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mercoledì 16 novembre 2016

Cos'è Fiber To The Home? Enel Open Fiber e TIM

Le principali abitazioni oggi sono coperte con la tecnologia FTTCab (Fiber To The Cabinet) il cui collegamento viene effettuato in fibra ottica dalla centrale fino alla cabina esterna a cui è collegato l'immobile dell'utente, mediamente entro 1 km, mentre il collegamento da cabina esterna fino all'abitazione rimane in rame (quindi la perdita di velocità dipende dallo stato di usura del rame e dalla lunghezza tratto di collegamento finale).
Invece sostanzialmente con la nuova tecnologia FTTH (Fiber To The Home), il collegamento in fibra ottica raggiunge il limite esterno della singola unità abitativa (ad esempio una scatola sulla parete esterna di una casa).
In poche parole, fibra ottica che sostituisce il doppino di rame.


TIM E TELECOM FTTH
Le prime 5 città italiane coperte da questa tecnologia offerta TIM sono state: Milano, Torino, Bari, Catania e Perugia (1000 Mb/s).
TIM prevede di raggiungere 3 milioni e mezzo di abitazioni entro il 2018.
Lo stesso operatore mobile e l'ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali Immobiliari) hanno anche firmato un accordo per accelerare lo sviluppo nel paese delle infrastrutture a banda ultralarga di TIM in tecnologia FTTH.
Grazie a questa intesa TIM, nelle aree comuni degli edifici previsti dal piano nazionale delle 100 città, provvede all’installazione e alla manutenzione della fibra ottica collegando direttamente, e senza alcun onere per il condominio, il cabinet stradale alle abitazioni e agli uffici.
Invece Telecom Italia sta accelerando nella realizzazione di bande ultralarghe per portare la fibra ottica con tecnologia FTTH fino alle abitazioni, consentendo connessioni super-veloci a partire da 100 Megabit al secondo (e potenzialmente fino a 1 Giga) che garantiscono una ancora più elevata qualità nella fruizione di contenuti video in HD e una migliore esperienza di navigazione.
Il piano nazionale di cablaggio in tecnologia FTTH (Fiber To The Home), comunicato al Ministero dello Sviluppo Economico attraverso Infratel, prevede entro marzo 2018 100 città italiane cablate in FTTH.


ENEL OPEN FIBER
Entro il 2018 la città di Bari sarà quasi interamente cablata con la fibra ottica a banda ultralarga (BUL) dell'Enel.
Il Comune ed Enel Open Fiber (EOF), la società di Enel per lo sviluppo di una infrastruttura nazionale per la banda ultra larga, hanno inaugurato il cantiere su viale Madre Teresa di Calcutta (quartiere Poggiofranco) per la posa di fibra sull'intero territorio comunale.
Il progetto per il capoluogo pugliese prevede una copertura del 50% delle unità immobiliari entro settembre 2017 e dell'80 per cento entro settembre 2018, per un totale di circa 120mila unità immobiliari cablate, 600 chilometri di rete di cui 400 interrati, per un investimento complessivo pari a 40 milioni di euro.
Bari è tra le prime 5 città in Italia, insieme a Perugia, Catania, Venezia e Cagliari, ad aver avviato i cantieri per il cablaggio della rete ultra veloce (a seguire Palermo, Firenze, Napoli, Genova e Padova).
La fibra è in grado di supportare velocità di trasmissione di 1 Gb per secondo sia in download che in upload.
Enel costruirà l'infrastruttura che sarà poi messa a disposizione di tutti i gestori di telefonia che ne vorranno usufruire.
Il progetto prevede di coprire 270 città in tutta Italia entro il 2021.
Come già avvenuto per le prime 4 città già annunciate all'interno dei nuovi accordi, anche nel caso di Bari verranno utilizzati, in parte, i cavidotti già esistenti in città per l'installazione della fibra.
Il tutto nell'ottica della sostenibilità economica e del risparmio del consumo di suolo e dove non sarà possibile verranno aperti dei micro cantieri.

lunedì 14 novembre 2016

Oscurati 152 Siti Di Streaming Illegale (Sport e Film)

