Anche se è un progetto che la Pirelli sta portando avanti da molti anni, pare che ormai ci siamo, infatti nel futuro della mobilità su strada anche gli pneumatici saranno hi-tech e connessi ad internet. Il progetto è chiamato "Cyber Tire".
Si tratta di pneumatici che raccolgono informazioni riguardo il manto stradale durante il movimento, ad esempio quando brutto tempo causa in determinati punti il rischio di aquaplaning.
I dati poi vengono condivisi attraverso le reti 5G. In questo modo un’allerta può essere diramata in tempo reale alla vettura (sistema intelligente) e alle altre nei paraggi, in modo da fare particolare attenzione in quel punto.
La lettura avviene grazie a una serie di sensori posizionati direttamente all’interno dello pneumatico.
Il sistema è in grado anche di misurare con precisione parametri come la distanza percorsa e la ripartizione del carico all’interno del mezzo.
Altri parametri misurati sono:
-pressione
-temperatura
-usura
-carico verticale
I partner del progetto sono Ericsson, Audi, Tim, Italdesign e KTH.
Al momento Pirelli non ha annunciato una tempistica per la commercializzazione di Cyber Tire, né quanto costerà equipaggiare la tecnologia.
Servirà inoltre un’interfaccia dedicata per la trasmissione dei dati alla vettura e per la loro successiva condivisione in Rete (verrà fornita anche un'app).
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giovedì 23 gennaio 2020
mercoledì 25 ottobre 2017
Ricevere Notifiche Sull'Attività Dei Dispositivi Connessi In Casa (RpiNotify)
RpiNotify è un ottimo servizio che permette di far interagire un qualsiasi dispositivo intelligente (Internet Of Things) con Telegram, generando degli alert automatici ogni volta che viene eseguita una specifica funzione.
Sviluppato da Gabriele Toselli, 16enne di Villasanta in provincia di Monza, si tratta di una soluzione che come detto consente di ricevere delle notifiche push sul funzionamento di un device IoT direttamente sull’app di messaggistica istantanea, tramite smartphone o anche smartwatch.
È stato sviluppato per funzionare su RaspberryPi, Arduino e tutte le più famose schede IoT.
Quindi che sia l’apertura di una porta, l’accensione della TV, della luce, l'irrigazione del giardino, la variazione dell'IP pubblico, la rilevazione di un movimento o di un rumore, è possibile creare un canale diretto tra la macchina IoT e la chat di Telegram.
Basta scrivere lo script, o individuare all’interno del programma la funzione che si vuol notificare, e incollando il codice della chiamata si riceverà una notifica ogni volta che quella funzione sarà eseguita.
Sviluppato da Gabriele Toselli, 16enne di Villasanta in provincia di Monza, si tratta di una soluzione che come detto consente di ricevere delle notifiche push sul funzionamento di un device IoT direttamente sull’app di messaggistica istantanea, tramite smartphone o anche smartwatch.
È stato sviluppato per funzionare su RaspberryPi, Arduino e tutte le più famose schede IoT.
Quindi che sia l’apertura di una porta, l’accensione della TV, della luce, l'irrigazione del giardino, la variazione dell'IP pubblico, la rilevazione di un movimento o di un rumore, è possibile creare un canale diretto tra la macchina IoT e la chat di Telegram.
Basta scrivere lo script, o individuare all’interno del programma la funzione che si vuol notificare, e incollando il codice della chiamata si riceverà una notifica ogni volta che quella funzione sarà eseguita.
venerdì 21 luglio 2017
Cos'è La Smart Home? Funzioni e Costi
La Smart Home è sostanzialmente una casa intelligente (o del futuro, se preferite), un tutt'uno connesso (tramite Wi-Fi o Bluetooth) grazie ad un impianto domotico che ha l'obbiettivo di migliorare comfort, sicurezza e i consumi di chi vi abita.
Stiamo parlando dell' Internet Delle Cose (Internet Of Things).
Sarà possibile attivare o disattivare i dispositivi presenti, ottimizzare i carichi energetici spegnendo le luci, TV e quant'altro.
Il tutto tramite un software inserito in un'unità centrale che collega e gestisce un certo numero di dispositivi periferici.
Essa può amministrare solo alcune funzioni domestiche, come l'accensione delle luci o l'apertura delle porte ed ottimizzare tutte le installazioni elettriche, termiche e idriche.
COMANDI E CONTROLLO
I comandi vengono impartiti tramite telecomandi, touch screen a parete o tastiere evolute, ma anche strumenti utili per la gestione da remoto come Smartphone, Tablet e PC.
