bitcoin), diverse su informazioni personali (facoltative), tema, avatar.
Personalizzata la vostra pagina (potete ovviamente anche farla diventare un negozio), potrete navigare nel programma, ricercando ciò che v'interessa.

sabato 29 luglio 2017

La Storia Di Sean Parker: Da Napster A Spotify, Passando Per Facebook

Sean Parker nato il 3 dicembre 1979 sembra appartenere ad un’altra era, almeno informaticamente parlando.
Tuttavia nonostante sia nel giro da fine anni 90, rimane un informatico fuori dal comune, avendo avuto più volte fiuto per affari che poi si sono rivelati assolutamente vincenti.


L'ARRESTO
Sean Parker viene introdotto al mondo della programmazione dal padre, che gli insegna i primi rudimenti su un Atari 800, quando Sean aveva solamente 7 anni.
Il ragazzo sviluppò una grande passione per l’Hacking e a 16 anni violò il sito di una compagnia tra le Fortune 500.
Sfortuna volle che il padre lo sorprese sequestrandogli la tastiera ed impedendogli così di scollegarsi dal sistema.
Ciò permise all’FBI di risalire a Parker tramite l’indirizzo IP e di condannarlo alla pena dei servizi sociali.


NAPSTER
E’ stato uno dei fondatori di Napster nel tecnologicamente lontano 1999.
Durante gli anni dell’adolescenza, Parker durante il suo girovagare per la rete, conobbe Shawn Fanning con il quale intratteneva lunghe conversazioni sulla fisica teorica e sull’Hacking.
Qualche tempo dopo essersi conosciuti, i due diedero vita a Napster il famoso servizio di file-sharing musicale.
Nel giro di un anno il servizio raccolse quasi 60 milioni di utenti, diventando il business a più rapida crescita di tutti i tempi.
Ovviamente le case discografiche si opposero e fioccarono denunce e cause legali, in seguito alle quali Napster finì in bancarotta.
Oltre ad essere bloccato e chiuso definitivamente (poi passò in mano a diverse società divenendo un servizio legale che vende musica tutt'ora).
Ma ormai il modo di fruire la musica era cambiato per sempre.

PLAXO
Nel 2002 Sean Parker lanciò Plaxo un social networking integrato con Microsoft Outlook, che raccolse circa 20 milioni di utenti.
Si trattava di una specie di gestore di rubriche contatti.
Dopo due anni però Parker venne estromesso dai finanziatori della compagnia (finì ai ferri corti con Sequoia Capital).


FACEBOOK
Nel 2004 casualità volle che Parker si imbattesse in un sito chiamato The Facebook, aperto sul computer della fidanzata.
Fiutando subito l'affare incontrò Zuckerberg e dopo pochi mesi divenne il primo presidente di Facebook, che nel frattempo aveva perso il The, proprio su consiglio di Parker.
Parker portò contatti con investitori ricchissimi che misero sul piatto 600mila dollari (che dopo l'estromissione dalla società di Severin servivano come il pane).
Secondo Zuckerberg, l’apporto di Sean è stato fondamentale per trasformare Facebook da un progetto universitario in una vera e propria azienda con un raggio di azione internazionale.
Tuttavia nel 2005 a casa di Parker la polizia rinvenne della cocaina e l’episodio portò gli investitori a richiedere le dimissioni dell’allora presidente, che rimase comunque in possesso di una buona quota di azioni.


SPOTIFY ED AIRTIME
L’attività di Parker è poi proseguita negli anni, soprattutto in qualità di investitore in progetti nuovi ed innovativi.
Tra i progetti più noti c’è Spotify, in qualche misura l’erede legale di Napster, nel quale Parker ha investito 15 milioni di dollari nel 2010.
Un altro progetto interessante è airtime.com un’app studiata per incontrare in videochat perfetti sconosciuti che condividono i propri interessi.
L'altro fondatore è Fanning, si, lo stesso di Napster.


ANNI RECENTI
Contattato nel 2014 dall’Economist, Parker ha detto di credere di essere sopravvissuto al «fallimento epico, da tragedia greca» di Napster «grazie a una poco comune resistenza».
Secondo l’Economist, Fanning e Parker «seppero riconoscere presto le potenzialità social di internet, e la sua capacità di raggruppare persone attorno a interessi comuni come la musica».
Il settimanale inglese riconduce a Napster il successo di prodotti successivi come Airbnb e Uber (un servizio di trasporto privato a metà tra il taxi e il noleggio di auto con autista tramite un’applicazione).
Napster ha infatti contribuito a ispirare la cosiddetta “economia della condivisione”, in cui un software agisce da intermediario fra sconosciuti che vogliono condividere o scambiare cose.
Oltre, ovviamente, ad «avere educato una generazione di consumatori a credere che la musica possa e debba trovarsi gratuitamente su internet», ponendo i basi per la versione gratuita di Spotify, quella che permette di ascoltare un numero illimitato di canzoni alternato a qualche pubblicità.
L’Economist conclude che «Napster, alla fine, è solo una delle numerose aziende pionieristiche che hanno inventato una tecnologia per poi permettere altri di farci soldi» ma che la sua storia insegna che «avere successo richiede molto più che volere essere ricchi, e che un fallimento iniziale non deve scoraggiare».

giovedì 27 luglio 2017

Cos'è OpenBazaar? Il Market P2P Che Utilizza TOR e i Bitcoin

OpenBazaar, in origine chiamato DarkMarket, è stato pensato nel 2014 dal programmatore Britannico/Iraniano Amir Taaki.
Amir Taaki parlò del progetto al Toronto Bitcoin Expo 2014: DarkMarket sarebbe stato un sito di commercio online decentralizzato.
Tre le caratteristiche: P2P, Bitcoin ed Anonimato grazie all'utilizzo di TOR (ogni comunicazione è criptata).
Detto in altri termini, la rinascita del nuovo Silk Road (ai tempi sequestrato), riveduto e corretto.
Taaki cripto-anarchico e attivista della Rete, provò quindi a realizzare un software per rendere le transazioni Bitcoin del tutto irrintracciabili.
Per allontanare paragoni scomodi, il nome verrà poi cambiato in OpenBazaar.
In poche parole l'idea era di un marketplace, una piattaforma di ecommerce, come potrebbe essere eBay, ma decentralizzata in una rete P2P, come BitTorrent.
In questo modo le persone interagiscono direttamente fra loro, senza intermediari.
Senza commissioni da pagare ad altri soggetti, come eBay o Amazon, e nemmeno a carte di credito e PayPal, dal momento che si usano i Bitcoin.
Dunque una rete di acquirenti-venditori incensurabile, libera e senza tassazioni.
La censura diretta di ciò che viene venduto sulla piattaforma è impossibile, anche ai suoi stessi creatori.

Spiega Patterson (uno degli ideatori): "tu puoi scegliere quello che vuoi nella tua rete, il sistema si basa su un meccanismo di feedback e reputazione, ciò che ritieni immorale puoi anche decidere di non vederlo"

Creare un mercato online P2P e anonimo è impresa ardua.
Per costruire fiducia tra i membri della rete, che è poi la questione fondamentale di simili piattaforme, i suoi creatori hanno implementato diverse funzionalità.
Una di queste sono gli account a firma multipla (Multisig).
Quando un acquirente e un venditore si mettono d’accordo su un prezzo, il software crea un contratto con le loro firme digitali (indirizzo a doppia chiave) e lo manda a una terza parte, una sorta di intermediario/notaio (tipo Escrow).
A quel punto si crea un account Bitcoin a firma multipla che richiede almeno due delle tre conferme per essere sbloccato.
Se tutto fila liscio, cioè il venditore spedisce la merce e il compratore la riceve ed è soddisfatto, firmano, si sbloccano i soldi e la transazione va in porto.
Se sorge una disputa, si chiama in causa un arbitro, un altro membro della rete, che decide il da farsi. "Gli arbitri sono pagati per i loro servizi, ma solo se c’è un contenzioso. Per cui la maggior parte del commercio sarà senza commissioni"
Un’altra funzione per costruire fiducia sono le cosiddette garanzie reputazionali (Reputation Pledges), un modo per far capire che un utente intende investire sulla sua identità online e non è un truffatore pronto a cambiarla in continuazione.
Il progetto a fine 2016 ha ricevuto un finanziamento di 3 milioni di dollari, la release iniziale è datata aprile 2016.
Sito ufficiale: OpenBazaar (Download)

giovedì 6 aprile 2017

Come Scaricare Da Server FTP (Download ed Upload)

Oggi vedremo come scaricare file da internet tramite un client FTP.
Parleremo nel particolare di X-FileZilla forse il più noto programma per la gestione di connessioni FTP, anche se come vedremo, sono tanti i software di questo tipo.
X-FileZilla permette di caricare e scaricare file facilmente tramite i protocolli FTP, FTP, FTPS ed SFTP in maniera facile e veloce tramite un'interfaccia a schede.
Scaricato il programma (X-FileZilla Download) non vi resta che scompattarlo in una cartella qualsiasi ed avviare l’installazione.
Come prima cosa, ci serviranno gli indirizzi FTP dei file residenti su internet, per reperirli ci dobbiamo affidare a motori di ricerca.


