I tentativi di accessi fraudolenti alle centrali VoIP sono un problema che si perde nella notte dei tempi, ovvero da quando è possibile effettuare conversazioni telefoniche sfruttando internet o comunque apparecchi a cui venga assegnato un indirizzo IP.
Nel 1996 un team di ricercatori israeliani eseguì una prima chiamata telefonica trasmessa su protocollo Internet, creando così un nuovo modo di comunicare.
Tale tecnologia, in seguito, fu chiamata Voice Over IP (VoIP), proprio dal fatto che la voce degli interlocutori non avrebbe viaggiato più sulle reti analogiche ma, una volta digitalizzata, sarebbe stata inviata
sulla rete Internet o similari.
Una volta forzato un sistema di questo tipo, il danno economico è ingente.
Infatti anche se protetto da una buona password, il continuo “scan” da parte di cracker prima o poi metterà in crisi il centralino telefonico(PBX=Private Branch Exchange) permettendo l'autenticazione quindi determinandone la truffa.
Il problema è accentuato e praticamente impossibile da arginare nel momento in cui si collegano apparati remoti che non dispongono di indirizzo IP statico, dove quindi un firewall tradizionale non sarebbe utile.
Dunque i sistemi di comunicazione VoIP sono presi di mira da malintenzionati che hanno come unico scopo quello di effettuare chiamate(e non solo) a spesa delle ignare vittime.
Sono molte le aziende che si sono trovate con conti piuttosto salati senza rendersi conto del motivo di tutto ciò.
Va innanzitutto precisato che nessun sistema VoIP è esente dal rischio di truffe, si tratti di un centralino di tipo Software (come 3CX o Asterisk) che di un centralino tradizionale.
SERVER PBX
Un Server PBX è a tutti gli effetti un centralino multimediale.
Tramite un software di gestione molto avanzato ed intuitivo si possono installare innumerevoli caratteristiche, difficili da raggiungere dai tradizionali centralini telefonici analogici.
Per collegarsi alla rete telefonica è sufficiente avere una connessione internet ed un dispositivo di trunking (allacciamento) chiamato Patton SmartNode.
Tramite questo apparecchio il Server gestisce le chiamate in ingresso/uscita ed elabora tutte le operazioni che sono state precedentemente impostate.
Per intenderci, tramite questo centralino, si gestisce l'IVR (le segreterie automatiche), tutte le chiamate, i trasferimenti di chiamata, i fax, preselezione automatica del canale migliore per la scelta della tariffa più conveniente, etc
TRUFFE PBX (VOIP)
Per abusare di un sistema VoIP altrui il malintenzionato deve: connettersi all'obiettivo selezionato e riuscire appunto a fare chiamate.
Il primo punto è semplice, in quanto c'è un gran numero di ragioni legittime perchè un sistema VoIP di un'impresa debba permettere connessioni esterne, ad esempio per fornire accesso ai servizi di telefonia aziendale ai lavoratori da casa o agli utenti in roaming.
Il secondo dovrebbe invece essere meno banale.
La maggior parte delle applicazioni di rete assicurano che gli utenti remoti debbano autenticarsi prima di accedere a particolari servizi, ma sono molti anche i servizi VoIP che difettano in questo senso.
Il principio con cui avvengono le truffe è sempre il medesimo: il malintenzionato cerca di connettersi al PBX altrui autenticandosi sui canali normalmente destinati alla connessione di terminali ed apparecchi telefonici remoti.
Una volta autenticati e superate le barriere vengono eseguire le chiamate sulle rotte internazionali sfruttando tutte le soluzioni di connettività disponibili (Voip, Linee Fisse, Linee Mobili).
ALTRI RISCHI
Poiché i telefoni predisposti per la telefonia su IP assomigliano ormai a computer che a semplici telefoni, le minacce sono indirizzate ad applicazioni, sistemi operativi e protocolli.
Per un malintenzionato è possibile carpire le credenziali Pin, i dati di identità e il numero di telefono del chiamante mediante strumenti per l’analisi del traffico di rete Lan e Wlan.