Circa 1 settimana fa come un fulmine a ciel sereno, improvvisamente, il Tribunale di Roma ha oscurato 152 siti che, in modo illegale, garantivano la visione di match dei più importanti campionati di calcio e film appena usciti nelle sale cinematografiche.
Si tratta forse del più grande sequestro occorso in Italia, sotto questo punto di vista.
Sono stati oscurati i vari "FreeFootballP2P", "PremierLeagueLive", "Realstreamutd", "Rojadirecta.tv", "Socceryou", "Tuttosportweb", "DirettaGoal", "Cineblog", "Filmsenzalimiti", "Itafilm",  "Altadefinizione" e molti altri.
Ovviamente si tratta di siti che garantiscono la visione di partite, programmi e film gratis.
In barba a PayTV e Cinema.
Il decreto di sequestro è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari, Alessandra Boffi, ed eseguito dalla Guardia di Finanza.
Il provvedimento chiede, quindi, l’oscuramento dei diversi portali “pirata”.
Le accuse sono ovviamente la violazione delle norme a tutela del diritto d’autore.
Il procedimento, come si legge nel provvedimento del giudice di piazzale Clodio, era stato aperto il 17 ottobre scorso a seguito “della comunicazione della notizia di reato del Nucleo Speciale per la radiodiffusione e l’editoria della Guardia di Finanza a tutela degli enti titolari dei programmi diffusi”.
Tutti i siti, posizionati su server all’estero, riportavano veri e propri palinsesti organizzati per facilitare la scelta del programma preferito.
La loro fonte di guadagno principale è legata ai banner pubblicitari inseriti durante le partite.
Le indagini, volte ad identificare le persone coinvolte nell’illecita attività, sono tuttora in corso.
Secondo recenti stime, i danni provocati dallo streaming e downloading illegali sarebbero superiori ai 3 miliardi di euro annui, di cui la metà relativamente ai soli settori cinematografico e musicale.
Secondo l'avvocato Fulvio Sarzana, si tratta del "sequestro più imponente della storia dell'internet italiano in considerazione del numero dei siti coinvolti. In precedenza il numero più alto di portali coinvolti in una singola operazione di sequestro era stato di 124 siti".
L'Autorità Giudiziaria capitolina, confermando le ipotesi di reato ipotizzate, ha quindi disposto per i siti incriminati il provvedimento di sequestro preventivo, disponendo nell'immediato il blocco, mediante oscuramento dall'Italia, dell'accesso all'url.
I domini denunciati si presentavano come localizzati all'estero attraverso servizi di anonimizzazione.
Già il 25 gennaio dello scorso anno i finanzieri del Comando unità speciale avevano provveduto all’oscuramento di 124 siti web dopo una denuncia presentata da Sky Italia.
Anche in quel caso ad essere presi di mira furono i portali che trasmettevano numerosi eventi sportivi e interi campionati di più discipline sportive, nonché concerti musicali e opere cinematografiche e televisive senza possedere i relativi diritti.
In quel caso fu accertato che i siti offrivano contenuti pirata sia in modalità “streaming live” cioè in diretta, sia in “streaming on demand“, a richiesta degli utenti.

Proteggere Un Sito Dagli Attacchi DDoS: Project Shield

Project Shield di Google è un servizio che da circa 3 anni (ottobre 2013) serve a proteggere il proprio sito da attacchi DDos (Denial Of Service).
L'azienda californiana vuole così dare il proprio contribuito a mantenere l'informazione libera e indipendente, e al riparo da attacchi.
Inizialmente questo servizio era offerto solo a grossi siti giornalistici, ora è stato aperto pure per siti indipendenti.
Gli attacchi DDoS verso siti giornalistici e non solo, infatti, sono spesso usati da chi vuole oscurare determinate notizie (anche da governi totalitari): questi attacchi servono per rallentare o mandare offline il server che ospita il sito web con milioni di accessi contemporaneamente.
Project Shield è nato per tutelare siti che si occupano di temi come i diritti umani, informazione politica indipendente, controllo delle procedure elettorali e così via.
Tale protezione ora si estende anche ai siti di informazione indipendenti.
I soggetti con i requisiti giusti potranno fare richiesta per proteggersi utilizzando l’infrastruttura cloud di Google.
Il progetto è aperto a tutti, ma Google tende a favorire le realtà più piccole, che non hanno le risorse economiche per mantenere una propria infrastruttura di protezione.
Project Shield funziona come un server anti DDoS (tipo CloudFlare), cioè devia il traffico in eccesso che metterebbe offline il sito colpito.
Il vantaggio è che Project Shield è free, mentre un'infrastruttura di server dedicati può essere anche molto cara.
Per un sito web questa protezione significa interporre i server di Google tra il sito stesso e i visitatori, e questo per alcuni potrebbe rappresentare una minaccia alla privacy.
I gestori dei siti devono apportare alcune modifiche alla configurazione, in modo da redirezionare il traffico verso un server Google.
In pratica, il servizio funziona come un “reverse proxy” che blocca il traffico in eccesso e alleggerisce il carico sui computer del sito web.
Per funzionare correttamente, Project Shield deve avere accesso ai dati dei visitatori.
Google sottolinea però che non ci sono pericoli per la privacy: i dati vengono archiviati in forma aggregata per una massimo di due settimane e non sono utilizzati a scopo pubblicitario.
Sito per fare la richiesta: Project Shield