Nella Smart Home è possibile controllare ogni dispositivo con il semplice tocco di un tasto, nonché avere il pieno controllo della propria abitazione, da remoto.
PROGRAMMAZIONI AUTOMATICHE ED SMS
E' possibile programmare specifiche funzioni in orari prestabiliti o azioni simultanee (come spegnimento di tutte le luci, delle tv, etc).
Il blocco automatico di garage, porte e finestre rende la casa nettamente più sicura, evitando di dimenticarsi.
Somfy completa il tutto con un simulatore di presenza, per dissuadere eventuali tentativi di intrusione.
Anche fuoriuscite di gas o problemi all'impianto elettrico possono essere monitorati da lontano grazie ad un messaggio (SMS).
OTIMIZZAZIONE DEI CONSUMI
E' possibile ottimizzare i consumi, riducendo nettamente i costi di gestione.
Grazie a speciali sensori, il sistema è in grado di rilevare la temperatura e i livelli di luminosità esterna, regolando, di conseguenza, i dispositivi ad esso collegati, come impianti termici, allo scopo di preservare la corretta temperatura domestica.
Rilevatori antifumo, sensori di movimento, televigilanza, irrigazioni Smart, sensori d'irrigazione, termostati intelligenti sono altre funzioni pienamente supportate.
COSTI VARIABILI
I costi di una casa intelligente possono variare di molto a seconda del tipo di interventi che l'installazione dei sistemi di automazione e controllo richiedono.
I costi per integrare questi sistemi in una vecchia casa possono essere maggiori rispetto a quelli richiesti dalla pianificazione di una casa nuova.
L'evoluzione costante delle tecnologie e dei sistemi di controllo, sempre più facilmente integrati e collegati a computer e smartphone, sta facilitando notevolmente la diffusione delle reti di controllo, monitoraggio e programmazione dei sistemi di funzionamento della casa.
In ogni caso i costi vanno considerati come un investimento da ammortizzare nel medio-lungo periodo: i vantaggi per quanto riguarda il controllo e la massimizzazione dell'efficienza dei consumi sono innegabili e possono avere un impatto notevole in termini di risparmio.
Stiamo parlando dell' Internet Delle Cose (Internet Of Things).
Sarà possibile attivare o disattivare i dispositivi presenti, ottimizzare i carichi energetici spegnendo le luci, TV e quant'altro.
Il tutto tramite un software inserito in un'unità centrale che collega e gestisce un certo numero di dispositivi periferici.
Essa può amministrare solo alcune funzioni domestiche, come l'accensione delle luci o l'apertura delle porte ed ottimizzare tutte le installazioni elettriche, termiche e idriche.
COMANDI E CONTROLLO
I comandi vengono impartiti tramite telecomandi, touch screen a parete o tastiere evolute, ma anche strumenti utili per la gestione da remoto come Smartphone, Tablet e PC.
Nella Smart Home è possibile controllare ogni dispositivo con il semplice tocco di un tasto, nonché avere il pieno controllo della propria abitazione, da remoto.
PROGRAMMAZIONI AUTOMATICHE ED SMS
E' possibile programmare specifiche funzioni in orari prestabiliti o azioni simultanee (come spegnimento di tutte le luci, delle tv, etc).
Il blocco automatico di garage, porte e finestre rende la casa nettamente più sicura, evitando di dimenticarsi.
Somfy completa il tutto con un simulatore di presenza, per dissuadere eventuali tentativi di intrusione.
Anche fuoriuscite di gas o problemi all'impianto elettrico possono essere monitorati da lontano grazie ad un messaggio (SMS).
OTIMIZZAZIONE DEI CONSUMI
E' possibile ottimizzare i consumi, riducendo nettamente i costi di gestione.
Grazie a speciali sensori, il sistema è in grado di rilevare la temperatura e i livelli di luminosità esterna, regolando, di conseguenza, i dispositivi ad esso collegati, come impianti termici, allo scopo di preservare la corretta temperatura domestica.
Rilevatori antifumo, sensori di movimento, televigilanza, irrigazioni Smart, sensori d'irrigazione, termostati intelligenti sono altre funzioni pienamente supportate.
COSTI VARIABILI
I costi di una casa intelligente possono variare di molto a seconda del tipo di interventi che l'installazione dei sistemi di automazione e controllo richiedono.
I costi per integrare questi sistemi in una vecchia casa possono essere maggiori rispetto a quelli richiesti dalla pianificazione di una casa nuova.
L'evoluzione costante delle tecnologie e dei sistemi di controllo, sempre più facilmente integrati e collegati a computer e smartphone, sta facilitando notevolmente la diffusione delle reti di controllo, monitoraggio e programmazione dei sistemi di funzionamento della casa.
