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domenica 25 marzo 2018

Mark Zuckerberg e Lo Scandalo Cambridge Analytica

Mark Zuckerberg, inventore di Facebook, è stato travolto in uno scandalo di discrete dimensioni riguardante l'acquisizione dei dati degli utenti iscritti.
Il programma per la raccolta di dati su Facebook fu avviato dalla Cambridge Analytica sotto la supervisione di Steve Bannon, l'ex stratega di Donald Trump.
Bannon, tre anni prima il suo incarico alla Casa Bianca, cominciò a lavorare a un ambizioso progetto: costruire profili dettagliati di milioni di elettori americani su cui testare l'efficacia di molti di quei messaggi populisti che furono poi alla base della campagna elettorale di Trump.
Bannon entrò a far parte del board della società Cambridge Analytica di cui è stato vicepresidente dal giugno 2014 all'agosto 2016, quando divenne uno dei responsabili della campagna elettorale di Trump.
L'ex dipendente della Cambridge Analytica Wylie, in una intervista al Washington Post, spiega come di fatto Bannon in quel periodo fosse il boss di Alexander Nix, il controverso Ceo della società che nelle ultime ore è stato sospeso dal suo incarico.
Bannon approvò nel 2014 una spesa di circa un milione di dollari per acquistare dati personali raccolti anche su Facebook.
Lo stesso ha ricevuto dalla Cambridge Analytica nel 2016 oltre 125 mila dollari in compensi per le sue consulenze e ha posseduto una parte della società per un valore tra un milione e i 5 milioni di dollari.

Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo: "Vogliamo sapere se c'è stata violazione dei dati. L'Europa è il più grande mercato dei social network, dobbiamo difendere la libertà. Mark Zuckerberg deve spiegare". 
Intanto negli Stati Uniti è partita la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica: la prima denuncia porta la firma di Lauren Price, del Maryland, che ha citato in giudizio le due compagnie davanti alla Corte federale di San Jose, in California, per conto di altri utenti Facebook che si sono sentiti danneggiati dall'utilizzo non autorizzato dei loro dati personali.
Mark Zuckerberg: "Nel 2007, lanciammo la piattaforma Facebook con la visione che più app dovessero avere una connotazione social. Il tuo calendario doveva essere in grado di mostrare i compleanni dei tuoi amici, le tue mappe dovevano mostrare dove vivono i tuoi amici e la tua rubrica doveva mostrare le loro foto. Per fare questo, abilitammo gli utenti ad accedere a delle app e a condividere i loro amici e alcune informazioni su di loro.
Nel 2013, un ricercatore dell'Università di Cambridge, Aleksandr Kogan, creò un'applicazione con un quiz sulla personalità. Fu installata da circa 300.000 persone che condivisero i loro dati e alcuni dati dei loro amici. La nostra piattaforma funzionava così bene in quel momento che Kogan fu in grado di accedere a decine di milioni di dati di questi amici.
Nel 2014, per prevenire delle app abusive, annunciammo che stavamo cambiando l'intera piattaforma per limitare drasticamente i dati a cui le app potevano accedere. In particolare, app come quella di Kogan non potevano più chiedere dati sugli amici di una persona a meno che i suoi amici non ne avessero dato l’autorizzazione. Chiedemmo anche agli sviluppatori di richiedere la nostra autorizzazione prima di  chiedere qualsiasi dato sensibile. Questi interventi impediscono oggi a qualsiasi app tipo quella di Kogan di accedere a tutti quei dati.
Nel 2015, venimmo a sapere dai giornalisti del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge Analytica. È contrario alle nostre politiche che gli sviluppatori condividano i dati senza il consenso degli utenti, quindi eliminammo immediatamente l'app di Kogan dalla nostra piattaforma e chiedemmo che Kogan e Cambridge Analytica dichiarassero formalmente di aver cancellato tutti i dati acquisiti in modo improprio. 
La settimana scorsa abbiamo appreso dal Guardian, dal New York Times e da Channel 4 che Cambridge Analytica potrebbe non aver cancellato i dati come avevano dichiarato. Abbiamo immediatamente vietato loro l'utilizzo di tutti i nostri servizi. Cambridge Analytica afferma di aver già cancellato i dati e ha accettato un controllo legale da parte di una società da noi incaricata di verificarlo. Stiamo anche lavorando con i regolatori che indagano su quanto è successo.  
E' stata una violazione del rapporto fiduciario tra Kogan, Cambridge Analytica e Facebook. 
Ma anche tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che noi li si protegga. Dobbiamo sistemare le cose. Sono responsabile di quello che succede sulla nostra piattaforma. Faremo ciò che serve per proteggere la nostra comunità. Impareremo da questa esperienza per garantire ulteriormente il social e rendere la nostra comunità più sicura per tutti. Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e lavorare per costruire questa comunità insieme. So che ci vuole più tempo per risolvere questi problemi, ma prometto che ce la faremo e costruiremo un servizio migliore a lungo termine".

Sei sono state le promesse del CEO di Facebook per riconquistare la fiducia degli iscritti.
"Controllare la nostra piattaforma. 
Rivedremo tutte le applicazioni che hanno avuto accesso a una grande quantità di dati, e revisione di quelle con attività sospetta. Se troviamo sviluppatori che hanno abusato delle informazioni di identificazione personale, saranno banditi.

Informare le persone sull'uso improprio dei dati. 
Informeremo le persone delle app che hanno abusato dei loro dati. Quando rimuoveremo un'app per abuso di dati, informeremo tutti coloro che l'hanno usata.

Disattivare l'accesso per le applicazioni inutilizzate. 
Se qualcuno non ha utilizzato un'applicazione negli ultimi tre mesi, interromperemo l'accesso dell'applicazione alle sue informazioni.

Limitare i dati forniti quando un'app si collega a Facebook. 
Stiamo cambiando il nostro login, in modo che nella prossima versione, ridurremo i dati che un'applicazione può richiedere per includere solo nome, foto del profilo e indirizzo e-mail. 

Incoraggiare le persone a gestire le app che utilizzano. 
Già mostriamo alle persone a quali applicazioni sono connessi i loro account e controlliamo quali dati hanno permesso a tali applicazioni di utilizzare. 
In futuro, faremo in modo che queste scelte siano più facili da gestire.

Premiare le persone che trovano vulnerabilità. 
Anche le persone potranno segnalarci eventuali abusi dei dati da parte degli sviluppatori di applicazioni".

Intanto gli inserzionisti britannici minacciano di abbandonare Facebook dopo la vicenda dell'abuso dei dati di decine di milioni di utenti.
E' quanto emerge da una riunione dell'Isba, l'organismo che rappresenta le maggiori agenzie pubblicitarie del Regno Unito,.

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