Una delle principali novità di Facebook che sarà lanciata nei prossimi mesi in Italia (perchè in alcune nazioni estere è già stata lanciata) sarà la possibilità d'inserire un video di 7 secondi al posto della canonica foto profilo.
"Il mondo è cambiato da quando tutto è iniziato nel 2004 ora come non mai le persone creano e guardano i video sul News Feed e sul profilo e abbiamo deciso che era arrivato il momento di fare un passo avanti".
I profili ogni giorno sono visitati 4 miliardi di volte e rappresentano uno degli elementi più importanti del social network.
Da circa 2 settimane, quindi, gli utenti di Regno Unito e California(USA) che possiedono un iPhone potranno sperimentare la nuova funzione che nelle prossime settimane arriverà anche in Italia, insieme a molti altri cambiamenti.
Ovviamente i video verranno riprodotti solo schiacciando sul profilo dell'utente interessato.
L'audio invece si abiliterà schiacciando, appunto, sul video.
Andate qui se volete sapere come mettere un video come foto profilo.
Le immagini del profilo non solo non saranno più solo statiche, ma, oltre al video, l'utente potrà anche utilizzare immagini temporanee per celebrare particolari eventi.
Dunque le immagini della foto profilo potranno essere anche a "tempo".
"Quando più di 26 milioni di persone hanno utilizzato il nostro filtro creato per la giornata dell'orgoglio LGBT, abbiamo capito che l'immagine può rappresentare anche quello che sta succedendo nella nostra vita in un determinato momento, cosa è importante per noi e come la pensiamo su determinati argomenti".
Si potrà anche mettere in evidenza alcune delle immagini del profilo, o renderle visibili soltanto ad alcuni amici.
Le novità riguarderanno anche la biografia: potrà arrivare a 100 caratteri.
Cambia poi la posizione dell'immagine (o video) profilo: non più laterale, ma più grande e centrata per incrementare l'impatto visivo di chi visita i nostri profili.
Con queste nuove funzioni Facebook si avvia verso un cambiamento che permetterà di sperimentare nuovi modi per condividere con i contatti le proprie esperienze.
domenica 18 ottobre 2015
giovedì 15 ottobre 2015
Cos'è e Come Funziona Depop: Vendere e Comprare Online
Depop è un’applicazione gratuita per iPhone ed Android che permette di acquistare oggetti e capi d'abbigliamento usati(e non), in poche parole è una sorta di negozio virtuale (Depop?Department + Popular) che permette di vendere/acquistare qualsiasi cosa scattando una foto e mettendola online.
La startup venne realizzata nel 2011.
In poche parole riunisce Instagram (per la grafica delle foto) ed eBay (per quanto riguarda il concetto di vendita) e permette di:
– condividere la foto con gli amici sui social network
– mandare un messaggio privato all’utente che ha messo l’annuncio
– acquistare l’oggetto in foto
– mettere il “like”
– commentare l’inserzione
Il sito ufficiale è questo: Depop
COME FUNZIONA
La grafica è simile ad Instagram
Come tutti i social, Depop, permette di seguire i propri amici ma anche perfetti sconosciuti o persone famose e influenti, guardare cosa fotografano e mettono in vendita e, nel caso, chiedere direttamente informazioni tramite il sistema di messaggistica privata.
Se invece si vuole mettere in vendita un proprio capo, un oggetto, un gioiello basta scattare una foto!
Il segreto del funzionamento di Depop sta nel suo essere immediato e nel dare la possibilità a tutti di scovare oggetti unici, curiosi, introvabili e alla moda a prezzi accessibili!
Ormai tutti hanno uno smartphone e scattare foto è la cosa più naturale che facciamo.
In qualunque luogo si può fare shopping e vendere quello che non ci interessa più.
Quello che per noi non è più indispensabile, per altre persone potrebbe essere importante quindi perchè non provare a venderlo?
COME ACQUISTARE
Registrato il profilo e scelto l'oggetto, sarà possibile acquistarlo tramite paypal o postepay.
Creato il profilo utente, è possibile ricercare anche tramite l'hashtag (cioè #).
Come su eBay è possibile contattare il venditore con un messaggio privato.
COME VENDERE
Creato il profilo utente, basterà scattare una foto a ciò che vogliamo vendere, stabilire un prezzo e aggiungere una descrizione.
Scegliere i metodi di pagamento e le modalità di consegna (a mano/via posta).
La commissione che Depop prende è del 4%.
La startup venne realizzata nel 2011.
In poche parole riunisce Instagram (per la grafica delle foto) ed eBay (per quanto riguarda il concetto di vendita) e permette di:
– condividere la foto con gli amici sui social network
– mandare un messaggio privato all’utente che ha messo l’annuncio
– acquistare l’oggetto in foto
– mettere il “like”
– commentare l’inserzione
Il sito ufficiale è questo: Depop
COME FUNZIONA
La grafica è simile ad Instagram
Come tutti i social, Depop, permette di seguire i propri amici ma anche perfetti sconosciuti o persone famose e influenti, guardare cosa fotografano e mettono in vendita e, nel caso, chiedere direttamente informazioni tramite il sistema di messaggistica privata.
Se invece si vuole mettere in vendita un proprio capo, un oggetto, un gioiello basta scattare una foto!
Il segreto del funzionamento di Depop sta nel suo essere immediato e nel dare la possibilità a tutti di scovare oggetti unici, curiosi, introvabili e alla moda a prezzi accessibili!
Ormai tutti hanno uno smartphone e scattare foto è la cosa più naturale che facciamo.
In qualunque luogo si può fare shopping e vendere quello che non ci interessa più.
Quello che per noi non è più indispensabile, per altre persone potrebbe essere importante quindi perchè non provare a venderlo?
COME ACQUISTARE
Registrato il profilo e scelto l'oggetto, sarà possibile acquistarlo tramite paypal o postepay.
Creato il profilo utente, è possibile ricercare anche tramite l'hashtag (cioè #).
Come su eBay è possibile contattare il venditore con un messaggio privato.
COME VENDERE
Creato il profilo utente, basterà scattare una foto a ciò che vogliamo vendere, stabilire un prezzo e aggiungere una descrizione.
Scegliere i metodi di pagamento e le modalità di consegna (a mano/via posta).
La commissione che Depop prende è del 4%.
mercoledì 14 ottobre 2015
La Truffa Informatica Di Stanley Mark Rifkin (1978)
Tra le truffe informatiche più grandi di tempi, c'è sicuramente quella perpetrata da Stanley Mark Rifkin nel 1978. Non è proprio una truffa informatica, essendo avvenuta senza l'ausilio di computer, quindi andrebbe più propriamente etichettata come "telematica". Ad ogni modo Rifkin nel 1978 si trovava a Los Angeles e transitava dalla sala telex (il terminale con la macchina da scrivere, l'evoluzione del telegrafo insomma) ad accesso limitato dell'ormai defunta Security Pacific National Bank (acquisita dalla Bank Of America nel 1992), dove transitavano trasferimenti monetari di parecchi miliardi di dollari al giorno. Lavorava per una ditta che svolgeva back-up dei dati, nel caso in cui il computer centrale fosse saltato, perciò era informatissimo sulle procedure di trasferimento (compreso la modalità d'invio dei soldi da parte dei funzionari). I cassieri autorizzati ai bonifici ricevevano tutte le mattine un codice giornaliero. Gli impiegati di quell'ufficio, per evitare di memorizzare ogni giorno il nuovo codice, lo riportavano su un foglietto che appiccicavano in un punto visibile. Rifkin, quel giorno, venne con l'idea precisa di dare un'occhiata a quel foglietto. Integrato il back-up dei dati al sistema, diede un'occhiata al foglietto ed uscì. In seguito puntò dritto verso la cabina del telefono, dove infilò la monetina e fece il numero della sala. Si spacciò per Mike Hansen, dipendente dell'ufficio estero della banca.
"Ciao, sono Mike Hansen dell'ufficio estero" disse alla giovane che rispose. Lei gli domandò il suo numero di interno. Essendo informato della procedura standard, Stanley rispose subito: "286".
"Bene, e il codice?" Rifkin un po' sorpreso, rispose imperturbabile: "4789", poi diede istruzioni per trasferire "10.200.000 dollari esatti" tramite la Irving Trust Company di New York alla Wozchod Handels Bank di Zurigo dove aveva già aperto un conto. Allora la giovane disse che andava bene, e che le serviva solo il numero di transazione tra un ufficio e l'altro. Rifkin non aveva previsto quella domanda durante le sue ricerche, ma riuscì a non farsi travolgere dal panico, si comportò come se fosse tutto normale e rispose al volo: "Aspetta che controllo e ti richiamo subito".