GESTORE SITI (RUBRICA)
A questo punto, trovati i link dei file da scaricare bisogna ritornare al programma scaricato precedentemente ed iniziare ad aggiungere i file da scaricare.
Apriamo il programma, clicchiamo su “File” e “Gestore Siti” , quindi nella colonna di sinistra selezioniamo “I Miei Siti” e successivamente su “Nuovo Sito”.
Assegniamo un nome al sito che stiamo aggiungendo, in "Host" inseriamo il nome del server quindi il link copiato precedentemente dal motore di ricerca (che sarà tipo ftp://ftp.sito.com oppure un indirizzo IP) e nella scheda “Avanzate” clicchiamo su sfoglia in modo da specificare il percorso dove il file da scaricare verrà memorizzato, a questo punto non ci rimane altro che cliccare sul tasto “connetti”.


AUTENTICAZIONE TRAMITE USER E PASS
Alcuni server richiedono l’autenticazione tramite user e password, se il file che vuoi scaricare è protetto, basta ritornare sul motore di ricerca e dovreste trovare user e pass per accedere al server.
Salviamoli e ritorniamo a X-FileZilla, nella finestra creata in precedenza troviamo un menù a tendina, selezioniamo “Normale” e inseriamo i dati copiati (la porta, di solito, è la 21. Non va inserita, a meno che non sia appunto diversa dalla 21).

Dunque avremo:
Host: l'indirizzo del server
Protocollo: deve essere impostato a FTP - Protocollo trasferimento file
Criptazione: scegliere "Usa se disponibile FTP esplicito su TLS"
Tipo di accesso: la voce da scegliere è "Normale"
Utente: digitare lo username
Password: immettere la password associata


CONNESSIONE RAPIDA
Senza utilizzare "Gestore Siti", si può inserire User e Pass e poi schiacciare su "Connessione Rapida" (ma consiglio di usare la funzione "rubrica" citata in precedenza perchè per i futuri accessi è molto più comodo in quanto come detto creerete una sorta di "Preferiti", senza dover ogni volta inserire il link e le credenziali di accesso per quel server FTP).


DOWNLOAD ED UPLOAD
Per far partire il download di un file presente sul server FTP a cui ti sei collegato, basta navigare fra le cartelle del server e selezionare tramite doppio click il file che intendi scaricare.
Invece per caricare un file sul server FTP a cui ti sei collegato, basta utilizzare il riquadro collocato in basso a sinistra nella finestra principale di X-FileZilla e fare doppio click sul documento da spedire al server.


ALTRI SOFTWARE
Cyberduck è altrettanto gratuito ed open source e disponibile per Windows e Mac OS X.
E' possibile caricare e scaricare file di ogni genere da server FTP, SFTP, WebDAV, Windows Azure ed altri sistemi.
Da citare anche FireFTP, dato che si tratta di una popolare estensione gratuita che permette di trasformare Mozilla Firefox in un client FTP ricco di funzioni avanzate.
L’estensione si può richiamare in qualsiasi momento tramite un pulsante presente nella toolbar del browser e supporta i protocolli SSL/TLS/SFTP.
Winscp è un programma avanzato per la gestione di file su server FTP.
Permette di caricare/scaricare file da FTP/SFTP e SCP ma anche di rinominare file e cartelle, modificare le proprietà dei file, creare collegamenti e nuove cartelle sui server remoti.

venerdì 3 marzo 2017

Motori Di Ricerca Per Server FTP (Lista)

Per trovare in rete files che c'interessano, al posto di usare i canonici siti in HTTP, possiamo servirci del vecchio protocollo FTP. A questo punto, diventa strategico poter restringere la ricerca soltanto ai server FTP che contengono il dato file che c'interessa, in modo da velocizzare il tutto. Uno dei primi motori di ricerca preposti a questo compito era il famoso oth.net ad oggi in vendita quindi non più raggiungibile (almeno per il momento). Su ognuno di questi motori di ricerca sono indicizzati oltre mezzo miliardo di files. Si può trovare un po' di tutto, soprattutto software, filmati e video datati.


MOTORI DI RICERCA FTP
Searchftps

Mmnt

Search 22

Global File Search

FileWatcher

Filesearching

Vroosh

Siava Ru

Chestnut

Archie

Filemare

mercoledì 8 febbraio 2017

Cosa Sono I Server FTP e Come Funzionano

L' FTP (File Transfer Protocol) è un sistema che permette di scaricare files dai computer remoti su cui queste risorse risiedono.
In Internet sono presenti migliaia di siti FTP che contengono archivi di file (software, film, video, immagini, documenti testuali, suoni, etc.) disponibili gratuitamente.
In genere, è necessario conoscere l'indirizzo del sito FTP di destinazione, a cui si perviene digitando il comando ftp più l'indirizzo del sito che si vuol raggiungere.
Una volta effettuato il collegamento è possibile accedere all'archivio dei file attraverso un "login" (user e password) che di solito è fornito dal gestore del sito FTP.
Altre volte invece, l'accesso è libero, perché l'obiettivo è quello di mettere a disposizione di tutti il contenuto del sito.
Si tratta di un metodo di trasferimento file oscurato dal diffondersi del WWW, rimane però un metodo usato ancora oggi, in quanto è più veloce dell'HTTP (grazie alla compressione del protocollo stesso).


STRUTTURA E SINTASSI
Il funzionamento alla base prevede che un computer (il client) si connetta ad un server (FTP servers) dove sono archiviati i files e da lì si possano così trasferire dati.
FTP seguito dall'indirizzo Internet ci fornirà come dati da inserire l'username e la password di chi si sta collegando; questa procedura è universale ed ha un senso quando si sta entrando in macchine private.
Dopo che si entra, si hanno a disposizione diversi comandi, tra cui questi sono i piu' usati:

get [file] per prendere un file dal sito ("scaricare")

put [file] per mettere un proprio file nel sito

cd [directory] per cambiare directory

bye per terminare la sessione

FTP LIBERI
Mentre il sistema di entrata descritto sopra (username - password) ha un senso quando si vuole entrare in macchine private, perde di senso quando si vuole entrare in banche dati free.
A questo proposito, la soluzione più diffusa tra le banche dati è quella di permettere l'accesso a FTP con questo sistema:

username: anonymous
password: [indirizzo email completo]

Per password ci si riferisce all'indirizzo email completo (cioè nome della macchina e del sito), ovvero sarà del tipo (username@address).
In questo modo, la banca dati può essere disponibile per tutti.


Per ricercare files: Lista Motori Di Ricerca (Per Files Su Server FTP) 
I più grossi servers FTP li trovate qui: Top 100 Servers FTP

domenica 25 dicembre 2016

Arrestato Il Fondatore Di Rojadirecta: La Sua Storia

Rojadirecta nato nel 2005 è uno dei siti più famosi per quanto riguarda lo streaming di contenuti illegali (eventi sportivi).
Oscurato e risorto più volte dalle proprie ceneri, cambiando domini e server, ha visto circa 2 mesi fa l'arresto del proprio fondatore.
Igor Seoane Miñán, questo il suo nome.
Igor è diventato l’eroe di chi non può permettersi di pagare un servizio pay-per-view.
Basta accedere al sito spagnolo per godersi uno spettacolo altrimenti proibito.
Ad accogliere gli utenti c’è la famosissima caricatura dell’ex arbitro Pierluigi Collina con un cartellino rosso in mano.
L'arresto è avvenuto quando Seoane si stava recando in tribunale, per testimoniare in una causa inerente Canal Plus (e qualcos'altro mai chiarito del tutto).
Curiosamente però su questa storia si sa molto poco, così come su Igor stesso.