La possibilità di appropriarsi dell’identità di un utente permette di utilizzare o bloccare servizi telefonici, di collegarsi a una rete ed effettuare chiamate che saranno addebitate all’utente frodato, ma anche di accedere alle caselle vocali, di modificare un messaggio di voice mail o di reindirizzare la chiamata verso un numero specifico.
Un malintenzionato potrebbe anche riuscire a prendere il controllo di una comunicazione tra due soggetti, mascherandosi come uno di essi.
La vittima pensa di comunicare con un soggetto diverso esponendosi alla possibile sottrazione di dati critici o alla ricezione di informazioni false.
Anche gli attacchi Denial Of Service possono interessare i sistemi VoIP, sommergendo un dispositivo di telefonia IP con segnali di chiamata tramite pacchetti Sip o richieste di registrazioni al fine di esaurire le sue capacità e indurre l’interruzione della comunicazione.
Il VoIP apre la strada anche a nuove modalità di spam: l’invio indesiderato di chiamate, comunicazioni commerciali preregistrate o messaggi predisposti per essere letti dalle applicazioni orientate alla telefonia.
SICUREZZA
Quasi tutti i sistemi VoIP in circolazione possiedono dei meccanismi di autenticazione implementati in modo più o meno efficace.
Proprio come tutti i sistemi informatici aziendali che richiedono controlli ed iniziative specifiche per proteggere i dati dalle minacce esterne, anche i sistemi per la comunicazione VoIP necessitano di sistemi avanzati per il controllo degli accessi e la prevenzione delle intrusioni.
E' quindi indispensabile che un sistema di comunicazione VoIP sia realizzato ponendo in primo piano l'aspetto della sicurezza.
Vengono quindi implementate idonee soluzioni di sicurezza (Firewall, Router e Sistemi di connessione remota sicura) adatte ad essere impiegate in combinazione con un sistema VoIP.
Sembra strano a dirlo ma non tutti i Firewall, nemmeno i più blasonati, sono idonei a garantire la piena operatività di un sistema di comunicazione VoIP.
Questo sia per permettere al PBX di funzionare correttamente ed in piena efficienza sia per garantire un alto livello di protezione contro le intrusioni.
E' anche scontato, ma vale la pena di ricordarlo, che avere un Firewall, anche il migliore, è inutile se lo stesso non viene adeguatamente configurato per far fronte alle minacce dirette verso l'IP PBX aziendale.
Oltre alla scelta di password semplici, l’errore più comune, spesso commesso anche dagli installatori, è lasciare aperta sul router la porta 5060 UDP per tutti.
E’ invece buona prassi aprire tale porta solo per l’indirizzo del SIP Proxy Server.
In generale è necessario che l' IP, se pubblico, sia statico e che tale IP sia ammesso dal firewall della sede dove si trova il PBX.
I ladri di traffico fanno delle chiamate prova per valutare la sbadataggine della vittima e, spesso, queste chiamate precedono l’attacco vero e proprio.
Un occhio ai cartellini (CDR) e notare chiamate verso destinazioni strane, possono aiutare ad accorgersi che il PBX è stato violato per poi correre ai ripari.
Infine molti provider offrono ai propri clienti la possibilità di bloccare (rendere non raggiungibili) certe destinazioni.
Se il cliente sa che non chiama mai all’estero, deve escludere le chiamate internazionali.
Se chiama solo alcuni paesi, può bloccare le internazionali e mettere quei paesi come eccezioni.
martedì 24 novembre 2015
lunedì 23 novembre 2015
Come Disattivare I Servizi MobilePay: Mobando GameArena, SmartTVLive, GoCinema
Schiacciando un semplice banner o eseguendo un semplice test (truffaldino) con facilità si può essere vittime di abbonamenti quindi truffe.
Il risultato di ciò è che vi ritroverete il vostro credito azzerato con oltre 20 euro scalati al mese (se vi va bene): 4 euro, 7 euro, etc non si sa bene per cosa.