Dopodiché cambiò di nuovo personaggio per telefonare a un altro ufficio della banca, stavolta sostenendo di essere un impiegato della sala telex, ottenne il numero e richiamò la ragazza.
Qualche giorno dopo Rifkin volò in Svizzera, prelevò i soldi e consegnò 8 milioni a un'agenzia russa in cambio di un sacchetto di diamanti, poi tornò in patria, passando attraverso la dogana con le pietre nascoste nella cintura portamonete. Aveva fatto la più grossa rapina in banca della storia, senza pistole, addirittura senza computer. Aveva sfruttato le debolezze umane, l'arte del raggiro e dell'inganno.
ALTRE CLAMOROSE E STORICHE TRUFFE/FRODI ALLE BANCHE
Vladimir Levin e La Truffa Informatica Alla Citibank (1994)
Nick Leeson e Il Fallimento Della Barings Bank (1995)
Societe Generale e La Truffa Di Jerome Kerviel (2008)
"Ciao, sono Mike Hansen dell'ufficio estero" disse alla giovane che rispose. Lei gli domandò il suo numero di interno. Essendo informato della procedura standard, Stanley rispose subito: "286".
"Bene, e il codice?" Rifkin un po' sorpreso, rispose imperturbabile: "4789", poi diede istruzioni per trasferire "10.200.000 dollari esatti" tramite la Irving Trust Company di New York alla Wozchod Handels Bank di Zurigo dove aveva già aperto un conto. Allora la giovane disse che andava bene, e che le serviva solo il numero di transazione tra un ufficio e l'altro. Rifkin non aveva previsto quella domanda durante le sue ricerche, ma riuscì a non farsi travolgere dal panico, si comportò come se fosse tutto normale e rispose al volo: "Aspetta che controllo e ti richiamo subito".
Dopodiché cambiò di nuovo personaggio per telefonare a un altro ufficio della banca, stavolta sostenendo di essere un impiegato della sala telex, ottenne il numero e richiamò la ragazza.
Qualche giorno dopo Rifkin volò in Svizzera, prelevò i soldi e consegnò 8 milioni a un'agenzia russa in cambio di un sacchetto di diamanti, poi tornò in patria, passando attraverso la dogana con le pietre nascoste nella cintura portamonete. Aveva fatto la più grossa rapina in banca della storia, senza pistole, addirittura senza computer. Aveva sfruttato le debolezze umane, l'arte del raggiro e dell'inganno.
ALTRE CLAMOROSE E STORICHE TRUFFE/FRODI ALLE BANCHE
Vladimir Levin e La Truffa Informatica Alla Citibank (1994)
Nick Leeson e Il Fallimento Della Barings Bank (1995)
Societe Generale e La Truffa Di Jerome Kerviel (2008)
domenica 11 ottobre 2015
Youtube e La Cassazione: Ricattare Con I Video è Reato
Certe truffe, tipo l'E-Whore o in generale le cam(più in linea con il soggetto di quest'articolo), hanno fatto la fortuna non solo degli utenti d'internet più smaliziati ma anche di veri e propri truffatori/criminali.
Ad ogni modo grazie ad una sentenza della cassazione depositata l'8 Ottobre 2015, una persona che minaccia di diffondere un video compromettente su Youtube commette un reato di violenza privata.
IL CASO
Il polverone che ha portato a questa storica decisione, nasce da questa storia: un uomo pubblica su Youtube un video contenente pose oscene di una ragazza che conosce.
Minaccia, quindi, continuamente la ragazza di diffonderlo pubblicamente, se non accetta di avere con lui contatti.
L’imputato tiene la giovane donna “letteralmente sotto tiro”, costringendola ad assecondarlo nelle sue richieste.
Denunciato, l’uomo viene condannato in primo e in secondo grado per i reati di violenza privata continuata e trattamento illecito di dati personali.
Decide, pertanto, di proporre ricorso in Cassazione.
La Corte osserva, preliminarmente, che il delitto di violenza privata, consiste nel costringere un altro soggetto a fare, tollerare o omettere qualcosa, ledendo il diritto di quest’ultimo all’autodeterminazione.
Nel caso specifico, l’imputato ha inviato numerose email di minacce concrete alla vittima, utilizzando come “arma di ricatto” un video caricato su Youtube nel quale la vittima appare con la gonna alzata.
In una delle email inviate, in particolare, avverte la vittima che, se continua a bloccarlo e a non rispondere, pubblicherà il video nell’ambiente ristretto di Reggio Calabria, così “ne sparleranno tutti e ti macchierà per sempre”.
Con queste minacce, l’imputato riesce a tenere “sotto scacco” la vittima, costringendola a intrattenere con lui rapporti telematici.
Le minacce di divulgare il video in qualsiasi momento, anche su altri social network, sono concrete, tali da ledere il diritto di autodeterminarsi liberamente della giovane vittima.
Analogamente, la Cassazione conferma la correttezza della condanna dell’imputato per il reato di illecito trattamento dei dati personali.
Non reputa fondate, infatti, le contestazioni di quest’ultimo in merito alla circostanza che il video pubblicato su Youtube non è accessibile agli altri utenti perchè non ha inserito i criteri di ricerca e che ha minacciato la vittima di pubblicare il video su Facebook, proprio perchè consapevole che gli utenti di Youtube non possono avere accesso al video.
I giudici osservano, invece, che la lesione del diritto della vittima alla riservatezza dell’immagine si è concretizzata nel momento in cui l’imputato ha inserito il video che ritrae quest’ultima in pose compromettenti nel circuito di Youtube.
Aggiunge che l’imputato non ha fornito alcuna prova di avere con certezza escluso che altri utenti possano avere accesso al video.
Per tutti i motivi sopra indicati, la Corte di Cassazione, con la sentenza 40356/2015, ha confermato la condanna dell’imputato per i reati di violenza privata e trattamento illecito di dati personali.
Ad ogni modo grazie ad una sentenza della cassazione depositata l'8 Ottobre 2015, una persona che minaccia di diffondere un video compromettente su Youtube commette un reato di violenza privata.
IL CASO
Il polverone che ha portato a questa storica decisione, nasce da questa storia: un uomo pubblica su Youtube un video contenente pose oscene di una ragazza che conosce.
Minaccia, quindi, continuamente la ragazza di diffonderlo pubblicamente, se non accetta di avere con lui contatti.
L’imputato tiene la giovane donna “letteralmente sotto tiro”, costringendola ad assecondarlo nelle sue richieste.
Denunciato, l’uomo viene condannato in primo e in secondo grado per i reati di violenza privata continuata e trattamento illecito di dati personali.
Decide, pertanto, di proporre ricorso in Cassazione.
La Corte osserva, preliminarmente, che il delitto di violenza privata, consiste nel costringere un altro soggetto a fare, tollerare o omettere qualcosa, ledendo il diritto di quest’ultimo all’autodeterminazione.
Nel caso specifico, l’imputato ha inviato numerose email di minacce concrete alla vittima, utilizzando come “arma di ricatto” un video caricato su Youtube nel quale la vittima appare con la gonna alzata.
In una delle email inviate, in particolare, avverte la vittima che, se continua a bloccarlo e a non rispondere, pubblicherà il video nell’ambiente ristretto di Reggio Calabria, così “ne sparleranno tutti e ti macchierà per sempre”.
Con queste minacce, l’imputato riesce a tenere “sotto scacco” la vittima, costringendola a intrattenere con lui rapporti telematici.
Le minacce di divulgare il video in qualsiasi momento, anche su altri social network, sono concrete, tali da ledere il diritto di autodeterminarsi liberamente della giovane vittima.
Analogamente, la Cassazione conferma la correttezza della condanna dell’imputato per il reato di illecito trattamento dei dati personali.
Non reputa fondate, infatti, le contestazioni di quest’ultimo in merito alla circostanza che il video pubblicato su Youtube non è accessibile agli altri utenti perchè non ha inserito i criteri di ricerca e che ha minacciato la vittima di pubblicare il video su Facebook, proprio perchè consapevole che gli utenti di Youtube non possono avere accesso al video.
I giudici osservano, invece, che la lesione del diritto della vittima alla riservatezza dell’immagine si è concretizzata nel momento in cui l’imputato ha inserito il video che ritrae quest’ultima in pose compromettenti nel circuito di Youtube.
