domenica 5 ottobre 2014
Migliori Link Usenet (Deep Web)
Usenet è una rete di server organizzata come i vecchi Newsgroup con tanto di Thread e Topic(termini poi adottati dai forum negli a venire).
Qui trovate una spiegazione più esauriente: Cos'è e Come Funziona Usenet
Sotto certi versi Usenet è un'aggregatore di notizie, files e quant'altro.
L'unico problema è che la maggiorparte dei siti(o group, se preferite) sono a pagamento.
Infatti la gestione dei server Usenet ha dei costi molto elevati.
Se ci pensate anche Usenet è Deep Web: notizie non accessibili a tutti e soprattutto messaggi non indicizzati sui motori di ricerca(i siti che riporterò sotto sono invece indicizzati con Google ma non sarà possibile entrare nei vari newsgroup ovviamente).
Con Usenet ogni articolo viene replicato su tutti i server Usenet del mondo e la comunicazione fra utenti diventa aperta e mondiale.
Esistono nel mondo moltissimi newsgroup, ognuno dedicato a un argomento particolare.
Non esiste un numero "ufficiale" di newsgroup, dal momento che alcune gerarchie sono private e non vengono perciò propagate.
ISC (Internet Systems Consortium) archivia tutti gli articoli di controllo per la creazione e la cancellazione dei newsgroup e mantiene aggiornato un file chiamato "active", esso al 2006 contava più di 45mila newsgroup.
A seguito dell'esplosione del Web e con l'avvento di nuovi servizi (come i forum) Usenet ha iniziato ad essere meno utilizzato, pur restando un importante strumento di comunicazione per moltissimi utenti.
Quasi tutti i newsgroup citati sono a pagamento ma la maggiorparte offrono servizi di prova gratuita di 14 giorni.
Post Celebri Usenet: Macintosh, Linux, eBay, etc
FUNZIONALITA'
Oltre ai Newsgroup veri e propri, con il passare del tempo questi questi News Service Provider hanno anche dato la possibilità di aggiungere anche file ai propri post.
Immagini, file di testo, video, musica, etc
Questa evoluzione c'ha dato la possibilità di trovare e scaricare quasi qualunque cosa.
Un grande vantaggio è che scaricherete alla velocità massima che la vostra banda mette a disposizione.
Esiste anche un motore di ricerca per i files: http://binsearch.info/
Ricapitolando:
1) Dovrete iscrivervi ad un Newsgroup(che elenco sotto) e sottoscrivere un abbonamento(o provare la versione gratuita).
Registratevi ed annotatevi User e Pass.
2) Vi serve un software che fa da download manager, tipo AltBinz: http://www.altbinz.net/index.php?page=downloadz
3) Una volta scaricato, installatelo e poi da NZB togliete la spunta da tutte le opzioni “Import As Paused”.
Sull’opzione Servers sotto “Name” scrivete il nome che volete dare al Server(ad esempio UsenetServer SSL).
Nell’ “Address” mettete ad esempio secure.usenetserver.com (in base a dove avete fatto l'abbonamento)
Flaggate “Server requires authentication” e scrivete il vostro User e Pass che vi siete scritti sul foglietto.
Mettete “Number Of Connections” 20 e “Port” 563 e a questo punto cliccati su Add As Primary.
Ora che avete aggiunto il vostro server proseguiamo ad aggiornare delle opzioni.
In “Par2″ delle opzioni schiacciate tutto a parte “recheck all PAR2 sets on start”.
Su “Unrar” flaggate AutoUnrar e Delete archives after successful unraring.
Su Miscellaneous da“Start” solo Autopush Connect Button.
Il programma è ora pronto per scaricare.
4) Usate i motori di ricerca Usenet, i video hanno formato NZB che potrete aprire con AltBinz.
Con il motore di ricerca Binsearch gli .NZB dobbiamo crearceli da soli scegliendo tutti i file che ne fanno parte.
Invece NzbTvSeeker cerca di organizzare un pò meglio quanto si trova su Binsearch.
Clicchiamo sul files che ci interessa e ci porta alla pagina di download.
Cliccate il bottone “inverse” e poi il bottone “create NZB”.
Questo vi scaricherà il file .NZB che aprirà automaticamente AltBinz che comincerà a scaricare il file.
MIGLIORI NEWSGROUP
Giganews: http://www.giganews.com/
Attivo dal 1994, fondato in Texas
Easynews: http://www.easynews.com/
Anche questo fondato nel 1994, conta più di 1 milione di utenti.
Altopia: https://www.altopia.com/invite.html
Datato 1995.
Astraweb: http://www.astraweb.com/
Fondato nel 1997.
Highwinds: http://www.highwinds.com/
Blocknews: http://blocknews.net/
CheapNews: https://www.cheapnews.eu/
Frugal Usenet: http://frugalusenet.com/
Gebruikhet: https://www.gebruikhet.net/
Sunny Usenet: http://www.sunnyusenet.com/
TweakNews: https://www.tweaknews.eu/
XsNews: https://www.xsnews.nl/en/index.html
UsenetBucket: https://www.usenetbucket.com/
UseNext: http://www.usenext.it/
UsenetServer: http://www.usenetserver.com/
Per saperne di più vi rimando anche agli articoli inerenti allo stesso argomento:
Cos'è e Come Funziona Usenet
Come Funziona Osiris (Creare Siti P2P)
Come Navigare Nel Deep Web Con Freenet
Guida Deep Web 2013
Navigare Con TOR Browser
Navigare Nel Deep Web Con Una VPN
Configurazione TOR 2013(Per Il Deep Web)
Come Funziona Freenet(Deep Web)
Links Italiani Freenet(2014)
Accedere Al Deep Web Senza Software
Guadagnare Bitcoin(Guida per pagare sul Deep Web)
Darknet: La Rete Oscura
Link Per Il Deep Web(Freenet e TOR)
How To Access Deep Web
sabato 4 ottobre 2014
Migliori Mining Pool e Software Di Mining (Bitcoin)
Cosa indica il termine "Mining"?
Quali sono le "Mining Pool" migliori e quali sono?
Il termine "Mining" indica quel processo per cui le persone, tramite i loro computer, sostengono il network della criptomoneta suddetta(ad esempio i Bitcoin) e quindi sono ricompensate per il lavoro svolto.
Il lavoro ha a che fare con la risoluzione di calcoli complessi che permettono di autenticare le transazioni all’interno di una rete decentrata.
Questa attività che serve a raggiungere un consenso distribuito sulla validità delle transazioni effettuate, viene svolta col Mining, cioè con computer potenti che macinano i calcoli necessari e generano quindi i blocchi a cui si legano le transazioni, in un unico registro chiamato Blockchain. Poiché tale attività ha un costo anche solo energetico i miners (termine con sui si indica sia la macchina adibita allo scopo sia il suo proprietario) che risolvono la chiave crittografica di una determinata transazione ricevono frazioni di Bitcoin.
Ad intervalli di tempo predefiniti, il sistema immetterà nuove valute che possono essere quindi estratte una volta risolte una volta convalidate tutte le transazioni di un "blocco".
Ovviamente maggiore è la potenza di calcolo del proprio hardware, maggiore sarà il contributo ai processi di estrazione, con guadagno proporzionale al contributo fornito nelle Mining Pools di cui vi parlerò a breve.
Una volta(cioè 3-4 anni fa) si minava anche col computer di casa.
Siccome però la potenza necessaria per farlo aumenta con la crescita del network, oggi non vanno più bene neanche le schede grafiche GPU, ma servono macchine specializzate, con chip ASIC.
É nata proprio un’industria che produce dispositivi dedicati proprio per produrre Bitcoin e che quindi oltre ad essere più potenti dei classici PC(perchè fanno solo quel lavoro, minare) consumano anche meno corrente.
Inoltre conviene unirsi in gruppi di minatori, le cosiddette Mining Pool, per mettere insieme la potenza di calcolo e dividersi le ricompense.
Le macchine create appositivamente per minare hanno ovviamente una durata effimera, nel senso che se il valore del Bitcoin aumenta e se il network diventa sempre più grande non vanno più bene perchè ne serviranno altre più potenti.
Un po' quello che è avvenuta con i PC.
Minare con pochi investimenti è possibile farlo solo per le monete alternative, come appunto Litecoin o Dogecoin, perché si può usare ancora una scheda grafica GPU acquistabile in un negozio d’informatica per circa duecento euro.
BITQUOTA
Poi con il passare del tempo le attività si sono diversificate, c'è chi ad esempio si è "inventato" la Bitquota.
In pratica si compra un Miner di grosse dimensioni, da circa 4mila euro e lo si suddivide in piccole quote che chiunque può comprare.
È come se ognuno acquistasse un pezzetto della macchina che mina.
In base alle quote date, si riceve una percentuale di quanto viene estratto.
Ovviamente dietro ci sono anche delle fregature: ci sono stati casi di società che avevano raccolto soldi per realizzare dispositivi per minare e che poi sono sparite nel nulla.
TRASFERIMENTO DI BITCOIN, RISOLUZIONE DI BLOCCHI, POTENZA
Ad ogni passaggio di Bitcoin c’è una firma digitale che garantisce che la moneta sia stata spesa dal legittimo proprietario e che l’informazione non venga alterata in un momento successivo.
Quando il legittimo proprietario di un Bitcoin vuole fare una transazione, aggiunge all’elenco chi è il prossimo proprietario, ci pone la propria firma digitale, e comunica la nuova transazione a tutti i nodi della rete che ne verificano la correttezza.
È evidente che per fare queste verifiche tutti i nodi devono conoscere tutte le transazioni fatte dalla nascita di Bitcoin.
Questo meccanismo garantisce che ognuno possa spendere solo i propri Bitcoin, ma come si fa a impedire che qualcuno li spenda due volte generando due transazioni a partire dalla stessa?
Ci vuole qualcosa che garantisca che una transazione è stata fatta prima dell’altra in modo da rifiutare la seconda.
Tutte le transazioni sono impacchettate in quelli che vengono chiamati blocchi.
Questi blocchi sono collegati in una sequenza temporale garantita da una prova di lavoro che deve essere svolta per poter “chiudere” il blocco e iniziare a lavorare al successivo.
La prova di lavoro è semplicemente un calcolo che richiede un po' di tempo per essere fatto, in media 10 minuti, indipendentemente dalla velocità del calcolatore.
Una transazione non è valida finché non è stato “chiuso” il blocco che la contiene e il blocco accettato da un certo numero di altri nodi della rete(6, 7, dipende).
Se un nodo disonesto vuole cambiare una transazione già validata, deve rifare la prova di lavoro del blocco che la contiene, rifare la prova di lavoro per ognuno dei blocchi chiusi successivamente e chiudere un nuovo blocco prima che lo faccia qualcun altro.
Può essere sicuro di riuscire a fare tutto ciò solo se controlla più della metà della capacità di calcolo dell’intera rete(51%).
Un’osservazione: anche controllando più del 50% della capacità di calcolo, un malintenzionato non può fare qualsiasi genere di alterazione.
Ad esempio non riuscirà mai a spendere i soldi di qualcun altro perché non potrà mai falsificare la firma digitale del legittimo proprietario.
Le transazioni devono essere sempre formalmente corrette, altrimenti gli altri nodi non le accetteranno mai.
L’unica operazione che è possibile fare è cancellare delle transazioni, ad esempio per spendere una seconda volta il proprio denaro.
Oltre ad un elenco di transazioni, nel blocco c’è anche il risultato della prova di lavoro a dimostrazione che il lavoro è stato fatto.
Si crea così una sequenza di blocchi che viene chiamata “block chain”.
Questa catena di blocchi rappresenta il registro di tutte le transazioni avvenute dalla nascita di Bitcoin stesso. Ogni nodo della rete lavora a un nuovo blocco raccogliendo le transazioni e cercando di “chiuderlo” svolgendo la prova di lavoro.
Quando la prova di lavoro è terminata, il blocco viene passato a tutti gli altri nodi e si inizia a lavorare ad un nuovo.
La prova di lavoro è una specie di enigma crittografico calcolato in base al contenuto del blocco stesso, per cui se viene alterato anche la soluzione all’enigma cambia.
Inoltre il grado di difficoltà della prova viene continuamente aggiustato in modo da seguire la capacità computazione totale della rete e in modo che il tempo medio per la chiusura di un blocco rimanga intorno ai 10 minuti.
Ci si potrebbe chiedere perché qualcuno dovrebbe mettere a disposizione della rete di Bitcoin un computer, consumando risorse di calcolo ed energia elettrica?
Si è ricorso ad un incentivo basato su un meccanismo di premiazione.
Ad ogni nuovo blocco sono associati dei nuovi Bitcoin, appena coniati, che vengono dati a chi è riuscito a “chiudere” il blocco.
Per analogia al mondo dei metalli preziosi, quest’attività è stata battezzata con il nome “Mining”.
Cosa si fa praticamente condividendo le proprie risorse energetiche? Semplicemente si eseguono tutti calcoli che servono al sistema di garanzie su cui si basa Bitcoin, la nuova moneta è solo una parte del premio che gli viene assegnato per incentivare il loro contributo.
Altra parte del premio deriva dalla tassazione sulle transazioni.
La quantità di nuova moneta generata per ogni blocco diminuisce nel tempo in modo che i Bitcoin in circolazione non saranno mai più di 21 milioni.
ESTRAZIONE CON IL SOFTWARE
Una volta predisposto un hardware(il già citato ASIC ad esempio) per il Mining, il prossimo passo sarà quello di scaricare un software gratuito che si occuperà di tutti i processi di calcolo.
Ci sono innumerevoli programmi in cui registrare le proprie attività di estrazione ma EasyMiner, BFGMiner e CGMiner sono tra i più utilizzati e semplici da configurare.
Scegliete dunque il software a voi più congenito, scaricate e installate l’esecutivo e procedete alla registrazione.