Gli abbonamenti scam di cui si può essere vittima sono tanti: Mobando Gamearena, GoCinema.org, SmartTVLive, etc e vengono formalizzati tramite MobilePay.
Qui duole una precisazione.
I truffatori non sono quelli della MobilePay, loro offrono solo un servizio (sottoscritto da tutti i maggiori operatori) che facilita e velocizza i pagamenti di servizi digitali (usufruibili tramite smartphone).
Gli imbroglioni invece sono alcuni siti che si appoggiano a MobilePay e che cercano di attivare abbonamenti all'insaputa dell'utente.
Per dire MobilePay è presente anche sullo store di Google.
LA TRUFFA
La truffa può avvenire anche durante la navigazione su Facebook.
Una delle più gettonate è un'app gratuita che riguarda l'attività fisica: dimagrire, stare bene e così via.
Dopo di ciò si apre una pagina all'esterno di Facebook, dove viene richiesto di inserire peso/altezza/sesso e si schiaccia su Ok.
Un istante dopo a quel click arriva il messaggio di attivazione di un abbonamento.
Generalmente gli importi sottratti sono offuscati (non vengono dichiarati), c'è invece un numero per richiedere info.
Di codici o metodi per disattivare il servizio neanche l'ombra.
In realtà servizi anche di dubbia "utilità" perchè non si sa bene quella ventina di euro settimanali sottratti a cosa servano.
Questo è solo un esempio, in realtà i metodi di attivazione degli abbonamenti sono molto più variegati.
DISATTIVARE TUTTI I SERVIZI A PAGAMENTO
Per controllare se siete vittima di uno di questi abbonamenti a vostra insaputa, non vi rimane che dal PC andare su selfcare.mobilepay.it dove, dopo aver inserito il vostro numero telefonico e il vostro operatore telefonico, sulla stessa sim vi arriverà una password.
Fatto ciò potrete controllare i "pagamenti" (quindi i soldi che vi hanno sottratto) e gli "abbonamenti" presenti.
Nella scheda "abbonamenti" vi apparirà un dato servizio come "attivato", cliccate su "disattiva".
Fatto questo vi arriverà un SMS di disattivazione confermata.
Potrete fare l'accesso anche direttamente dal cellulare, il link è sempre lo stesso, non vi rimane che schiacciare su "accedi".
Fatto ciò, le schede da controllare sono sempre le stesse: pagamenti ed abbonamenti (per disattivarli).
Per richiedere il rimborso: Richiesta Rimborso Per Truffe Telefoniche
Il risultato di ciò è che vi ritroverete il vostro credito azzerato con oltre 20 euro scalati al mese (se vi va bene): 4 euro, 7 euro, etc non si sa bene per cosa.
Gli abbonamenti scam di cui si può essere vittima sono tanti: Mobando Gamearena, GoCinema.org, SmartTVLive, etc e vengono formalizzati tramite MobilePay.
Qui duole una precisazione.
I truffatori non sono quelli della MobilePay, loro offrono solo un servizio (sottoscritto da tutti i maggiori operatori) che facilita e velocizza i pagamenti di servizi digitali (usufruibili tramite smartphone).
Gli imbroglioni invece sono alcuni siti che si appoggiano a MobilePay e che cercano di attivare abbonamenti all'insaputa dell'utente.
Per dire MobilePay è presente anche sullo store di Google.
LA TRUFFA
La truffa può avvenire anche durante la navigazione su Facebook.
Una delle più gettonate è un'app gratuita che riguarda l'attività fisica: dimagrire, stare bene e così via.
Dopo di ciò si apre una pagina all'esterno di Facebook, dove viene richiesto di inserire peso/altezza/sesso e si schiaccia su Ok.
Un istante dopo a quel click arriva il messaggio di attivazione di un abbonamento.
Generalmente gli importi sottratti sono offuscati (non vengono dichiarati), c'è invece un numero per richiedere info.