Aggiunge che l’imputato non ha fornito alcuna prova di avere con certezza escluso che altri utenti possano avere accesso al video.
Per tutti i motivi sopra indicati, la Corte di Cassazione, con la sentenza 40356/2015, ha confermato la condanna dell’imputato per i reati di violenza privata e trattamento illecito di dati personali.
Cos'è e Come Funziona Trackography
Tutti noi, quando navighiamo, sappiamo di essere tracciati. Quale paese ci traccia? Una volta che accediamo ad X sito i nostri dati come vengono usati? Generalmente ogni volta che visiti una pagina web sia il sito che le “terze parti” ad esso collegate raccolgono informazioni sull’impronta digitale del tuo computer (il tuo indirizzo IP), registrano i siti che hai visitato in precedenza e quelli che potresti visitare in futuro. Tutti questi dati contribuiscono a definire la tua identità digitale.
Per gestire la nostra identità online è stato pensato Trackography , un tool che visualizza graficamente il tragitto dei nostri dati e le connessioni con le compagnie che ci tracciano per diversi scopi: pubblicità mirata, profilazione, ricerche di mercato. Il software è stato presentato dall’italiano Claudio Agosti al 31esimo congresso del Chaos Computer Club.
A COSA SERVE?
In poche parole Trackography ci aiuta a capire come e dove lasciamo le nostre tracce digitali ogni volta che usiamo un servizio online in maniera attiva o passiva dal nostro smartphone, tablet, computer.
Ovvero delle foto e post su Facebook, delle invettive sul nostro sito personale o di quando visitiamo un sito di ecommerce e home-banking, di quando mandiamo una email o riceviamo una telefonata VoIP.
La maggior parte di questi dati è raccolta senza chiederci il consenso, altre volte accettiamo di cederli volontariamente altrimenti non possiamo postare una foto o prenotare un volo.
Ma chi sono le terze parti? Fornitori di contenuti, governi, polizie, gruppi privati, criminali informatici.
Nell’interfaccia online(del sito ufficiale citato poco sopra) è possibile scegliere quale paese si vuole monitorare e quale direttiva informativa, scegliendo una o più testate.
Una volta fatto ciò, l’utente può visualizzare quante "unintended connections" subisce oltre a quelle da lui volute, ossia quante e quali organizzazioni ottengono i dati generati da un’eventuale visita dei siti selezionati, oltre ai siti selezionati stessi.
Trackography riesce a far ciò simulando, esso stesso, un browser virtuale, e individuando automaticamente le connessioni che si attivano quando si visita un sito piuttosto che un altro.
Come spiega il team del progetto: “Se pensi che i numeri della tua carta di credito, del passaporto e le email scambiate col partner non siano cosa privata, fai pure, ma ricorda che quello che accade ai nostri dati accade alle nostre vite”.
E aggiunge: “Se il nostro sé digitale è compromesso, tutte le nostre informazioni sono compromesse, comprese quelle che non invieresti mai su Internet”.
Per gestire la nostra identità online è stato pensato Trackography , un tool che visualizza graficamente il tragitto dei nostri dati e le connessioni con le compagnie che ci tracciano per diversi scopi: pubblicità mirata, profilazione, ricerche di mercato. Il software è stato presentato dall’italiano Claudio Agosti al 31esimo congresso del Chaos Computer Club.
A COSA SERVE?
In poche parole Trackography ci aiuta a capire come e dove lasciamo le nostre tracce digitali ogni volta che usiamo un servizio online in maniera attiva o passiva dal nostro smartphone, tablet, computer.
Ovvero delle foto e post su Facebook, delle invettive sul nostro sito personale o di quando visitiamo un sito di ecommerce e home-banking, di quando mandiamo una email o riceviamo una telefonata VoIP.
La maggior parte di questi dati è raccolta senza chiederci il consenso, altre volte accettiamo di cederli volontariamente altrimenti non possiamo postare una foto o prenotare un volo.
Ma chi sono le terze parti? Fornitori di contenuti, governi, polizie, gruppi privati, criminali informatici.
Nell’interfaccia online(del sito ufficiale citato poco sopra) è possibile scegliere quale paese si vuole monitorare e quale direttiva informativa, scegliendo una o più testate.
Una volta fatto ciò, l’utente può visualizzare quante "unintended connections" subisce oltre a quelle da lui volute, ossia quante e quali organizzazioni ottengono i dati generati da un’eventuale visita dei siti selezionati, oltre ai siti selezionati stessi.
Trackography riesce a far ciò simulando, esso stesso, un browser virtuale, e individuando automaticamente le connessioni che si attivano quando si visita un sito piuttosto che un altro.
Come spiega il team del progetto: “Se pensi che i numeri della tua carta di credito, del passaporto e le email scambiate col partner non siano cosa privata, fai pure, ma ricorda che quello che accade ai nostri dati accade alle nostre vite”.
E aggiunge: “Se il nostro sé digitale è compromesso, tutte le nostre informazioni sono compromesse, comprese quelle che non invieresti mai su Internet”.
Cos'è anoNet: Guida e Configurazione (Deep Web)
anoNet è una rete decentralizzata costruita usando VPN e protocolli di routing (BGP usati per connettere tra loro più router autonomi).
Sotto certi versi trattasi di una Darknet (i siti non sono indicizzati su google) di tipo Friend To Friend perchè le connessioni avvengono tra utenti che si "conoscono".
In poche parole la rete è ad invito e potremmo definirla "pseudo-anonima"(poi vedremo perchè).
Per l'autenticazione nella rete si utilizzano password RSA e firme digitali.
All'interno della Darknet, comunque, vige la più assoluta segretezza ed anonimato nonchè la totale mancanza di regole.
Le potenzialità sono elevate: è possibile creare infinite anoNet e raggrupparle in una unica anoNet principale, esattamente come molte reti vengono raggruppate per creare Internet.
STORIA
Anonet venne creata nel 2005 da parte di alcuni sviluppatori di MetaNet, un progetto analogo, ma defunto. Di questi sviluppatori non si conosce nulla a parte che erano un gruppo di persone stanchi di come stava evolvendo Internet.
Le ragioni di tale insoddisfazione erano dovute all’inevitabile tracciamento su Internet, in quanto ogni indirizzo IP viene associato al nome dell’utente.
Le limitazioni introdotte con il passare del tempo hanno reso impossibile la visione di Internet come un posto in cui ognuno potesse dire e fare ciò che voleva.
Di fronte a questa insoddisfazione, molti gruppi, come gli sviluppatori di anoNet, hanno iniziato a creare le loro reti private.
Non solo il progetto mirava anche a fornire libertà di parola ed espressione per quei paesi in cui vige la censura.
COME FUNZIONA LA RETE: OPENVPN E QUAGGA
La chiave per accedere alla rete viene generata da OpenVPN, il programma usato per collegare tra loro i nodi della rete.
Non è invece possibile usare una semplice coppia username/password.
Quando due persone decidono di mettere in comunicazione i loro computer via OpenVPN, devono scambiarsi le proprie chiavi RSA pubbliche.
Per accedere ad anoNet è quindi necessario ottenere una chiave di autorizzazione da almeno uno dei suoi membri attuali (in realtà, è meglio trovare almeno due “peer”).
OpenVPN usa queste chiavi per creare un canale di comunicazione sicuro (crittografato) tra i nodi di Anonet.
Questo canale viene chiamato “tunnel”, in quanto è ricavato all’interno del normale canale di comunicazione che esiste tra due nodi collegati ad Internet.
In questo modo, chiunque osservi il traffico di anoNet dall’esterno vede passare solo dei flussi di dati senza senso.
Si può quindi dire che Anonet è una VPN a circuito privato, inaccessibile alle persone non autorizzate. OpenVPN, infatti, è un normale software utilizzato per creare VPN.
Per raggiungere lo status di Darknet è necessario garantire anche l’anonimato delle persone che fanno parte della comunità.
Su Internet ogni computer deve essere identificato da un indirizzo numerico, il cosiddetto “indirizzo IP”, l'assegnazione avviene in modo gerarchico.
Tuttavia c’è un apposito organismo internazionale, chiamato IANA, che assegna ai provider ed alle aziende che ne fanno richiesta dei “blocchi” di indirizzi contigui.
I provider e le aziende, a loro volta, assegnano gli specifici indirizzi IP ai singoli computer.