CHI E' IGOR SEOANE MINAN?
Sino ad 1 anno e mezzo fa, l'identità del fondatore di Rojadirecta era segreta, poi un quotidiano spagnolo è riuscito a far luce su di lui.
Come detto gran parte delle informazioni sono state messe in ordine dal portale spagnolo El Mundo e quella che traspare è una vita che sembra quasi uscita da uno film cinematografico.
Igor in giovane età frequenta una delle scuole private più esclusive della Spagna, il Collegio Obradoiro Coruna, dove diventa una vera leggenda.
Crea giochi, siti Web e arriva a dare lezioni di informatica ai suoi colleghi.
I genitori lo mandano a studiare in Catalogna ed è proprio in quegli anni che ha l’intuizione giusta.
Vedere le partite della Liga era un desiderio di molti suoi coetanei.
Serviva un’alternativa e così nasce Rojadirecta, un sito, oscurato a più riprese (che secondo le ultime stime fattura intorno ai 2 milioni di euro grazie alle pubblicità e agli accessi).
Rojadirecta era nata da pochissimo e di anni, Igor, ne aveva 22.
Qualche anno dopo questa vicenda, Rojadirecta si era trasformato nel più grande database del mondo di indicizzazione di contenuti sportivi.
Igor era diventato il nemico numero 1 delle Pay TV.
Igor mantenne la sede fiscale di Rojadirecta a Arteixo, cittadina di 30mila abitanti famosa anche per aver dato i natali ad un’altra grande azienda spagnola: Zara.
Nel 2007 Prisa (gruppo editoriale spagnolo) prova a fermare Rojadirecta portandola in tribunale con la stessa accusa: violazione della proprietà intellettuale.
Il racconto che i dirigenti fanno dell’incontro con Igor vale più di mille biografie: "Ci sorprese il suo equilibro, la sua eleganza e il fatto che fosse molto giovane. Parlava con sicurezza mentre il padre cercava di negoziare. Era accompagnato dai migliori avvocati in quel campo, alcuni provenienti dalla Catalogna".
E anche in questo caso Rojadirecta ne esce illesa.
Un’altra vittoria che dà forza alla figura di un giovane in lotta contro i poteri forti.
E che alimenta la sua leggenda.
Successivamente anche Mediaset e Canal Plus hanno intentato cause simili che hanno portato a parziali oscuramenti di un sito che oggi, nonostante tutto, è ancora al suo posto.

"È stato divertente perché mentre gli agenti cercavano di convincerlo, gentilmente, a chiudere il suo sito web, ammettevano di aver visto molte partite grazie al suo servizio. E di fronte alle accuse dei rappresentati delle grandi reti, che minacciavano di rovinarlo, è rimasto impassibile. Saranno i tribunali a deciderlo, ripeteva loro"

Dopo 4 anni di udienze, nel 2010, ha la meglio su Google che lo aveva citato in giudizio per cercare di recuperare il dominio google.es, registrato dal giovane galiziano.
Nel 2011, il Dipartimento di Giustizia americano chiuse Rojadirecta.org, insieme ad altri siti che fornivano servizi simili.

"Per aver riprodotto o distribuito materiale protetto da copyright senza autorizzazione"

Ma non è una vittoria che dura a lungo.
Nel 2012 il dominio viene restituito, anche perché al fianco di Igor scendono alcuni tra i migliori avvocati della Silicon Valley.
Negli ultimi dieci anni, Igor ha passato molto tempo nei tribunali.
La giustificazione è stata grossomodo sempre la stessa: "Rojadirecta svolge solo il ruolo di intermediario. Sono gli utenti a segnalare i link per guardare le partite. Non abbiamo alcun rapporto di tipo commerciale con nessuno, ma ci limitiamo a gestire la parte tecnica del sito".
Ora arriva questo nuovo arresto che potrebbe scrivere un altro capitolo.
Sì, perché per la prima volta il capo d’accusa potrebbe non riguardare la trasmissione delle partite ma qualcosa di più complesso.

sabato 30 luglio 2016

MediaDefender e La Lotta Alla Pirateria: Tecniche Usate (2000-2009)

MediaDefender fu una società californiana fondata negli anni 2000 che aveva il compito, spesso con tecniche poco leciti ed oserei dire immorali, di difendere le Major e combattere la violazione del copyright quindi del diritto d'autore.
Era simile a Overpeer.
La società infatti offriva servizi volti a prevenire la violazione del copyright tramite P2P.
Utilizzavano ad esempio tecniche inusuali come attacchi flooding sulle reti Peer To Peer.
Altre tecniche erano la pubblicazione di files fake e il tracciamento di coloro che distribuivano materiale protetto da copyright.
Tra le Major ad usare i loro servizi: Universal Pictures, 20th Century Fox, Virgin Records, HBO, Paramount Pictures e BMG.
Le etichette discografiche e le case cinematografiche pagavano tra i 5.000 e 15.000 dollari per vari livelli di protezione che si estendono su periodi di tempo diversi.
Per la maggior parte dei proprietari dei contenuti, erano infatti del parere che i servizi erano necessari all'inizio del ciclo di vita di un prodotto (ad esempio un film o un disco appena uscito).
Infatti la maggior parte dei film e album rende maggiore denaro nei primi mesi dopo il rilascio ufficiale.
MediaDefender ovviamente non poteva evitare che tali files venissero condivisi ma poteva ostacolare la circolazione per un mesetto.
Nel 2005, la Digital Entertainment Media Company ARTISTdirect dichiarò di aver acquisito MediaDefender per 42,5 milioni di dollari.


FILES FAKE SUI CIRCUITI DI P2P (2002-2007)
In particolare fu nel settembre 2007 che esplose il caso MediaDefender (in realtà operavano da circa 5 anni).
Gli utenti infatti scoprirono che dietro i fake presenti sui circuiti P2P c’era MediaDefender.
MediaDefender creava IP fasulli per condividere file fake e tracciare gli utenti.
Il “lavoro sporco” di MediaDefender fu divulgato da un gruppo di Hacker.
Come si sarà capito, nella limitazione dei servizi P2P, MediaDefender era abbastanza bravo.
Diversamente dai DRM che si concentrano sulla protezione del prodotto, MediaDefender cerca di limitare la distribuzione illegale sui canali per un tempo limitato.
Riconoscendo che è impossibile arrestare la condivisione di opere protette da copyright, l'azienda si concentra invece sulla mitigazione.


TECNICHE USATE
MediaDefender utilizzava 2.000 server co-situati in tutto il mondo, e la società ha contratti per 9 GBps di larghezza di banda Internet.
Le quattro tecniche principali: Decoying, Spoofing, Interdiction e Swarming.
Decoying: files fake. 
L'obiettivo, tra gli altri, era quello di rendere i contenuti legittimi difficili da trovare, infatti MediaDefender cercava di garantire alle copie dei suoi files che comparissero tra i primi dieci risultati quando certe parole chiave venivano ricercate. 
I files erano ben camuffati: dal titolo alla dimensione del file, con tanto di tag. 
Con l'enorme larghezza di banda e un sacco di server, l'azienda non aveva nessuna difficoltà a far comparire questi file in cima ai risultati di ricerca.
Lo Spoofing comprendeva una tecnica (tramite software) mediante la quale, i vari protocolli P2P fornissero risultati fasulli alle varie richieste di ricerca, indirizzando i pirati a pagine (o collegamenti) inesistenti. 
Poiché la maggior parte persone guardano solo i primi cinque risultati di ricerca, MediaDefender cercava di vanificare i loro primi tentativi di scaricare un file (nella speranza che gli stessi rinunciassero).
Interdiction: mentre le prime due tecniche cercavano di evitare che i ricercatori localizzassero i files, l'Interdiction impediva direttamente i distributori di servire i richiedenti. 
L'obiettivo era quello di rallentare la diffusione di un dato file nei primi giorni di uscita. 
I server di MediaDefender tentavano di creare continue connessioni ai files in questione, saturando la larghezza di banda del distributore di quei files (impedendo a chiunque altro di iniziare il download).
Swarming: BitTorrent funziona utilizzando file hash (utilizzati per ricomporre un file a mò di puzzle), ognuno dei quali possono essere scaricati da utenti diversi. 
MediaDefender diffondeva Hash di questi file, ma invece di fornire "pezzi" corretti, ne dava parti danneggiate. 
BitTorrent, come sistema di sicurezza, scartava tali dati spazzatura, ma parte di essi comunque rallentavano la velocità di scaricamento sulla rete di quel dato file.
Anche se sto usando il "passato" nelle descrizione delle tecniche, queste vengono utilizzate tutt'ora, magari da altre società che combattono la pirateria.


ALTRE TECNICHE
Selective Contening Poisoning: tenta di rilevare i trasgressori del copyright, consentendo agli utenti legittimi di continuare ad usare il servizio fornito dalla rete P2P. 
Un protocollo di autenticazione peer stabilisce la legittimità di un peer quando scarica e carica i file. Il sistema, tramite firme e peer, consente di identificare gli utenti che violano il copyright. 
Il protocollo quindi invia Ash "corrotti" agli utenti che richiedono file protetti da copyright. 
Comunque con questo sistema veniva rallentato il download di tutta la rete, anche quindi di coloro che scaricavano materiale legale.
Eclipse Attack: invece di "avvelenare" la rete, colpiva direttamente il routing del peer.
Ad esempio, tramite questa tecnica, è possibile specificare quali risultati della ricerca devono essere restituiti.
E' anche possibile modificare i commenti sul file.
Inoltre le richieste del peer possono anche essere indirizzate nuovamente dentro la rete dell'attaccante e poi modificate.
Uncooperative Peer Attack: in questo attacco, l'attaccante si unisce alla rete P2P. 
Tuttavia, non fornisce alcun Ash (autentici e non) ai peer. 
ChattyPeer: simile all'attacco precedente con l'attaccante che stabilisce una connessione con l'utente, seguito da un messaggio pubblicitario con il numero di "chunks" disponibili. 
Tuttavia non solo l'attaccante non fornisce alcun chunks ma rimanda continuamente il messaggio cercando di stabilire continuamente la connessione con l'utente.
Questi attacchi servono per ritardare il download.