MINING POOL
Le Mining Pools, come detto, consistono in gruppi di utenti minatori che si organizzano per lavorare assieme, unendo le energie dei propri hardware nel tentativo di massimizzare l’eventuale profitto. Così facendo, la potenza di calcolo impiegata in un determinato "blocco" sarà maggiore, con conseguente risoluzione in tempi più rapidi.
Maggiore il contributo apportato al pool di cui si è entrati a fare parte, maggiore sarà la "fetta" di BitCoin che ci spetterà a operazioni risolte.
Nel remoto caso in cui decidessimo di non prendere parte a una pool, il rischio sarà quello di impiegare verosimilmente per più di un anno il nostro hardware (con conseguente bolletta della luce alle stelle e un indefinito numero di schede video bruciate) senza collezionare nulla.
Dunque il Mining è un po’ come vincere la lotteria.
Quando si riesce a trovare l’hash del nuovo blocco, il network è programmato a darti una ricompensa. È praticamente impossibile trovare un blocco per conto proprio quindi col tempo si sono creati questi Mining Pool, come detto un gruppo di minatori che lavorano assieme a trovare il blocco seguente.
La vincita viene quindi distribuita tra i membri di questo pool.
Un po’ come quando si comprano tanti biglietti della lotteria con un gruppo di amici.
Più biglietti si comprano, maggiore la probabilità di vittoria.
Come già detto questi pool non possono raggiungere il 51% di capacità computazionale(potenza).
Nella comunità questo è un concetto ben noto e quando un pool diventa troppo grande i minatori sono consapevoli di questo problema e provvedono rapidamente a spostarsi su altri pool per bilanciare la potenza di calcolo del network.
Questo avviene in maniera volontaria dai minatori.
I minatori non alcun incentivo a dare al pool maggiore potenza di calcolo.
Anzi, sono incentivati a non farlo.
Per questo motivo oggi come oggi abbiamo un network abbastanza bilanciato composto da vari pool che non superano il 40% di potenza di calcolo.
Infatti anche il 25% basterebbe per riuscire a trovare un blocco prima del resto del network.
Prender parte a una pool di miners è senza dubbio la soluzione più logica in termini di tempo/risorse hardware impiegate e profitto: l’unione fa la forza..
Tutti i vostri guadagni conseguenti alle operazioni di mining verranno poi trasferiti nel wallet grazie al vostro codice identificativo personale.
Per maggiori informazioni non dimenticatevi di consultare la nostra guida su come inviare e ricevere pagamenti attraverso il wallet.
Di seguito potete consultare una lista che mette a confronto le Mining Pool esistenti:
BTC
Antpool
Viabtc
Slushpool
TIPOLOGIE DI RETRIBUZIONE: QUALE MINING POOL SCEGLIERE?
1) PPS (Pay Per Share)
Qui viene assegnata una quota fissa per ogni share trovato.
In questa condizione si hanno dei guadagni costanti nel tempo e proporzionali al tempo di attività nel Pool.
2) Proportional
Il sistema proporzionale permette di suddividere il profitto derivante da un blocco in base a quanti share sono stati trovati da ogni utente.
Cioè il tutto è appunto proporzionale.
Se un blocco è costituito da 100 share e nel pool ci sono 4 utenti:
Utente A: trova 10 shares
Utente B: trova 20 shares
Utente C: trova 25 shares
Utente D: trova 45 shares
Quindi gli utenti riceveranno, rispettivamente il 10%, 20%, 25%, 45% dei ricavi di quel blocco. Questa strategia è molto fruttuosa nel caso di una potenza computazionale al di sopra della media.
Ciò ovviamente va rapportato ai GH/s.
Ovviamente ciò non basta: è necessario aspettare anche il completamento del blocco che può durare da pochi minuti a 3 giorni.
Questa strategia va sfruttata da chi ha una grossissima potenza computazionale e praticamente effettua Mining di continuo senza interruzioni.
3) PPLNS (Pay Per Last N Shares)
Questa strategia premia chi rimane più a lungo nel Mining Pool scoraggiando la disconnessione o i miners occasionali.
Vengono infatti considerate gli ultimi shares trovati e viene distribuita, in maniera proporzionale, la ricompensa del blocco che si è appena minato.
4) PPLNSG (Per Per Last N Shifts Or Group)
Molto simile al PPLNS ma invece che basarsi sugli shares si basa su relativamente brevi lassi di tempo (4-5 ore) chiamati shifts.
Il sistema tiene conto della percentuale con cui gli utenti hanno partecipato agli ultimi N shift e fa la media delle percentuali. Un esempio è sempre molto più esplicativo. Si calcolano gli ultimi 8 shift e ogni shift è, per ipotesi, di 3 ore.
Il pool terrà conto delle partecipazioni degli utenti per le ultime 24 ore.
In sostanza ciò favorisce chi rimane più a lungo nel Mining Pool, ma non azzera coloro che alternano periodi di Mining molto lunghi a (relativamente) brevi interruzioni.
5) RBPPS (Round Based Pay Per Share)
Pagamento per azione basata sui turni.
Come PPS, ma i pagamenti sono posticipati fino a quando un blocco viene trovato e confermato dalla rete.
Nel caso di blocchi orfani, gli utili relativi ad esso non vengono pagati.
6) DGM (Double Geometric Method)
Metodo geometrico doppio. Un ibrido tra PPLNS e tipi di ricompensa geometriche che consentono all'operatore di assorbire parte del rischio. L'operatore riceve una porzione di premio su turni brevi e la restituisce in turni più lunghi per normalizzare i pagamenti.
7) SMPPS (Shared Maximum Pay Per Share)
Come PPS, ma non paga più di quanto guadagna la pool.
8) ESMPPS (Equalized Shared Maximum Pay Per Share)
Massima divisione equalizzata pagamento per azione.
Come SMPPS, ma equipara i pagamenti in modo equo tra tutti coloro a cui sono dovuti.
9) RSMPPS (Recent Shared Maximum Pay Per Share)
Come SMPPS, ma il sistema si propone di dare priorità ai minatori più recenti.
10) POT (Pay On Target)
Paga all'obiettivo.
Una variante PPS che paga sulla difficoltà di lavoro restituita alla pool invece che sulla la difficoltà del lavoro richiesta dalla pool.
11) Score
Una ricompensa proporzionale, ma misurata in funzione del tempo impiegato. Ogni azione svolta vale di più in funzione del tempotrascorso dall'inizio del turno corrente.
12) TEMPO E SHARE
In genere si tenta di scoraggiare i minatori occasionali e premiare coloro che invece contribuiscono in maniera costante per tentare di mantenere, su tutto il pool, un hashrate crescente o, al limite, costante.
Ultimo concetto importante: generalmente ogni pool in genere fa pagare una tassa (al cash-out o per blocco), ovvero "Fee".
Le tasse possono essere in percentuale all’importo del cash-out/blocco o fisse.
In caso di tassa per cash-out le tasse fisse favoriscono dei cash-out di importi alti mantenendo nel pool molta criptovaluta.
Quelle percentuali invece permettono dei cash-out di tutti gli importi tassando l’utente in maniera proporzionale al proprio cash-out.
Per saperne di più vi rimando anche agli articoli inerenti allo stesso argomento:
Cosa Sono I Bitcoin(Guida)
Guadagnare Bitcoin(Guida Per Pagare Sul Deep Web)
Come Guadagnare Bitcoin Gratis(Guida Freebitcoin)
Guadagnare Bitcoin Con Bitforce SC
Come e Dove Acquistare Bitcoin
Dove Comprare Con I Bitcoin (Siti Online)
Monete Virtuali Simili Ai Bitcoin(2014)
Come Guadagnare Litecoin(Gratis)
Quali sono le "Mining Pool" migliori e quali sono?
Il termine "Mining" indica quel processo per cui le persone, tramite i loro computer, sostengono il network della criptomoneta suddetta(ad esempio i Bitcoin) e quindi sono ricompensate per il lavoro svolto.
Il lavoro ha a che fare con la risoluzione di calcoli complessi che permettono di autenticare le transazioni all’interno di una rete decentrata.
Questa attività che serve a raggiungere un consenso distribuito sulla validità delle transazioni effettuate, viene svolta col Mining, cioè con computer potenti che macinano i calcoli necessari e generano quindi i blocchi a cui si legano le transazioni, in un unico registro chiamato Blockchain. Poiché tale attività ha un costo anche solo energetico i miners (termine con sui si indica sia la macchina adibita allo scopo sia il suo proprietario) che risolvono la chiave crittografica di una determinata transazione ricevono frazioni di Bitcoin.
Ad intervalli di tempo predefiniti, il sistema immetterà nuove valute che possono essere quindi estratte una volta risolte una volta convalidate tutte le transazioni di un "blocco".
Ovviamente maggiore è la potenza di calcolo del proprio hardware, maggiore sarà il contributo ai processi di estrazione, con guadagno proporzionale al contributo fornito nelle Mining Pools di cui vi parlerò a breve.
Una volta(cioè 3-4 anni fa) si minava anche col computer di casa.
Siccome però la potenza necessaria per farlo aumenta con la crescita del network, oggi non vanno più bene neanche le schede grafiche GPU, ma servono macchine specializzate, con chip ASIC.
É nata proprio un’industria che produce dispositivi dedicati proprio per produrre Bitcoin e che quindi oltre ad essere più potenti dei classici PC(perchè fanno solo quel lavoro, minare) consumano anche meno corrente.
Inoltre conviene unirsi in gruppi di minatori, le cosiddette Mining Pool, per mettere insieme la potenza di calcolo e dividersi le ricompense.
Le macchine create appositivamente per minare hanno ovviamente una durata effimera, nel senso che se il valore del Bitcoin aumenta e se il network diventa sempre più grande non vanno più bene perchè ne serviranno altre più potenti.
Un po' quello che è avvenuta con i PC.
Minare con pochi investimenti è possibile farlo solo per le monete alternative, come appunto Litecoin o Dogecoin, perché si può usare ancora una scheda grafica GPU acquistabile in un negozio d’informatica per circa duecento euro.
BITQUOTA
Poi con il passare del tempo le attività si sono diversificate, c'è chi ad esempio si è "inventato" la Bitquota.
In pratica si compra un Miner di grosse dimensioni, da circa 4mila euro e lo si suddivide in piccole quote che chiunque può comprare.
È come se ognuno acquistasse un pezzetto della macchina che mina.
In base alle quote date, si riceve una percentuale di quanto viene estratto.
Ovviamente dietro ci sono anche delle fregature: ci sono stati casi di società che avevano raccolto soldi per realizzare dispositivi per minare e che poi sono sparite nel nulla.
TRASFERIMENTO DI BITCOIN, RISOLUZIONE DI BLOCCHI, POTENZA
Ad ogni passaggio di Bitcoin c’è una firma digitale che garantisce che la moneta sia stata spesa dal legittimo proprietario e che l’informazione non venga alterata in un momento successivo.
Quando il legittimo proprietario di un Bitcoin vuole fare una transazione, aggiunge all’elenco chi è il prossimo proprietario, ci pone la propria firma digitale, e comunica la nuova transazione a tutti i nodi della rete che ne verificano la correttezza.
È evidente che per fare queste verifiche tutti i nodi devono conoscere tutte le transazioni fatte dalla nascita di Bitcoin.
Questo meccanismo garantisce che ognuno possa spendere solo i propri Bitcoin, ma come si fa a impedire che qualcuno li spenda due volte generando due transazioni a partire dalla stessa?
Ci vuole qualcosa che garantisca che una transazione è stata fatta prima dell’altra in modo da rifiutare la seconda.
Tutte le transazioni sono impacchettate in quelli che vengono chiamati blocchi.
Questi blocchi sono collegati in una sequenza temporale garantita da una prova di lavoro che deve essere svolta per poter “chiudere” il blocco e iniziare a lavorare al successivo.
La prova di lavoro è semplicemente un calcolo che richiede un po' di tempo per essere fatto, in media 10 minuti, indipendentemente dalla velocità del calcolatore.
Una transazione non è valida finché non è stato “chiuso” il blocco che la contiene e il blocco accettato da un certo numero di altri nodi della rete(6, 7, dipende).
Se un nodo disonesto vuole cambiare una transazione già validata, deve rifare la prova di lavoro del blocco che la contiene, rifare la prova di lavoro per ognuno dei blocchi chiusi successivamente e chiudere un nuovo blocco prima che lo faccia qualcun altro.
Può essere sicuro di riuscire a fare tutto ciò solo se controlla più della metà della capacità di calcolo dell’intera rete(51%).
Un’osservazione: anche controllando più del 50% della capacità di calcolo, un malintenzionato non può fare qualsiasi genere di alterazione.
Ad esempio non riuscirà mai a spendere i soldi di qualcun altro perché non potrà mai falsificare la firma digitale del legittimo proprietario.
Le transazioni devono essere sempre formalmente corrette, altrimenti gli altri nodi non le accetteranno mai.
L’unica operazione che è possibile fare è cancellare delle transazioni, ad esempio per spendere una seconda volta il proprio denaro.
Oltre ad un elenco di transazioni, nel blocco c’è anche il risultato della prova di lavoro a dimostrazione che il lavoro è stato fatto.
Si crea così una sequenza di blocchi che viene chiamata “block chain”.
Questa catena di blocchi rappresenta il registro di tutte le transazioni avvenute dalla nascita di Bitcoin stesso. Ogni nodo della rete lavora a un nuovo blocco raccogliendo le transazioni e cercando di “chiuderlo” svolgendo la prova di lavoro.
Quando la prova di lavoro è terminata, il blocco viene passato a tutti gli altri nodi e si inizia a lavorare ad un nuovo.
La prova di lavoro è una specie di enigma crittografico calcolato in base al contenuto del blocco stesso, per cui se viene alterato anche la soluzione all’enigma cambia.