Di conseguenza, è sempre possibile sapere chi sta usando un certo indirizzo IP in qualunque momento quindi l'anonimato è una chimera.
Su Anonet, le cose funzionano in modo diverso.
Le persone che hanno ideato Anonet hanno deciso di usare al suo interno gli indirizzi IP di un “blocco” che su Internet non può essere utilizzato perchè è stato riservato per usi futuri da IANA.
Questo blocco di indirizzi è quello compresso tra 1.0.0.0 e 2.255.255.255.
In questo modo, gli indirizzi usati da Internet e da Anonet non possono entrare in conflitto tra loro ed ogni computer può essere collegato, nello stesso momento, sia ad Internet che ad Anonet (ed eventualmente può agire da ponte tra i due mondi).
All’interno di Anonet, non esiste una autorità che assegna gli indirizzi IP.
Ogni utente può recarsi presso un apposito database e riservare per i propri usi uno o più blocchi di indirizzi, ognuno dei quali può contenere da 2 a 256 indirizzi diversi.
Questi blocchi vengono chiamati anche “sottoreti” perchè identificano appunto delle intere sottoreti di Anonet.
Dato che Anonet usa un suo sistema di assegnazione degli indirizzi IP, al suo interno deve usare un suo sistema di routing (indirizzamento ed instradamento) e di risoluzione dei nomi.
Per il routing, Anonet usa un programma chiamato Quagga che può (e deve) essere installato su qualunque nodo della rete.
Riuscire a risalire ad un utente partendo da un indirizzo IP non registrato sarebbe già quasi impossibile, dato che non c’è nessuno che sappia a chi è stato assegnato.
Il risultato finale è che, all’interno di Anonet, non è possibile sapere a chi appartiene un certo indirizzo IP ed il computer ad esso collegato.
L’unica eccezione a questa regola sono i peer direttamente collegati tra loro.
Ovviamente, dato che ogni nodo deve conoscere l’indirizzo IP di Internet dei suoi peer, per potersi collegare ad essi con OpenVPN, è anche in grado (almeno in teoria) di risalire alla loro identità.
PRIMA CONFIGURAZIONE
Come è stato detto la rete è privata.
Come tale, non è di libero accesso per chiunque.
Per collegarsi ad Anonet è necessario entrare a far parte della sua comunità di utenti ed ottenere delle apposite chiavi di autorizzazione.
In altri termini, prima di collegarsi ad Anonet è necessario passare attraverso una procedura di “affiliazione”.
Sotto certi versi, quello che succede su TOR, per alcuni mercati neri o siti illegali (chiusi e solo ad invito).
Comunque ci si collega ad Anonet con una connessione temporanea, si entra in contatto con i suoi utenti, ci si fa conoscere, si cerca di conoscere gli altri e, se tutto va bene, si ottiene una chiave di accesso definitiva da uno o più dei suoi membri esistenti.
Tutto questo meccanismo serve ad evitare che entrino a far parte della comunità delle persone che hanno come scopo la sua distruzione.
Sul sito di Anonet sono disponibili i materiali necessari per creare una prima connessione limitata alla Darknet e cioè:
1) Una chiave di accesso che permette di collegarsi ad un server interno di Anonet. Questa chiave non permette di navigare all’interno di Anonet ma solo di collegarsi ad un server di benvenuto.
2) Il software necessario per il collegamento (OpenVPN).
3) Un file di configurazione preconfezionato per OpenVPN che fornisce al programma i dati necessari per collegarsi al server di supporto.
Il sito con le varie configurazioni (per Windows, Linux, MAC), lo trovate qui: Ucis Clientport (anoNet)
Dovete ovviamente scaricare anche OpenVPN
e poi il file di configurazione ed inserirlo nell'apposita directory.
Dal sito ufficiale linkato in precedenza:
SERVER DI "BENVENUTO"
Lo scopo di questa prima connessione è, ovviamente, quello di fornire ai candidati un certo grado di anonimato e di segretezza prima che entrino in contatto con altri utenti.
Il server a cui ci si collega in questo modo è accessibile solo in questo modo.
Non è visibile su Internet.
Su questo server di benvenuto sono presenti tutti gli strumenti e le informazioni di cui avrà bisogno il candidato per portare a termine la sua procedura di affiliazione.
In particolare, sono presenti i seguenti servizi:
1) Un server IRC grazie al quale è possibile “chattare” con i membri esistenti e gli altri candidati.
La “chat room” (il “canale”) da cui partire è #anonet.
2) Un forum, alternativo al server IRC, sul quale è possibile trovare documentazione e grazie al quale è possibile parlare con gli altri utenti: http://talk.ano/ (http://1.0.9.4) .
3) Un file di testo che contiene tutta la documentazione necessaria: http://wiki.ano/ (http://1.0.9.3).
4) Un server di Instant Messaging
5) Un server di posta: http://mail.ano/ (http://1.0.9.6/).
Chiunque può creare liberamente il proprio account su questo server.
6) Un Tracker Bittorrent: http://anotorrent.ano/ (http://1.0.9.200/).
7) Un motore di ricerca interno ad Anonet, simile a Google: http://search.ano/ (http://1.0.9.8/).
8) Un server di blogging libero e gratuito (tipo “wordpress”): http://anojournal.ano/ (http://1.0.9.13/).
Una volta collegati a questo server di benvenuto è quindi possibile svolgere gran parte delle attività a cui si può essere interessati senza bisogno di una vera connessione ad Anonet.
Tutti questi servizi sono infatti liberamente utilizzabili in forma anonima.
Questo permette ai candidati di farsi conoscere, e di conoscere l’ambiente, senza dover esporre l’intera comunità a rischi di nessun tipo.
Una volta arrivati fino qui, è necessario dedicare qualche ora a farsi un giro di conoscenti frequentando il canale #anonet del server IRC od i forum.
Ovviamente, si deve fare attenzione a non esporre su Anonet la propria identità ed a non indagare su quella degli altri.
E' chiaro che nessuno, all’interno di Anonet, vorrà mai avere a che fare con persone che non dimostrino di saper mantenere il proprio anonimato.
L'AFFILIAZIONE E LE CHIAVI
Se tutto va bene, nel giro di alcuni giorni è possibile trovare dei contatti su Anonet e passare alla seconda fase dell’affiiliazione, quella che è conosciuta con il nome di “peering”.
Il peering è la procedura con cui due o più membri di Anonet si scambiano reciprocamente le chiavi RSA pubbliche che sono necessarie per accedere ai propri computer con una connessione cifrata di OpenVPN. L’utente 1 fornisce la sua chiave RSA pubblica all’utente 2.
Quest'ultimo la usa per collegarsi via OpenVPN al computer 1.
Il computer 2, a sua volta, fornisce all'1 la sua chiave RSA e quest'ultima la usa per collegarsi via OpenVPN al computer 1.
Dato che il computer 1 è già connesso ad Anonet (ad altri peer di Anonet), il 2 ottiene in questo modo un accesso completo ed incondizionato ad Anonet.
Queste chiavi pubbliche RSA sono dei piccoli file di testo che contengono lettere e numeri senza senso.
Vengono generate da OpenVPN con un particolare comando e devono essere presentate ad OpenVPN per ottenere l’accesso al computer ospite.
Ovviamente, quando si passa la propria chiave RSA ad un peer, è necessario farlo usando un canale sicuro (generalmente un messaggio di posta elettronica cifrato).
SINGLE HOME E MULTI HOME
Se si riesce ad ottenere una sola chiave, ci si può collegare ad un solo computer di Anonet, una modalità di connessione nota come “single home” che potremmo definire a traffico ridotto.
Per questa ragione, è molto probabile che i nodi di Anonet ci vietino di accedere ad alcune risorse, in particolare quelle che comportano il trasferimento di file e lo spostamento di grandi quantità di dati.
Se si riesce a collegarsi a due o più peer, si può agire da router tra i vari peer e si contribuisce a sgravare gli altri nodi da una parte di traffico.
Questa modalità di connessione è nota come “multi-home” o “router” ed è ovviamente molto apprezzata dagli altri membri della rete.
Solo i computer Unix (Linux, BSD, Solaris e MacOS X) possono farne uso.
Per agire da router è necessario installare e configurare Quagga, il software di routing che viene usato su Anonet.
Quagga, installato sui nodi della rete, svolge più o meno la stessa funzione di un router utilizzato su una LAN e su Internet.
Da questo punto in poi, si ha pieno accesso ad Anonet.