venerdì 11 novembre 2016

Donald Trump Nuovo Presidente Degli USA: Bitcoin In Rialzo

L’elezione (un po' a sorpresa) di Donald Trump alla Casa Bianca ha scombussolato i mercati, in primis quello di Bitcoin: 721 dollari rispetto ai 709 del giorno prima. Poi 714, 707, ora sui 700 dollari.
A novembre 2015 il valore di un Bitcoin era di 332 dollari. Da lì è iniziata una scalata portentosa, sino ai valori di oggi (comunque lontani dagli oltre 1000 dollari di dicembre 2013). Un’altra fase estremamente movimentata è avvenuta a cavallo del referendum sulla Brexit, che ne ha infine stabilizzato il valore intorno ai 600 dollari per poi assistere a una salita importante all’avvicinarsi dell’8 novembre statunitense. Da quello che si evince è che quando i mercati sono in difficoltà o comunque la situazione politica è incerta, è forse l'ultimo baluardo. Cioè diventa particolarmente attraente proprio nei periodi all'apparenza più bui, come quello che stiamo vivendo, segnato oltre che dalle usuali tensioni internazionali dalla (complicata) uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.
Dal quasi fallimento della Grecia all'elezione di Donald Trump (ammesso che sia un male).
L'elezione di Trump, proprio a livello di agitazione di mercati, era uno dei rischi maggiori.
C’è da attendersi che questa dinamica prosegua all’aumentare dell’instabilità politica nel Vecchio Continente (le prossime elezioni in Austria e poi in Francia, per esempio) come negli Stati Uniti.
Rimane il fatto che il valore del Bitcoin, sino a fine 2016, dovrebbe continuare ad aumentare e forse potrebbe sfondare nuovamente il tetto dei 1000 dollari.
Secondo Juniper Research, il volume totale di tutte le transazioni Bitcoin andrà ad eccedere i 92 miliardi di dollari entro la fine del 2016, triplicando così il volume delle transazioni del 2015, ferme invece a 27 miliardi. Le ragioni di queste previsioni includono sicuramente l’incertezza generata dalla Brexit, la debolezza dell’economia della Cina e i prossimi cambiamenti di Bitcoin che andranno a dimezzare il numero delle monete create tramite il “processo di estrazione”.



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Fare Videochiamate Veloci e Gratuite Con Google Duo

Google Duo è stata presentata al Google I/O 2016 ed è una semplice app per fare videochiamate.
Non è necessario nessun account specifico, né un account Google, ma solo il numero di telefono. L’utente può quindi chiamare tutti i contatti presenti nella rubrica dello smartphone.
Se un contatto non ha installato Duo è possibile inviare un SMS con il link per il download.
L’uso dell’app è immediato: un tap per avviare una chiamata e uno swipe per rispondere.
Google Duo permette di vedere in anteprima il live video del chiamante prima di rispondere.
La funzione Knock Knock permette di "spiare" i destinatari della videochiamata prima che rispondano (cioè la fotocamera si accende in automatico).
Su Android viene mostrato il video a schermo intero, mentre su iOS è visibile solo se l’app è già in esecuzione.
In entrambi i casi può essere disattivata nelle impostazioni.
Duo utilizza la tecnologia open source WebRTC e adatta automaticamente la risoluzione del video in base alla larghezza di banda della connessione.
Quando la velocità della rete è troppo bassa, l’app disattiva lo streaming video, lasciando solo l’audio.
Duo effettua inoltre lo switch automatico tra Wi-Fi e rete mobile, consentendo videochiamate senza interruzioni.
Il principale vantaggio è che funziona sia su iPhone che telefoni Android, senza distinzione tra gli uni o gli altri.
Questo vuol dire che basta avere uno smartphone delle due famiglie per contattare tramite videochiamata gli amici.
Alla base del suo funzionamento c’è il numero di cellulare: come avviene per le altre piattaforma di messaggistica, ad ogni accensione, l’app fa un’analisi di quali contatti hanno installato il programma, così da aggiungerli automaticamente alla lista.
Se si prova a telefonare qualcuno che non risponde, questo riceve un avviso, proprio come le notifiche di Skype.
Grazie all’utilizzo del protocollo QUIC, la qualità della telefonata è ottima.
Google Duo Download (Play Store)
Google Duo Download (iTunes Store)

Differenze Tra Reti 2,4 GHz e 5 GHz: Quale Scegliere?

