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mercoledì 27 aprile 2016

Come Overpeer Sconfisse Kazaa e FastTrack

Kazaa fece la sua comparsa sul Web intorno al 2001.
Per quanti non lo sapessero trattasi di uno dei primissimi software di P2P (alla pari di Napster ed Audiogalaxy).
Esso sfruttava (ci si riferisce al Kazaa originario) il protocollo FastTrack.
A differenza dei software P2P dell'epoca Kazaa conteneva spyware ed adware installati nel proprio software.
Ovvero software commerciali(e non) del calibro di Altnet (adware), B3D (adware), The Best Offers (adware), TopSearch (adware), Cydoor (spyware), IstanFinders (hijacker, ovvero redirect delle pagine), RX Toolbar (spyware), Gator (spyware/trojan).
Come Napster, anche Kazaa, ebbe problemi legali per via del materiale scambiato (mp3, film e quant'altro coperti dal diritto d'autore) tuttavia il suo tramonto definitivo fu un po' diverso.


LE PRIME CAUSE LEGALI
In particolare la magistratura olandese ordinò ai proprietari di Kazaa di impedire ai propri utenti la violazione del copyright, altrimenti avrebbero dovuto pagare una pesante multa.
I proprietari di Kazaa risposero vendendo l'applicazione alla Sherman Networks con quartier generale in Australia e con una filiale nell'isola di Vanuatu.
Verso la fine di marzo del 2002 la corte di appello dei Paesi Bassi assolse Kazaa affermando che non poteva essere responsabile del comportamento dei propri utenti.


LA SHARMAN DENUNCIATA
Tuttavia nel 2002, fu la Sharman a finire nelle aule dei tribunali.
Essa rispose attraverso una azione legale antitrust, sostenendo che le major avevano cospirato contro la Sharman a causa del servizio a pagamento di Altnet.
La Sharman inoltre sostenne che non poteva essere citata in giudizio in California in quanto non aveva sufficienti relazioni con quello stato.


KAZAA LITE: IL SOFTWARE NON UFFICIALE
Kazaa Lite fu una versione modificata (e non autorizzata) dell'originaria Kazaa che escludeva la presenza di adware e spyware (installati, come abbiamo visto all'inizio, nella versione originaria).
Venne lanciata da terze parti ad aprile 2002 gratuitamente, ed a partire da metà del 2005 venne considerato, più o meno da tutti, come il client ufficiale di Kazaa stesso.
Era collegato alla stessa rete FastTrack e, quindi, permetteva di scambiare file con tutti gli utenti di Kazaa.
Le versioni successive di Kazaa Lite K ++  includevano un patcher di memoria che rimuoveva le restrizioni di ricerca ed impostava il proprio "livello di partecipazione" al massimo (1000).
Nel 2003 divenne il software più scaricato di sempre nella storia dell’informatica con ben 239 milioni di download.
Nel settembre 2003, la RIAA presentò una richiesta di citazione a giudizio, alla corte civile contro diversi utenti privati che avevano condiviso una grande quantità di file con Kazaa Lite.
Multe in media di 3mila dollari.
Come risultato il traffico sulla rete di FastTrack subì una diminuzione di circa il 15%.
La Sharman rispose citando a giudizio la RIAA, affermando che la propria rete era stata violata da altri software client (come Kazaa Lite) usati per investigare chi stava condividendo file, sulla rete di Kazaa stessa.
Sempre nello stesso anno vedeva la luce Kazaa Plus e Gold (a pagamento e sempre senza spyware).
Nel febbraio 2004, la Australian Record Industry Association annunciò una propria azione legale contro KazaA, affermando che erano state compiute, ai suoi danni, pesanti violazioni del copyright. Gli investigarori dell'ARIA dissero che questa "era il più massiccio caso di violazione di copyright mai accaduto in Australia", aggiunsero inoltre che la loro operazione era concentrata quasi totalmente sul traffico illegale.
Nel 2005 la corte dichiarò che i sei imputati, tra cui i proprietari di Kazaa Sharman Networks, Nikki Hemming e il suo socio Kevin Bermeister avevano consapevolmente permesso agli utenti di scaricare illegalmente canzoni protette da copyright.
A Kazaa venne dato l'ordine di filtrare tutti i contenuti illegali o comunque protetti da diritto d'autore.
Il 5 dicembre 2005, scaduto il termine di "filtraggio" per quanto riguarda i contenuti illegali agli utenti con un indirizzo IP australiano comparve il messaggio "Avviso importante: il download del Kazaa Media Desktop non è consentito".