A differenza di quello che avviene su Internet, su Anonet non c’è nessun “ente superiore” che assegna gli indirizzi IP agli utenti.
COSA TROVO? FORUM, BLOG, SITI
A parte le sue caratteristiche di sicurezza ed anonimato, Anonet è identica ad Internet.
Usa la stessa architettura e lo stesso software, solo con insiemi di indirizzi IP diversi.
Di conseguenza, su Anonet è possibile pubblicare tutti gli stessi servizi di Internet: server web, blog, server di posta elettronica, server di Instant Messagging, server di chat (come IRC), tracker BitTorrent ed ogni altra cosa normalmente disponibile su Internet.
Ogni utente collegato può quindi trovare ed usare su Anonet gli stessi servizi a cui è abituato, dalla Webmail ai blog gratuiti.
Inoltre più anoNet private possono essere unite tra loro per formare un'unica, grande, Darknet.
Sotto certi versi trattasi di una Darknet (i siti non sono indicizzati su google) di tipo Friend To Friend perchè le connessioni avvengono tra utenti che si "conoscono".
In poche parole la rete è ad invito e potremmo definirla "pseudo-anonima"(poi vedremo perchè).
Per l'autenticazione nella rete si utilizzano password RSA e firme digitali.
All'interno della Darknet, comunque, vige la più assoluta segretezza ed anonimato nonchè la totale mancanza di regole.
Le potenzialità sono elevate: è possibile creare infinite anoNet e raggrupparle in una unica anoNet principale, esattamente come molte reti vengono raggruppate per creare Internet.
STORIA
Anonet venne creata nel 2005 da parte di alcuni sviluppatori di MetaNet, un progetto analogo, ma defunto. Di questi sviluppatori non si conosce nulla a parte che erano un gruppo di persone stanchi di come stava evolvendo Internet.
Le ragioni di tale insoddisfazione erano dovute all’inevitabile tracciamento su Internet, in quanto ogni indirizzo IP viene associato al nome dell’utente.
Le limitazioni introdotte con il passare del tempo hanno reso impossibile la visione di Internet come un posto in cui ognuno potesse dire e fare ciò che voleva.
Di fronte a questa insoddisfazione, molti gruppi, come gli sviluppatori di anoNet, hanno iniziato a creare le loro reti private.
Non solo il progetto mirava anche a fornire libertà di parola ed espressione per quei paesi in cui vige la censura.
COME FUNZIONA LA RETE: OPENVPN E QUAGGA
La chiave per accedere alla rete viene generata da OpenVPN, il programma usato per collegare tra loro i nodi della rete.
Non è invece possibile usare una semplice coppia username/password.
Quando due persone decidono di mettere in comunicazione i loro computer via OpenVPN, devono scambiarsi le proprie chiavi RSA pubbliche.
Per accedere ad anoNet è quindi necessario ottenere una chiave di autorizzazione da almeno uno dei suoi membri attuali (in realtà, è meglio trovare almeno due “peer”).
OpenVPN usa queste chiavi per creare un canale di comunicazione sicuro (crittografato) tra i nodi di Anonet.
Questo canale viene chiamato “tunnel”, in quanto è ricavato all’interno del normale canale di comunicazione che esiste tra due nodi collegati ad Internet.
In questo modo, chiunque osservi il traffico di anoNet dall’esterno vede passare solo dei flussi di dati senza senso.
Si può quindi dire che Anonet è una VPN a circuito privato, inaccessibile alle persone non autorizzate. OpenVPN, infatti, è un normale software utilizzato per creare VPN.
Per raggiungere lo status di Darknet è necessario garantire anche l’anonimato delle persone che fanno parte della comunità.
Su Internet ogni computer deve essere identificato da un indirizzo numerico, il cosiddetto “indirizzo IP”, l'assegnazione avviene in modo gerarchico.
Tuttavia c’è un apposito organismo internazionale, chiamato IANA, che assegna ai provider ed alle aziende che ne fanno richiesta dei “blocchi” di indirizzi contigui.
I provider e le aziende, a loro volta, assegnano gli specifici indirizzi IP ai singoli computer.
Di conseguenza, è sempre possibile sapere chi sta usando un certo indirizzo IP in qualunque momento quindi l'anonimato è una chimera.
Su Anonet, le cose funzionano in modo diverso.
Le persone che hanno ideato Anonet hanno deciso di usare al suo interno gli indirizzi IP di un “blocco” che su Internet non può essere utilizzato perchè è stato riservato per usi futuri da IANA.
Questo blocco di indirizzi è quello compresso tra 1.0.0.0 e 2.255.255.255.
In questo modo, gli indirizzi usati da Internet e da Anonet non possono entrare in conflitto tra loro ed ogni computer può essere collegato, nello stesso momento, sia ad Internet che ad Anonet (ed eventualmente può agire da ponte tra i due mondi).
All’interno di Anonet, non esiste una autorità che assegna gli indirizzi IP.
Ogni utente può recarsi presso un apposito database e riservare per i propri usi uno o più blocchi di indirizzi, ognuno dei quali può contenere da 2 a 256 indirizzi diversi.
Questi blocchi vengono chiamati anche “sottoreti” perchè identificano appunto delle intere sottoreti di Anonet.
Dato che Anonet usa un suo sistema di assegnazione degli indirizzi IP, al suo interno deve usare un suo sistema di routing (indirizzamento ed instradamento) e di risoluzione dei nomi.
Per il routing, Anonet usa un programma chiamato Quagga che può (e deve) essere installato su qualunque nodo della rete.
Riuscire a risalire ad un utente partendo da un indirizzo IP non registrato sarebbe già quasi impossibile, dato che non c’è nessuno che sappia a chi è stato assegnato.
Il risultato finale è che, all’interno di Anonet, non è possibile sapere a chi appartiene un certo indirizzo IP ed il computer ad esso collegato.
L’unica eccezione a questa regola sono i peer direttamente collegati tra loro.
Ovviamente, dato che ogni nodo deve conoscere l’indirizzo IP di Internet dei suoi peer, per potersi collegare ad essi con OpenVPN, è anche in grado (almeno in teoria) di risalire alla loro identità.
PRIMA CONFIGURAZIONE
Come è stato detto la rete è privata.
Come tale, non è di libero accesso per chiunque.
Per collegarsi ad Anonet è necessario entrare a far parte della sua comunità di utenti ed ottenere delle apposite chiavi di autorizzazione.
In altri termini, prima di collegarsi ad Anonet è necessario passare attraverso una procedura di “affiliazione”.
Sotto certi versi, quello che succede su TOR, per alcuni mercati neri o siti illegali (chiusi e solo ad invito).
Comunque ci si collega ad Anonet con una connessione temporanea, si entra in contatto con i suoi utenti, ci si fa conoscere, si cerca di conoscere gli altri e, se tutto va bene, si ottiene una chiave di accesso definitiva da uno o più dei suoi membri esistenti.
Tutto questo meccanismo serve ad evitare che entrino a far parte della comunità delle persone che hanno come scopo la sua distruzione.
Sul sito di Anonet sono disponibili i materiali necessari per creare una prima connessione limitata alla Darknet e cioè:
1) Una chiave di accesso che permette di collegarsi ad un server interno di Anonet. Questa chiave non permette di navigare all’interno di Anonet ma solo di collegarsi ad un server di benvenuto.
2) Il software necessario per il collegamento (OpenVPN).
3) Un file di configurazione preconfezionato per OpenVPN che fornisce al programma i dati necessari per collegarsi al server di supporto.
Il sito con le varie configurazioni (per Windows, Linux, MAC), lo trovate qui: Ucis Clientport (anoNet)
Dovete ovviamente scaricare anche OpenVPN
e poi il file di configurazione ed inserirlo nell'apposita directory.
Dal sito ufficiale linkato in precedenza:
SERVER DI "BENVENUTO"
Lo scopo di questa prima connessione è, ovviamente, quello di fornire ai candidati un certo grado di anonimato e di segretezza prima che entrino in contatto con altri utenti.
Il server a cui ci si collega in questo modo è accessibile solo in questo modo.
Non è visibile su Internet.
Su questo server di benvenuto sono presenti tutti gli strumenti e le informazioni di cui avrà bisogno il candidato per portare a termine la sua procedura di affiliazione.
In particolare, sono presenti i seguenti servizi:
1) Un server IRC grazie al quale è possibile “chattare” con i membri esistenti e gli altri candidati.
La “chat room” (il “canale”) da cui partire è #anonet.