Molti router wireless oggi supportano due bande: una a 2,4 GHz e l'altra 5 GHz.
Due reti quindi.
Ma qual è la migliore e quali sono le differenze?
In passato i router erano solo a 2,4.
Questa banda si satura più facilmente all'aumentare dei dispositivi connessi, rischiando anche di interferire tra di loro.
Quella da 5 è invece più larga e lascia ampio spazio a ogni trasmissione.
Quindi che significa questo?
La banda wireless 2,4 GHz è utilizzata dalla maggior parte dei dispositivi Wi-Fi quindi da portatili, telefoni e tablet.
Lo stesso spettro wireless è utilizzato anche da altri dispositivi (proprio per questi motivi è soggetta a maggiori interferenze e disturbi).
Al contrario, la banda a 5 GHz può trasmettere una maggiore quantità di dati ed è naturalmente meno congestionata/affollata.
Non si tratta quindi di differenze di velocità (che possono comunque palesarsi, qualora la 2,4 venisse saturata dalle tante connessioni attive).


CANALI
Questa differenza inoltre si vede nella quantità di canali disponibili in cui sono divisi gli spettri delle due bande.
Sostanzialmente, nella banda a 2,4 GHz ci sono 13 canali che però sono talmente vicini tra loro che solo tre non si sovrappongono e precisamente: 1, 6 e 11.
Nella banda da 5 GHz invece ci sono 23 canali che non interferiscono tra loro.
La banda 5GHz quindi è la soluzione per eliminare le interferenze sul Wi-Fi delle reti vicine.

PROBLEMI
Il problema della rete 5 GHz è che è meno capace di penetrare le pareti e gli oggetti solidi, per cui il segnale è più corto e può non arrivare all'esterno o nelle stanze più lontane.
Insomma il raggio di trasmissione è minore.
La banda 5 Ghz è ottima per collegamenti Wi-Fi in spazi piccoli o spazi aperti, dando una migliore velocità di trasmissione dei dati, almeno fino a che non ci si allontana dall'access point.


SCHEDE WIRELESS
Il computer deve avere una scheda wireless 802.11n (a o ac) per rilevare la rete 5 GHz.
802.11n è lo standard WiFi che permette di raggiungere le prestazioni velocistiche migliori che, ad esempio, consentono di riprodurre video HD in streaming, attraverso la rete locale senza fili, senza alcuna difficoltà e senza interruzioni.
Per poter fidare delle prestazioni migliori, è indispensabile che i dispositivi client che si usano supportino lo scambio dei dati utilizzando 802.11n.
Se utilizziamo lo standard 802.11n potremo andare ad un massimo di 300 Mbps sia su rete a 2,4 GHz sia su rete a 5 GHz.
Lo standard 802.11n è disponibile su entrambe le frequenze.
Per offrire la massima velocità sullo standard 802.11n è necessario utilizzare un canale “più largo”.
Teoricamente i canali Wi-Fi sui 2,4 GHz hanno un’ampiezza di banda di 20 MHz, per una velocità massima di 150 Mbps.
Per ottenere i 300 Mbps verrà sfruttato un canale con ampiezza di banda di 40 MHz.
Usare i 40 MHz su reti a 2,4 GHz crea un sacco di interferenze con le reti Wi-Fi presenti sugli altri canali 2,4 GHz, facendo rallentate la propria rete e quella degli altri.
Molti router infatti utilizzano i canali a 40 MHz sui 2,4 GHz solo se non ci sono reti nelle vicinanze, tornando a 20 MHz in automatico.
Su rete a 5 GHz il problema non si pone: possiamo utilizzare senza problemi i canali a 40 MHz per ottenere i 300 Mbps.
Se utilizziamo lo standard 802.11ac saremo automaticamente su rete a 5 GHz: questo standard funziona solo su questa frequenza di rete.
I canali possono avere ampiezza di banda di 40, 80 o 160 MHz e possono offrire una velocità massima di 2340 Mbps.
Le velocità elevate spesso pubblicizzate sui router (2600 Mbps) non nascono dalla velocità ottenibile con lo standard 802.11ac, ma prende in esame lo scenario in cui un dispositivo compatibile Dual Band possa agganciarsi contemporaneamente ad una rete 2,4 GHz e 5 GHz, sfruttando due canali di comunicazione.
In tal caso le velocità si sommano: 300 Mbps sui 2,4 GHz e 2340 Mbps sui 5 GHz.


QUALE BANDA SCEGLIERE?
La banda 2,4 GHz, anche se molto congestionata con conseguente rallentamento delle trasmissioni, è più adatta in caso si abbia una casa grande o se si ha un giardino, per avere più copertura del segnale.
La banda 5 GHz, al contrario, è da prendere come una rete "interna", ideale per navigare con i dispositivi in casa, con più velocità e senza interferenze che possono portare disconnessioni o rallentamenti.
Se si può solo usare la rete 2,4 GHz, converrà scegliere il canale Wi-Fi meno affollato col segnale più potente.
Se si abita invece in una zona affollata, con tanti vicini di casa che hanno anche loro un router wireless, vale la pena comprare un router Wi-Fi migliore che sia dual band.
Su un router dual band si potranno attivare entrambe le reti simultaneamente.
È così possibile valutare di mantenere attive entrambe le modalità: sui 5 GHz si otterranno prestazioni migliori su raggio più breve, mentre coi 2,4 GHz si sarà certi di coprire aree nettamente più lontane.