Inoltre il grado di difficoltà della prova viene continuamente aggiustato in modo da seguire la capacità computazione totale della rete e in modo che il tempo medio per la chiusura di un blocco rimanga intorno ai 10 minuti.
Ci si potrebbe chiedere perché qualcuno dovrebbe mettere a disposizione della rete di Bitcoin un computer, consumando risorse di calcolo ed energia elettrica?
Si è ricorso ad un incentivo basato su un meccanismo di premiazione.
Ad ogni nuovo blocco sono associati dei nuovi Bitcoin, appena coniati, che vengono dati a chi è riuscito a “chiudere” il blocco.
Per analogia al mondo dei metalli preziosi, quest’attività è stata battezzata con il nome “Mining”.
Cosa si fa praticamente condividendo le proprie risorse energetiche? Semplicemente si eseguono tutti calcoli che servono al sistema di garanzie su cui si basa Bitcoin, la nuova moneta è solo una parte del premio che gli viene assegnato per incentivare il loro contributo.
Altra parte del premio deriva dalla tassazione sulle transazioni.
La quantità di nuova moneta generata per ogni blocco diminuisce nel tempo in modo che i Bitcoin in circolazione non saranno mai più di 21 milioni.
ESTRAZIONE CON IL SOFTWARE
Una volta predisposto un hardware(il già citato ASIC ad esempio) per il Mining, il prossimo passo sarà quello di scaricare un software gratuito che si occuperà di tutti i processi di calcolo.
Ci sono innumerevoli programmi in cui registrare le proprie attività di estrazione ma EasyMiner, BFGMiner e CGMiner sono tra i più utilizzati e semplici da configurare.
Scegliete dunque il software a voi più congenito, scaricate e installate l’esecutivo e procedete alla registrazione.
MINING POOL
Le Mining Pools, come detto, consistono in gruppi di utenti minatori che si organizzano per lavorare assieme, unendo le energie dei propri hardware nel tentativo di massimizzare l’eventuale profitto. Così facendo, la potenza di calcolo impiegata in un determinato "blocco" sarà maggiore, con conseguente risoluzione in tempi più rapidi.
Maggiore il contributo apportato al pool di cui si è entrati a fare parte, maggiore sarà la "fetta" di BitCoin che ci spetterà a operazioni risolte.
Nel remoto caso in cui decidessimo di non prendere parte a una pool, il rischio sarà quello di impiegare verosimilmente per più di un anno il nostro hardware (con conseguente bolletta della luce alle stelle e un indefinito numero di schede video bruciate) senza collezionare nulla.
Dunque il Mining è un po’ come vincere la lotteria.
Quando si riesce a trovare l’hash del nuovo blocco, il network è programmato a darti una ricompensa. È praticamente impossibile trovare un blocco per conto proprio quindi col tempo si sono creati questi Mining Pool, come detto un gruppo di minatori che lavorano assieme a trovare il blocco seguente.
La vincita viene quindi distribuita tra i membri di questo pool.
Un po’ come quando si comprano tanti biglietti della lotteria con un gruppo di amici.
Più biglietti si comprano, maggiore la probabilità di vittoria.
Come già detto questi pool non possono raggiungere il 51% di capacità computazionale(potenza).
Nella comunità questo è un concetto ben noto e quando un pool diventa troppo grande i minatori sono consapevoli di questo problema e provvedono rapidamente a spostarsi su altri pool per bilanciare la potenza di calcolo del network.
Questo avviene in maniera volontaria dai minatori.
I minatori non alcun incentivo a dare al pool maggiore potenza di calcolo.
Anzi, sono incentivati a non farlo.
Per questo motivo oggi come oggi abbiamo un network abbastanza bilanciato composto da vari pool che non superano il 40% di potenza di calcolo.
Infatti anche il 25% basterebbe per riuscire a trovare un blocco prima del resto del network.
Prender parte a una pool di miners è senza dubbio la soluzione più logica in termini di tempo/risorse hardware impiegate e profitto: l’unione fa la forza..
Tutti i vostri guadagni conseguenti alle operazioni di mining verranno poi trasferiti nel wallet grazie al vostro codice identificativo personale.
Per maggiori informazioni non dimenticatevi di consultare la nostra guida su come inviare e ricevere pagamenti attraverso il wallet.
Di seguito potete consultare una lista che mette a confronto le Mining Pool esistenti:
Qui trovate una comparazione:
Migliori Mining Pool:BTC
Antpool
Viabtc
Slushpool
TIPOLOGIE DI RETRIBUZIONE: QUALE MINING POOL SCEGLIERE?
1) PPS (Pay Per Share)
Qui viene assegnata una quota fissa per ogni share trovato.
In questa condizione si hanno dei guadagni costanti nel tempo e proporzionali al tempo di attività nel Pool.
2) Proportional
Il sistema proporzionale permette di suddividere il profitto derivante da un blocco in base a quanti share sono stati trovati da ogni utente.
Cioè il tutto è appunto proporzionale.
Se un blocco è costituito da 100 share e nel pool ci sono 4 utenti:
Utente A: trova 10 shares
Utente B: trova 20 shares
Utente C: trova 25 shares
Utente D: trova 45 shares
Quindi gli utenti riceveranno, rispettivamente il 10%, 20%, 25%, 45% dei ricavi di quel blocco. Questa strategia è molto fruttuosa nel caso di una potenza computazionale al di sopra della media.
Ciò ovviamente va rapportato ai GH/s.
Ovviamente ciò non basta: è necessario aspettare anche il completamento del blocco che può durare da pochi minuti a 3 giorni.
Questa strategia va sfruttata da chi ha una grossissima potenza computazionale e praticamente effettua Mining di continuo senza interruzioni.
3) PPLNS (Pay Per Last N Shares)
Questa strategia premia chi rimane più a lungo nel Mining Pool scoraggiando la disconnessione o i miners occasionali.
Vengono infatti considerate gli ultimi shares trovati e viene distribuita, in maniera proporzionale, la ricompensa del blocco che si è appena minato.
4) PPLNSG (Per Per Last N Shifts Or Group)
Molto simile al PPLNS ma invece che basarsi sugli shares si basa su relativamente brevi lassi di tempo (4-5 ore) chiamati shifts.
Il sistema tiene conto della percentuale con cui gli utenti hanno partecipato agli ultimi N shift e fa la media delle percentuali. Un esempio è sempre molto più esplicativo. Si calcolano gli ultimi 8 shift e ogni shift è, per ipotesi, di 3 ore.
Il pool terrà conto delle partecipazioni degli utenti per le ultime 24 ore.
In sostanza ciò favorisce chi rimane più a lungo nel Mining Pool, ma non azzera coloro che alternano periodi di Mining molto lunghi a (relativamente) brevi interruzioni.
5) RBPPS (Round Based Pay Per Share)
Pagamento per azione basata sui turni.
Come PPS, ma i pagamenti sono posticipati fino a quando un blocco viene trovato e confermato dalla rete.
Nel caso di blocchi orfani, gli utili relativi ad esso non vengono pagati.
6) DGM (Double Geometric Method)
Metodo geometrico doppio. Un ibrido tra PPLNS e tipi di ricompensa geometriche che consentono all'operatore di assorbire parte del rischio. L'operatore riceve una porzione di premio su turni brevi e la restituisce in turni più lunghi per normalizzare i pagamenti.
7) SMPPS (Shared Maximum Pay Per Share)
Come PPS, ma non paga più di quanto guadagna la pool.
8) ESMPPS (Equalized Shared Maximum Pay Per Share)
Massima divisione equalizzata pagamento per azione.
Come SMPPS, ma equipara i pagamenti in modo equo tra tutti coloro a cui sono dovuti.
9) RSMPPS (Recent Shared Maximum Pay Per Share)
Come SMPPS, ma il sistema si propone di dare priorità ai minatori più recenti.
10) POT (Pay On Target)
Paga all'obiettivo.
Una variante PPS che paga sulla difficoltà di lavoro restituita alla pool invece che sulla la difficoltà del lavoro richiesta dalla pool.
11) Score
Una ricompensa proporzionale, ma misurata in funzione del tempo impiegato. Ogni azione svolta vale di più in funzione del tempotrascorso dall'inizio del turno corrente.
12) TEMPO E SHARE
In genere si tenta di scoraggiare i minatori occasionali e premiare coloro che invece contribuiscono in maniera costante per tentare di mantenere, su tutto il pool, un hashrate crescente o, al limite, costante.
Ultimo concetto importante: generalmente ogni pool in genere fa pagare una tassa (al cash-out o per blocco), ovvero "Fee".
Le tasse possono essere in percentuale all’importo del cash-out/blocco o fisse.
In caso di tassa per cash-out le tasse fisse favoriscono dei cash-out di importi alti mantenendo nel pool molta criptovaluta.
Quelle percentuali invece permettono dei cash-out di tutti gli importi tassando l’utente in maniera proporzionale al proprio cash-out.
Per saperne di più vi rimando anche agli articoli inerenti allo stesso argomento:
Cosa Sono I Bitcoin(Guida)
Guadagnare Bitcoin(Guida Per Pagare Sul Deep Web)
Come Guadagnare Bitcoin Gratis(Guida Freebitcoin)
Guadagnare Bitcoin Con Bitforce SC
Come e Dove Acquistare Bitcoin
Dove Comprare Con I Bitcoin (Siti Online)
Monete Virtuali Simili Ai Bitcoin(2014)
Come Guadagnare Litecoin(Gratis)
venerdì 3 ottobre 2014
Lista Di Links e Software Di Poste Elettroniche Anonime
Sicure nel senso che sono davvero anonime e nessuno spierà i nostri messaggi.
Non tutte sono gratuite(alcune di queste offrono solo la versione base) però fanno bene il loro lavoro.
Duole ovviamente ricordare che il 100% di essere anonimi non ve lo darà mai nessuno sito o software al mondo, tuttavia questi siti si avvicinano a simili % di anonimato, visto che il messaggio rimbalza da più punti prima di essere spedito, facendone perdere le tracce.
Questo uno dei motivi, per cui generalmente con queste caselle di posta elettronica, l'invio del messaggio non è immediato ma possono passare anche diversi minuti prima che giunga a destinazione.
https://mail.4securemail.com/secureweb
http://shazzlemail.com/
https://www.hushmail.com/
https://help.riseup.net/it/email
http://torguard.net/
SOFTWARE
A livello di software(tipo il vecchio Outlook, ricordate?) faccio tre nomi, di cui Quicksilver Lite è sicuramente quello più sicuro, gli altri due scendono un po' a compromessi con la privacy.
http://www.quicksilvermail.net/qslite/
https://www.mozilla.org/it/thunderbird/
https://www.mailpile.is/
giovedì 2 ottobre 2014
La Storia Di Wikileaks e Di Julian Assange
Chi c'è dietro Wikileaks? Chi è Julian Assange?
Come funziona il suo universo parallelo, che usa un'impenetrabile segretezza interna per imporre il massimo della trasparenza ai governi di tutto il mondo?
Questo australiano di 43 anni si è già conquistato un posto nel Pantheon dei grandi dell'era Internet.
Come Bill Gates (Microsoft), Larry Page (Google) o Mark Zuckerberg (Facebook) anche Assange è un innovatore rivoluzionario, usando le nuove tecnologie ha scardinato consuetudini diplomatiche antiche di secoli.
Un "gigante dell'informatica" lo definiscono anche quegli ex collaboratori che hanno deciso di abbandonarlo per divergenze politiche.
Daniel Ellsberg, la gola profonda che nel 1971 rivelò al New York Times le bugie di Stato sul Vietnam (i Pentagon Papers), considera Assange l'eroe del nostro tempo.
CHI E' JULIAN ASSANGE?
Come detto presumibilmente ha 43 anni, perché sarebbe nato a Townsville (Australia) nel 1971.
E presumibilmente non ha mai lavorato per nessun servizio di spionaggio.
Nel KGB ci sono vecchi documenti (anni 1986-88) dove già appare il suo nome.
Le soffiate di Wikileaks hanno messo in scacco quasi tutti i paesi del mondo.
Nessuno è stato risparmiato nè i governi, nè le agenzie di spionaggio, nè i dirigenti delle grandi multinazionali.
Dai trafficanti di droga, armi, diamanti, fino ai terroristi, attraverso imprenditori, ecclesiastici e funzionari di governo Obama hanno paura dalle rivelazioni di un uomo, sconosciuto a tutti fino a poco tempo fa.
Quel poco che si sa è che Assange è un hacker, associato a Chaos Computer club di Amburgo (Germania), lo stesso club che nel 1988 creò un virus informatico che distrusse una gran parte dei Pc militari del governo statunitense.
Dopo l’attacco, i responsabili, tra di essi Karl Koch ed un giovane Assange, all’epoca aveva circa 17 anni, furono arrestati per hackeraggio (pirateria informatica).
Koch, all’epoca, era già nel mirino dei servizi dell’intelligence tedesca per la vendita del codice sorgente del sistema operativo del KGB sovietico.
Fonti nella NSA, l’agenzia di spionaggio più grande degli USA, lo collocano ad Amburgo durante la prima guerra del golfo (1991), anni più tardi rispetto a quello che affermano i servizi di spionaggio russi.
Sarebbe arrivato in Germania appena 15enne, nel 1986, per assistere ad una festa di pirati cibernetici a Berlino(Markus Hess, Karl Koch, Hans “Pengo” Huebner, Dirk Brzezinski, Peter Carl), un incontro durante il quale avrebbero messo a punto il piano che dopo sarebbe diventato uno scandalo di spionaggio in Germania e che è passato alla storia: cinque hacker informatici della Germania occidentale vendettero informazioni militari segrete ed economiche all’Unione Sovietica dopo essersi infiltrati in reti di dati segreti, come il laboratorio di armi nucleari degli USA a Los Alamos, la sede della NASA, il data base militare degli USA così come la banca dati OPTIMIS del Capo Di Stato Maggiore degli Stati Uniti.