In ogni caso i costi vanno considerati come un investimento da ammortizzare nel medio-lungo periodo: i vantaggi per quanto riguarda il controllo e la massimizzazione dell'efficienza dei consumi sono innegabili e possono avere un impatto notevole in termini di risparmio.
sabato 17 giugno 2017
Dall'ITS-G5 Al Blind Spot Detection: Le Tecnologie Per I Veicoli Del Futuro
La tecnologia è sempre più nella vita di tutti i giorni: non solo Computer, Smartphone, Smart Home, IOT ma anche GPS, macchine che si guidano da sole e quant'altro.
Ma a livello automobilistico, quali sono le novità nell'immediato futuro?
L'ABS che serve a mantenere stabile la macchina esiste da decenni ma l'ultima evoluzione permette persino di frenare in curve molto inclinate e a "tornanti".
Il controllo a trazione invece previene le scivolate su fondi a scarsa aderenza (fango, terriccio o in caso di pioggia).
Non è neanche molto lontano l'introduzione dell'eCall (che probabilmente sarà reso obbligatorio): sostanzialmente si tratta di un dispositivo che effettua una chiamata di soccorso in modo autonomo (a seguito di gravi incidenti).
Ovviamente sarà possibile utilizzare il dispositivo anche volontariamente in caso di necessità.
Il "Blind Spot Detection" invece monitora il traffico circostante grazie a dei sensori "live".
Inoltre quando un veicolo da dietro ci sorpassa, si accende un retrovisore sul motoveicolo (infatti sarà disponibile non solo per le macchina ma anche per le moto: BMW-Blind Spot Detection), avvisandoci dell'imminente sorpasso.
Saranno inoltre implementati anche nuovi cruscotti HD capaci di replicare sul display le app del proprio Smartphone, il navigatore, la musica, oltre a permettere di ricevere/effettuare chiamate.
Infine, forse l'invenzione più innovativa, sarà lo standard ITS-G5 (Intelligent Trasport Systems) in grado di riconoscere il pericolo, ancor prima che l'occhio umano possa accorgersi dell'eventuale collisione.
Il tutto tramite etere.
Ma a livello automobilistico, quali sono le novità nell'immediato futuro?
L'ABS che serve a mantenere stabile la macchina esiste da decenni ma l'ultima evoluzione permette persino di frenare in curve molto inclinate e a "tornanti".
Il controllo a trazione invece previene le scivolate su fondi a scarsa aderenza (fango, terriccio o in caso di pioggia).
Non è neanche molto lontano l'introduzione dell'eCall (che probabilmente sarà reso obbligatorio): sostanzialmente si tratta di un dispositivo che effettua una chiamata di soccorso in modo autonomo (a seguito di gravi incidenti).
Ovviamente sarà possibile utilizzare il dispositivo anche volontariamente in caso di necessità.
Il "Blind Spot Detection" invece monitora il traffico circostante grazie a dei sensori "live".
Inoltre quando un veicolo da dietro ci sorpassa, si accende un retrovisore sul motoveicolo (infatti sarà disponibile non solo per le macchina ma anche per le moto: BMW-Blind Spot Detection), avvisandoci dell'imminente sorpasso.
Saranno inoltre implementati anche nuovi cruscotti HD capaci di replicare sul display le app del proprio Smartphone, il navigatore, la musica, oltre a permettere di ricevere/effettuare chiamate.
Infine, forse l'invenzione più innovativa, sarà lo standard ITS-G5 (Intelligent Trasport Systems) in grado di riconoscere il pericolo, ancor prima che l'occhio umano possa accorgersi dell'eventuale collisione.
Il tutto tramite etere.
lunedì 24 ottobre 2016
Come I Malware Infettano L'Internet Of Things Creando Botnet
Si tratta d'immensi e sofisticati attacchi DDos (Denial Of Service) realizzati tramite l'Internet Of Things.
O, se preferite, le case intelligenti.
In realtà niente di rivoluzionario: il meccanismo è sempre quello.
Se non che al posto dei PC, vengono utilizzati altri dispositivi connessi in rete.
L'attacco, identificato col nome di Mirai, consiste nel prendere possesso di dispositivi IoT vulnerabili (videocamere IP, webcam, frigoriferi ed altri dispositivi per la smart home) trasformandoli in bot che inondano i server di richieste causando rallentamenti o il blocco dell'intera infrastruttura.