IL CASO JAMMIE THOMAS RASSET
Più di recente nel 2007, a Duluth, Minnesota, l'industria discografica fece causa Jammie Thomas-Rasset.
La Thomas venne citata in giudizio da sei case discografiche (Sony BMG, Arista Records LLC, Interscope Records, UMG Recordings Inc., Capitol Records Inc. e Warner Bros. Records Inc.) e condannata a 9mila dollari di multa per ciascuna delle 24 canzoni condivise sul software nel 2005.
La Thomas si difese affermando di non avere un account Kazaa, ma la sua testimonianza venne complicata dal fatto che aveva sostituito il disco rigido del suo computer poco prima del processo.
Nel giugno 2009 la giuria chiese la multa record di 80mila dollari per ogni canzone condivisa.
Il Tribunale federale ridusse a 54mila dollari.
Tra corsi e ricorsi nel novembre 2010 venne condannata a pagare per la sua violazione 62.500 dollari per ogni canzone, per un totale di $ 1,5 milioni.
Per invalidazioni generali (tra cui privacy e quant'altro) il processo, ancora oggi, è lungi dal concludersi.


OVERPEER: IL SISTEMA CHE DISTRUSSE KAZAA E FASTTRACK
Tornando ai problemi legali di Kazaa stesso le Major, tra un processo e l'altro, utilizzavano software del calibro di Overpeer della compagnia Loudeye.
Questa compagnia (dismessa nel 2006 per problemi economici ed appunto perchè i sistemi P2P si stavano evolvendo) offriva i suoi servigi ai produttori di contenuti multimediali in formato digitale, e in particolare alle etichette discografiche, le quali facevano uso della piattaforma Overpeer per inquinare, con contenuti fasulli o corrotti, le reti di P2P di Kazaa (e non solo).
Esisteva anche un'azienda che lavorava in modo simile: MediaDefender.
FastTrack, il network alla base di software come Kazaa e Kazaa Lite, era stato il bersaglio principale dell'azione di disturbo di Overpeer.
In concreto, tale azione consisteva nel creare sulla rete migliaia di peer fittizi, clienti fasulli presenti solo sui server di Loudeye, che avevano il compito di immettere in rete contenuti all'apparenza validi, ma in realtà corrotti e inutilizzabili.
Il sistema sfruttava i punti deboli dell'algoritmo UU Hash, usato in FastTrack per identificare in maniera univoca un singolo file.
Associando un codice UU Hash apparentemente valido ad un file "fake", si danneggiavano gli utenti e più in generale il meccanismo di condivisione.
Secondo stime dell'epoca, l'azione di contrasto a mezzo falsi contro FastTrack è arrivata al punto di contagiare non meno della metà del totale dei file presenti sulla rete.
Altnet, l'azienda che realizzava l'adware "ufficiale" integrato in Kazaa, inviò diffide formali a quelle aziende che, a suo dire, utilizzano i propri adware per identificare gli utenti del P2P che violano il diritto d'autore e consegnare i loro dati (IP e nome-utente) alle major.
Secondo Altnet, le proprie tecnologie di identificazione dei file facilitavano la vita agli utenti di Kazaa nella localizzazione dei file di proprio interesse ma vi erano aziende appunto che utilizzavano questi sistemi per inquinare i network di scambio con file fake e, soprattutto, per tenere traccia dei download di particolari file.
Non bastasse il danno agli scambi, Overpeer diffondeva anche adware ed altri malware invasivi.
Sotto certi versi quindi, più che i processi giudiziari, fu Overpeer a "far tramontare" Kazaa e FastTrack.
È noto infatti, da lì a poco, che fine abbia fatto la rigogliosa e popolata FastTrack: invasa da fake e da virus, gli utenti migrarono verso sistemi di scambio e network meno attaccabili dall'industria dell'intrattenimento.
Sono così venute alla ribalta reti basate su tecnologie più sicure e affidabili dal punto di vista della verificabilità dei contenuti disponibili.
Tra cui BitTorrent.

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