2) Un forum, alternativo al server IRC, sul quale è possibile trovare documentazione e grazie al quale è possibile parlare con gli altri utenti: http://talk.ano/ (http://1.0.9.4) .
3) Un file di testo che contiene tutta la documentazione necessaria: http://wiki.ano/ (http://1.0.9.3).
4) Un server di Instant Messaging
5) Un server di posta: http://mail.ano/ (http://1.0.9.6/).
Chiunque può creare liberamente il proprio account su questo server.
6) Un Tracker Bittorrent: http://anotorrent.ano/ (http://1.0.9.200/).
7) Un motore di ricerca interno ad Anonet, simile a Google: http://search.ano/ (http://1.0.9.8/).
8) Un server di blogging libero e gratuito (tipo “wordpress”): http://anojournal.ano/ (http://1.0.9.13/).
Una volta collegati a questo server di benvenuto è quindi possibile svolgere gran parte delle attività a cui si può essere interessati senza bisogno di una vera connessione ad Anonet.
Tutti questi servizi sono infatti liberamente utilizzabili in forma anonima.
Questo permette ai candidati di farsi conoscere, e di conoscere l’ambiente, senza dover esporre l’intera comunità a rischi di nessun tipo.
Una volta arrivati fino qui, è necessario dedicare qualche ora a farsi un giro di conoscenti frequentando il canale #anonet del server IRC od i forum.
Ovviamente, si deve fare attenzione a non esporre su Anonet la propria identità ed a non indagare su quella degli altri.
E' chiaro che nessuno, all’interno di Anonet, vorrà mai avere a che fare con persone che non dimostrino di saper mantenere il proprio anonimato.
L'AFFILIAZIONE E LE CHIAVI
Se tutto va bene, nel giro di alcuni giorni è possibile trovare dei contatti su Anonet e passare alla seconda fase dell’affiiliazione, quella che è conosciuta con il nome di “peering”.
Il peering è la procedura con cui due o più membri di Anonet si scambiano reciprocamente le chiavi RSA pubbliche che sono necessarie per accedere ai propri computer con una connessione cifrata di OpenVPN. L’utente 1 fornisce la sua chiave RSA pubblica all’utente 2.
Quest'ultimo la usa per collegarsi via OpenVPN al computer 1.
Il computer 2, a sua volta, fornisce all'1 la sua chiave RSA e quest'ultima la usa per collegarsi via OpenVPN al computer 1.
Dato che il computer 1 è già connesso ad Anonet (ad altri peer di Anonet), il 2 ottiene in questo modo un accesso completo ed incondizionato ad Anonet.
Queste chiavi pubbliche RSA sono dei piccoli file di testo che contengono lettere e numeri senza senso.
Vengono generate da OpenVPN con un particolare comando e devono essere presentate ad OpenVPN per ottenere l’accesso al computer ospite.
Ovviamente, quando si passa la propria chiave RSA ad un peer, è necessario farlo usando un canale sicuro (generalmente un messaggio di posta elettronica cifrato).
SINGLE HOME E MULTI HOME
Se si riesce ad ottenere una sola chiave, ci si può collegare ad un solo computer di Anonet, una modalità di connessione nota come “single home” che potremmo definire a traffico ridotto.
Per questa ragione, è molto probabile che i nodi di Anonet ci vietino di accedere ad alcune risorse, in particolare quelle che comportano il trasferimento di file e lo spostamento di grandi quantità di dati.
Se si riesce a collegarsi a due o più peer, si può agire da router tra i vari peer e si contribuisce a sgravare gli altri nodi da una parte di traffico.
Questa modalità di connessione è nota come “multi-home” o “router” ed è ovviamente molto apprezzata dagli altri membri della rete.
Solo i computer Unix (Linux, BSD, Solaris e MacOS X) possono farne uso.
Per agire da router è necessario installare e configurare Quagga, il software di routing che viene usato su Anonet.
Quagga, installato sui nodi della rete, svolge più o meno la stessa funzione di un router utilizzato su una LAN e su Internet.
Da questo punto in poi, si ha pieno accesso ad Anonet.
A differenza di quello che avviene su Internet, su Anonet non c’è nessun “ente superiore” che assegna gli indirizzi IP agli utenti.
COSA TROVO? FORUM, BLOG, SITI
A parte le sue caratteristiche di sicurezza ed anonimato, Anonet è identica ad Internet.
Usa la stessa architettura e lo stesso software, solo con insiemi di indirizzi IP diversi.
Di conseguenza, su Anonet è possibile pubblicare tutti gli stessi servizi di Internet: server web, blog, server di posta elettronica, server di Instant Messagging, server di chat (come IRC), tracker BitTorrent ed ogni altra cosa normalmente disponibile su Internet.
Ogni utente collegato può quindi trovare ed usare su Anonet gli stessi servizi a cui è abituato, dalla Webmail ai blog gratuiti.
Inoltre più anoNet private possono essere unite tra loro per formare un'unica, grande, Darknet.
sabato 10 ottobre 2015
Facebook Lancia Le Emoticons "Reactions"
Facebook ultimamente ha lanciato Reactions, il nuovo modo di esprimere le proprie emozioni.
Cinque faccine più un cuore, cliccabile al fianco del classico pollice "ok" (like).
Reactions sono rappresentate da Amore (Love), Divertimento (Haha), Felicità (Yay), Stupore (Wow), Tristezza (Sad) e Rabbia (Angry).
Mark Zuckerberg, nel giorno del lancio sperimentale di Reactions sugli schermi di Irlanda e Spagna, ha condiviso con gli utenti un video dimostrativo sulle nuove emoticons.
C'è comunque un grande escluso.
Il grande pressing degli utenti di Facebook, stufi dell'unica opzione del like, era mirato al concretizzazione del tasto "non mi piace".
Facebook ha però ritenuto di evitare questo tipo di feedback, limitando la svolta alle semplici emozioni.
Si tratta inoltre di un potente strumento di ottimizzazione dell’algoritmo e, per i brand, anche di un modo per capire meglio le reazioni dei fan.
Cinque faccine più un cuore, cliccabile al fianco del classico pollice "ok" (like).
Reactions sono rappresentate da Amore (Love), Divertimento (Haha), Felicità (Yay), Stupore (Wow), Tristezza (Sad) e Rabbia (Angry).
Mark Zuckerberg, nel giorno del lancio sperimentale di Reactions sugli schermi di Irlanda e Spagna, ha condiviso con gli utenti un video dimostrativo sulle nuove emoticons.
C'è comunque un grande escluso.
Il grande pressing degli utenti di Facebook, stufi dell'unica opzione del like, era mirato al concretizzazione del tasto "non mi piace".
Facebook ha però ritenuto di evitare questo tipo di feedback, limitando la svolta alle semplici emozioni.
Si tratta inoltre di un potente strumento di ottimizzazione dell’algoritmo e, per i brand, anche di un modo per capire meglio le reazioni dei fan.
giovedì 8 ottobre 2015
Domini .Clos e .Loky: Qual è La Verità? (Deep Web)
Premettendo che credo che ormai sappiate tutti cos'è il Deep Web e se non lo sapete vi consiglio di andare all' indice del blog dove troverete un centinaio di articoli su TOR, Freenet, I2P, Usenet, Bitcoin, etc Be' per dirlo in parole semplici: il Deep Web è tutto ciò che i motivi di ricerca non indicizzano. Quindi non solo siti Onion o Freenet ma anche siti accessibili con i normali browser ma che, per qualche motivo, non vengono indicizzati. Anche i sistemi P2P, sotto certi versi, sono Deep Web. Perchè vennero inventati software di questo tipo? Per combattere la censura e per dare la possibilità a tutti di navigare anche nei cosiddetti paesi nemici d'internet.
Fatta questa premessa saprete anche che ognuno di questi link è accessibile con un determinato software: ad esempio i link Onion con Tor, i localhost:8888 con Freenet e così via.
In questo articolo voglio soffermarmi sui link .clos e .loky e non solo.
Qui invece trovate le Red Room: La Verità (Deep Web)
MA ESISTONO DAVVERO?
I network .clos .loky .dafy .mud e via dicendo esistono davvero?
E il fantomatico Red Sky Network?
Sicuramente nessuno può mettere in dubbio l'esistenza di altre reti, oltre alle solite Tor, Freenet, I2P, Osiris, Usenet, anoNet e compagnia.
Ma in particolare questi network(clos, loky, etc), a quanto pare, presumerebbero configurazioni quasi impossibili.