L'idea è comunque "furba" perchè molti dispositivi IoT presentano proprie vulnerabilità e, soprattutto, la maggior parte della gente gestisce male la loro sicurezza: non mettere la password o non cambiare quella di default pare essere una costante poiché non si comprende l'entità del pericolo.
Si parla di gigantesche Botnet con migliaia, se non milioni, di dispositivi infetti (hackerati da un dato Malware, come detto Mirai).
Mirai è progettato per scandagliare internet alla ricerca di dispositivi connessi vulnerabili che usano il protocollo telnet e hanno credenziali di login di default piuttosto deboli come "123456", "root", "password", "admin" credenziali usate anche da un’altra Botnet composta da router hackerati.
Combinazioni di username e password che il malware sfrutta a ripetizione per tentare di penetrare all’interno dei suoi obiettivi.
Una volta che il malware trova uno di questi dispositivi li infetta e si diffonde.
Ciò garantisce a chi comanda il malware pieno controllo sui dispositivi hackerati e permette loro di lanciare degli attacchi DDoS attraverso essi.
L’espediente utilizzato da Mirai per infettare i dispositivi sfrutta quest'attacco: avvantaggiandosi delle password di default utilizzate per accedere agli strumenti di amministrazione dei device, il malware non ha molte difficoltà ad indovinare la sequenze corretta (l’idea è simile a quella dei programmi brute force anche se in questo caso il numero di combinazioni nome/password è relativamente basso, solo 60).
In questo modo verrebbero resi zombie/bot migliaia di dispositivi.
L’azienda citata prima negli ultimi giorni ha rilasciato un firmware che rende ora molto più complesso superare le difese dei dispositivi ma quanti altri prodotti sono ancora esposti al malware?
Le inadeguate protezioni adottate dai produttori di questi device mettono a disposizione dei malintenzionati una fonte quasi illimitata di Bot.
Basti dire che se generalmente in ogni casa ci sono 2 PC, i dispositivi Smart (connessi in rete) sono decisamente di più e in futuro il numero non può che aumentare.
Inoltre, come detto, password di default e hardware non aggiornati sono il principale problema.
Il malware Mirai avrebbe anche preso parte all‘attacco DDoS record (oltre 600Gbps) lanciato contro il portale Krebs On Security e contro Dyn.
Colpire il gestore del DNS è stata una mossa abbastanza astuta: un attacco DDoS contro un colosso come Facebook o Youtube sarebbe molto difficile da portare avanti con successo (alcune tecnologie applicate alla potenza di calcolo di cui sono a disposizione permettono di limitare i danni perpetrati da questo tipo di azioni).
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Maxi Attacco DDoS Contro Dyn: Mirai e Le Botnet Dell'Internet Of Things
Bersaglio dell'attacco l'nfrastruttura server del web-hoster Dyn, con base nel New Hampshire.
Intorno alle 7 americane (le 13 italiane) questi server americani sono stati oscurati e resi inaccessibili per diverse ore.
Un secondo attacco sarebbe avvenuto intorno alle 11:52 ora locale, quattro ore dopo il primo attacco. Per entrambi gli attacchi, la tecnica usata è stata quella del DDoS (server e siti sovraccaricati per le elevatissimo numero di richieste di accesso. Un po' come se sul vostro PC usasse una decina di software di P2P contemporaneamente: la vostra banda Internet verrebbe saturata e non riuscireste più a navigare).
Infine, nella serata italiana un terzo attacco contro Dyn (che gestisce i DNS e traduce gli IP dei siti Web in indirizzi nominali).
L’esperto di cybersicurezza Brian Krebs ha sostenuto che si possa trattare di una vendetta, facendo notare come il direttore del reparto analisi di Dyn, Doug Madory, avesse collaborato con lui in un’indagine che ha messo in luce i rapporti quantomeno ambigui tra alcune società che forniscono strumenti per difendersi dagli attacchi DDoS e gli stessi cybercriminali che li portano a compimento.
Colpite da problemi tecnici anche altri colossi quali Paypal ed Amazon.
Una mappa pubblicata da un sito specializzato in alta tecnologia, Dailydot, ha mostrato come l'attacco sia stato localizzato in gran parte del Nordest degli Stati Uniti, a New York e Washington e lungo il confine canadese.
Anche una piccola parte del Sud del Texas è stato coinvolto.
TIPI DI ATTACCO
Dietro questi attacchi così massicci (visto che coinvolgono milioni di dispositivi), le alternative potevano essere solo due:
1) Anonymous (o organizzazioni simili)
2) Una gigantesca Botnet
Secondo Flashpoint che ha analizzato i dati sull’attacco, dietro ci sarebbe un Malware che sfrutta il funzionamento di Mirai, software dannoso già usato in precedenti azioni di hacking e di cui è stato anche rilasciato il codice sorgente.