Di codici o metodi per disattivare il servizio neanche l'ombra.
In realtà servizi anche di dubbia "utilità" perchè non si sa bene quella ventina di euro settimanali sottratti a cosa servano.
Questo è solo un esempio, in realtà i metodi di attivazione degli abbonamenti sono molto più variegati.
DISATTIVARE TUTTI I SERVIZI A PAGAMENTO
Per controllare se siete vittima di uno di questi abbonamenti a vostra insaputa, non vi rimane che dal PC andare su selfcare.mobilepay.it dove, dopo aver inserito il vostro numero telefonico e il vostro operatore telefonico, sulla stessa sim vi arriverà una password.
Fatto ciò potrete controllare i "pagamenti" (quindi i soldi che vi hanno sottratto) e gli "abbonamenti" presenti.
Nella scheda "abbonamenti" vi apparirà un dato servizio come "attivato", cliccate su "disattiva".
Fatto questo vi arriverà un SMS di disattivazione confermata.
Potrete fare l'accesso anche direttamente dal cellulare, il link è sempre lo stesso, non vi rimane che schiacciare su "accedi".
Fatto ciò, le schede da controllare sono sempre le stesse: pagamenti ed abbonamenti (per disattivarli).
Per richiedere il rimborso: Richiesta Rimborso Per Truffe Telefoniche
venerdì 20 novembre 2015
Edward Snowden: Gli Alieni Criptano I Loro Messaggi?
Edward Snowden , colui che scoperchiò il vado di pandora facendo scoppiare lo scandalo privacy della National Security Agency, in un'intervista radiofonica di un mese fa ha parlato indirettamente degli alieni (si parlava ovviamente di privacy e di telecomunicazioni criptate).
Snowden ha suggerito che le comunicazioni aliene potrebbero essere criptate così bene che gli esseri umani che cercano di intercettarle pensano di ascoltate solo "disturbi".
Egli ammette certamente la possibilità dell’esistenza di vita extraterrestre anche evoluta, al punto tale che questa potrebbe essere così avanzata da fare sì che gli Alieni siano in grado di criptare le loro trasmissioni e di confonderle con le radiazioni cosmiche di fondo.
Da qui deriverebbe la nostra incapacità di intercettarle o di rilevarle come tali.
Questa pratica sarebbe necessaria per mantenere riservata la loro privacy.
Così, almeno, ritiene Snowden.
La cosa è molto logica e anche noi la mettiamo in pratica: il sistema per criptare le telefonate cellulari CDMA fa esattamente questo.
Nasconde il segnale in un rumore.
Se non si conosce la cifra per la decrittazione, il segnale è indistinguibile dal rumore bianco di fondo della radio.
Questo, in un certo senso, risolverebbe il paradosso di Fermi: "se è vero che nell'universo, o anche solo nella nostra galassia, esistono probabilmente migliaia di pianeti simili alla Terra dove può essersi sviluppata vita intelligente, come mai non captiamo trasmissioni di queste civiltà?".
Ci sono ovviamente varie possibili risposte; che non ci siano altre civiltà là fuori, che durino troppo poco e quindi sia improbabile l'esistenza contemporanea, che ci siano ma non vogliano comunicare, o che comunichino con altre tecnologie.
O anche che ogni civiltà che comunica, facendosi così scoprire, venga tempestivamente distrutta da qualche superpotenza galattica.
Secondo Snowden sarebbe estremamente saggio per una civiltà evitare di farsi identificare inviando nello spazio trasmissioni riconoscibili come tali.
Per quanto ne sappiamo, là fuori potrebbero esserci qualcuno estremamente potente ed estremamente poco amichevole.
Gli alieni saggi, quindi, comunicherebbero usando trasmissioni criptate.
"Quando guardi una trasmissione criptata, se è criptata bene, non hai nessun modo di distinguerla dal rumore di fondo" dice Snowden.