IL CASO MIIVI.COM
Nel 2007 MediaDefender lanciò un nuovo sito di download/upload di video con tanto di nome in stile Web 2.0: miivi.com. 
Questo sito altro non era che una trappola per carpire l'IP e denunciare chiunque caricasse o scaricasse materiale protetto da copyright. 
Un esempio era il loro piano elaborato in attesa di qualche leak del film dei Simpson:
# REMINDER: “The Simpson’s Movie” premieres this Friday (to Torrents).
* Decoy files are available in torrents MDfile server.
* Use Public Trackers for pre-Leak releases.
* Create two new trackers for this project.
o Ebert to inform Torrents of these new machines.
* Send a list of 5 release names from each torrent team member to Ebert.
* REMEMBER to input torrent file into interdiction if a real Leak is available this weekend.

Insomma era stato preparato il file-trappola e tramite tracker pubblici avrebbero voluto ingannare qualche utente prima che venisse rilasciata su Torrent la versione reale del film.
Gli stessi, per invogliare gli utenti a caricare files, fece loro stessi l'upload di titoli appena usciti.
Quando il giochetto losco fu capito, il loro server fu inondato con centinaia di giga di materiale legale (ad esempio, video non compressi delle proprie chiappe ripetuti in loop). 
Il sito durò pochissimo.
Dal canto suo MediaDefender si difese dicendo che stava lavorando ad un progetto interno con contenuti video, ma non si era accorta del fatto che gli utenti potevano accedervi pubblicamente.
Nessun sito-trappola, nessun brutto tiro agli utenti del P2P e nessuna azione di contrasto.


L'ATTACCO HACKER NEI CONFRONTI DI MEDIADEFENDER
A partire dal 14 settembre 2007, MediaDefender venne violata da un gruppo di Hacker.
I danni furono ingenti (circa 825.000 dollari). 
La violazione incluse e-mail, conversazioni telefoniche e codice sorgente di alcuni software.
Trapelarono ben 6.621 e-mail interne della società e furono diffuse su Torrent.
Esse confermarono la speculazione che voleva Miivi.com come un sito atto a contrastare la pirateria (Honeyspot Site). 
Uno mail sugggeriva di utilizzare il client Miivi per trasformare i PC degli utenti in "droni" per attivita di spoofing sui circuiti P2P. 
Furono anche hackerati server FTP e MySQL, mettendo a disposizione degli utenti una vasta libreria di file MP3. 
Alcune mail rivelarono anche che MediaDefender probabilmente stava negoziando con il procuratore generale dell'ufficio di New York per consentire loro l'accesso alle informazioni degli utenti che scaricavano materiale pornografico. 
Mediante altre intercettazioni e mail, si capì che MediaDefender cercò in tutti i modi di rimuovere dalla loro pagina di Wikipedia, il paragrafo che parlare appunto di Miivi.
Pochi giorni dopo, gli Hacker oltre alla diffusione di 700 mega di mail ed altro materiale, rilasciarono anche il codice sorgente di TrapperKeeper (sistema decoy di MediaDefender) su The Pirate Bay. Dunque gran parte del software di MediaDefender era stato condiviso su BitTorrent.
Inutile dire che quest'attacco inflisse un colpo quasi mortale alla società.


L'ATTACCO DDOS A REVISION 3
Nel maggio 2008, MediaDefender eseguì un attacco D.D.o.S su Revision3 (una WebTV) senza apparenti motivi (essi diffondevano solo i loro contenuti: non ospitavano materiale non autorizzato).
Il CEO Jim Louderback di Revision3 disse che questi attacchi avevano violato l'Espionage Act e il Computer Fraud And Abuse Act.
Come prima cosa disseminarono la rete BitTorrent di Web TV di files fake e poi, in seguito al tentativo di quest’ultima di rimuovere i Torrent non autorizzati, hanno lanciato un attacco D.D.o.S. in piena regola, sufficiente a buttare giù il network della WebTV.


I VIRUS DIFFUSI DA CLONI DI MEDIADEFENDER
Qualcuno nel 2008 sfruttò il nome di MediaDefender per diffondere, tramite mail, dei malware.
Questa truffa consisteva in una email inviata da MediaDefender (con tanto di logo) e metteva in guardia il destinatario che la sua navigazione era stata tracciata: l'email presentava degli allegati con i log della navigazione, che in realtà erano dei Virus (il Worm A Mytob).
La mail inoltre avvisava l'utente che in caso di mancata apertura dell'allegato la connessione internet sarebbe stata sospesa.

"Dear User!
Your recent internet activity was logged on the following sites:

* Btjunkie
* SumoTorrent
* isoHunt
* Btscene
* Mininova
* Fenopy
* Monova
* Yotoshi
* GetInvites
* Btmon

We have attached a report about the copyrighted movies, music, softwares you
downloaded or searched on these webpages. We strongly advise you to stop any
future activities regarding the downloading of illegal content or you can
expect prosecution by 17 U.S.C. §§ 512, 1201?1205, 1301?1332; 28 U.S.C. §
4001 laws.

Sincerely,

MediaDefender Inc"

Ad ogni modo fu una delle ultime questioni inerenti questa società, visto che verrà dismessa nel 2009 per debiti ed acquisita da Peer Media Tecchnologies.

martedì 26 luglio 2016

La Storia Di Pirate Bay: Reindirizzamenti, Processi Ed Arresti

Peter Sunde detto "Brokep" (a fine 2015): "Internet fa schifo. Probabilmente fa schifo da sempre, ma adesso è peggiore che mai"

Era il novembre 2003, quando il Partito Pirata Svedese, decise di lanciare The Pirate Bay, insieme ai tre suoi fondatori: Hans Fredrik Lennart Neij (alias TiAMO classe 1978), Gottfrid Svartholm (alias Anakata classe 1984) e Peter Sunde (alias Brokep 1978).
Il simbolo e il nome della loro creatura gira da anni su internet, accompagnato dal simbolo di una nave pirata che naviga in una baia appunto.
Il sito è basato sui Magnet Links, i quali vengono trovati, scaricati e poi aperti con BitTorrent.
The Pirate Bay è un tracker che indicizza i file torrent.
Come indexer fornisce un elenco di file torrent agli utenti.
BitTorrent ovviamente è il più famoso programma P2P, cioè uno di quei programmi che consentono la condivisione di file di ogni tipo, mentre i file Torrent sono quei file che contengono le informazioni necessarie per scaricare i file condivisi.
Quindi, in sostanza, The Pirate Bay da buon motore di ricerca non fa altro che pubblicare dei link che puntano a file torrent che, scaricati, consentono di avviare il download di file veri e propri.
Download ovviamente non presenti su The Pirate Bay ma sui siti dei singoli utenti.
Per condividere un file, infatti, si crea un Torrent e lo si pubblica su Pirate Bay o su altri siti che svolgono lo stesso servizio di indicizzazione.
Chi cerca quel file può usare Pirate Bay, oppure un qualsiasi altro motore di ricerca (compreso Google) e trova ciò che gli interessa.
In conclusione The Pirate Bay è una sorta di motore di ricerca specializzato in file Torrent (legali o meno), che indicizza milioni di file, tra cui brani musicali di artisti sconosciuti e rifiutati dalle major della musica ma anche quelli famosi.
Lo stesso vale per film o video (amatoriali e non).
I reati contestati a Pirate Bay sono proprio relativi alla violazione del diritto d’autore.
Gottfrid Svartholm e Fredrik Neij vennero accusati di "aiutare a rendere disponibili contenuti protetti da copyright" dalla Motion Picture Association Of America, storia mai chiarita del tutto.
Altra data importante nella storia di The Pirate Bay è il 31 maggio 2006, giorno in cui la polizia svedese perquisì e portò via i server di Stoccolma, causando tre giorni di interruzione dell’attività del sito.
Il 10 agosto 2008 Mancusi, procuratore di Bergamo, emise un’ordinanza di blocco del sito sul territorio italiano.
Blocco per cosa? In fin dei conti Pirate Bay era un semplice motore di ricerca per files Torrent, non ospitava mica files illegali.


IL REINDIRIZZAMENTO VERSO PRO MUSIC
Tra agosto e settembre 2008, accedendo a The Pirate Bay dall'Italia si veniva reindirizzati ad un sito inglese.
Il sospetto che il sito inglese potesse registrare gli indirizzi IP, username, passaword o altre informazioni degli utenti fu subito chiaro.
A maggior ragione visto che il sito era registrato a nome Pro Music, marchio anti pirateria dell' International Federation Of The Phonographic Industry.
Dopo pochi giorni l'ordine di reindirizzamento venne sospeso.