Al contrario di quello che si può pensare, i dispositivi infettati dal Malware non sono in larga parte computer, ma soprattutto stampanti, videocamere di sorveglianza, frigoriferi ed in generale case intelligenti.
Gli Hacker, infatti, preferiscono sfruttare questo tipo di oggetti connessi alla rete perché tipicamente hanno difese meno solide, e riescono così a creare enormi Botnet all’insaputa degli utenti, senza lasciar traccia.
Proprio per questo motivo, sarà difficile risalire all’identità dei colpevoli.
Alla base, come esercito, dunque ci sarebbe l’Internet Of Things, i miliardi di oggetti comuni collegati al Web.
Si tratta di oggetti sempre più diffusi, oggi se ne contano 7 miliardi nel mondo, nel 2020 saranno quasi 30 e rappresentano forse il più grande problema di sicurezza informatica del momento, perché vulnerabili ad attacchi esterni.
Quanto successo negli Stati Uniti sarebbe stato causato da dispositivi resi «zombie», ovvero pilotati a distanza, dal già citato Mirai (che negli ultimi tempi avrebbe infettato centinaia di migliaia di registratori digitali, telecamere, sensori di vario genere e altri oggetti connessi ala Rete).
Per approfondire: Come I Malware Infettano L'Internet Of Things Creando Botnet
Si parla di «vandali della Rete», ma anche di seguaci di Julian Assange, come lasciava intendere qualche giorno fa un tweet di WikiLeaks: «Chiediamo a tutti i sostenitori di smettere di attaccare i siti internet USA».
Alcune fonti hanno ipotizzato un attacco da qualche paese dell'Est Europa, secondo altri sarebbe in scena un maxi attacco per sabotare le votazioni presidenziali degli americani non residenti all'estero.
ALTRI ATTACCHI NEGLI ULTIMI MESI
Questo è solo l'ultimo degli attacchi in serie registrati in questo periodo negli Stati Uniti e in altri Paesi industrializzati.
Yahoo ha recentemente ammesso di aver subito la pesantissima intrusione dei pirati informatici, con la violazione degli account di 500 milioni di suoi utenti.
Nel mirino anche il settore finanziario e alcune banche.
Ma gli attacchi informatici hanno lasciato il segno anche sulla campagna presidenziale degli Stati Uniti con la pubblicazione effettuata da WikiLeaks di migliaia di e-mail di manager vicini alla candidata democratica Hillary Clinton.
Senza scordarci dell'attacco che Hacker cinesi hanno attuato l'11 luglio per cercare di rubare i segreti operativi della portaerei USA Ronald Reagan.
L’attacco venne condotto alla vigilia della decisione della Corte dell’Aia che ha condannato l’espansionismo di Pechino nel Mar cinese meridionale.
La Ronald Reagan in quei giorni era di pattuglia nell’area contesa.
Gli Hacker hanno usato una serie di email con malware indirizzate a personale governativo che si trovava in visita a bordo della portaerei.
Un’azione di «phishing» con un documento infetto mascherato da messaggio ufficiale americano.
Il Virus contenuto nelle email era studiato per copiare informazioni dal computer infettato o scaricare ulteriori virus.
L’obiettivo dei pirati informatici cinesi era di rubare informazioni sulle manovre militari in corso e sui sistemi di comando e controllo della Marina degli Stati Uniti.
Nella primavera del 2015 Washington aveva rivelato di aver subito il furto dei dati personali di milioni di dipendenti pubblici (tra i 9 e i 14 milioni secondo le fonti), compresi quelli di militari delle forze speciali e della agenzie di sicurezza, obbligati per legge a fornire tutte le informazioni sul loro stato familiare, le loro frequentazioni, i conti bancari.
L’Intelligence americana ha individuato quella che sembra la centrale degli hacker militari cinesi: sarebbe a Shanghai in Datong Road, in un palazzone di 12 piani.
L’attacco contro la Ronald Reagan però non sarebbe arrivato dalla base militare di Shanghai, ma sarebbe stato opera di Hacker «indipendenti» dal governo cinese.
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sabato 13 agosto 2016
Cos'è L'Anomaly Detection For Automotive? L'Antivirus Per Auto
Una decina d'anni fa, la suite di cui ci accingiamo a parlare, poteva sembrare fantascienza pura ma da qualche anno non è più così e soprattutto ha un senso.
Sto parlando dell' "Anomaly Detection For Automotive" presentato qualche mese da dall'azienda leader globale nella sicurezza informatica Symantec.