martedì 8 novembre 2016

La Storia Di Jan Sloot e Il Misterioso Sloot Digital Coding System

Jan Sloot negli anni 90 inventò un fantomatico sistema di codifica/compressione che avrebbe potuto cambiare le sorti della storia di Internet. Sloot nato nel 1945 era un tecnico di elettronica, lavorò prima in radio e poi per la Philips ma nel 1978 aprì un negozio di video e musica a Groningen. L'olandese sosteneva di aver messo a punto una tecnica di compressione di dati rivoluzionaria, la Sloot Digital Coding System, che avrebbe potuto comprimere un film completo fino a 8 kilobyte di dati.
Se consideriamo che mediamente un film è di 1 gigabyte si può capire la portata di quest'invenzione (rapporto di 1 su 14 milione 250mila. Invece 1 ora di un film in HD avrebbe avuto un fattore di compressione di 1 milione. Al giorno d'oggi le attuali tecniche di compressioni MPEG2 hanno un rapporto di compressione di circa 15 a 1, e le ultime encoder MPEG4 in grado di comprimere un film di circa 100 volte, ma poi con perdita considerabile in termini di qualità).

"Non si tratta di una compressione. Tutti sbagliano riguardo ciò. Il meccanismo può essere confrontato con Adobe PostScript, in cui mittente e destinatario sanno che tipo di dati verranno trasferiti, senza che i dati effettivamente vengano inviati"

Sloot è sempre riuscito a tenere segreti i dettagli implementativi di questo "algoritmo pazzesco".
Egli portava costantemente dietro qualcosa, che assomigliava a un dispositivo di memoria, in apparenza di capacità inferiore a un megabyte, senza perderlo mai di vista.
Esso sarebbe stato usato insieme a un'altra non meglio identificata unità, per far funzionare lo sconosciuto codec. Molta gente guardò alla tecnologia di Sloot come a una svolta reale nel campo della memorizzazione e della distribuzione di contenuti multimediali. Ci fu quindi una vera e propria lotta per accaparrarsi l'invenzione, nonostante i dettagli fossero poco conosciuti, e alcuni dubitassero sulle promesse di questo innovativo metodo. Il quale però, a detta di testimoni, sembrava funzionare realmente. Malgrado l'apparente impossibilità di tale tecnica, ci furono investitori che avevano intravisto il potenziale. Eppure Sloot ricevette sostegno incondizionato da Jos van Rossum, riuscendo a firmare una partnership. In seguito vennero trovati nuovi investitori nel 1998. Venne anche fondata una società che avrebbe dovuto sfruttare tale invenzione. L'Ufficio olandese diede a Van Rossum (proprietario) e Sloot (inventore), un brevetto di sei anni su una richiesta di un apparato di compressione video. All'inizio del 1999 l'investitore Marcel Boekhoorn entrò nel gruppo.
Nel marzo 1999, pare dopo qualche dimostrazione, il CEO di Philips Roel Pieper, rimase molto colpito. In seguito Pieper stava per essere assunto nella società (maggio 1999) ma fu costretto a licenziarsi dalla Philips. Altre dimostrazioni sono stati date, tra le altre, nella Silicon Valley.
La banca olandese ABN AMRO si disse pronta ad investire molto denaro nel progetto il 9 luglio 1999.
Tuttavia, Sloot morì di un attacco di cuore nel 1999, il giorno prima che venisse firmato il contratto con il già citato Pieper, ex CTO e membro del consiglio di Philips. Secondo voci (come spesso succede in queste storie) Sloot venne fatto fuori dalle "industrie", visto che questa tecnica avrebbe stravolto il mercato dell'epoca ed anche quelli degli anni successi. La famiglia (moglie e tre figli) chiesero l'autopsia che però non venne mai eseguita.


ANNI RECENTI
La storia è raccontata in dettaglio nel libro di Tom Perkins del 2007, "Valle Boy". Perkins, co-fondatore della società di venture capital della Silicon Valley, Kleiner Perkins, aveva accettato effettivamente di investire nella tecnologia prima che Sloot morisse. Perkins e Pieper ne avrebbero avuto i diritti dopo la morte di Sloot, ma un pezzo chiave della tecnologia, cioè un compilatore memorizzato su un disco floppy, scomparve e, nonostante mesi di ricerche, non è mai stato recuperato.