Peter Sunde: "I nostri avversari ci hanno attaccato in Italia perchè da voi siamo un bersaglio facile. Non siamo conosciuti ed abbiamo pochi utenti.
Vi vogliono usare per creare un precedente a livello europeo, perchè non sono riusciti a fermarci in nessun altro modo. 
Ci vogliono oscurare senza processo, perchè non restiamo a bocca chiusa.
Siamo scomodi in quanto diciamo alle multinazionali che loro hanno già perso, che il loro monopolio è inapplicabile perchè la tecnologia rende il libero scambio fra privati sempre più facile fra privati"

"Colpirne uno educarne cento (o forse mille)" è stata la risposta dei bracci armati (RIAA, ISP) delle Major.
Raramente le grandi Major internazionali sono comparse direttamente in un processo, ai problemi posti dalle nuove tecnologie ed alla crisi che hanno provocato.
Si stava inoltre cercando (un po' come oggi, tra l'altro) di rendere i Provider "protagonisti" facendo svolgere loro il compito di cani da guardia della rete.


PROCESSI ED ARRESTI DEI TRE FONDATORI
I tre fondatori, durante gli anni, furono tutti giudicati e condannati per violazione di copyright, ma mentre i primi due ebbero una storia processuale meno travagliata, Anakata, fino ad un anno fa era ancora detenuto nelle prigioni della Danimarca.
Tanto per iniziare i tre furono già condannati ad un anno di carcere nel 2009 per violazione delle leggi del diritto d'autore (più 3 milioni di euro di multa).
Venne arrestato anche Carl Lundstrm, estraneo a Pirate Bay, ma reo di aver investito nel loro progetto.
Inutile dire che il sito venne bloccato in tutto il mondo (era il 2009), anche se il giorno dopo il blocco, ritornò tranquillamente online sfruttando la banda fornita dal partito pirata.
Tra blocchi e ri-sblocchi del sito, Pirate Bay cambia continuamente dominio e in un modo o nell'altro riesce sempre a farla franca.
Nel mentre però Peter Sunde viene arrestato nel maggio 2014 a Malmo in Svezia.
Su Hans Neij pendeva un mandato di arresto internazionale emesso dalla Svezia, che da anni stava cercando di far tornare Neij in patria per scontare la sua condanna, diventata definitiva nel febbraio 2012, per aver divulgato materiale protetto da copyright tramite The Pirate Bay.
Il 4 novembre 2014 venne arrestato ai confini della Tailandia, dove si nascondeva.
Venne scarcerato a giugno 2015.
Per Svartholm la vicenda che si è svolta nei tribunali è ancora più lunga ed è cominciata nel 2008, quando Anakata venne arrestato per la prima volta a causa delle violazioni fatte da TPB contro i diritti d’autore.
Altri arresti e problemi nel 2011 (con tanto di proteste del popolo d'internet), poi nel settembre 2012 è stato nuovamente arrestato dalla polizia cambogiana di Phnom Penh, la città dove aveva vissuto per diversi anni.
Pochi giorni dopo fu trasferito in Svezia per scontare la sua pena.
Poi dopo il rilascio, altre accuse, come quelle di Hacking.
Processato nel 2013 per questi reati, è stato poi riconosciuto colpevole di truffa aggravata che lo ha portato a una pena detentiva di due anni.
Il pirata ha sempre sostenuto la sua innocenza continuando a fare appello alla corte.
La corte lo ritenne colpevole di pirateria informatica verso la società IT Logica, decidendo, tuttavia di ridurre la sua condanna da due anni a uno.
Questa condanna lo ha visto addirittura tenuto in isolamento per un periodo di tempo ed estradato dalla Svezia.
Tuttavia le accuse non terminarono e in Danimarca, Anakata, venne accusato nuovamente di Hacking, questa volta verso la società informatica CSC.
Svartholm ha negato queste accuse e durante il processo ha fatto notare che la Svezia in precedenza lo aveva prosciolto da un reato simile.
Alla fine viene condannato a 3 anni e mezzo di carcere.
In mezzo a tutto questo trambusto, ad inizio 2015, non si sa come ma Pirate Bay torna online.
La scarcerazione anticipata nel settembre 2015 è stata dovuta alla buona condotta.
Ora l’ultimo dei fondatori di The Pirate Bay detenuto in carcere è ormai libero tra l’esultanza dei suoi sostenitori.


LA BAIA SI ARRENDE
Dopo essere stato incarcerato per aver assistito gli utenti alla violazione dei diritti d'autore, Sunde aveva iniziato una sorta di battaglia politica contro il capitalismo estremo a favore della libertà sul Web.
In un'intervista a fine 2015 aveva rivelato quella che per lui rappresentava la rete e la sua idea di libertà, contrapposta alle modalità d'uso dei dispositivi di tutti i giorni.

Peter Sunde: "Siamo cresciuti con la comprensione dell'importanza di elementi come la linea telefonica o la televisione. Quindi ci sconvolgeremmo se venissimo costretti a trattare le nostre linee telefoniche o i canali televisivi come veniamo costretti a trattare internet", sosteneva Sunde in quell'occasione. 
"Se qualcuno ci dicesse che non possiamo chiamare un amico considereremmo questa cosa una severa violazione delle nostre libertà. 
Capiamo insomma i nostri diritti, ma non li capiamo quando si tratta di internet. 
Se qualcuno ci dicesse che non possiamo usare Skype per un motivo specifico, non considereremmo questa cosa come una severa violazione della privacy"

Un discorso inerente alla Net Neutrality, altro argomento su cui Sunde si è dibattuto in passato.
Il fondatore di Pirate Bay sostiene che i big di internet, Google, Youtube, Facebook, da una parte diffondono internet per tutti, per la gente povera nei paesi meno fortunati, dall'altra fanno soldi con la stessa gente povera.
Non è un bene dare in pasto a queste società tutti i nostri dati perché significa alimentare un'idea di capitalismo becera ed estrema.

Peter Sunde: "Non abbiamo un Internet aperto. Non ce lo abbiamo più da diverso tempo. 
È un po’ difficile parlare di open internet, visto che non esiste più. 
Il problema è che nessuno sta facendo qualcosa per cambiare le cose. 
Stiamo perdendo sempre più diritti e privilegi, giorno dopo giorno. 
Non stiamo guadagnando nulla, in nessun caso. 
Il trend è evidente: internet è un luogo sempre più chiuso e controllato, e ciò ha un impatto gigantesco sulla nostra società le due cose infatti, oggi giorno, corrispondono: un internet oppressivo corrisponde a una società oppressiva. È qualcosa su cui dovremmo riflettere.
Continuiamo a pensare a Internet come a un nuovo Wild West, e non riusciamo ancora a collegare in maniera logica gli eventi che vi si consumano: non ci interessiamo delle problematiche che riguardano la rete perché pensiamo che tutto andrà a posto comunque. Non funziona così. 
Nessun sistema nella storia ha mai visto concentrarsi così tanta centralizzazione, estrema diseguaglianza e tendenza al capitalismo.
Non penso che potremmo mai vincerà questa battaglia per Internet. 
Questa situazione non cambierà, semplicemente perché sembra un problema che le persone non sono interessate a risolvere. Forse non riusciamo a interessarle abbastanza. 
Forse è l’insieme delle due cose, ma è il tipo di situazione in cui ci troviamo, quindi qualsiasi cosa sembra inutile.
Siamo mezzi morti e stiamo continuando a combattere, pensando di poter ancora vincere"

giovedì 9 giugno 2016

Bram Cohen e La Rivoluzione BitTorrent

"In termini di lavoro, ho sempre avuto un brutto atteggiamento, nel senso che non lavorerei mai in un posto dove mi viene richiesto di seguire orari di lavoro rigidi o seguire un codice di abbigliamento"


Bram Cohen, fondatore di CodeCon (incontri tra Hacker in California), ha iniziato a lavorare su BitTorrent nel 2001.
Dopo il rilascio di questa nuova tecnologia nell´estate del 2001, essa si diffuse fino a diventare uno dei metodi più autorevoli di distribuzione di file, in particolare tra i prodotti open source come Linux.
Il suo obiettivo era riuscire a creare un protocollo P2P che desse agli utenti la possibilità di scaricare file in maniera veloce e sicura, premiando quegli utenti che mantengono in condivisione i file anche dopo aver terminato il download.
La natura decentrata di BitTorrent permette ad un utente o una società di condividere i propri files senza bisogno di preoccuparsi di esigenze di larghezza di banda.
Ogni “client” che scarica un file dalla rete dona parte della propria banda (velocità) che, se sommata con tutti gli altri utilizzatori del software, facilita un bel po´ le cose.
Rendendo molto più veloce questo tipo di tecnologie.
Il client originario è chiamato BitTorrent.
Il più utilizzato, però, è µTorrent, client molto leggero e versatile (funziona sia su computer Windows che computer Macintosh).