Ma di cosa si tratta? Di una protezione per i veicoli connessi ad Internet (automobili) che potrebbero essere attaccati da Hacker (come è successo nel test sulla Jeep Chrysler Hackerata Tramite Internet).
Questo nuovo sistema permette di monitore il veicolo, identificare eventuali problemi e risolvervi.
La connettività su strada è sicuramente una grande innovazione ma come si sa tutti i dispositivi connessi ad Internet non sono sicuri quindi la sicurezza di guidatori e passeggeri è in costante pericolo.
Symantec Anomaly Detection For Automotive utilizza l’apprendimento automatico per eseguire un’analisi di sicurezza passiva del veicolo in grado di controllare tutto il traffico sul Controller Area Network, senza interrompere le normali operazioni del veicolo.
Contemporaneamente il software apprende i comportamenti normali dell'auto e segnala eventuali anomalie che potrebbero indicare un attacco.
In poche parole grazie alla sua tecnologia dell’autoapprendimento, il veicolo con guida autonoma è sottoposto ad una costante protezione attraverso un’analisi della sicurezza a livello passivo, monitorando l’intera piattaforma informatica del veicolo, arrivando a conoscere (e poi riconoscere) i comportamenti abituali dello stesso, sviluppando così la capacità di inviare avvisi su attività sospette.
La suite è in grado di utilizzare poca memoria e potenza della CPU, classifica automaticamente le minacce in base alle criticità e ai rischi percepiti, classifica attentamente il comportamento del veicolo per consentire ai produttori di auto di identificare eventuali attacchi fino ad oggi mai identificati.
Attualmente Symantec protegge più di 1 miliardo di dispositivi IoT (Internet Of Things), dalle auto ai sistemi di misurazione intelligenti, fino ad arrivare ai sistemi di controllo industriali e delle aziende
Sto parlando dell' "Anomaly Detection For Automotive" presentato qualche mese da dall'azienda leader globale nella sicurezza informatica Symantec.
Ma di cosa si tratta? Di una protezione per i veicoli connessi ad Internet (automobili) che potrebbero essere attaccati da Hacker (come è successo nel test sulla Jeep Chrysler Hackerata Tramite Internet).
Questo nuovo sistema permette di monitore il veicolo, identificare eventuali problemi e risolvervi.
La connettività su strada è sicuramente una grande innovazione ma come si sa tutti i dispositivi connessi ad Internet non sono sicuri quindi la sicurezza di guidatori e passeggeri è in costante pericolo.
Symantec Anomaly Detection For Automotive utilizza l’apprendimento automatico per eseguire un’analisi di sicurezza passiva del veicolo in grado di controllare tutto il traffico sul Controller Area Network, senza interrompere le normali operazioni del veicolo.
Contemporaneamente il software apprende i comportamenti normali dell'auto e segnala eventuali anomalie che potrebbero indicare un attacco.
In poche parole grazie alla sua tecnologia dell’autoapprendimento, il veicolo con guida autonoma è sottoposto ad una costante protezione attraverso un’analisi della sicurezza a livello passivo, monitorando l’intera piattaforma informatica del veicolo, arrivando a conoscere (e poi riconoscere) i comportamenti abituali dello stesso, sviluppando così la capacità di inviare avvisi su attività sospette.
La suite è in grado di utilizzare poca memoria e potenza della CPU, classifica automaticamente le minacce in base alle criticità e ai rischi percepiti, classifica attentamente il comportamento del veicolo per consentire ai produttori di auto di identificare eventuali attacchi fino ad oggi mai identificati.
Attualmente Symantec protegge più di 1 miliardo di dispositivi IoT (Internet Of Things), dalle auto ai sistemi di misurazione intelligenti, fino ad arrivare ai sistemi di controllo industriali e delle aziende
martedì 2 agosto 2016
Arriva Danger Drone: Il Drone Hacker
Danger Drone è semplicemente un Drone equipaggiato con un Raspberry Pi dotato di tutti i più popolari software di hacking.
In poche parole il device ha hardware e software di un vero portatile, in più riesce a volare.
I due inventori sono Fran Brown e David Latimer.
Cosa cambia? Qual è la novità?
La novità è evidente perchè tramite un congegno di questo tipo, l'Hacker di turno potrebbe sferrare attacchi a distanza, senza che il dispositivo possa essere collegato lui.
Inoltre il dispositivo potrebbe essere mandato in "missione" nei pressi di WiFi a caccia di password e quant'altro.
Ovviamente, Brown e Latimer non hanno creato il Drone a beneficio dei criminali.