IPOTETICA SPIEGAZIONE
Sloot quindi si portò nella tomba il mistero celato nella sua invenzione.  Secondo Sloot il sistema di compressione dei dati avrebbe permesso di mettere almeno 16 lungometraggi su una chip card di 64 kilobyte.  Normalmente ci vuole circa 175.000 volte più spazio per quella mole di dati.  I film sarebbero strati mostrati atttraverso un apposito marchingegno. La codificazione Sloot digitale non avrebbe utilizzato il sistema binario, ma un alfabeto digitale auto-progettato. Comunque, qualcosa si è potuto ricavare dalle informazioni contenute nel brevetto.  In un articolo comparso sulla rivista De Ingenieur qualche anno fa, un'analisi rigorosa dimostra come questo metodo può aver realmente funzionato.  L'autore dello studio spiega che esso funziona usando una tabella di riferimento a delle immagini riposte in memoria, costituite da pochi pixel: l'immagine originale verrebbe ricostruita tramite una combinazione delle immagini riferite dalla tabella.  Le dimensioni di quest'ultima risultano dell'ordine dei kb: probabilmente in passato è stata confusa la dimensione della tabella con il fattore di compressione e che in realtà il metodo utilizzato sia stato simile a MPEG-2.
Secondo l' Instituut olandese una così scarsa quantità di informazione di riferimento nella tabella necessitava di vastissime librerie di immagini prototipo addirittura personalizzate a seconda del video da comprimere, per ottenere una ricostruzione decente.  Se un film è stato "compresso" e memorizzato su un chip di memoria 8 kb, vuol dire che la grande quantità di informazioni originali avrebbe dovuto essere disponibile all'interno del "decompressore" (lettore).  Infatti, come detto, la memoria di 8 kb non era utilizzata per memorizzare il filmato, ma piuttosto era un "riferimento" ad una versione approssimativa dei fotogrammi del video suddetto.  Una vasta libreria ad immagini/video salvava l'informazione del video suddetto.  Anche così comunque, la qualità dei film elaborati da questo sistema doveva essere piuttosto bassa. Un'altra osservazione va fatta per i processi di codifica, che a quanto pare doveva essere adattato a ogni film.  Ciò suggerisce che le librerie prototipo presunti non erano generiche (cioè adatti per la codifica di qualsiasi film). Roel Pieper detiene l'unica copia della dimostrazione del cabinet, anche se riguarda il solo sistema di decodifica e non di codifica. 


COSA C'E' DI VERO?
In molte interviste, Jan Sloot dichiarò che avrebbe potuto ridurre i film ad una dimensione di 1 kilobyte.  E' tuttavia facile dimostrare che almeno la compressione in senso stretto è impossibile. 
Vi è una dimostrazione matematica: la teoria dell'informazione di Claude Shannon (riguardo l'entropia dell'informazione). Sloot parlava comunque di "codifica".  Odiava quando qualcuno sosteneva che la sua invenzione aveva a che fare con la compressione. La compressione infatti, codifica di sorgente, significa qualcosa di diverso, e permette compressione / decompressione di memoria e compressione senza perdita di dati (ZIP e RAR, poco utili però per film).  Risultati migliori si ottengono con metodi di compressione che causano perdita di dati quindi di qualità (compressione irreversibile) quali appunto gli mp3. Ad ogni modo la fine di Sloot e il funzionamento esatto della sua invenzione rimarranno sempre sconosciuti.

domenica 6 novembre 2016

Intervista Al Venditore AusKing (Deep Web)

Jeremy Cassar, giornalista del "Sydney", si è avventurato nei meandri del Deep Web per contattare qualche venditore e svolgere un'intervista.
Quello che si evince dall'intervista e dal parere di un noto venditore è che comunque la guerra alla droga è stato un fallimento totale, ideato da persone che consapevolmente hanno contribuito ad incentivare la tossicodipendenza, tutto ciò per dare la caccia ad un paio di delinquenti (poi prontamente sostituiti da altri).
Certo, ci sono persone che traggono profitto dalla vendita di sostanze illecite, ma la richiesta di questo tipo di sostanze si trova nello spirito stesso ("ferito") del tossicodipendente.
E, prima di qualsiasi discorso, molto spesso è proprio il "proibito" ad attrarre.