CHUNKS E TIPOLOGIA DI UTENTI: PIU' VELOCITA' PER TUTTI
Il download prende avvio grazie ai file Torrent, ovvero file che contengono le informazioni necessarie per riuscire a connettersi alla rete di utenti Seed e Peer che condividono il file “ricercato”.
Il protocollo permette di scaricare il file contemporaneamente da più utenti, così da massimizzare la velocità di download.
Per fare questo, il file viene suddiviso in tante piccole parti (Chunks) scaricate da fonti diverse e poi rimesse assieme dal client BitTorrent utilizzato.
Un file di 50 mega potrebbe essere spezzettato in 25 parti da 2 mega l'una (per rendere l'idea).

Il protocollo si appoggia su una rete distribuita, nella quale come accennato prima gli utenti si distinguono in:
1) Seed
2) Peer
3) Leech

Il Seed è l’utente che possiede per intero il file e continua a condividerlo in rete.
Il Peer è l’utente che non possiede ancora il file completo ma condivide ugualmente in rete i pezzi che ha già scaricato.
Il Leech è colui che scarica solamente, non condividendo con nessuno i suoi file.


TRACKER
Invece quando si parla di Tracker, ci si riferisce ad un server in cui sono memorizzate numerose informazioni di carattere tecnico: tiene conto periodicamente in una tabella detta DHT (Distribuited Hash Table), di quanti e quali sono i Peer collegati ad un preciso Torrent e le relative informazioni sulla velocità, la frequenza di upload e download, lo stato di aggiornamento del Tracker etc
Ad ogni Torrent è associato il proprio Tracker: tanti files sono in download, tanti saranno i Trackers esistenti.
Ogni client deve collegarsi al Tracker periodicamente con lo scopo di scaricare o aggiornare la lista degli utenti che possiedono il file o parte di esso.
Dopo di che, le comunicazioni tra i vari client non avvengono con l’utilizzo di server (come avviene invece in eMule) ma in maniera diretta.
In questo modo è possibile raggiungere un numero molto superiore di fonti e ottenere una velocità di download imparagonabile.
Infatti a differenza di eMule, BitTorrent non usa alcun sistema di crediti e di code, ma crea contatti diretti tra i Peer.
Questo permette a BitTorrent di raggiungere velocità di download in costante aumento durante tutta la fase di scambio, raggiungendo velocità medie di molto superiori a quelle di eMule.
L’unico pregio di eMule, essendo fortemente legato ai server, è la presenza di un sistema di ricerca interno al programma.


OCCHIO AI FILES ILLEGALI
Ovviamente bisogna fare attenzione a ciò che si scarica perchè tra files legali ce ne sono moltissimi anche protetti da diritto d'autore quindi assolutamente illegali.
Negli anni, MPAA e RIAA che lottano contro la pirateria (a favore delle case discografiche) hanno portato avanti diverse campagne per sensibilizzare gli utenti all’acquisto di prodotti originali e scoraggiare il download di file protetti da copyright.
Nel contempo, portavano avanti anche battaglie legali contro provider e tracker Torrent.
La più celebre è quella condotta contro il Tracker svedese Pirate Bay.

mercoledì 27 aprile 2016

Come Overpeer Sconfisse Kazaa e FastTrack

Kazaa fece la sua comparsa sul Web intorno al 2001.
Per quanti non lo sapessero trattasi di uno dei primissimi software di P2P (alla pari di Napster ed Audiogalaxy).
Esso sfruttava (ci si riferisce al Kazaa originario) il protocollo FastTrack.
A differenza dei software P2P dell'epoca Kazaa conteneva spyware ed adware installati nel proprio software.
Ovvero software commerciali(e non) del calibro di Altnet (adware), B3D (adware), The Best Offers (adware), TopSearch (adware), Cydoor (spyware), IstanFinders (hijacker, ovvero redirect delle pagine), RX Toolbar (spyware), Gator (spyware/trojan).
Come Napster, anche Kazaa, ebbe problemi legali per via del materiale scambiato (mp3, film e quant'altro coperti dal diritto d'autore) tuttavia il suo tramonto definitivo fu un po' diverso.


LE PRIME CAUSE LEGALI
In particolare la magistratura olandese ordinò ai proprietari di Kazaa di impedire ai propri utenti la violazione del copyright, altrimenti avrebbero dovuto pagare una pesante multa.
I proprietari di Kazaa risposero vendendo l'applicazione alla Sherman Networks con quartier generale in Australia e con una filiale nell'isola di Vanuatu.
Verso la fine di marzo del 2002 la corte di appello dei Paesi Bassi assolse Kazaa affermando che non poteva essere responsabile del comportamento dei propri utenti.


LA SHARMAN DENUNCIATA
Tuttavia nel 2002, fu la Sharman a finire nelle aule dei tribunali.
Essa rispose attraverso una azione legale antitrust, sostenendo che le major avevano cospirato contro la Sharman a causa del servizio a pagamento di Altnet.
La Sharman inoltre sostenne che non poteva essere citata in giudizio in California in quanto non aveva sufficienti relazioni con quello stato.


KAZAA LITE: IL SOFTWARE NON UFFICIALE
Kazaa Lite fu una versione modificata (e non autorizzata) dell'originaria Kazaa che escludeva la presenza di adware e spyware (installati, come abbiamo visto all'inizio, nella versione originaria).
Venne lanciata da terze parti ad aprile 2002 gratuitamente, ed a partire da metà del 2005 venne considerato, più o meno da tutti, come il client ufficiale di Kazaa stesso.
Era collegato alla stessa rete FastTrack e, quindi, permetteva di scambiare file con tutti gli utenti di Kazaa.
Le versioni successive di Kazaa Lite K ++  includevano un patcher di memoria che rimuoveva le restrizioni di ricerca ed impostava il proprio "livello di partecipazione" al massimo (1000).
Nel 2003 divenne il software più scaricato di sempre nella storia dell’informatica con ben 239 milioni di download.
Nel settembre 2003, la RIAA presentò una richiesta di citazione a giudizio, alla corte civile contro diversi utenti privati che avevano condiviso una grande quantità di file con Kazaa Lite.
Multe in media di 3mila dollari.
Come risultato il traffico sulla rete di FastTrack subì una diminuzione di circa il 15%.
La Sharman rispose citando a giudizio la RIAA, affermando che la propria rete era stata violata da altri software client (come Kazaa Lite) usati per investigare chi stava condividendo file, sulla rete di Kazaa stessa.
Sempre nello stesso anno vedeva la luce Kazaa Plus e Gold (a pagamento e sempre senza spyware).
Nel febbraio 2004, la Australian Record Industry Association annunciò una propria azione legale contro KazaA, affermando che erano state compiute, ai suoi danni, pesanti violazioni del copyright. Gli investigarori dell'ARIA dissero che questa "era il più massiccio caso di violazione di copyright mai accaduto in Australia", aggiunsero inoltre che la loro operazione era concentrata quasi totalmente sul traffico illegale.
Nel 2005 la corte dichiarò che i sei imputati, tra cui i proprietari di Kazaa Sharman Networks, Nikki Hemming e il suo socio Kevin Bermeister avevano consapevolmente permesso agli utenti di scaricare illegalmente canzoni protette da copyright.
A Kazaa venne dato l'ordine di filtrare tutti i contenuti illegali o comunque protetti da diritto d'autore.
Il 5 dicembre 2005, scaduto il termine di "filtraggio" per quanto riguarda i contenuti illegali agli utenti con un indirizzo IP australiano comparve il messaggio "Avviso importante: il download del Kazaa Media Desktop non è consentito".


IL CASO JAMMIE THOMAS RASSET
Più di recente nel 2007, a Duluth, Minnesota, l'industria discografica fece causa Jammie Thomas-Rasset.
La Thomas venne citata in giudizio da sei case discografiche (Sony BMG, Arista Records LLC, Interscope Records, UMG Recordings Inc., Capitol Records Inc. e Warner Bros. Records Inc.) e condannata a 9mila dollari di multa per ciascuna delle 24 canzoni condivise sul software nel 2005.
La Thomas si difese affermando di non avere un account Kazaa, ma la sua testimonianza venne complicata dal fatto che aveva sostituito il disco rigido del suo computer poco prima del processo.
Nel giugno 2009 la giuria chiese la multa record di 80mila dollari per ogni canzone condivisa.
Il Tribunale federale ridusse a 54mila dollari.
Tra corsi e ricorsi nel novembre 2010 venne condannata a pagare per la sua violazione 62.500 dollari per ogni canzone, per un totale di $ 1,5 milioni.
Per invalidazioni generali (tra cui privacy e quant'altro) il processo, ancora oggi, è lungi dal concludersi.