A questo punto è doveroso fare una precisazione: se dietro i network clos e soprattutto loky c'è un minimo di verità, sugli altri che vedete nell'immagine sopra decisamente di meno.
TIPI DI LINK
Proviamo a vedere qualche link:
G94dkElc.dafy
RaZxVBBaseRiaor.elen
iZr8fMca.loky
http://jquydhr7nqb59j16jh6d0.clos/
http://girogahary5arofeideidegivoly.nept
http://wofedaoralckedodareo82laslngleyfelpilerobecafiqovionpolvinagofi7egkojpoleryxavoryurp.life
http://roleaqyvoptycosot.taur
Per i primi 3 indirizzi si dovrebbe utilizzare il protocollo IPV7 e la porta localhost:8888 usata comunemente da Freenet. A leggere bene i link si vede chiaramente l'assonanza con i link Onion e qualcosina di Freenet negli ultimi. Duole un'importante precisazione...noi siamo fermi ancora al protocollo IPV4 e piano piano i provider stanno configurando i loro servizi con l'IPV6.
Per l'IPV7 penso bisognerà attendere almeno qualche lustro ancora.
QUAL E' LA VERITA'?
Dunque tutte cazzate? Probabilmente qualcosa di vero c'è.
Il network Loky pare che venne scoperto nel febbraio 2014, da parte del Caravan Phantom V2.0 (gruppo che bazzicava nella rete Onion) ed insieme al Team Crack-X sono stati gli unici che hanno avuto accesso a tale rete senza l'autorizzazione da parte dell'amministratore.
Questa rete aveva files che nessun altro network aveva, video altamente inquietanti e quant'altro (così pare. Ma cosa ci può essere di più inquietante dei vari Snuff normalmente accessibili sul web di tutti i giorni? Mi riferisco ai vari Rotten e company dove, a differenza di Youtube, è possibile caricare qualsiasi video). In generale venne descritta come una rete locale (per questo nei pochi articoli dove se ne parla sul web in chiaro, si fa il nome di Freenet).
Pare che comunque nessun hardware "alieno" o particolare servisse per accedere a questi domini.
A questo punto apro una parentesi dicendo occhio alle truffe che girano sul network Onion (con truffatori che promettono di accedere a questi network a pagamento: sono scam).
In generale, nei pochi articoli spagnoli di cui se ne parla, si legge del fantomatico Closed Shell System, del Mariana's Web ( I Livelli Del Deep Web ), di Freenet (che sappiamo esiste davvero), di Polaris su Ubuntu, di ChaosVPN (che esiste davvero, progetto ancora in lavorazione, malgrado abbia ormai tanti anni sul groppone). I Loky sarebbero accessibili tramite Freenet configurando Polaris su Ubuntu, invece i Clos tramite una ChaosVPN sempre su Ubuntu con Freenet (in realtà chi gestisce le ChaosVPN ha sempre negato che ci sia un collegamento con questi domini, idem i gestori di Freenet).
La verità è che i link che fanno parte del network Freenet sono molto diversi da questi (Freenet funziona tramite nodi e chiavi). Secondo altre voci, questi link (e configurazioni) errati sarebbero stati messi in giro dallo stesso Caravan Phantom V2.0 per evitare che curiosi o altri Hacker riuscissero a trovare i vari network. Ad ogni modo non smettete mai di seguire il blog: seguiranno aggiornamenti.
Fatta questa premessa saprete anche che ognuno di questi link è accessibile con un determinato software: ad esempio i link Onion con Tor, i localhost:8888 con Freenet e così via.
In questo articolo voglio soffermarmi sui link .clos e .loky e non solo.
Qui invece trovate le Red Room: La Verità (Deep Web)
MA ESISTONO DAVVERO?
I network .clos .loky .dafy .mud e via dicendo esistono davvero?
E il fantomatico Red Sky Network?
Ma in particolare questi network(clos, loky, etc), a quanto pare, presumerebbero configurazioni quasi impossibili.
A questo punto è doveroso fare una precisazione: se dietro i network clos e soprattutto loky c'è un minimo di verità, sugli altri che vedete nell'immagine sopra decisamente di meno.
TIPI DI LINK
Proviamo a vedere qualche link:
G94dkElc.dafy
RaZxVBBaseRiaor.elen
iZr8fMca.loky
http://jquydhr7nqb59j16jh6d0.clos/
http://girogahary5arofeideidegivoly.nept
http://wofedaoralckedodareo82laslngleyfelpilerobecafiqovionpolvinagofi7egkojpoleryxavoryurp.life
http://roleaqyvoptycosot.taur
Per i primi 3 indirizzi si dovrebbe utilizzare il protocollo IPV7 e la porta localhost:8888 usata comunemente da Freenet. A leggere bene i link si vede chiaramente l'assonanza con i link Onion e qualcosina di Freenet negli ultimi. Duole un'importante precisazione...noi siamo fermi ancora al protocollo IPV4 e piano piano i provider stanno configurando i loro servizi con l'IPV6.
Per l'IPV7 penso bisognerà attendere almeno qualche lustro ancora.
QUAL E' LA VERITA'?
Dunque tutte cazzate? Probabilmente qualcosa di vero c'è.
Il network Loky pare che venne scoperto nel febbraio 2014, da parte del Caravan Phantom V2.0 (gruppo che bazzicava nella rete Onion) ed insieme al Team Crack-X sono stati gli unici che hanno avuto accesso a tale rete senza l'autorizzazione da parte dell'amministratore.
Questa rete aveva files che nessun altro network aveva, video altamente inquietanti e quant'altro (così pare. Ma cosa ci può essere di più inquietante dei vari Snuff normalmente accessibili sul web di tutti i giorni? Mi riferisco ai vari Rotten e company dove, a differenza di Youtube, è possibile caricare qualsiasi video). In generale venne descritta come una rete locale (per questo nei pochi articoli dove se ne parla sul web in chiaro, si fa il nome di Freenet).
Pare che comunque nessun hardware "alieno" o particolare servisse per accedere a questi domini.
A questo punto apro una parentesi dicendo occhio alle truffe che girano sul network Onion (con truffatori che promettono di accedere a questi network a pagamento: sono scam).
In generale, nei pochi articoli spagnoli di cui se ne parla, si legge del fantomatico Closed Shell System, del Mariana's Web ( I Livelli Del Deep Web ), di Freenet (che sappiamo esiste davvero), di Polaris su Ubuntu, di ChaosVPN (che esiste davvero, progetto ancora in lavorazione, malgrado abbia ormai tanti anni sul groppone). I Loky sarebbero accessibili tramite Freenet configurando Polaris su Ubuntu, invece i Clos tramite una ChaosVPN sempre su Ubuntu con Freenet (in realtà chi gestisce le ChaosVPN ha sempre negato che ci sia un collegamento con questi domini, idem i gestori di Freenet).
La verità è che i link che fanno parte del network Freenet sono molto diversi da questi (Freenet funziona tramite nodi e chiavi). Secondo altre voci, questi link (e configurazioni) errati sarebbero stati messi in giro dallo stesso Caravan Phantom V2.0 per evitare che curiosi o altri Hacker riuscissero a trovare i vari network. Ad ogni modo non smettete mai di seguire il blog: seguiranno aggiornamenti.
martedì 6 ottobre 2015
Come Inviare Video Più Lunghi Con Whatsapp (iPhone, BlackBerry ed Android)
Come tutti saprete Whatsapp non permette l'invio di video maggiori di 16 mega.
Se provate ad inviarne uno di dimensioni superiori l'app ci avviserà che il file supera i 16 mega e quindi verrà tagliato.
Il problema si presenterà spesso soprattutto se volete inviare video che girate al momento con la vostra fotocamera: un filmato di 1 minuto girato a 720p(risoluzione HD) peserà quasi 100 mega, per non parlare di quelli a 1080p(full HD).
O ancora di quelli magari di risoluzioni molto minori ma lunghi decine di minuti.
Come risolvere il problema?
Non certo dividendo il video in più parti (sarebbe scomodo) ma semplicemente comprimendo il video (con una diminuzione di qualità ma neanche vistosissima).
VIDEOCOMPRESSOR: COMPRESSIONE DEL VIDEO (IPHONE)
Potremo usare ad esempio l'app Videocompressor (Download)
Anche la versione di prova svolge egregiamente il compito (poi ognuno faccia la sua scelta se vuol comprarla o meno).