INTERVISTA AD UN VENDITORE AUSTRALIANO
Sono tanti quelli che negli ultimi mesi stanno cadendo.
1 settimana fa sono stati arrestati diversi venditori ucraini di Kiev, stessa cosa era successa in Germania ai primi di ottobre.
In Australia invece un compratore rischia 25 anni di carcere per aver speso 60mila dollari in droga.
Senza scordarci degli arresti (sempre recenti) di XanaxKing, dell' "Italian Mafia Brussels" (6 persone belghe), dell'olandese "fredthebaker", di "ChemicalLove" (oltre 50 kg di droga sequestrati), di "Shansa" ed "IcyEagle" di Alphabay, di "Dr.Xanax", di "SupremeSmoke", di "Caligirl", di Moritz di Shiny Flakes ed altri arresti di venditori e compratori americani.
Forse anche per via di questa caccia ormai esasperata, tutti i venditori non hanno risposto ai messaggi privati di Cassar del Sydney, solo un seller che si fa chiamare AusKing ha accettato l'intervista proposta.
AusKing, è uno dei più grandi fornitori di sostanze illegali in Australia, gestisce diverse Darknet sul Deep Web, vendendo quasi qualsiasi cosa in giro per il mondo compresa l'eroina sintetica "China White".
AusKing vanta una reputazione perfetta (10 su 10) quando si tratta di fiducia e qualità (quindi di feedback e recensioni).
L' imballaggio, per una questione di sicurezza, è composto da sacchetti di plastica e sottovuoto (poi passati ai raggi X, a prova di odori e cani antidroga).
Come si sa questi market, garantiscono non solo l'anonimato ma anche la sicurezza che l'acquisto vada a buon fine (Escrow) per evitare truffe e quindi il dirottamento degli utenti verso altre piattaforme.

Quando gli viene chiesto di Ross Ulbricht (condannato all'ergastolo come fondatore di Silk Road e per via di diversi tentati omicidio):
"Non c'è violenza nelle nostre attività. Non è necessaria né imposta da qualcuno. Provate a guardare le notizie del mondo reale e leggerete di sparatorie ogni settimana, per quanto riguarda droga e non solo. Il Deep Web crea l'ambiente più sicuro per gli utenti e venditori"

"La gente dovrebbe avere il diritto di utilizzare qualsiasi sostanza, l'importante è non danneggiare gli altri. Possiamo "ucciderci" con l'alcol (in passato illegale ma poi divenuto legale, stessa cosa sta succedendo alla Marijuana che ora è legale in molte nazioni), anche molti farmaci legali hanno effetti collaterali devastanti. 
Perché sarebbe un crimine utilizzare queste sostanze?"

"Se la guerra alla droga fosse fermata e venisse legalizzata quest'ultima, i cartelli della droga e le bande violente scomparirebbero in una notte, sostituite da luoghi e centri che possono vendere legalmente (si pensi anche alle entrate fiscali).
Con tutti questi soldi in più e con il mondo libero dalle frange violente, si potrebbero educare le persone ed esaminare le questioni sul perché alcuni abusano di droghe più di altri. 
Quante vite sarebbero state salvate in una notte?"

"I market delle Darknet continueranno a fornire droga per i posti in cui la legalizzazione non è ancora arrivata. Noi lavoriamo molto duramente per svolgere la nostra attività, per noi tutto ciò è legale"

L'Attacco Di Herbert Zinn (Shadow Hawk) alla NATO ed AT&T (1987)

Siamo nel 1987 e l'attacco Hacker di Herbert Zinn (meglio conosciuto come "Shadow Hawk") alla NATO, ai sistemi di Dipartimento della Difesa americana e alla compagnia telefonica AT & T fu uno dei primi della storia ad essere perseguito a norma di legge.
Il tutto avvenne dalla sua camera da letto Chicago.
Tra i software trafugati dopo l'attacco, anche un software d' intelligenza artificiale che AT & T non aveva ancora immesso sul mercato e dal valore (secondo le loro stime) di 1 milione di dollari (la singola copia sarebbe stata venduta a 5mila dollari).
Il 6 giugno del 1987, Henry Kluepfel, un funzionario di sicurezza aziendale dell'AT & T, lesse un messaggio di un certo Shadow Hawk che si vantava di aver hackerato i computer dell' AT & T e che era interessato a diffondere nella loro rete dei Trojan Horse (software, per controllare i computer da remoto).
Sempre lo stesso mese, un altro funzionario di sicurezza aziendale AT & T, lesse su un'altra BBS un altro messaggio da parte dello stesso nick.
In quel messaggio, Shadow Hawk fornì nomi, numeri di telefono, password e altre informazioni sensibili necessarie per ottenere l'accesso a 7 diversi computer AT & T.
Questa fu l'inizio della fine per Zinn.