OVERPEER: IL SISTEMA CHE DISTRUSSE KAZAA E FASTTRACK
Tornando ai problemi legali di Kazaa stesso le Major, tra un processo e l'altro, utilizzavano software del calibro di Overpeer della compagnia Loudeye.
Questa compagnia (dismessa nel 2006 per problemi economici ed appunto perchè i sistemi P2P si stavano evolvendo) offriva i suoi servigi ai produttori di contenuti multimediali in formato digitale, e in particolare alle etichette discografiche, le quali facevano uso della piattaforma Overpeer per inquinare, con contenuti fasulli o corrotti, le reti di P2P di Kazaa (e non solo).
Esisteva anche un'azienda che lavorava in modo simile: MediaDefender.
FastTrack, il network alla base di software come Kazaa e Kazaa Lite, era stato il bersaglio principale dell'azione di disturbo di Overpeer.
In concreto, tale azione consisteva nel creare sulla rete migliaia di peer fittizi, clienti fasulli presenti solo sui server di Loudeye, che avevano il compito di immettere in rete contenuti all'apparenza validi, ma in realtà corrotti e inutilizzabili.
Il sistema sfruttava i punti deboli dell'algoritmo UU Hash, usato in FastTrack per identificare in maniera univoca un singolo file.
Associando un codice UU Hash apparentemente valido ad un file "fake", si danneggiavano gli utenti e più in generale il meccanismo di condivisione.
Secondo stime dell'epoca, l'azione di contrasto a mezzo falsi contro FastTrack è arrivata al punto di contagiare non meno della metà del totale dei file presenti sulla rete.
Altnet, l'azienda che realizzava l'adware "ufficiale" integrato in Kazaa, inviò diffide formali a quelle aziende che, a suo dire, utilizzano i propri adware per identificare gli utenti del P2P che violano il diritto d'autore e consegnare i loro dati (IP e nome-utente) alle major.
Secondo Altnet, le proprie tecnologie di identificazione dei file facilitavano la vita agli utenti di Kazaa nella localizzazione dei file di proprio interesse ma vi erano aziende appunto che utilizzavano questi sistemi per inquinare i network di scambio con file fake e, soprattutto, per tenere traccia dei download di particolari file.
Non bastasse il danno agli scambi, Overpeer diffondeva anche adware ed altri malware invasivi.
Sotto certi versi quindi, più che i processi giudiziari, fu Overpeer a "far tramontare" Kazaa e FastTrack.
È noto infatti, da lì a poco, che fine abbia fatto la rigogliosa e popolata FastTrack: invasa da fake e da virus, gli utenti migrarono verso sistemi di scambio e network meno attaccabili dall'industria dell'intrattenimento.
Sono così venute alla ribalta reti basate su tecnologie più sicure e affidabili dal punto di vista della verificabilità dei contenuti disponibili.
Tra cui BitTorrent.

martedì 5 gennaio 2016

Napster Stringe Un Accordo Con La Nintendo

Figlio dell'illegalità assoluta e dei selvaggi anni 90, Napster era ritornato in veste del tutto legale qualche anno dopo la sua chiusura come un normale servizio di streaming a pagamento.
Era ritornato con più o meno lo stesso logo che, solo qualche anno prima, faceva rizzare i capelli alle major, alle case discografiche e alle band musicali di tutto il mondo.
E' di due settimane fa invece la notizia della partnership musicale con la Nintendo: infatti il famoso servizio di streaming è sbarcato sulla Wii U attraverso un’applicazione gratuita scaricabile (disponibile in tutta Europa per tutti i possessori della console dal 17 dicembre 2015).
Con oltre 34 milioni di brani,  Napster è uno dei  principali servizi di abbonamento di musica digitale del mondo, offrendo una delle più complete raccolte musicali online.
I possessori di Wii U con un abbonamento Napster Unlimited avranno accesso al servizio completo di Napster attraverso la propria console Wii U e, grazie al touch screen del GamePad, si potrà facilmente cercare un brano specifico, un album o un artista, così come sfogliare i generi, per fare in modo che gli appassionati di musica possano trovare tutte le ultime novità.
Il touch screen del GamePad di Wii U può anche essere utilizzato per accedere a centinaia di stazioni radio divise per genere, artista, testi o stato d'animo, così come le playlist Napster create dai gruppi di esperti di musica di Napster.
Gli utenti Wii U possono inoltre accedere alla loro libreria di brani preferiti e playlist personali, create nell’app Napster per smartphone e tablet o tramite il servizio web di Napster.
Per accedere a Napster, i proprietari di Wii U potranno scaricare l'applicazione gratuita dal Nintendo eShop, che consentirà agli abbonati a Napster Unlimited di iniziare ad ascoltare musica immediatamente.
I proprietari di Wii U che non sono ancora iscritti a Napster potranno registrarsi per una prova gratuita di 30 giorni sul sito di Napster.
A volte ritornano e si evolvono pure.

giovedì 12 marzo 2015

Rapidshare Chiude Il 31 Marzo 2015 (2002-2015)

Il sito Rapidshare, uno dei più famosi servizi di file hosting di internet, ha annunciato che chiuderà il 31 marzo 2015.
A partire da quella data tutti gli account presenti ed i correlati dati contenuti saranno cancellati definitivamente.
La società svizzera fondata nel 2002 ha vissuto momenti di grande fortuna e gloria e, rispetto ad altri servizi analoghi (come MegaUpload, finito nella bufera per la distribuzione di materiale protetto da copyright), è riuscita invece a rimanere attiva(con qualche modifica comunque).
Dopo la chiusura di Megaupload, Rapidshare ha anche ereditato molti dei suoi utenti, ampliando dunque il suo bacino di clienti.
Anche Rapidshare ha dovuto fronteggiare numerose battaglie legali, per buona parte perse, dovute al suo larghissimo impiego per lo scambio di materiale protetto da copyright e quindi illegale.
L’unica vittoria, parziale, in Germania nel 2012, con la corte tedesca che non ha attribuito alla società la diretta responsabilità del materiale immagazzinato dagli utenti, imponendo però controlli sui siti esterni che linkassero ai file immagazzinati dalla piattaforma.
Ma proprio sulla scia della fine di Megaupload per le note vicissitudini legali, Rapidshare ha tentato la carta di trasformarsi in un servizio cloud intensificando le sue politiche anti pirateria soprattutto a seguito di alcune cause legali.
Una "conversione" che evidentemente non è andata a buon fine visto che l’azienda ha licenziato il 75% dei suoi dipendenti nei primi mesi del 2014.


CHIUSURA 31 MARZO 2015
Nessuna spiegazione ufficiale è stata in ogni caso data sui motivi della chiusura.
Probabilmente, con un mercato di servizi cloud che si fa sempre più competitivo, le offerte di Rapidshare con prezzi a partire dai 49.99 euro al mese hanno allontanato gli utenti verso altri siti molto più convenienti, il tutto operando nella più assoluta legalità.
Alle grandi major servizi come Rapidshare non sono mai piaciuti e sono sempre stati additati come “covo” di pirati informatici che condividono illegalmente materiale protetto da copyright, il che suggerisce l’ipotesi di una chiusura cautelativa prima di incorrere in possibili cause legali milionarie.
Rapidshare, tramite uno scarno messaggio in home page, suggerisce ai suoi utenti di mettere al sicuro i propri dati in quanto a partire dal 31 marzo saranno irrecuperabili.
Internet perde dunque una figura storica che per anni è stato il simbolo della condivisione libera all’interno della grande rete.
Si chiude l’ennesimo capitolo di un fenomeno che va piano piano svanendo.

sabato 28 febbraio 2015

The Pirate Bay Torna Online

Pare che il noto sito Pirate Bay sia tornato online dopo quasi due mesi, a seguito dell'ultimo raid ad opera della polizia contro i server ospitati in mezzo alle montagne svedesi.
Il ritorno della Baia è arrivato proclami particolari da parte degli admin, ponendo fine al conto alla rovescia degli ultimi giorni, mostrando di aver superato la pausa di riflessione che la crew svedese si era imposta dopo l'intervento delle forze dell'ordine.
Il servizio di ricerca torrent di The Pirate Bay è di nuovo disponibile con il dominio originale (.se), dominio che era fra l'altro tornato online dopo appena due settimane dal raid con una bandiera pirata ondeggiante al vento a fare da homepage.
Gli utenti sembrano apprezzare il ritorno in Rete della Baia, al punto che i server hanno difficoltà a gestire la mole di traffico, con problemi di reperibilità che si verificano a momenti alterni.