Avviata l'app, si sceglie il video ("choose video"), selezionatelo dai vostri files personali e poi schiacciate su "start".
Partirà una compressione del file.
La durata può variare da pochi secondi a diversi minuti, a seconda delle dimensioni del file.
Alla fine della procedura vi darà anche le dimensioni del file originale e di quello appena creato: se dovesse risultare ancora troppo pensante, potete ricomprimerlo una seconda volta (ovviamente partendo da quest'ultimo, quello appena creato, non dal file originale!).
Quindi tornate in Whatsapp, andate a scegliere il tasto allega-video, scorrete e troverete una nuova cartella, chiamata Videocompressor.
Li troverete il vostro video, inviabile senza problemi con Whatsapp.
VIDEO DIETER: COMPRESSIONE DEL VIDEO (ANDROID)
Potrete usare anche Video Dieter 2 (Download)
Aprire l’app, selezionare un video dalla galleria, premere il pulsante giallo centrale per avviare la compressione del video.
Al termine dell’operazione (ci metterà qualche secondo), effettuate il salvataggio del video.
Aprire Whatsapp ed allegare il video compresso.
Lo strumento inoltre vi mostrerà l’anteprima del risultato, potendo conoscere subito la dimensione precisa del file di output dopo la compressione del video
Attraverso questo processo sarà possibile condividere video enormi, grazie al processo di compressione, riduzione della risoluzione e scelta della qualità (low, standard, high).
I risultati sono ottimi: video di 100 mega possono essere ridotti a 10.
COMPRESSIONE DI VIDEO PER ALTRI MODELLI
Potrete usare anche Video Optimizer (Download) per Windows Phone e Video Shrinker (Download) per Black Berry.
Sempre per Android ottimo anche Video Converter Android (Download).
INVIARE GROSSI VIDEO TRAMITE WASEND
Infine come ultima soluzione e senza comprimere i video(quindi senza perdere nessuna qualità), potrete utilizzare WaSend (Download).
Quest'app vi permette di inviare file di qualsiasi tipo: canzoni, video, documenti fino ad un massimo di 150 mega!
WaSend vi permette di inviare file di tantissime estensioni, tipo: doc, pdf, apk, mp3, mp4, jpg, png, tiff.
I file ricevuti si possono salvare anche nella memory card.
Una volta scaricata aprite l'app, caricate i file e selezionare il destinatario.
Il destinatario per potere visualizzare il file dovrà avere la stessa app installata nel proprio smartphone.
Quindi se volete inviare video di un certo peso ai vostri amici, non dovete far altro che scaricare l’app e chiedere a loro di fare lo stesso.
Se provate ad inviarne uno di dimensioni superiori l'app ci avviserà che il file supera i 16 mega e quindi verrà tagliato.
Il problema si presenterà spesso soprattutto se volete inviare video che girate al momento con la vostra fotocamera: un filmato di 1 minuto girato a 720p(risoluzione HD) peserà quasi 100 mega, per non parlare di quelli a 1080p(full HD).
O ancora di quelli magari di risoluzioni molto minori ma lunghi decine di minuti.
Come risolvere il problema?
Non certo dividendo il video in più parti (sarebbe scomodo) ma semplicemente comprimendo il video (con una diminuzione di qualità ma neanche vistosissima).
VIDEOCOMPRESSOR: COMPRESSIONE DEL VIDEO (IPHONE)
Potremo usare ad esempio l'app Videocompressor (Download)
Anche la versione di prova svolge egregiamente il compito (poi ognuno faccia la sua scelta se vuol comprarla o meno).
Avviata l'app, si sceglie il video ("choose video"), selezionatelo dai vostri files personali e poi schiacciate su "start".
Partirà una compressione del file.
La durata può variare da pochi secondi a diversi minuti, a seconda delle dimensioni del file.
Alla fine della procedura vi darà anche le dimensioni del file originale e di quello appena creato: se dovesse risultare ancora troppo pensante, potete ricomprimerlo una seconda volta (ovviamente partendo da quest'ultimo, quello appena creato, non dal file originale!).
Quindi tornate in Whatsapp, andate a scegliere il tasto allega-video, scorrete e troverete una nuova cartella, chiamata Videocompressor.
Li troverete il vostro video, inviabile senza problemi con Whatsapp.
VIDEO DIETER: COMPRESSIONE DEL VIDEO (ANDROID)
Potrete usare anche Video Dieter 2 (Download)
Aprire l’app, selezionare un video dalla galleria, premere il pulsante giallo centrale per avviare la compressione del video.
Al termine dell’operazione (ci metterà qualche secondo), effettuate il salvataggio del video.
Aprire Whatsapp ed allegare il video compresso.
Lo strumento inoltre vi mostrerà l’anteprima del risultato, potendo conoscere subito la dimensione precisa del file di output dopo la compressione del video
Attraverso questo processo sarà possibile condividere video enormi, grazie al processo di compressione, riduzione della risoluzione e scelta della qualità (low, standard, high).
I risultati sono ottimi: video di 100 mega possono essere ridotti a 10.
COMPRESSIONE DI VIDEO PER ALTRI MODELLI
Potrete usare anche Video Optimizer (Download) per Windows Phone e Video Shrinker (Download) per Black Berry.
Sempre per Android ottimo anche Video Converter Android (Download).
INVIARE GROSSI VIDEO TRAMITE WASEND
Infine come ultima soluzione e senza comprimere i video(quindi senza perdere nessuna qualità), potrete utilizzare WaSend (Download).
Quest'app vi permette di inviare file di qualsiasi tipo: canzoni, video, documenti fino ad un massimo di 150 mega!
WaSend vi permette di inviare file di tantissime estensioni, tipo: doc, pdf, apk, mp3, mp4, jpg, png, tiff.
I file ricevuti si possono salvare anche nella memory card.
Una volta scaricata aprite l'app, caricate i file e selezionare il destinatario.
Il destinatario per potere visualizzare il file dovrà avere la stessa app installata nel proprio smartphone.
Quindi se volete inviare video di un certo peso ai vostri amici, non dovete far altro che scaricare l’app e chiedere a loro di fare lo stesso.
giovedì 1 ottobre 2015
Youtube Aggiunge Il Tasto Compra e Lancia Lo Youtube Space
Dopo l'inaugurazione, a Parigi, dello Youtube Space (presente già a New York, Los Angeles, Londra, Berlino e Tokyo) per sostenere la produzione di video su internet con tanto di stand comprendente sale montaggio, sale proiezione e cucina...Youtube facilita ulteriormente la vita agli inserzionisti.
La piattaforma di proprietà di Google ha annunciato che il tasto "compra", già presente negli spot, sbarcherà anche sui video pubblicati dagli utenti.
Gli inserzionisti potranno cioè farsi pubblicità all'interno di un tutorial o nella videorecensione di un oggetto hi-tech o videogioco.
Per chi teme un'invasione pubblicitaria potrebbe esserci una via d'uscita da 10 dollari al mese (il prezzo dell'abbonamento a Youtube senza pubblicità, in arrivo a ottobre).
"Negli ultimi due anni abbiamo scoperto che su YouTube ci sono molti video di recensioni e tutorial, video che le persone guardano in cerca di cose da comprare" ha spiegato Diya Jolly, capo dell'advertising della piattaforma.
Per questo motivo YouTube ha reso noto che in autunno permetterà di acquistare direttamente i prodotti mostrati.
L'unico modo per sottrarsi dalla pubblicità invadente, sarà appunto pagare l'abbonamento mensire.
La piattaforma di proprietà di Google ha annunciato che il tasto "compra", già presente negli spot, sbarcherà anche sui video pubblicati dagli utenti.
Gli inserzionisti potranno cioè farsi pubblicità all'interno di un tutorial o nella videorecensione di un oggetto hi-tech o videogioco.
Per chi teme un'invasione pubblicitaria potrebbe esserci una via d'uscita da 10 dollari al mese (il prezzo dell'abbonamento a Youtube senza pubblicità, in arrivo a ottobre).
"Negli ultimi due anni abbiamo scoperto che su YouTube ci sono molti video di recensioni e tutorial, video che le persone guardano in cerca di cose da comprare" ha spiegato Diya Jolly, capo dell'advertising della piattaforma.
Per questo motivo YouTube ha reso noto che in autunno permetterà di acquistare direttamente i prodotti mostrati.
L'unico modo per sottrarsi dalla pubblicità invadente, sarà appunto pagare l'abbonamento mensire.
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