In Europa, i computer del costruttore di armi italo-francese Thomson, l’Agenzia Spaziale Europea ESA, l’istituto Max Planck di Fisica nucleare a Heidelberg, il CERN a Ginevra e il tedesco DESY, acceleratore di elettroni ad Amburgo, furono anch’essi attaccati.
Ciò è stato fatto per conto del KGB sovietico che in un periodo di tre anni e, in cambio di somme tra i 50.000 ed i 100.000 dollari più droghe, ha ricevuto cinque dischetti con informazioni segrete tra maggio e dicembre del 1986, in un luogo non rivelato di Berlino Est.
Questi dischetti contenevano migliaia di password e codici informatici, meccanismi d’accesso e programmi che hanno permesso all’Unione Sovietica l’accesso ai centri informatici del mondo occidentale.
La storia inizia nel novembre 1985, quando Koch, leader autoproclamato del Chaos Computer Club, venne avvicinato da un ufficiale donna del KGB che gli ha offerto l'opportunità di avere uno stile di vita lussuoso in cambio di “conoscenze hacker”.
Il KGB sapeva che Koch era un tossicodipendente, cosa che contribuì notevolmente visti i suoi continui problemi economici.
Secondo fonti del KGB, a metà del 1986, Karl Koch disse a diversi dei suoi amici durante una festa di pirati cibernetici, tutti strapieni di alcol e droghe, che gli era stato offerto un accordo difficile da rifiutare e che gli avrebbe risolto i suoi problemi economici.
Uno dei presenti a quella riunione era il fondatore di Wikileaks, Julian Assange.
Un altro individuo il cui nome appare negli archivi del KGB è il programmatore Dirk Brezinski, genio informatico che lavorava part time per il sistema operativo mainframe di Siemens- BS-2000.
LA NASCITA DI WIKILEAKS
Finchè Assange, reo confesso, decise di ritornare alla sua diabolica creatura: Wikileaks.
Nel 2010 vengono resi noti oltre 251mila documenti statunitensi, molti dei quali, etichettati come segreti.
Dalla drammatica trasmissione del video delle forze armate USA (da un elicottero che sparava a giornalisti disarmati in Iraq), il sito web di Wikileaks ha acquistato notorietà e credibilità mondiale come un sito che mette sotto i riflettori pubblici materiale super sensibile.
Furono rese note anche filtrazioni di centinaia di migliaia di pagine di materiale teoricamente sensibile da fonti nordamericane sui Talebani in Afghanistan e i loro legami con altri comandi dei servizi dell’intelligence del Pakistan, senza parlare della grande quantità di cablogrammi diplomatici di funzionari statunitensi che rivelano “pettegolezzi geopolitici”, alcuni rilevanti e altri meramente divertitenti.
Wikileaks definisce se stessa come “un'organizzazione multi giuridica di tutela di dissidenti interni, filtratori di informazioni, giornalisti e bloggers che affrontano minacce legali o di altro tipo per la pubblicazione delle informazioni, il cui interesse principale è di esporre regimi oppressivi in Asia, l’ex blocco sovietico, l’Africa sub-sahariana e il medio oriente, ma assistiamo persone di qualsiasi nazione che vogliano rivelare comportamenti non etici di governi e corporazioni. E puntiamo ad ottenere il massimo impatto politico possibile”.
Tuttavia, un esame più approfondito della posizione politica di Assange è uno degli aspetti più controversi dei nostri tempi, le forze dietro gli attentati dell’11 settembre contro il Pentagono ed il World Trade Center mostrano che la posizione di Assange assomiglia molto a quella dei poteri di fatto. Quando il Belfast Telegraph lo ha intervistato, Assange ha affermato:
“Ogni volta che la gente potente pianifica in segreto, essa mette in atto una cospirazione. Quindi ci sono cospirazioni dappertutto. Ci sono anche teorie del complotto geek. E’ importante non confonderle”.
Dalla clandestinità, rispondendo per email alle interviste, Assange sfida i suoi avversari: "Quel che abbiamo fatto finora è una millesima parte della nostra missione". A Hillary Clinton che lo accusa di mettere in pericolo vite umane: "Da 50 anni questo è l'alibi usato da ogni governo americano, per impedire che l'opinione pubblica sappia ciò che fanno. Ma il coraggio è contagioso: più dimostriamo che la verità è vincente, più avremo nuove rivelazioni".
Conduce "una vita da James Bond della contro-informazione", come la definisce lui stesso. Viaggia sotto falso nome, evita gli alberghi, si tinge i capelli, cambia continuamente telefonino (criptato) e impone ai suoi collaboratori di fare lo stesso. Paga solo in contanti (le carte di credito lasciano tracce) e anche quelli deve farseli prestare per non usare il Bancomat. Eppure l'inizio di questa storia è ben diverso, il che infittisce il mistero di Wikileaks.
Catalogata al suo battesimo nel 2006 come un "organo d'informazione internazionale non-profit", si autodefinisce così: "Un sistema a prova di censura, per generare fughe massicce di documenti riservati senza tradirne l'origine". Tra le regole statutarie: "Accetta solo materiali segreti", e i documenti devono avere "rilevanza politica, diplomatica, storica, etica". Un anno dopo il suo lancio, sul sito Wikileaks c'erano già 1.2 milioni di documenti.
Assange non figura subito come il capo.
Alle origini l'organizzazione si descriveva come un collettivo, animato da noti dissidenti cinesi come Xiao Qiang, Wang Youcai e Wang Dan, giornalisti in lotta contro le dittature, matematici ed esperti informatici che cooperavano da Stati Uniti, Australia, Taiwan, Sudafrica.
BATTAGLIE E SVILUPPO DI WIKILEAKS
Nei primi anni la battaglia è rivolta soprattutto contro i regimi autoritari, i genocidi, la repressione del dissenso.
Nel 2008 Wikileaks si guadagna un riconoscimento da Amnesty per le rivelazioni sulle esecuzioni sommarie della polizia in Kenya.
The Economist assegna al sito il premio New Media Award.
Tutto cambia di colpo quando nel 2010 appare su Wikileaks il video di una strage di civili iracheni da parte dei soldati americani. Poi a luglio esce la prima infornata di 76.900 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Seguita da 400.000 comunicazioni confidenziali sul conflitto in Iraq.
L'America di Barack Obama diventa il bersaglio numero uno.
In coincidenza con questa svolta, aumenta a dismisura la visibilità di Wikileaks.
Emerge come leader l'australiano Assange, con un passato di pirata informatico.
La novità sconvolge alcuni sostenitori del "primo" Wikileaks.
Amnesty International e Reporters senza frontiere criticano Assange con lo stesso argomento della Clinton, "per avere messo in pericolo vite umane" (divulgando nomi di informatori afgani della Cia, ora esposti alla vendetta dei Taliban).
Alla ritirata dei grandi sostenitori Assange reagisce appoggiandosi su una miriade di simpatizzanti, i micro-pagamenti affluiscono dal mondo intero usando il sistema Paypal.
Più inquietanti sono le defezioni tra gli amici e i collaboratori più stretti.
Un vero e proprio "scisma", accelerato dopo le accuse di molestie sessuali da parte di due donne svedesi contro Assange (lui nega, sostiene che i rapporti furono consensuali).
Almeno una dozzina di volontari del nucleo originario di Wikileaks sono partiti. Alcuni parlano. Come il 29enne islandese Herbert Snorrason che di Assange dice: "Ormai è fuori di testa".
Birgitta Jonsdottir, una parlamentare islandese che era stata anche lei tra gli attivisti fondatori, accusa Assange di aver deciso tutto da solo sui segreti militari americani in Afghanistan.
Altri, dietro l'anonimato, lo accusano di essere diventato "megalomane, dittatoriale".
Non lo abbandonano però i fedelissimi: 40 volontari, 800 aiutanti esterni.
Un miracolo economico, per un'organizzazione che sopravvive con un budget di soli 200.000 euro all'anno.
Senza una sede fisica.
Com'è possibile che il Pentagono con tutta la sua potenza nella guerra elettronica non riesca a oscurare per sempre WikiLeaks?.
La risposta è tutta nel genio di Assange.
In fuga perpetua dall'Australia alla Svezia, da Berlino a Londra, forse in procinto di chiedere asilo alla Svizzera, anche per i "server" di Internet lui usa lo stesso metodo, cambia costantemente i propri nodi di comunicazione.
E ha un'arma segreta, quella che lui definisce la sua "polizza vita": molti documenti riservati in suo possesso sono già stati "scaricati" via Twitter in forma criptata sui computer di decine o forse centinaia di simpatizzanti.
"Se succede qualcosa a me o al sito principale, scatta automaticamente la divulgazione della password che consentirà di diffondere tutto questo materiale".
Bluff o verità? Tutto ciò che riguarda Assange si presta a doppie letture, è circondato da un alone di mistero.
Lo stesso uso politico che ne viene fatto: la destra americana lo denuncia come un terrorista, ma al tempo stesso strumentalizza le fughe di notizie contro l'Amministrazione Obama.
I mass media hanno imparato quanto Assange possa essere implacabile: il New York Times è stato messo "in quarantena" per non avere accettato a scatola chiusa le richieste di Wikileaks, il Wall Street Journal e la CNN sono stati messi al bando dalle rivelazioni.
Braccato da polizie e magistrature, bersagliato dagli hacker, la primula rossa che ha abbattuto ogni regola dei segreti di Stato si fa beffe dell'annuncio che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato rivedranno tutti i sistemi di comunicazione: "Il nuovo volto della censura moderna è impedire le fughe di notizie riservate. Ma per quanto inventino nuove protezioni, sarà sempre possibile escogitare i sistemi per aggirale".
GLI ARRESTI DOMICILIARI
Come detto, a Novembre 2010, il tribunale di Stoccolma presenta un mandato d'arresto nei suoi confronti per violenza sessuale.
Molti hanno infine sollevato dubbi sulla natura del provvedimento, mettendo in rilievo la coincidenza temporale con la pubblicazione da parte di Wikileaks dei documenti diplomatici statunitensi.
Il 20 novembre l'Interpol e il Sistema di Informazione Schengen recepiscono il mandato di arresto.
Il 7 dicembre 2010 Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato in seguito al mandato di cattura europeo.
Lo stesso giorno, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione appoggiata da diverse personalità del cinema e del giornalismo, e decide di tenerlo in carcere fino al 14 dicembre.
In seguito la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche: secondo alcune fonti, tale richiesta sarebbe finalizzata ad estradarlo in realtà negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio.
Dopo nove giorni di carcere, Assange viene rilasciato su cauzione, e la decisione sulla richiesta di estradizione rimandata.
L'accusa per spionaggio, negli Stati Uniti, può costare l'ergastolo e anche la pena di morte.
In difesa di Assange si schiera anche l'attivista statunitense Robert Meeropol Rosenberg, lanciando un appello a difendere Assange e a non consegnarlo agli americani.
Il 2 novembre 2011 l'Alta corte di Londra dà il via libera all'estradizione richiesta dalla Svezia.
Concessione dello status di rifugiato politico dal governo dell'Ecuador.
Intanto ad aprile 2012 va in onda sul canale televisivo Russia Today la prima puntata di "The World Tomorrow", talk-show che Assange conduce dall'abitazione in cui si trova agli arresti domiciliari.
Il programma ha cadenza settimanale e consiste in un'intervista di circa 25 minuti ad uno o due ospiti.
Verso metà giugno 2012 la Corte Suprema britannica rigetta il ricorso contro l'estradizione.
Assange si rifugia subito dopo presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico in quanto perseguitato.
Il 16 agosto 2012 il governo del socialista Rafael Correa concede lo status di rifugiato politico ad Assange, mentre questi si trova ancora nell'ambasciata, poiché il Regno Unito non vuole garantirgli un salvacondotto e minaccia di arrestarlo con un blitz, per poterlo consegnare alla Svezia, nonostante la possibile grave violazione del diritto internazionale all'immunità delle sedi diplomatiche.
LE PUBBLICAZIONI SU FINFISHER
A settembre 2014 Wikileaks rilascia una serie di pubblicazioni di documenti sulle società che producono malware, spyware, software o hardware per intercettare le comunicazioni di utenti internet o anche tutta la vita digitale di determinati target, pubblicazioni iniziate nel 2011 e oggi arrivate al quarto rilascio.
Oggetto esclusivo degli Spy Files 4 è FinFisher, una azienda tedesca che produce una suite per infettare computer e smartphone con un trojan per poi monitorare tutta la loro attività, dalle conversazioni Skype alle email, dalle chat ai file salvati.
Suite che, sostiene l’azienda, viene venduta solo a governi e agenzie investigative statali, anche se in passato varie ricerche hanno dimostrato che questo tipo di strumenti viene utilizzato anche in regimi autoritari contro attivisti per i diritti umani.
Su FinFisher erano già usciti diversi documenti, ma quelli pubblicati da Wikileaks sono inediti e in particolare comprendono: FinFisher Relay e FinSpy Proxy, che sono le parti della suite responsabili della raccolta dati dai computer infettati e della loro consegna al centro di comando; e FinSpy Master, cioè il software di controllo del destinatario di questa raccolta, che avviene attraverso una rete di nodi intermedi che permettono di rendere anonimo l’operatore alla fine della catena, cioè il soggetto che sta raccogliendo i dati.
Inoltre sono state rilasciate copie per Windows dello spyware vero e proprio, quello che infetta i target per poi intercettare file, email, comunicazioni, chiamate Skype ecc.
Si chiama FinFisher FinSpy PC.
Dunque ad essere pubblicati sono i file che riguardano l’attività dei proxy, relay e master della rete FinFisher che raccoglierebbe tutti questi dati.
In questo modo infatti ricercatori di sicurezza di tutto il mondo hanno la possibilità, analizzando i software relay e master, di trovare vulnerabilità, o il traffico prodotto per scansionare Internet e identificare ulteriori nodi della rete di copertura utilizzata.