"Quindi, se hai una civiltà aliena che cerca di ascoltare altre civiltà, o la nostra civiltà che cerca di ascoltare civiltà aliene, c'è solo un breve periodo nella storia dello sviluppo di quella società durante il quale le trasmissioni sono inviate nello spazio in modo non protetto".
"Anche adesso i nostri satelliti potrebbero stare captando i loro programmi televisivi, o le loro telefonate, ma non possono distinguerli dalla radiazione cosmica di fondo".
Naturalmente arrivare a questa conclusione significa presumere che tutti gli alieni là fuori prendano molto seriamente la sicurezza e vogliano evitare accuratamente di farsi trovare.
LA RISPOSTA DI SETI
Pronta la risposta del direttore del centro del SETI Institute For Research:
"Non stiamo cercando il messaggio" ha detto Seth Shostak "Stiamo cercando il segnale che ci dice che qualcuno ha un trasmettitore".
I segnali radio sono un modo relativamente semplice ed economico per inviare segnali lontano attraverso lo spazio, ma per quanto tempo una civiltà userebbe questa tecnologia ?
Il SETI Institute utilizza potenti radiotelescopi sulla Terra per cercare segnali a banda stretta, o segnali focalizzati in un punto sul quadrante radio ha chiarito Shostak.
Un sacco di corpi naturali producono onde radio di fondo, ma l'unica cosa che rende un segnale a banda stretta, per quanto gli scienziati sanno, è un trasmettitore.
Shostak ha spiegato che il messaggio in sé potrebbe essere indistinguibile dal rumore se fosse ben cifrato, ma continuerebbe tuttavia ad essere un messaggio.
Nei suoi commenti, Snowden ha suggerito che se gli esseri umani sentissero gli alieni che comunicano tra di loro, il messaggio potrebbe essere così bene cifrato da risultare invisibile tra le "chiacchiere radio" dell'universo naturale.
"Anche i nostri segnali radio e televisivi che sono in streaming nello spazio sarebbero rilevabili da noi se fossero fuori dal sistema stellare più vicino oltre la Terra" ha detto Vakoch.
"Se un'altra civiltà vuole nascondere la sua identità, non ha nemmeno bisogno di preoccuparsi della crittografia", secondo Vakoch.
"Se si guarda alle telecomunicazioni, come si stanno sviluppando qui sulla Terra, siamo stati già rumorosi in passato. Molti segnali TV e radio stanno viaggiando ora nello spazio. Ora, mentre ci spostiamo verso la comunicazione in fibra ottica o via satellite la dispersione nel cosmo è minore.
Così, se un civiltà avanzata è alla ricerca di un segnale ha effettivamente una breve finestra di tempo per farlo, a prescindere dalla crittografia.
Il segnale radio non è l'unico modo per trovare agli alieni, sebbene rimanga il più economico e più promettente al momento.
Ci sono esperimenti SETI che cercando la luce nello spettro visibile o con gli infrarossi ma sono messaggi molti "costosi e problematici".
La luce svanisce anche su distanze più brevi rispetto onde radio oscurate dalla polvere interplanetaria.
Ad oggi l'unico vero segnale potenzialmente alieno rimane il famoso segnale Wow! che passò allo storia come l’appunto accanto a una sequenza di numeri e frequenze, scritto di getto in un giorno d’estate il 15 agosto 1977 da Jerry R.Ehman, mentre lavorava proprio per il SETI con il radiotelescopio Big Ear dell'Università dell’Ohio.
Il segnale non solo aveva avuto una durata anomala, 72 secondi, ma possedeva le caratteristiche previste un ventennio prima da altri due ricercatori, Giuseppe Cocconi e Philip Morrison: il valore di 1420 Mhz corrispondeva infatti alla radiazione dell’idrogeno, l’elemento più comune nel cosmo, e quindi da un logico punto di vista il messaggio universale per antonomasia, quello che qualunque mente può concepire come l’alfa e l’omega.