L'idea alla base è quella di fare da penetration test uno strumento per assicurarsi che le aziende e le strutture per cui lavorano abbiano le protezioni giuste per contrastare le minacce che potrebbero venire dal cielo, appunto.
Ma l'obbiettivo di questi Drone non sono tanto le reti WiFi tradizionali o i computer, ma altri dispositivi “intelligenti” meno sicuri e più facili da manipolare.
Ad esempio Internet Of Things quindi i vari apparecchi di domotica nelle case e nelle aziende.
Il Danger Drone, se usato in remoto, ha circa 2 km di raggio d’azione.
Ma con un modulo cellulare apposito il Drone può essere controllato via LTE, tecnologia che espande radicalmente il suo raggio d’azione.
E può anche essere programmato con tappe fisse e destinazioni di atterraggio.
Se funzionante, il Danger Drone potrebbe davvero aprire nuove incredibili possibilità per chi sferra un certo tipo di attacchi: dalle password rubate tramite WiFi, alla disattivazione d'impianti industriali, passando per il dirottamento di segnali TV o Radio.
Va comunque ricordato che se un oggetto può essere comandato a distanza, potrebbe anche essere compromesso/reso inoffensivo (per approfondire: Droni Hackerati Tramite Maldrone, GPS e Jammer e Jeep Chrysler Hackerata Tramite Internet).
In poche parole il device ha hardware e software di un vero portatile, in più riesce a volare.
I due inventori sono Fran Brown e David Latimer.
Cosa cambia? Qual è la novità?
La novità è evidente perchè tramite un congegno di questo tipo, l'Hacker di turno potrebbe sferrare attacchi a distanza, senza che il dispositivo possa essere collegato lui.
Inoltre il dispositivo potrebbe essere mandato in "missione" nei pressi di WiFi a caccia di password e quant'altro.
Ovviamente, Brown e Latimer non hanno creato il Drone a beneficio dei criminali.
L'idea alla base è quella di fare da penetration test uno strumento per assicurarsi che le aziende e le strutture per cui lavorano abbiano le protezioni giuste per contrastare le minacce che potrebbero venire dal cielo, appunto.
Ma l'obbiettivo di questi Drone non sono tanto le reti WiFi tradizionali o i computer, ma altri dispositivi “intelligenti” meno sicuri e più facili da manipolare.
Ad esempio Internet Of Things quindi i vari apparecchi di domotica nelle case e nelle aziende.
Il Danger Drone, se usato in remoto, ha circa 2 km di raggio d’azione.
Ma con un modulo cellulare apposito il Drone può essere controllato via LTE, tecnologia che espande radicalmente il suo raggio d’azione.
E può anche essere programmato con tappe fisse e destinazioni di atterraggio.
Se funzionante, il Danger Drone potrebbe davvero aprire nuove incredibili possibilità per chi sferra un certo tipo di attacchi: dalle password rubate tramite WiFi, alla disattivazione d'impianti industriali, passando per il dirottamento di segnali TV o Radio.
Va comunque ricordato che se un oggetto può essere comandato a distanza, potrebbe anche essere compromesso/reso inoffensivo (per approfondire: Droni Hackerati Tramite Maldrone, GPS e Jammer e Jeep Chrysler Hackerata Tramite Internet).
lunedì 26 gennaio 2015
Accendere Lampadine Con Il Pensiero: Progetto Arale
Accendere il PC con la forza del pensiero? Non è una tecnologia aliena perchè in un futuro neanche troppo lontano potrebbe succedere.
Di sicuro la ricerca in questo campo sta facendo passi da gigante, tanto che, appunto con la sola forza della mente, già ora è possibile fare accendere una lampadina, oppure fare muovere una piccola auto radiocomandata.
Non parliamo di parapsicologia o telecinesi, ma di elettronica, ossia del progetto Arale.
Il progetto è stato sviluppato dal lavoro di Mirco Ferrari e Manuele Mandolini, due ingegneri, informatico il primo ed elettronico il secondo.
La società ha preso vita nel 2007, fondata da Mirco, al quale poi si è affiancato Manuele.
A completare il team sono arrivati ancora Giacomo Mendogni, Laura Bandini e Matteo Catalano.
Progetto Arale, così chiamato in onore della bambina robot del manga giapponese.
Ma come si fa ad accendere una lampadina con il pensiero?
"La cuffia legge le onde elettromagnetiche del cervello e tramite una chiavetta le passa al PC dove il software da noi sviluppato elabora i dati interessanti, in particolare le onde alfa, che sono quelle legate alla concentrazione, poi via bluetooth le trasmette alla lampadina, facendola accendere. Lo stesso avviene per un rover della Lego che abbiamo deciso di utilizzare per un test successivo, riuscendo a farlo muovere in avanti".