“Questo rilascio di dati aiuterà la comunità tecnica a costruire strumenti per proteggere le persone da FinFisher, anche tracciando i suoi centri di comando”.
Secondo le stime dell’organizzazione, i ricavi di FinFisher dalle vendite conteggiate attraverso i documenti raccolti ammonterebbero almeno a 50 milioni di euro.
Per la prima volta è poi pubblicata una lista di Paesi che, sulla base dei file rilasciati e delle richieste di assistenza tecnica a FinFisher, utilizzano la suite di spyware.
E compare anche il nome dell’Italia, assieme a molti altri tra cui Slovacchia, Qatar, Sud Africa, Bahrein, Pakistan, Estonia, Vietnam, Australia, Olanda, Singapore, Bangladesh, Ungheria, Bosnia-Erzegovina.
In particolare, tra il 2013 e il 2014 l’Italia avrebbe acquistato almeno quattro licenze sia per target mobili che PC, divise su due diversi clienti: in un caso per una spesa finale di circa 682mila euro, in un altro per circa 1.120.000 euro.
Non è indicato chi siano i soggetti precisi che hanno acquistato le licenze, ma si presume che siano organi statali o di intelligence, dato che FinFisher dichiara di vendere a questo tipo di organizzazioni. Di certo i suoi clienti non saranno contenti di questo rilascio, tanto più che nei file si trovano anche indirizzi IP e nomi di computer dei target, tra cui alcuni apparentemente italiani.
Non è la prima volta che FinFisher viene messa nel mirino da attivisti e ricercatori di sicurezza.
Già quest’estate alcuni hacker avevano addirittura violato il suo sito di supporto rilasciando, attraverso un account Twitter parodistico, intitolato @GammaGrouPR, 40 GB di materiali.
In passato anche l’azienda italiana Hacking Team era stata attaccata da Wikileaks e da varie organizzazioni pro-privacy, tanto che uno studio aveva esposto anche la sua rete per raccogliere dati dai target infettati con il loro spyware, Rcs.
L'ATTACCO A GOOGLE
«È cresciuto dentro internet come un parassita. Navigazione internet, social network, mappe, satelliti droni, Google è dentro il nostro telefono, sul nostro desktop, sta invadendo ogni aspetto delle nostre vite. Nel diventare sempre più grande, Google è diventato anche malvagio. Può intervenire nell'interesse degli Stati Uniti, può finire per compromettere la privacy di miliardi di persone, può usare il potere della pubblicità a scopi di propaganda.
Paesi come Russia e Cina guardavano a Google come a una mano degli Stati Uniti fin dal lontano 2009.
Google succhia i dati personali di ogni singola persona: sta costruendo uno sterminato bacino di informazioni che è di grande interesse per il governo americano.
Di conseguenza, il governo è entrato in relazione con Google per accedere al suo database.
E Google non cambierà mai il suo modo di operare, perché il suo business model è raccogliere più dati possibili sulle persone e centralizzare quei dati, per trovare tutte le relazioni così da elaborare un modello di previsione per la pubblicità mirata, quasi esattamente quello che fa la NSA».
Questo australiano di 43 anni si è già conquistato un posto nel Pantheon dei grandi dell'era Internet.
Come Bill Gates (Microsoft), Larry Page (Google) o Mark Zuckerberg (Facebook) anche Assange è un innovatore rivoluzionario, usando le nuove tecnologie ha scardinato consuetudini diplomatiche antiche di secoli.
Un "gigante dell'informatica" lo definiscono anche quegli ex collaboratori che hanno deciso di abbandonarlo per divergenze politiche.
Daniel Ellsberg, la gola profonda che nel 1971 rivelò al New York Times le bugie di Stato sul Vietnam (i Pentagon Papers), considera Assange l'eroe del nostro tempo.
CHI E' JULIAN ASSANGE?
Come detto presumibilmente ha 43 anni, perché sarebbe nato a Townsville (Australia) nel 1971.
E presumibilmente non ha mai lavorato per nessun servizio di spionaggio.
Nel KGB ci sono vecchi documenti (anni 1986-88) dove già appare il suo nome.
Le soffiate di Wikileaks hanno messo in scacco quasi tutti i paesi del mondo.
Nessuno è stato risparmiato nè i governi, nè le agenzie di spionaggio, nè i dirigenti delle grandi multinazionali.
Dai trafficanti di droga, armi, diamanti, fino ai terroristi, attraverso imprenditori, ecclesiastici e funzionari di governo Obama hanno paura dalle rivelazioni di un uomo, sconosciuto a tutti fino a poco tempo fa.
Quel poco che si sa è che Assange è un hacker, associato a Chaos Computer club di Amburgo (Germania), lo stesso club che nel 1988 creò un virus informatico che distrusse una gran parte dei Pc militari del governo statunitense.
Dopo l’attacco, i responsabili, tra di essi Karl Koch ed un giovane Assange, all’epoca aveva circa 17 anni, furono arrestati per hackeraggio (pirateria informatica).
Koch, all’epoca, era già nel mirino dei servizi dell’intelligence tedesca per la vendita del codice sorgente del sistema operativo del KGB sovietico.
Fonti nella NSA, l’agenzia di spionaggio più grande degli USA, lo collocano ad Amburgo durante la prima guerra del golfo (1991), anni più tardi rispetto a quello che affermano i servizi di spionaggio russi.
Sarebbe arrivato in Germania appena 15enne, nel 1986, per assistere ad una festa di pirati cibernetici a Berlino(Markus Hess, Karl Koch, Hans “Pengo” Huebner, Dirk Brzezinski, Peter Carl), un incontro durante il quale avrebbero messo a punto il piano che dopo sarebbe diventato uno scandalo di spionaggio in Germania e che è passato alla storia: cinque hacker informatici della Germania occidentale vendettero informazioni militari segrete ed economiche all’Unione Sovietica dopo essersi infiltrati in reti di dati segreti, come il laboratorio di armi nucleari degli USA a Los Alamos, la sede della NASA, il data base militare degli USA così come la banca dati OPTIMIS del Capo Di Stato Maggiore degli Stati Uniti.
In Europa, i computer del costruttore di armi italo-francese Thomson, l’Agenzia Spaziale Europea ESA, l’istituto Max Planck di Fisica nucleare a Heidelberg, il CERN a Ginevra e il tedesco DESY, acceleratore di elettroni ad Amburgo, furono anch’essi attaccati.
Ciò è stato fatto per conto del KGB sovietico che in un periodo di tre anni e, in cambio di somme tra i 50.000 ed i 100.000 dollari più droghe, ha ricevuto cinque dischetti con informazioni segrete tra maggio e dicembre del 1986, in un luogo non rivelato di Berlino Est.
Questi dischetti contenevano migliaia di password e codici informatici, meccanismi d’accesso e programmi che hanno permesso all’Unione Sovietica l’accesso ai centri informatici del mondo occidentale.
La storia inizia nel novembre 1985, quando Koch, leader autoproclamato del Chaos Computer Club, venne avvicinato da un ufficiale donna del KGB che gli ha offerto l'opportunità di avere uno stile di vita lussuoso in cambio di “conoscenze hacker”.
Il KGB sapeva che Koch era un tossicodipendente, cosa che contribuì notevolmente visti i suoi continui problemi economici.
Secondo fonti del KGB, a metà del 1986, Karl Koch disse a diversi dei suoi amici durante una festa di pirati cibernetici, tutti strapieni di alcol e droghe, che gli era stato offerto un accordo difficile da rifiutare e che gli avrebbe risolto i suoi problemi economici.
Uno dei presenti a quella riunione era il fondatore di Wikileaks, Julian Assange.
Un altro individuo il cui nome appare negli archivi del KGB è il programmatore Dirk Brezinski, genio informatico che lavorava part time per il sistema operativo mainframe di Siemens- BS-2000.
LA NASCITA DI WIKILEAKS
Finchè Assange, reo confesso, decise di ritornare alla sua diabolica creatura: Wikileaks.
Nel 2010 vengono resi noti oltre 251mila documenti statunitensi, molti dei quali, etichettati come segreti.
Dalla drammatica trasmissione del video delle forze armate USA (da un elicottero che sparava a giornalisti disarmati in Iraq), il sito web di Wikileaks ha acquistato notorietà e credibilità mondiale come un sito che mette sotto i riflettori pubblici materiale super sensibile.
Furono rese note anche filtrazioni di centinaia di migliaia di pagine di materiale teoricamente sensibile da fonti nordamericane sui Talebani in Afghanistan e i loro legami con altri comandi dei servizi dell’intelligence del Pakistan, senza parlare della grande quantità di cablogrammi diplomatici di funzionari statunitensi che rivelano “pettegolezzi geopolitici”, alcuni rilevanti e altri meramente divertitenti.
Wikileaks definisce se stessa come “un'organizzazione multi giuridica di tutela di dissidenti interni, filtratori di informazioni, giornalisti e bloggers che affrontano minacce legali o di altro tipo per la pubblicazione delle informazioni, il cui interesse principale è di esporre regimi oppressivi in Asia, l’ex blocco sovietico, l’Africa sub-sahariana e il medio oriente, ma assistiamo persone di qualsiasi nazione che vogliano rivelare comportamenti non etici di governi e corporazioni. E puntiamo ad ottenere il massimo impatto politico possibile”.
Tuttavia, un esame più approfondito della posizione politica di Assange è uno degli aspetti più controversi dei nostri tempi, le forze dietro gli attentati dell’11 settembre contro il Pentagono ed il World Trade Center mostrano che la posizione di Assange assomiglia molto a quella dei poteri di fatto. Quando il Belfast Telegraph lo ha intervistato, Assange ha affermato:
“Ogni volta che la gente potente pianifica in segreto, essa mette in atto una cospirazione. Quindi ci sono cospirazioni dappertutto. Ci sono anche teorie del complotto geek. E’ importante non confonderle”.
Dalla clandestinità, rispondendo per email alle interviste, Assange sfida i suoi avversari: "Quel che abbiamo fatto finora è una millesima parte della nostra missione". A Hillary Clinton che lo accusa di mettere in pericolo vite umane: "Da 50 anni questo è l'alibi usato da ogni governo americano, per impedire che l'opinione pubblica sappia ciò che fanno. Ma il coraggio è contagioso: più dimostriamo che la verità è vincente, più avremo nuove rivelazioni".
Conduce "una vita da James Bond della contro-informazione", come la definisce lui stesso. Viaggia sotto falso nome, evita gli alberghi, si tinge i capelli, cambia continuamente telefonino (criptato) e impone ai suoi collaboratori di fare lo stesso. Paga solo in contanti (le carte di credito lasciano tracce) e anche quelli deve farseli prestare per non usare il Bancomat. Eppure l'inizio di questa storia è ben diverso, il che infittisce il mistero di Wikileaks.
Catalogata al suo battesimo nel 2006 come un "organo d'informazione internazionale non-profit", si autodefinisce così: "Un sistema a prova di censura, per generare fughe massicce di documenti riservati senza tradirne l'origine". Tra le regole statutarie: "Accetta solo materiali segreti", e i documenti devono avere "rilevanza politica, diplomatica, storica, etica". Un anno dopo il suo lancio, sul sito Wikileaks c'erano già 1.2 milioni di documenti.
Assange non figura subito come il capo.
Alle origini l'organizzazione si descriveva come un collettivo, animato da noti dissidenti cinesi come Xiao Qiang, Wang Youcai e Wang Dan, giornalisti in lotta contro le dittature, matematici ed esperti informatici che cooperavano da Stati Uniti, Australia, Taiwan, Sudafrica.
BATTAGLIE E SVILUPPO DI WIKILEAKS
Nei primi anni la battaglia è rivolta soprattutto contro i regimi autoritari, i genocidi, la repressione del dissenso.
Nel 2008 Wikileaks si guadagna un riconoscimento da Amnesty per le rivelazioni sulle esecuzioni sommarie della polizia in Kenya.
The Economist assegna al sito il premio New Media Award.
Tutto cambia di colpo quando nel 2010 appare su Wikileaks il video di una strage di civili iracheni da parte dei soldati americani. Poi a luglio esce la prima infornata di 76.900 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan. Seguita da 400.000 comunicazioni confidenziali sul conflitto in Iraq.
L'America di Barack Obama diventa il bersaglio numero uno.
In coincidenza con questa svolta, aumenta a dismisura la visibilità di Wikileaks.
Emerge come leader l'australiano Assange, con un passato di pirata informatico.
La novità sconvolge alcuni sostenitori del "primo" Wikileaks.
Amnesty International e Reporters senza frontiere criticano Assange con lo stesso argomento della Clinton, "per avere messo in pericolo vite umane" (divulgando nomi di informatori afgani della Cia, ora esposti alla vendetta dei Taliban).
Alla ritirata dei grandi sostenitori Assange reagisce appoggiandosi su una miriade di simpatizzanti, i micro-pagamenti affluiscono dal mondo intero usando il sistema Paypal.
Più inquietanti sono le defezioni tra gli amici e i collaboratori più stretti.
Un vero e proprio "scisma", accelerato dopo le accuse di molestie sessuali da parte di due donne svedesi contro Assange (lui nega, sostiene che i rapporti furono consensuali).
Almeno una dozzina di volontari del nucleo originario di Wikileaks sono partiti. Alcuni parlano. Come il 29enne islandese Herbert Snorrason che di Assange dice: "Ormai è fuori di testa".
Birgitta Jonsdottir, una parlamentare islandese che era stata anche lei tra gli attivisti fondatori, accusa Assange di aver deciso tutto da solo sui segreti militari americani in Afghanistan.
Altri, dietro l'anonimato, lo accusano di essere diventato "megalomane, dittatoriale".
Non lo abbandonano però i fedelissimi: 40 volontari, 800 aiutanti esterni.