Per contribuire alla ricerca alieni: SETI@HOME
Snowden ha suggerito che le comunicazioni aliene potrebbero essere criptate così bene che gli esseri umani che cercano di intercettarle pensano di ascoltate solo "disturbi".
Egli ammette certamente la possibilità dell’esistenza di vita extraterrestre anche evoluta, al punto tale che questa potrebbe essere così avanzata da fare sì che gli Alieni siano in grado di criptare le loro trasmissioni e di confonderle con le radiazioni cosmiche di fondo.
Da qui deriverebbe la nostra incapacità di intercettarle o di rilevarle come tali.
Questa pratica sarebbe necessaria per mantenere riservata la loro privacy.
Così, almeno, ritiene Snowden.
La cosa è molto logica e anche noi la mettiamo in pratica: il sistema per criptare le telefonate cellulari CDMA fa esattamente questo.
Nasconde il segnale in un rumore.
Se non si conosce la cifra per la decrittazione, il segnale è indistinguibile dal rumore bianco di fondo della radio.
Questo, in un certo senso, risolverebbe il paradosso di Fermi: "se è vero che nell'universo, o anche solo nella nostra galassia, esistono probabilmente migliaia di pianeti simili alla Terra dove può essersi sviluppata vita intelligente, come mai non captiamo trasmissioni di queste civiltà?".
Ci sono ovviamente varie possibili risposte; che non ci siano altre civiltà là fuori, che durino troppo poco e quindi sia improbabile l'esistenza contemporanea, che ci siano ma non vogliano comunicare, o che comunichino con altre tecnologie.
O anche che ogni civiltà che comunica, facendosi così scoprire, venga tempestivamente distrutta da qualche superpotenza galattica.
Secondo Snowden sarebbe estremamente saggio per una civiltà evitare di farsi identificare inviando nello spazio trasmissioni riconoscibili come tali.
Per quanto ne sappiamo, là fuori potrebbero esserci qualcuno estremamente potente ed estremamente poco amichevole.
Gli alieni saggi, quindi, comunicherebbero usando trasmissioni criptate.
"Quando guardi una trasmissione criptata, se è criptata bene, non hai nessun modo di distinguerla dal rumore di fondo" dice Snowden.
"Quindi, se hai una civiltà aliena che cerca di ascoltare altre civiltà, o la nostra civiltà che cerca di ascoltare civiltà aliene, c'è solo un breve periodo nella storia dello sviluppo di quella società durante il quale le trasmissioni sono inviate nello spazio in modo non protetto".
"Anche adesso i nostri satelliti potrebbero stare captando i loro programmi televisivi, o le loro telefonate, ma non possono distinguerli dalla radiazione cosmica di fondo".
Naturalmente arrivare a questa conclusione significa presumere che tutti gli alieni là fuori prendano molto seriamente la sicurezza e vogliano evitare accuratamente di farsi trovare.
LA RISPOSTA DI SETI
Pronta la risposta del direttore del centro del SETI Institute For Research:
"Non stiamo cercando il messaggio" ha detto Seth Shostak "Stiamo cercando il segnale che ci dice che qualcuno ha un trasmettitore".
I segnali radio sono un modo relativamente semplice ed economico per inviare segnali lontano attraverso lo spazio, ma per quanto tempo una civiltà userebbe questa tecnologia ?
Il SETI Institute utilizza potenti radiotelescopi sulla Terra per cercare segnali a banda stretta, o segnali focalizzati in un punto sul quadrante radio ha chiarito Shostak.
Un sacco di corpi naturali producono onde radio di fondo, ma l'unica cosa che rende un segnale a banda stretta, per quanto gli scienziati sanno, è un trasmettitore.
Shostak ha spiegato che il messaggio in sé potrebbe essere indistinguibile dal rumore se fosse ben cifrato, ma continuerebbe tuttavia ad essere un messaggio.
Nei suoi commenti, Snowden ha suggerito che se gli esseri umani sentissero gli alieni che comunicano tra di loro, il messaggio potrebbe essere così bene cifrato da risultare invisibile tra le "chiacchiere radio" dell'universo naturale.