"Usiamo il cosiddetto pensiero analitico, quel pensiero cioè che porta ad elaborare qualcosa, diverso da quello meditativo. Si deve arrivare a una soglia di concentrazione minima, che è quella che isola il software. Abbiamo visto che alcune persone fanno fatica, ma se per esempio li diamo da leggere un volantino al contrario o facciamo loro guardare un circuito elettrico, concentrandosi sui singoli elementi, attivano la soglia di attenzione".
Intanto il team ha continuato a sviluppare, e dopo la lampadina e il rover, è riuscita a far innescare, con semplice battito oculare, un jingle musicale da una circuitazione elettrica, come il classico beep che si sente quando si accende il computer.
Le applicazioni secondo Mirco sono molteplici: dal controllo della casa, all'automotive, ma il campo a cui il team tiene di più è quello dell'aiuto alle persone con disabilità.
"Al momento le cose che riusciamo a fare sono 3: accendere una lampadina, muovere un rover di lego (solo in avanti) e tramite l’intercettazione del battito oculare avviare e interrompere una sequenza musicale generata tramite un microprocessore ed un cicalino. Nei nostri prototipi abbiamo fatto utilizzo del Lego Mindstorm e di Arduino, la scheda elettronica open source. Al momento stiamo lavorando per interfacciare il nostro sistema con la mano robotica progettata e costruita all’interno del Fablab Parma in modo da ottenerne un controllo tramite stato mentale. In realtà se al posto della lampadina metti una qualsiasi periferica che può accendersi e spegnersi hai già un numero elevato di possibili applicazioni e il limite, a quel punto, è solo la fantasia".
Di sicuro la ricerca in questo campo sta facendo passi da gigante, tanto che, appunto con la sola forza della mente, già ora è possibile fare accendere una lampadina, oppure fare muovere una piccola auto radiocomandata.
Non parliamo di parapsicologia o telecinesi, ma di elettronica, ossia del progetto Arale.
Il progetto è stato sviluppato dal lavoro di Mirco Ferrari e Manuele Mandolini, due ingegneri, informatico il primo ed elettronico il secondo.
La società ha preso vita nel 2007, fondata da Mirco, al quale poi si è affiancato Manuele.
A completare il team sono arrivati ancora Giacomo Mendogni, Laura Bandini e Matteo Catalano.
Progetto Arale, così chiamato in onore della bambina robot del manga giapponese.
Ma come si fa ad accendere una lampadina con il pensiero?
"La cuffia legge le onde elettromagnetiche del cervello e tramite una chiavetta le passa al PC dove il software da noi sviluppato elabora i dati interessanti, in particolare le onde alfa, che sono quelle legate alla concentrazione, poi via bluetooth le trasmette alla lampadina, facendola accendere. Lo stesso avviene per un rover della Lego che abbiamo deciso di utilizzare per un test successivo, riuscendo a farlo muovere in avanti".
"Usiamo il cosiddetto pensiero analitico, quel pensiero cioè che porta ad elaborare qualcosa, diverso da quello meditativo. Si deve arrivare a una soglia di concentrazione minima, che è quella che isola il software. Abbiamo visto che alcune persone fanno fatica, ma se per esempio li diamo da leggere un volantino al contrario o facciamo loro guardare un circuito elettrico, concentrandosi sui singoli elementi, attivano la soglia di attenzione".
Intanto il team ha continuato a sviluppare, e dopo la lampadina e il rover, è riuscita a far innescare, con semplice battito oculare, un jingle musicale da una circuitazione elettrica, come il classico beep che si sente quando si accende il computer.
Le applicazioni secondo Mirco sono molteplici: dal controllo della casa, all'automotive, ma il campo a cui il team tiene di più è quello dell'aiuto alle persone con disabilità.
"Al momento le cose che riusciamo a fare sono 3: accendere una lampadina, muovere un rover di lego (solo in avanti) e tramite l’intercettazione del battito oculare avviare e interrompere una sequenza musicale generata tramite un microprocessore ed un cicalino. Nei nostri prototipi abbiamo fatto utilizzo del Lego Mindstorm e di Arduino, la scheda elettronica open source. Al momento stiamo lavorando per interfacciare il nostro sistema con la mano robotica progettata e costruita all’interno del Fablab Parma in modo da ottenerne un controllo tramite stato mentale. In realtà se al posto della lampadina metti una qualsiasi periferica che può accendersi e spegnersi hai già un numero elevato di possibili applicazioni e il limite, a quel punto, è solo la fantasia".
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