Un miracolo economico, per un'organizzazione che sopravvive con un budget di soli 200.000 euro all'anno.
Senza una sede fisica.
Com'è possibile che il Pentagono con tutta la sua potenza nella guerra elettronica non riesca a oscurare per sempre WikiLeaks?.
La risposta è tutta nel genio di Assange.
In fuga perpetua dall'Australia alla Svezia, da Berlino a Londra, forse in procinto di chiedere asilo alla Svizzera, anche per i "server" di Internet lui usa lo stesso metodo, cambia costantemente i propri nodi di comunicazione.
E ha un'arma segreta, quella che lui definisce la sua "polizza vita": molti documenti riservati in suo possesso sono già stati "scaricati" via Twitter in forma criptata sui computer di decine o forse centinaia di simpatizzanti.
"Se succede qualcosa a me o al sito principale, scatta automaticamente la divulgazione della password che consentirà di diffondere tutto questo materiale".
Bluff o verità? Tutto ciò che riguarda Assange si presta a doppie letture, è circondato da un alone di mistero.
Lo stesso uso politico che ne viene fatto: la destra americana lo denuncia come un terrorista, ma al tempo stesso strumentalizza le fughe di notizie contro l'Amministrazione Obama.
I mass media hanno imparato quanto Assange possa essere implacabile: il New York Times è stato messo "in quarantena" per non avere accettato a scatola chiusa le richieste di Wikileaks, il Wall Street Journal e la CNN sono stati messi al bando dalle rivelazioni.
Braccato da polizie e magistrature, bersagliato dagli hacker, la primula rossa che ha abbattuto ogni regola dei segreti di Stato si fa beffe dell'annuncio che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato rivedranno tutti i sistemi di comunicazione: "Il nuovo volto della censura moderna è impedire le fughe di notizie riservate. Ma per quanto inventino nuove protezioni, sarà sempre possibile escogitare i sistemi per aggirale".
GLI ARRESTI DOMICILIARI
Come detto, a Novembre 2010, il tribunale di Stoccolma presenta un mandato d'arresto nei suoi confronti per violenza sessuale.
Molti hanno infine sollevato dubbi sulla natura del provvedimento, mettendo in rilievo la coincidenza temporale con la pubblicazione da parte di Wikileaks dei documenti diplomatici statunitensi.
Il 20 novembre l'Interpol e il Sistema di Informazione Schengen recepiscono il mandato di arresto.
Il 7 dicembre 2010 Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato in seguito al mandato di cattura europeo.
Lo stesso giorno, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione appoggiata da diverse personalità del cinema e del giornalismo, e decide di tenerlo in carcere fino al 14 dicembre.
In seguito la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche: secondo alcune fonti, tale richiesta sarebbe finalizzata ad estradarlo in realtà negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio.
Dopo nove giorni di carcere, Assange viene rilasciato su cauzione, e la decisione sulla richiesta di estradizione rimandata.
L'accusa per spionaggio, negli Stati Uniti, può costare l'ergastolo e anche la pena di morte.
In difesa di Assange si schiera anche l'attivista statunitense Robert Meeropol Rosenberg, lanciando un appello a difendere Assange e a non consegnarlo agli americani.
Il 2 novembre 2011 l'Alta corte di Londra dà il via libera all'estradizione richiesta dalla Svezia.
Concessione dello status di rifugiato politico dal governo dell'Ecuador.
Intanto ad aprile 2012 va in onda sul canale televisivo Russia Today la prima puntata di "The World Tomorrow", talk-show che Assange conduce dall'abitazione in cui si trova agli arresti domiciliari.
Il programma ha cadenza settimanale e consiste in un'intervista di circa 25 minuti ad uno o due ospiti.
Verso metà giugno 2012 la Corte Suprema britannica rigetta il ricorso contro l'estradizione.
Assange si rifugia subito dopo presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico in quanto perseguitato.
Il 16 agosto 2012 il governo del socialista Rafael Correa concede lo status di rifugiato politico ad Assange, mentre questi si trova ancora nell'ambasciata, poiché il Regno Unito non vuole garantirgli un salvacondotto e minaccia di arrestarlo con un blitz, per poterlo consegnare alla Svezia, nonostante la possibile grave violazione del diritto internazionale all'immunità delle sedi diplomatiche.
LE PUBBLICAZIONI SU FINFISHER
A settembre 2014 Wikileaks rilascia una serie di pubblicazioni di documenti sulle società che producono malware, spyware, software o hardware per intercettare le comunicazioni di utenti internet o anche tutta la vita digitale di determinati target, pubblicazioni iniziate nel 2011 e oggi arrivate al quarto rilascio.
Oggetto esclusivo degli Spy Files 4 è FinFisher, una azienda tedesca che produce una suite per infettare computer e smartphone con un trojan per poi monitorare tutta la loro attività, dalle conversazioni Skype alle email, dalle chat ai file salvati.
Suite che, sostiene l’azienda, viene venduta solo a governi e agenzie investigative statali, anche se in passato varie ricerche hanno dimostrato che questo tipo di strumenti viene utilizzato anche in regimi autoritari contro attivisti per i diritti umani.
Su FinFisher erano già usciti diversi documenti, ma quelli pubblicati da Wikileaks sono inediti e in particolare comprendono: FinFisher Relay e FinSpy Proxy, che sono le parti della suite responsabili della raccolta dati dai computer infettati e della loro consegna al centro di comando; e FinSpy Master, cioè il software di controllo del destinatario di questa raccolta, che avviene attraverso una rete di nodi intermedi che permettono di rendere anonimo l’operatore alla fine della catena, cioè il soggetto che sta raccogliendo i dati.
Inoltre sono state rilasciate copie per Windows dello spyware vero e proprio, quello che infetta i target per poi intercettare file, email, comunicazioni, chiamate Skype ecc.
Si chiama FinFisher FinSpy PC.
Dunque ad essere pubblicati sono i file che riguardano l’attività dei proxy, relay e master della rete FinFisher che raccoglierebbe tutti questi dati.
In questo modo infatti ricercatori di sicurezza di tutto il mondo hanno la possibilità, analizzando i software relay e master, di trovare vulnerabilità, o il traffico prodotto per scansionare Internet e identificare ulteriori nodi della rete di copertura utilizzata.
“Questo rilascio di dati aiuterà la comunità tecnica a costruire strumenti per proteggere le persone da FinFisher, anche tracciando i suoi centri di comando”.
Secondo le stime dell’organizzazione, i ricavi di FinFisher dalle vendite conteggiate attraverso i documenti raccolti ammonterebbero almeno a 50 milioni di euro.
Per la prima volta è poi pubblicata una lista di Paesi che, sulla base dei file rilasciati e delle richieste di assistenza tecnica a FinFisher, utilizzano la suite di spyware.
E compare anche il nome dell’Italia, assieme a molti altri tra cui Slovacchia, Qatar, Sud Africa, Bahrein, Pakistan, Estonia, Vietnam, Australia, Olanda, Singapore, Bangladesh, Ungheria, Bosnia-Erzegovina.
In particolare, tra il 2013 e il 2014 l’Italia avrebbe acquistato almeno quattro licenze sia per target mobili che PC, divise su due diversi clienti: in un caso per una spesa finale di circa 682mila euro, in un altro per circa 1.120.000 euro.
Non è indicato chi siano i soggetti precisi che hanno acquistato le licenze, ma si presume che siano organi statali o di intelligence, dato che FinFisher dichiara di vendere a questo tipo di organizzazioni. Di certo i suoi clienti non saranno contenti di questo rilascio, tanto più che nei file si trovano anche indirizzi IP e nomi di computer dei target, tra cui alcuni apparentemente italiani.
Non è la prima volta che FinFisher viene messa nel mirino da attivisti e ricercatori di sicurezza.
Già quest’estate alcuni hacker avevano addirittura violato il suo sito di supporto rilasciando, attraverso un account Twitter parodistico, intitolato @GammaGrouPR, 40 GB di materiali.
In passato anche l’azienda italiana Hacking Team era stata attaccata da Wikileaks e da varie organizzazioni pro-privacy, tanto che uno studio aveva esposto anche la sua rete per raccogliere dati dai target infettati con il loro spyware, Rcs.
L'ATTACCO A GOOGLE
«È cresciuto dentro internet come un parassita. Navigazione internet, social network, mappe, satelliti droni, Google è dentro il nostro telefono, sul nostro desktop, sta invadendo ogni aspetto delle nostre vite. Nel diventare sempre più grande, Google è diventato anche malvagio. Può intervenire nell'interesse degli Stati Uniti, può finire per compromettere la privacy di miliardi di persone, può usare il potere della pubblicità a scopi di propaganda.
Paesi come Russia e Cina guardavano a Google come a una mano degli Stati Uniti fin dal lontano 2009.
Google succhia i dati personali di ogni singola persona: sta costruendo uno sterminato bacino di informazioni che è di grande interesse per il governo americano.
Di conseguenza, il governo è entrato in relazione con Google per accedere al suo database.
E Google non cambierà mai il suo modo di operare, perché il suo business model è raccogliere più dati possibili sulle persone e centralizzare quei dati, per trovare tutte le relazioni così da elaborare un modello di previsione per la pubblicità mirata, quasi esattamente quello che fa la NSA».
La Storia Di Edward Snowden: Datagate (NSA, Prism e Tempora)
Il Datagate, di cui avevo già parlato tempo fa sul blog, è forse il primo, vero scandalo dell’era Obama.
Uno scoop planetario firmato dal quotidiano britannico Guardian, quello su Prism, il sistema grazie al quale la National Security Agency, ma anche l’FBI, accedono da almeno sei anni alle comunicazioni telefoniche degli americani e ai server mondiali di nove big company del Web, da Facebook a Skype. Il giornale inglese è stato il primo a rivelare l’operazione mesi fa.
Il Guardian, attraverso un video, ha poi rivelato la propria fonte: Edward Snowden.
CHI E' SNOWDEN?
Snowden è un informatico statunitense nato nel 1983.
Ex assistente tecnico della CIA ed attualmente collaboratore dell’agenzia di sicurezza privata Booz Allen Hamilton.
Sembra che Snowden abbia lavorato proprio per la NSA negli ultimi quattro anni sempre in subappalto, grazie a dei contratti firmati dalla stessa Agenzia per la sicurezza nazionale con alcuni gruppi d’investigazione privati, fra cui quella in cui opera la talpa.
Una storia complicata, quella dell’investigatore privato con il suo Paese.
Dieci anni fa, nel 2003, si è arruolato nell’esercito, con l’obiettivo di entrare nelle Forze speciali.
Ma ha raccontato di essere rimasto deluso dal clima che ha trovato fra superiori e commilitoni: “ La maggior parte di chi ci addestrava sembrava gasata sull’uccidere gli arabi, non sull’aiutare qualcuno”. In seguito, dopo un incidente alle gambe, è stato esonerato ed è stato assunto nella sorveglianza di un ufficio della NSA all’Università del Maryland.
Poi è passato alla CIA come informatico, in particolare system administrator, e nel 2007 è stato trasferito a Ginevra, dove si è di nuovo scontrato con alcune situazioni che lo hanno molto colpito molto, in particolare riguardo le banche svizzere. Alla fine, la decisione di diffondere i documenti a disposizione dopo essersi reso conto che “ Obama portava avanti le stesse politiche che speravo avrebbe moderato”.
L'INVERVISTA AL GUARDIAN
Una rivelazione voluta dallo stesso protagonista, quella sulla sua identità: “So di non aver fatto nulla di male”.
“Non voglio l’attenzione del pubblico, perché non voglio che questa storia sia una storia su di me. Voglio che sia una storia su quello che il governo (degli Stati Uniti) sta facendo”, ha aggiunto Snowden.
Una vita brillante, stipendio da 200mila dollari l’anno, una casa alle Hawaii con la ragazza.
Tutto all’aria.
“Perché non posso in buona fede consentire al governo Usa di distruggere la privacy, la libertà di Internet e le libertà di base della gente nel mondo con questo imponente sistema di sorveglianza che hanno costruito in segreto”.
“L’Nsa ha costruito un’infrastruttura che le permette di intercettare praticamente tutto.
Con la sua capacità la grande maggioranza delle comunicazioni umane è digerita automaticamente senza obiettivi. Se volessi vedere le tue email o il telefono di tua moglie, devo solo usare le intercettazioni.
Posso ottenere le tue mail, password, tabulati telefonici, carte di credito.
Non voglio vivere in una società che fa questo genere di cose.
Non voglio vivere in un mondo in cui ogni cosa che faccio e dico è registrata.
Non è una cosa che intendo appoggiare o tollerare”.
Per sua stessa ammissione Snowden si troverebbe a Hong Kong, almeno da maggio, nascosto in un hotel e preda anche, a quanto racconta il Guardian, di una vera e propria sindrome da spy story.
Ha cambiato camera tre volte e preso ogni tipo di precauzione possibile per evitare di cadere nella stessa rete che ha denunciato.
“Ho scelto questo paese perché ha un forte impegno a favore della libertà di parola e a tutela del dissenso politico”.
Vi è arrivato dopo essere sostanzialmente fuggito dalle Hawaii con la scusa di un periodo di cure per l’epilessia, di cui soffre. Nell’arcipelago statunitense del Pacifico stava lavorando all’ufficio locale della NSA.
Proprio in quella sede dell’Agenzia avrebbe raccolto buona parte dei documenti consegnati al Guardian.
L’uomo teme forti ripercussioni sulla sua famiglia e avrebbe intenzione di chiedere asilo proprio al governo di Hong Kong o a quello islandese.
Intanto, la Booz Allen Hamilton ha confermato che Snowden è un proprio dipendente, anche se da meno di tre mesi, assegnato all’ufficio delle Hawaii: "Le notizie su ciò che questo individuo avrebbe fatto sono scioccanti. E, se confermata, questa azione rappresenta una grave violazione del codice di condotta e dei valori fondanti del nostro gruppo”.