LE ACCUSE E L'ARRESTO
A settembre del 1988, gli agenti federali con un mandato di perquisizione fecero irruzione nella casa di Zinn, sequestrando tre computer e software presumibilmente rubati durante le irruzioni informatiche.
Le accuse verranno formalizzate poco dopo.
Venne accusato di danni per più di 1 milione di dollari, non solo violazioni di sistemi informatici ed apparecchiature telefoniche ma anche di diffusione di guide ed info su come aggirare codesti dispositivi (sulle già citate bacheche elettroniche: BBS).
Ma non di danneggiamenti.
Anton Valukas disse: "L'unico modo per convincere queste persone che questo non è un gioco, non è Pac Man, è quello di perseguirli e fargliela pagare".
Quella verso Zinn fu la prima accusa di questo tipo nel distretto dell'Illinois e tra le prime a livello mondiale.
Zinn infatti fu tra i primi ad essere perseguitati in base al "Computer Fraud And Abuse Act" del 1986, legge che tra le altre cose rendeva illegale l'uso delle password altrui
Per la verità Zinn era stato già arrestato più volte, anche con l'accusa di violazione dei PC della Keller Graduate School Of Management e della Commodity Perspective Inc.
L'analisi delle chiamate svolte da Zinn rilevò anche alcuni tentativi di ottenere accesso ai conti di compravendita del quotidiano Washington Post, di un ospedale di South Bend, Ind ed altri computer.
Vennero trafugati anche alcuni software alla NATO e alla Royal Air Force.
Anche se dichiaratosi colpevole, verrà condannato a 9 mesi di prigione, libertà vigilata e una multa di 10.000 dollari.

mercoledì 2 novembre 2016

La Storia Di Phrack: La Fanzine Hacker Underground

Nel 1985 Taran King e Knight Lightning lanciarono Phrack, una rivista elettronica con sede a St.Louis che forniva informazioni Underground sull'Hacking.
Tra i fondatori possiamo ricordare anche Cheap Shades.
Negli anni collaboreranno anche Shooting Shark, Elric Of Imrryr, Crimson Death, Dispater, Erik Bloodaxe, Voyage e The Circle Of Lost Hackers in anni recenti.
Venne pubblicata originariamente nella BBS chiamata Metal Shop.
Il lancio fu nel 17 novembre 1985, piena democrazia nella collaborazione per gli articoli.
Si va dall'Hacking al Phreaking, programmazione, carding, sicurezza informatica, crittografia, radio, spionaggio, anarchia, etc
Le sezioni erano: Prophile (la presentazione di un personaggio molto influente nel sottosuolo Hacking Underground), Loopback (risposte a messaggi di posta elettronica arrivate dai lettori),
World News Phrack (raccolta di news underground), International Scenes (raccolta di testimonianze da parte di Hacker da tutto il mondo).


ARTICOLI RIMASTI NELLA STORIA
Tra gli autori di articoli si possono ricordare Aleph One, The Mentor, Daemon9, Fyodor, Lex Luthor e altri.
Qui viene pubblicato il famosissimo Hacker Manifesto di Loyd Blankenship "Mentor", articolo divenuto pietra miliare per i giovani Hacker dagli anni 80.
Tra gli altri articoli rimasti nella storia della sicurezza di Internet, forse il più famoso è “Smashing The Stack For Fun And Profit“ di Alpeh One, che ha raccolto in modo chiaro le tecniche poco conosciute per sfruttare gli Stack Overflow (e mandare in crash determinati programmi).
Venne pubblicato anche un articolo riguardante anche il funzionamento del sistema di localizzazione delle telefonate Enhanced 911, conseguentemente a ciò la rivista fu coinvolta nell'Operazione Sundevil dei servizi segreti americani che porterà all'arresto di Knight Lightning.
L'articolo avrebbe infatti contenuto informazioni riservate, copiate dai computer dell'azienda BellSouth.
Dopo l'arresto di Knight Lightning, e la chiusura di Phrack dai servizi segreti degli Stati Uniti alla fine di dicembre 1989, poche settimane dopo Doc Holiday e Crimson Death provarono a resuscitare la rivista.
Tuttavia, la mancanza di consenso da parte del redattore originale di accettare questo nuovo Phrack ha portato ad un nuovo editoriale per il numero 33 sotto il nome di Diet Phrack.
Ciò fino al numero 41, il numero 42 è rilasciato invece sotto la direzione di Erik Bloodaxe nel 1992.
Con il crescente utilizzo di Internet e dell'interesse verso la sicurezza informatica, il 1996 segna una nuova era per la rivista Phrack che diventa orientata maggiormente alla sicurezza informatica.
In anni recenti si ricorda anche "The Art Of Scanning" di Fyodor, pubblicato il 1 settembre 1997 (che introdusse Nmap, scanning tool software).


ANNI RECENTI
Dal 2001 Phrack è curato sotto l'alias Phrackstaff e poi The Circle Of Lost Hacker in quanto non vi è alcun editor nè un capo redattore.
Nel 2005, un ex redattore ha preso l'iniziativa di annunciare "la fine di Phrack", nonostante una nuova squadra si fosse formata.
Questo annuncio generò, come previsto, molta notorietà ed attesa intorno al numero 63.
In realtà le pubblicazioni non furono sospese ma ormai la rivista elettronica uscì ad intervalli irregolari, perdendo per altro l'istinto primordiale dei primi anni.