CHI GESTISCE IL NUOVO PIRATE BAY?
Il sito, ospitato su server moldavi, è inoltre tornato all'operatività appoggiandosi ai servizi della CDN Cloudflare: c'è chi invita alla prudenza, gli indirizzi IP degli utenti potrebbero essere anche registrati, non sapendo chi ci sia dietro questa rinascita.
Infatti un'altra questione piena di incognite riguarda il dietro le quinte della Baia.
La "nuova" Baia è infatti diversa da quella vecchia per varie ragioni, la più significativa delle quali è rappresentata dall'assenza degli admin storici.
Chi ha gestito la Baia per anni eliminando spam e torrent fasulli è stato a quanto pare sbattuto fuori in via definitiva, molti non l'hanno presa bene e hanno già promesso di voler fondare uno spin-off di The Pirate Bay portando avanti i "veri" valori del servizio di P2P svedese.

mercoledì 8 ottobre 2014

Come Funziona Osiris: Creare Siti P2P (Deep Web)


Osiris, detto anche OSPS, è un software freeware tutto italiano per la creazione di siti Web tramite tecnologia P2P.
Qual è la differenza?
Il Web come lo conosciamo noi(blog, forum, siti internet, etc ) si basa su un sistema centralizzato: quando si vuole aprire uno spazio internet, bisogna appoggiarsi a un gestore, che ci metta a disposizione il luogo in cui collocare il nostro sito, spesso a pagamento.
Dovremo registrarlo e il sito sarà intestato a noi: chiunque potrà così sapere chi abbia aperto un sito e chi lo stia gestendo.
 Il sito, inoltre, sarà ospitato su un server centrale, che funzionerà da "motore" e si occuperà di gestire il traffico degli utenti sul sito.
Osiris nasce per rivoluzionare questa concezione.
Seguendo la filosofia del P2P (il peer-to-peer, ossia la condivisione libera di contenuti), Osiris è un programma gratuito, il cui scopo è quello di permettere a chiunque di creare e mantenere un sito internet "peer-to-peer", ossia senza ricorrere a un server centrale, senza pagare l'affitto a un gestore, senza bisogno di registrarsi ed essere schedati come proprietari del sito.
Sito ufficiale: Osiris (Sito Ufficiale)


DIFFERENZE CON I SITI DI TUTTI I GIORNI
La sostanziale principale, rispetto a un sito internet normale, è che un sito creato con Osiris si trova fisicamente nel computer di chi lo visita e lo utilizza: non è da qualche parte nella Rete, ma il suo contenuto è ospitato per intero nel computer dei suoi utenti.
Proprio come succede coi files scambiati attraverso P2P, il sito viene condiviso tra gli utenti che sono connessi e registrati al sito.
Ognuno ha la sua copia e ognuno può modificarla, liberamente, per poi condividerla con gli altri.
Non esiste infatti un amministratore centrale, per i siti creati con Osiris.
In poche parole gli utenti di un sito si autoregolano a propria scelta e il sito stesso è, a tutti gli effetti, un sito autogestito dalla collettività che ne fa parte.
Non c'è censura dei contenuti, è la comunità nel suo insieme che decide cosa inserire e cosa non inserire.
Oltre che anarchico, Osiris è anche anonimo.
Non è infatti possibile risalire all'identità di chi ha aperto il sito e di chi compone la sua comunità, grazie al sistema in cui il sito stesso è progettato.
In questo, non è molto diverso dalla rete Tor: ogni utente di Osiris costituisce un nodo, o anche più nodi, e l'uso di chiavi digitali di crittografia, assieme all'impossibilità di associare un nodo al suo indirizzo IP, rendono inattuabile l'identificazione degli utenti.
Come è ovvio, Osiris funziona meglio quando è distribuito tra molti utenti: più i nodi sono numerosi, più i contenuti sono distribuiti e minore è il traffico per ogni nodo.
All'interno di questa particolare rete troveremo anche un motore di ricerca che indicizza tutti i contenuti.


SCOPO DEL PROGETTO
Come per Tor, un uso tipico di Osiris è per sfuggire alla censura.
Non esistendo un server centrale su cui si trova il sito, non è possibile chiudere o bloccare l'accesso a un sito basato su Osiris, proprio perché si trova su tutti i computer degli utenti che lo condividono. L'unico sistema sarebbe quello di rintracciare ogni utente e sequestrare il suo stesso computer, ma di nuovo questo è ostacolato dalla struttura di Osiris, che impedisce di collegare un utente (ossia un nodo) al suo indirizzo IP.
Se gli utenti di un sito sono 50, allora esisteranno 50 copie di quel sito su altrettanti computer, da cercare e distruggere a uno a uno; se gli utenti sono 1000, le copie saranno altrettante.
Più la comunità di Osiris è grande, più diventa inarrestabile.
Lo stesso principio su cui si basa il P2P di eMule, insomma: più copie esistono di uno stesso file e più sarà difficile un tentativo di farle sparire tutte.
Con Osiris è possibile creare qualsiasi tipo di sito internet, forum, galleria di immagini e quant'altro. E ogni cosa sarà condivisa liberamente tra tutti gli utenti che ne fanno parte, tutti potranno contribuire allo stesso modo.


INSTALLAZIONE
Per prima cosa dovrete scaricarlo dal sito ufficiale.
Osiris esiste sia in versione installabile sul computer, sia in versione "portatile".
In più, c'è anche una estensione per Firefox.
Scarichiamo dunque Osiris, installiamo il programma (e fin qui basta seguire le indicazioni, non c'è nulla di particolare da dire: normale processo di installazione di un programma) e avviamolo per la prima volta.
Ci comparirà adesso una finestra con il wizard per configurarlo.
Cliccando su "Avanti", la finestra successiva ci chiederà di scegliere quale lingua usare per Osiris(c'è anche l'italiano, ovvio).
Possiamo anche scegliere se eseguirlo in automatico all'avvio del computer.
Per non rallentare l'avvio del computer, suggerisco di non eseguirlo in automatico: basterà cliccare poi sull'icona del programma per caricarlo.
Nella successiva schermata dovremo scegliere le porte da abbinare a Osiris ed eventualmente l'attivazione del servizio di UPnP (Universal Plug and Play).
Se siamo in difficoltà, lasciamo le impostazioni così come sono e limitiamoci a testare le porte, per verificare che funzionino, cliccando sul tasto che troviamo accanto alle voci corrispondenti.
Con lo UPnP attivato, dovrebbero funzionare.
Ultimo passaggio, la configurazione di un eventuale proxy, se lo usiamo: dovremo selezionare prima di tutto il tipo di proxy, cliccando sulla freccia in basso nella zona dove compare la parola "Nessuno". Poi, dovremo inserire l'indirizzo IP del proxy alla voce "Indirizzo", la porta a cui si connette alla voce "Porta", più l'eventuale nome utente e password, se si tratta di un proxy protetto da password.
Tutte informazioni che dovrebbero essere in vostro possesso, se usate quel proxy.
Con questo, abbiamo concluso l'installazione e la configurazione di Osiris.


CREAZIONE DI SITI
Dopo averlo configurato a dovere, si aprirà la finestra principale del programma: in alto a destra, troviamo alcuni pulsanti.
Quello più grande, con la freccia che punta verso il logo di Osiris, serve ad aprire l'interfaccia web del programma.
Dei tre pulsanti sotto, i primi due servono ad attivare o disattivare lo scambio di informazioni attraverso Osiris, mentre il terzo (quello con la chiave inglese) serve a modificare le impostazioni di Osiris e ci riporta alle finestre che abbiamo visto in precedenza.
Cliccando su "Crea un portale", possiamo creare un sito internet privo di server.
Cliccando su "Iscriviti a un portale", possiamo entrare a far parte di un sito già esistente e condividerlo, oltre a contribuire ai contenuti del sito.
Per farlo, però, abbiamo bisogno di un link di invito: se siamo iscritti a qualche portale, ci apparirà nella pagina di ingresso e basterà cliccare il link corrispondente per entrare.
Per cercare link di invito, potete controllare il forum di Osiris, sul sito ufficiale.
Osiris è un sistema che funziona attraverso al condivisione di contenuti: più utenti condividono un sito (o portale, come sono chiamati qui), più il sito sarà stabile e attivo.
Se volete quindi aprire un sito con Osiris, vi consiglio prima di tutto di trovare altri utenti che vi supporteranno: creare un sito per se stessi, sconosciuto a tutti, non è proprio in linea con la filosofia di base di Osiris.


Per saperne di più vi rimando anche agli articoli inerenti allo stesso argomento:
Cos'è e Come Funziona Usenet
Come Navigare Nel Deep Web Con Freenet
Guida Deep Web 2013
Navigare Con TOR Browser
Navigare Nel Deep Web Con Una VPN
Configurazione TOR 2013(Per Il Deep Web)
Come Funziona Freenet(Deep Web)
Links Italiani Freenet(2014)
Accedere Al Deep Web Senza Software
Guadagnare Bitcoin(Guida per pagare sul Deep Web)
Darknet: La Rete Oscura
Link Per Il Deep Web(Freenet e TOR)
How To Access Deep Web