Uno scoop planetario firmato dal quotidiano britannico Guardian, quello su Prism, il sistema grazie al quale la National Security Agency, ma anche l’FBI, accedono da almeno sei anni alle comunicazioni telefoniche degli americani e ai server mondiali di nove big company del Web, da Facebook a Skype. Il giornale inglese è stato il primo a rivelare l’operazione mesi fa.
Il Guardian, attraverso un video, ha poi rivelato la propria fonte: Edward Snowden.
CHI E' SNOWDEN?
Snowden è un informatico statunitense nato nel 1983.
Ex assistente tecnico della CIA ed attualmente collaboratore dell’agenzia di sicurezza privata Booz Allen Hamilton.
Sembra che Snowden abbia lavorato proprio per la NSA negli ultimi quattro anni sempre in subappalto, grazie a dei contratti firmati dalla stessa Agenzia per la sicurezza nazionale con alcuni gruppi d’investigazione privati, fra cui quella in cui opera la talpa.
Una storia complicata, quella dell’investigatore privato con il suo Paese.
Dieci anni fa, nel 2003, si è arruolato nell’esercito, con l’obiettivo di entrare nelle Forze speciali.
Ma ha raccontato di essere rimasto deluso dal clima che ha trovato fra superiori e commilitoni: “ La maggior parte di chi ci addestrava sembrava gasata sull’uccidere gli arabi, non sull’aiutare qualcuno”. In seguito, dopo un incidente alle gambe, è stato esonerato ed è stato assunto nella sorveglianza di un ufficio della NSA all’Università del Maryland.
Poi è passato alla CIA come informatico, in particolare system administrator, e nel 2007 è stato trasferito a Ginevra, dove si è di nuovo scontrato con alcune situazioni che lo hanno molto colpito molto, in particolare riguardo le banche svizzere. Alla fine, la decisione di diffondere i documenti a disposizione dopo essersi reso conto che “ Obama portava avanti le stesse politiche che speravo avrebbe moderato”.
L'INVERVISTA AL GUARDIAN
Una rivelazione voluta dallo stesso protagonista, quella sulla sua identità: “So di non aver fatto nulla di male”.
“Non voglio l’attenzione del pubblico, perché non voglio che questa storia sia una storia su di me. Voglio che sia una storia su quello che il governo (degli Stati Uniti) sta facendo”, ha aggiunto Snowden.
Una vita brillante, stipendio da 200mila dollari l’anno, una casa alle Hawaii con la ragazza.
Tutto all’aria.
“Perché non posso in buona fede consentire al governo Usa di distruggere la privacy, la libertà di Internet e le libertà di base della gente nel mondo con questo imponente sistema di sorveglianza che hanno costruito in segreto”.
“L’Nsa ha costruito un’infrastruttura che le permette di intercettare praticamente tutto.
Con la sua capacità la grande maggioranza delle comunicazioni umane è digerita automaticamente senza obiettivi. Se volessi vedere le tue email o il telefono di tua moglie, devo solo usare le intercettazioni.
Posso ottenere le tue mail, password, tabulati telefonici, carte di credito.
Non voglio vivere in una società che fa questo genere di cose.
Non voglio vivere in un mondo in cui ogni cosa che faccio e dico è registrata.
Non è una cosa che intendo appoggiare o tollerare”.
Per sua stessa ammissione Snowden si troverebbe a Hong Kong, almeno da maggio, nascosto in un hotel e preda anche, a quanto racconta il Guardian, di una vera e propria sindrome da spy story.
Ha cambiato camera tre volte e preso ogni tipo di precauzione possibile per evitare di cadere nella stessa rete che ha denunciato.
“Ho scelto questo paese perché ha un forte impegno a favore della libertà di parola e a tutela del dissenso politico”.
Vi è arrivato dopo essere sostanzialmente fuggito dalle Hawaii con la scusa di un periodo di cure per l’epilessia, di cui soffre. Nell’arcipelago statunitense del Pacifico stava lavorando all’ufficio locale della NSA.
Proprio in quella sede dell’Agenzia avrebbe raccolto buona parte dei documenti consegnati al Guardian.
L’uomo teme forti ripercussioni sulla sua famiglia e avrebbe intenzione di chiedere asilo proprio al governo di Hong Kong o a quello islandese.
Intanto, la Booz Allen Hamilton ha confermato che Snowden è un proprio dipendente, anche se da meno di tre mesi, assegnato all’ufficio delle Hawaii: "Le notizie su ciò che questo individuo avrebbe fatto sono scioccanti. E, se confermata, questa azione rappresenta una grave violazione del codice di condotta e dei valori fondanti del nostro gruppo”.
Leigh Van Bryan ed Emily Bunting Arrestati Per Un Tweet Scherzoso (DHS)
"Ragazzo, hai creato un vero casino con quel tweet ed ora sei in un mare di guai"
Ma cosa successe? Poco prima di partire per una vacanza negli USA, i due ragazzi avevano diffuso su Twitter alcuni inquietanti dettagli sul prossimo soggiorno: "Mi preparo prima di andare a distruggere l'America", aveva cinguettato Emily Bunting. Ma il termine destroy può anche essere usato con ironia, a significare "fare baldoria".
Mentre il ragazzo Van Bryan aveva citato la celebre serie a cartoni animati I Griffin, annunciando l'intenzione di diseppellire la salma di Marylin Monroe. Propositi eccessivi per la Sicurezza Nazionale statunitense, in costante monitoraggio del flusso dei post su Twitter. Come detto arrivati a Los Angeles, sono stati controllati i passaporti di entrambi direttamente in aeroporto e li sono stati ammanettati.
Il Dipartimento di Homeland Security scansiona i profili di Twitter e Facebook allo scopo trovare post contenenti parole sensibili, che possano condurre a eventuali attacchi o cospirazioni.
In questo modo, il Dipartimento indaga sui post, sugli account per identificare gli utenti.
Le parole che accendono red flag sono quelle legate a malattie ed armi biologiche. Nel particolare: “clandestino“, “epidemia“, “trapano“, “ceppo“, “virus“, “recupero“, “morte“, “collasso“, “trojan“.
mercoledì 1 ottobre 2014
Come Guadagnare Con AppNana (Cos'è e Come Funziona)
Con la nuova applicazione gratuita per Android, AppNana, sarà possibile guadagnare buoni regali per fare acquisti su Amazon o addirittura soldi (Paypal e Bitcoin). Non da escludere che in futuro possano essere aggiunti anche buoni regalo per Google Play, iTunes, Xbox, PlayStation Network ed altri(come già funziona all'estero). L'app ha già ottenuto molto successo su App Store e da poco tempo ha iniziato a conquistare anche gli utenti Android. Ovviamente l'app è in italiano.
COME FUNZIONA
Lo scopo dell’applicazione è molto semplice: in cambio di alcune semplicissime operazioni(registrarvi, entrare nell'applicazione, usare il codice d'invito di un amico, vedere video, etc) potrete ottenere “Nanas” da convertire in buoni. Ogni migliaia di Nanas corrispondono ad un certo valore in Euro, arrivati ad una certa soglia potrete richiedere il vostro compenso.
REGISTRAZIONE E COME GUADAGNARE PUNTI
Per prima cosa dovete scaricare l'applicazione dallo Store Android, quindi tramite smartphone cercate "AppNana Android" o schiacciate su questo link: AppNana Download (Play Store)
Scaricata l'applicazione, la installate. Vi verrà richiesto di configurare l'app ad esempio con Paypal(vi ricordo che avere un account Paypal è gratuito!) o altri metodi (penso che comunque la cosa possa essere aggiornata anche in seguito quindi non dovrete subito inserire questi dati). Vi richiedono ciò per poter ricevere il pagamento. Fatto ciò, lanciate l'app e dovrete registrarvi: Mail (corretta), Conferma Mail, Password. L'app è semplicissima nella sua grafica: Premi (vi dice quali sono i premi), Ottieni (trovate le offerte del giorno per guadagnare punti), Invita (il vostro codice d'invito per invitare un amico: ogni amico che utilizzerà il vostro codice farà guadagnare a voi e a lui 2500 Nanas).
Ricapitolando, metodi per guadagnare punti:
1) Iscrizione: la semplice registrazione vi permetterà di guadagnare 10.000 Nanas.
2) Punti quotidiani: l’accesso giornaliero produrrà 400 Nanas.
3) Invitare amici: incoraggiando altri utenti ad iscriversi potrete guadagnare 2.500 Nanas (ad esempio guadagnerete 2500 punti utilizzando il mio codice h5900769 ). I codici si possono inserire superati i 15.000 punti.
4) Accettare inviti dagli amici: anche semplicemente accettando l’invito di un amico sarà possibile guadagnare 2.500 Nanas.
5) Scaricare app / visualizzare pubblicità: mettendo in download altre applicazioni oppure visualizzando video promozionali sarà possibile ottenere altri punti.
Dopo aver raggiunto un certo numero di Nanas, potrete richiedere i premi.
COME FUNZIONA
Lo scopo dell’applicazione è molto semplice: in cambio di alcune semplicissime operazioni(registrarvi, entrare nell'applicazione, usare il codice d'invito di un amico, vedere video, etc) potrete ottenere “Nanas” da convertire in buoni. Ogni migliaia di Nanas corrispondono ad un certo valore in Euro, arrivati ad una certa soglia potrete richiedere il vostro compenso.
REGISTRAZIONE E COME GUADAGNARE PUNTI
Per prima cosa dovete scaricare l'applicazione dallo Store Android, quindi tramite smartphone cercate "AppNana Android" o schiacciate su questo link: AppNana Download (Play Store)
Scaricata l'applicazione, la installate. Vi verrà richiesto di configurare l'app ad esempio con Paypal(vi ricordo che avere un account Paypal è gratuito!) o altri metodi (penso che comunque la cosa possa essere aggiornata anche in seguito quindi non dovrete subito inserire questi dati). Vi richiedono ciò per poter ricevere il pagamento. Fatto ciò, lanciate l'app e dovrete registrarvi: Mail (corretta), Conferma Mail, Password. L'app è semplicissima nella sua grafica: Premi (vi dice quali sono i premi), Ottieni (trovate le offerte del giorno per guadagnare punti), Invita (il vostro codice d'invito per invitare un amico: ogni amico che utilizzerà il vostro codice farà guadagnare a voi e a lui 2500 Nanas).
Ricapitolando, metodi per guadagnare punti:
1) Iscrizione: la semplice registrazione vi permetterà di guadagnare 10.000 Nanas.
2) Punti quotidiani: l’accesso giornaliero produrrà 400 Nanas.
3) Invitare amici: incoraggiando altri utenti ad iscriversi potrete guadagnare 2.500 Nanas (ad esempio guadagnerete 2500 punti utilizzando il mio codice h5900769 ). I codici si possono inserire superati i 15.000 punti.
4) Accettare inviti dagli amici: anche semplicemente accettando l’invito di un amico sarà possibile guadagnare 2.500 Nanas.
5) Scaricare app / visualizzare pubblicità: mettendo in download altre applicazioni oppure visualizzando video promozionali sarà possibile ottenere altri punti.
Dopo aver raggiunto un certo numero di Nanas, potrete richiedere i premi.
venerdì 26 settembre 2014
Alibaba Sfida eBay ed Amazon
Ad oggi eBay ha un nuovo rivale.
In realtà l'ha sempre avuto ma la quotazione in borsa di Alibaba in questi giorni ha ufficialmente superato i valori dello stesso Ebay ed Amazon.
Ebay, luogo dove un tempo trovavano spazio in homepage le aste più bizzarre, è oggi un contenitore di foto ad alta risoluzione, descrizioni tecniche dettagliate, proposte di vendita da parte di negozi e brand rinomati.
Oltre a vere e proprie collezioni eBay.
Tra le principali fonti di ispirazione online, giocano un ruolo fondamentale la famiglia, gli amici e in generale la rete delle conoscenze: a loro si rivolgono il 26% degli intervistati per acquisti online di prodotti per bambini e il 25% di quanti comprano nella categoria Food.
Ma non mancano i Forum di discussione e i social, anche se in percentuale minore (7-13%). Fondamentale il ruolo delle immagini: secondo lo studio infatti, dal 45% al 58% degli italiani (a seconda della categoria) compra un prodotto dopo averne visto la fotografia online e uno su quattro lo fa anche per oggetti che non aveva inizialmente intenzione di acquistare.
Indicazioni che eBay ha preso seriamente preso in considerazione rendendo il sito più accessibile, più integrato e con un’offerta in homepage di piccoli contenuti editoriali.
Amazon invece nasce a Seattle negli USA nel 1994, fondata con il nome di cadabra.com
Da venditore di libri con il passare del tempo si apre ad un po' di tutto, droni compresi per la spedizione di pacchi.
A breve pare che collegando l'account con Twitter sarà possibile comprare qualsivoglia oggetto con un hashtag.
COS'E' ALIBABA
Alibaba invece fu il nome sapientemente scelto da Jack Ma quando fondò la sua società nel lontano 1999.
Ai tempi eravamo in pieno Internet boom, non solo in America, ma anche in Europa e in Cina.
E Jack Ma decise di creare in Cina un sito per il commercio via Internet.
Alibaba, che vanta un volume di transazioni superiore ad Amazon ed eBay messi insieme, venerdì 19 Settembre, arriva alla quotazione sul mercato borsistico di New York.
Sarebbe riduttivo, però, considerare Alibaba solo una versione più grande di Amazon ed eBay. Alibaba è un negozio online come Amazon e Alibaba possiede un sito (Taobao) che mette in contatto i consumatori tra di loro, come eBay.
Ma Alibaba è soprattutto un intermediario elettronico per le piccole e medie imprese.
15 anni fa, nonostante l’efficienza nella produzione e i bassi costi della manodopera, molti produttori cinesi di beni intermedi avevano difficoltà a vendere il proprio prodotto nel mondo occidentale.
Per i beni di consumo, le grandi catene di distribuzione risolvevano il problema.
Avevano enormi uffici acquisti in Cina, che identificavano i prodotti migliori, li testavano, e poi li commercializzavano su larga scala in Occidente.
Non altrettanto valeva per i beni intermedi.
Se un produttore in America o Italia aveva bisogno di un certo oggetto in una quantità relativamente limitata, non andava certo a cercarlo in Cina.
Per acquistare un prodotto intermedio un’impresa deve innanzitutto essere assolutamente sicura delle sue specifiche.
In secondo luogo, il mercato dei prodotti intermedi non si basa tanto sul “brand” di un prodotto, ma sulla reputazione del produttore nello spazio di riferimento.
I produttori cinesi non avevano alcuna reputazione.
Infine, c’era il problema dei pagamenti.
I venditori cinesi volevano il pagamento della merce alla consegna, perché non si fidavano dei compratori occidentali.
Allo stesso tempo i compratori occidentali erano titubanti a pagare alla consegna perché non sapevano come rivalersi in Cina se la merce non rispondeva ai requisiti di qualità promessi.
Per via di questi costi di transazione molte imprese occidentali preferivano pagare molto di più dei prodotti intermedi locali, invece che comprare quelli cinesi.
Alibaba risolve tutti questi problemi.
Non solo Internet permette di fornire enormi dettagli sui prodotti venduti, permette anche agevoli ricerche online su quali prodotti siano più adeguati.
Per facilitare la comunicazione tra venditore e compratore Alibaba facilita la traduzione dal cinese alle lingue occidentali, superando un’importante barriera linguistica.
Infine, Alibaba si pone come intermediario di fiducia.
Il cliente paga la merce ad Alibaba, che non trasferisce i soldi al venditore fino a quando il cliente non si dichiara soddisfatto.
In questo modo non solo Alibaba è arrivato a rappresentare più del 2 per cento del Pil del suo Paese, ma ha favorito (e continua a favorire) lo sviluppo cinese.
In realtà l'ha sempre avuto ma la quotazione in borsa di Alibaba in questi giorni ha ufficialmente superato i valori dello stesso Ebay ed Amazon.
Ebay, luogo dove un tempo trovavano spazio in homepage le aste più bizzarre, è oggi un contenitore di foto ad alta risoluzione, descrizioni tecniche dettagliate, proposte di vendita da parte di negozi e brand rinomati.
Oltre a vere e proprie collezioni eBay.
Tra le principali fonti di ispirazione online, giocano un ruolo fondamentale la famiglia, gli amici e in generale la rete delle conoscenze: a loro si rivolgono il 26% degli intervistati per acquisti online di prodotti per bambini e il 25% di quanti comprano nella categoria Food.
Ma non mancano i Forum di discussione e i social, anche se in percentuale minore (7-13%). Fondamentale il ruolo delle immagini: secondo lo studio infatti, dal 45% al 58% degli italiani (a seconda della categoria) compra un prodotto dopo averne visto la fotografia online e uno su quattro lo fa anche per oggetti che non aveva inizialmente intenzione di acquistare.
Indicazioni che eBay ha preso seriamente preso in considerazione rendendo il sito più accessibile, più integrato e con un’offerta in homepage di piccoli contenuti editoriali.
Amazon invece nasce a Seattle negli USA nel 1994, fondata con il nome di cadabra.com
Da venditore di libri con il passare del tempo si apre ad un po' di tutto, droni compresi per la spedizione di pacchi.
A breve pare che collegando l'account con Twitter sarà possibile comprare qualsivoglia oggetto con un hashtag.
COS'E' ALIBABA
Alibaba invece fu il nome sapientemente scelto da Jack Ma quando fondò la sua società nel lontano 1999.
Ai tempi eravamo in pieno Internet boom, non solo in America, ma anche in Europa e in Cina.
E Jack Ma decise di creare in Cina un sito per il commercio via Internet.
Alibaba, che vanta un volume di transazioni superiore ad Amazon ed eBay messi insieme, venerdì 19 Settembre, arriva alla quotazione sul mercato borsistico di New York.
Sarebbe riduttivo, però, considerare Alibaba solo una versione più grande di Amazon ed eBay. Alibaba è un negozio online come Amazon e Alibaba possiede un sito (Taobao) che mette in contatto i consumatori tra di loro, come eBay.
Ma Alibaba è soprattutto un intermediario elettronico per le piccole e medie imprese.
15 anni fa, nonostante l’efficienza nella produzione e i bassi costi della manodopera, molti produttori cinesi di beni intermedi avevano difficoltà a vendere il proprio prodotto nel mondo occidentale.
Per i beni di consumo, le grandi catene di distribuzione risolvevano il problema.
Avevano enormi uffici acquisti in Cina, che identificavano i prodotti migliori, li testavano, e poi li commercializzavano su larga scala in Occidente.
Non altrettanto valeva per i beni intermedi.
Se un produttore in America o Italia aveva bisogno di un certo oggetto in una quantità relativamente limitata, non andava certo a cercarlo in Cina.
Per acquistare un prodotto intermedio un’impresa deve innanzitutto essere assolutamente sicura delle sue specifiche.
In secondo luogo, il mercato dei prodotti intermedi non si basa tanto sul “brand” di un prodotto, ma sulla reputazione del produttore nello spazio di riferimento.
I produttori cinesi non avevano alcuna reputazione.
Infine, c’era il problema dei pagamenti.
I venditori cinesi volevano il pagamento della merce alla consegna, perché non si fidavano dei compratori occidentali.
Allo stesso tempo i compratori occidentali erano titubanti a pagare alla consegna perché non sapevano come rivalersi in Cina se la merce non rispondeva ai requisiti di qualità promessi.
Per via di questi costi di transazione molte imprese occidentali preferivano pagare molto di più dei prodotti intermedi locali, invece che comprare quelli cinesi.
Alibaba risolve tutti questi problemi.
Non solo Internet permette di fornire enormi dettagli sui prodotti venduti, permette anche agevoli ricerche online su quali prodotti siano più adeguati.
Per facilitare la comunicazione tra venditore e compratore Alibaba facilita la traduzione dal cinese alle lingue occidentali, superando un’importante barriera linguistica.
Infine, Alibaba si pone come intermediario di fiducia.
Il cliente paga la merce ad Alibaba, che non trasferisce i soldi al venditore fino a quando il cliente non si dichiara soddisfatto.
In questo modo non solo Alibaba è arrivato a rappresentare più del 2 per cento del Pil del suo Paese, ma ha favorito (e continua a favorire) lo sviluppo cinese.
mercoledì 24 settembre 2014
Grande Attesa Per L'iPhone 6: File Chilometriche!
Nelle ultime settimane è cresciuta la febbre per il lancio del nuovo iPhone 6.
Sedie improvvisate, teli, sacchi a pelo, sgabelli e chi più ne ha più ne metta: tutto ciò per accaparrarsi l'ultimo arrivato in casa Apple.
Aperte le porte Apple Store è iniziata ufficialmente la vendita del nuovo iPhone 6 da 4,7 pollici e del suo fratello più grande, l’iPhone 6 Plus da 5,5.
Le stesse scene, migliaia di persone in coda già alle prime luci dell'alba, rimbalzano sui social dai primi nove Paesi in cui è arrivata la novità: Stati Uniti, Porto Rico, Australia, Canada, Francia, Germania, Hong Kong, Giappone, Singapore e Regno Unito.
Il record a New York: due ore prima dell’apertura, la coda davanti al negozio della Quinta Strada raggiungeva già i 12 isolati.
Intanto, si scarica e installa il nuovo sistema operativo iOS 8 sui dispostivi più vecchi.
Ma assieme al record di pre-ordini, che verranno anch’essi consegnati a partire da lunedi, nei giorni scorsi è partita anche la follia dei bagarini sul web: per accaparrarsi i nuovi dispositivi.
Sedie improvvisate, teli, sacchi a pelo, sgabelli e chi più ne ha più ne metta: tutto ciò per accaparrarsi l'ultimo arrivato in casa Apple.
Aperte le porte Apple Store è iniziata ufficialmente la vendita del nuovo iPhone 6 da 4,7 pollici e del suo fratello più grande, l’iPhone 6 Plus da 5,5.
Le stesse scene, migliaia di persone in coda già alle prime luci dell'alba, rimbalzano sui social dai primi nove Paesi in cui è arrivata la novità: Stati Uniti, Porto Rico, Australia, Canada, Francia, Germania, Hong Kong, Giappone, Singapore e Regno Unito.
Il record a New York: due ore prima dell’apertura, la coda davanti al negozio della Quinta Strada raggiungeva già i 12 isolati.
Intanto, si scarica e installa il nuovo sistema operativo iOS 8 sui dispostivi più vecchi.
Ma assieme al record di pre-ordini, che verranno anch’essi consegnati a partire da lunedi, nei giorni scorsi è partita anche la follia dei bagarini sul web: per accaparrarsi i nuovi dispositivi.
martedì 23 settembre 2014
"Bitcoin Savings And Trust" Inganna Gli Investitori Con Lo Schema Ponzi
Pare che la Bitcoin Savings And Trust, una società che ha proposto in passato formule d'investimento tramite Bitcoin, dovrà corrispondere un risarcimento di oltre 40 milioni di dollari dopo che la Securities And Exchange Commission ha stabilito che la compagnia ha ingannato gli investitori sfruttando lo Schema Ponzi, un modello fraudolento di investimento che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino a loro volta nuovi investitori/vittime.
In poche parole lo schema Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote.
I guadagni derivano infatti esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e non da attività produttive o finanziarie.
Il sistema è naturalmente destinato a terminare con perdite per la maggior parte dei partecipanti, perché i soldi "investiti" non danno alcuna vera rendita né interesse, essendo semplicemente incamerati dai primi coinvolti nello schema che li useranno inizialmente per rispettare le promesse. La diffusione della truffa spesso diventa di tale portata da renderla talmente evidente, collassando su se stessa e quindi nota alle autorità.
SCHEMA PONZI BTCST
Il giudice ha infatti dichiarato che Trendon Shavers, titolare di BTCST, ha condotto "consapevolmente e intenzionalmente" la compagnia con "falsità e usando uno schema Ponzi", fuorviando gli investitori sull'uso dei loro Bitcoin, su come avrebbero generato il ritorno d'investimento e sulla sicurezza dei loro investimenti.
Shavers, attraverso BTCST, avrebbe raccolto oltre 732 mila Bitcoin nel periodo dal febbraio 2011 fino alla chiusura della società, nell'agosto del 2012, promettendo agli investitori un interesse settimanale fino al 7%.
Shavers avrebbe invece usato nuovi Bitcoin per ripagare i primi investitori, dirottato una parte dei fondi su conti personali su MtGox e altri servizi simili e speso una parte di essi per pagare affitti, cibo, acquisti e "supportare" qualche sortita al casinò.
La perdita complessiva per gli investitori di BTCST vittime della truffa è stata di 265678 Bitcoin, ovvero più di 149 milioni di dollari agli attuali tassi di cambio.
Il valore dei Bitcoin che Shavers aveva raccolto ammontava a circa 4,5 milioni di dollari considerando il tasso di cambio nel periodo in cui è stata perpetrata la truffa.
Il giudice ha calcolato un risarcimento di 40.7 milioni di dollari sul tasso di cambio medio sin da quando la compagnia ha chiuso i battenti.
Shavers, che ha ammesso molte delle sue azioni, ha però anche affermato di aver ripagato gli investitori, sebbene le indagini non abbiano trovato prove a sostegno della sua tesi.
In poche parole lo schema Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote.
I guadagni derivano infatti esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e non da attività produttive o finanziarie.
Il sistema è naturalmente destinato a terminare con perdite per la maggior parte dei partecipanti, perché i soldi "investiti" non danno alcuna vera rendita né interesse, essendo semplicemente incamerati dai primi coinvolti nello schema che li useranno inizialmente per rispettare le promesse. La diffusione della truffa spesso diventa di tale portata da renderla talmente evidente, collassando su se stessa e quindi nota alle autorità.
SCHEMA PONZI BTCST
Il giudice ha infatti dichiarato che Trendon Shavers, titolare di BTCST, ha condotto "consapevolmente e intenzionalmente" la compagnia con "falsità e usando uno schema Ponzi", fuorviando gli investitori sull'uso dei loro Bitcoin, su come avrebbero generato il ritorno d'investimento e sulla sicurezza dei loro investimenti.
Shavers, attraverso BTCST, avrebbe raccolto oltre 732 mila Bitcoin nel periodo dal febbraio 2011 fino alla chiusura della società, nell'agosto del 2012, promettendo agli investitori un interesse settimanale fino al 7%.
Shavers avrebbe invece usato nuovi Bitcoin per ripagare i primi investitori, dirottato una parte dei fondi su conti personali su MtGox e altri servizi simili e speso una parte di essi per pagare affitti, cibo, acquisti e "supportare" qualche sortita al casinò.
La perdita complessiva per gli investitori di BTCST vittime della truffa è stata di 265678 Bitcoin, ovvero più di 149 milioni di dollari agli attuali tassi di cambio.
Il valore dei Bitcoin che Shavers aveva raccolto ammontava a circa 4,5 milioni di dollari considerando il tasso di cambio nel periodo in cui è stata perpetrata la truffa.
Il giudice ha calcolato un risarcimento di 40.7 milioni di dollari sul tasso di cambio medio sin da quando la compagnia ha chiuso i battenti.
Shavers, che ha ammesso molte delle sue azioni, ha però anche affermato di aver ripagato gli investitori, sebbene le indagini non abbiano trovato prove a sostegno della sua tesi.
Iscriviti a:
Post (Atom)




.jpg)