"Anche i nostri segnali radio e televisivi che sono in streaming nello spazio sarebbero rilevabili da noi se fossero fuori dal sistema stellare più vicino oltre la Terra" ha detto Vakoch.
"Se un'altra civiltà vuole nascondere la sua identità, non ha nemmeno bisogno di preoccuparsi della crittografia", secondo Vakoch.
"Se si guarda alle telecomunicazioni, come si stanno sviluppando qui sulla Terra, siamo stati già rumorosi in passato. Molti segnali TV e radio stanno viaggiando ora nello spazio. Ora, mentre ci spostiamo verso la comunicazione in fibra ottica o via satellite la dispersione nel cosmo è minore.
Così, se un civiltà avanzata è alla ricerca di un segnale ha effettivamente una breve finestra di tempo per farlo, a prescindere dalla crittografia.
Il segnale radio non è l'unico modo per trovare agli alieni, sebbene rimanga il più economico e più promettente al momento.
Ci sono esperimenti SETI che cercando la luce nello spettro visibile o con gli infrarossi ma sono messaggi molti "costosi e problematici".
La luce svanisce anche su distanze più brevi rispetto onde radio oscurate dalla polvere interplanetaria.
Ad oggi l'unico vero segnale potenzialmente alieno rimane il famoso segnale Wow! che passò allo storia come l’appunto accanto a una sequenza di numeri e frequenze, scritto di getto in un giorno d’estate il 15 agosto 1977 da Jerry R.Ehman, mentre lavorava proprio per il SETI con il radiotelescopio Big Ear dell'Università dell’Ohio.
Il segnale non solo aveva avuto una durata anomala, 72 secondi, ma possedeva le caratteristiche previste un ventennio prima da altri due ricercatori, Giuseppe Cocconi e Philip Morrison: il valore di 1420 Mhz corrispondeva infatti alla radiazione dell’idrogeno, l’elemento più comune nel cosmo, e quindi da un logico punto di vista il messaggio universale per antonomasia, quello che qualunque mente può concepire come l’alfa e l’omega.
Per contribuire alla ricerca alieni: SETI@HOME
giovedì 19 novembre 2015
"Comprato" Il Dominio Google.com Per Soli 12 Dollari
L'indiano Sanmay Ashwin Ved poco più di 1 mese fa è riuscito in un'impresa che racconterà, un giorno, ai suoi nipotini: esser riuscito a comprare il dominio "Google.com" per 12 dollari (ovvero il dominio più ambito dell'intera storia di Internet).
Ved tra l'altro, ex dipendente dell’azienda di Mountain View, era alla caccia di domini Web su Google Domains quando, quasi per sfizio, ha provato a controllare la disponibilità dell’indirizzo corrispondente al motore di ricerca.
Incredibilmente, Google.com è risultato “libero” e Ved ha completato la procedura di acquisto spendendo appena 12 dollari.
L'esito dell’operazione è stato poi certificato da email di conferma automatiche, inclusi messaggi a lui indirizzati in quanto webmaster del dominio in questione e altre informazioni riservate.
“Ho lavorato per Google”, ha detto Ved ai giornalisti di Business Insider, “e ho continuato a interessarmi ai suoi prodotti. Quando ho digitato Google.com, sorprendentemente, è risultato disponibile. Ho pensato a un errore, ma ho potuto poi completare l’acquisto”. E l’aspetto più “spaventoso” della vicenda, ha aggiunto l’ex dipendente, è stato l’aver avuto accesso alla console di gestione di Google.com riservata ai webmaster, per circa un minuto.
Nessuno si è accorto di nulla, ma un malintenzionato avrebbe potuto commettere guai seri.
L'acquisto di Ved, naturalmente, è durato pochissimo.
L'ex dipendente ha notificato l’incredibile acquisto all’azienda e Google ha messo all’opera il suo Security Team per indagare sulla dinamica dell’accaduto.
Ved tra l'altro, ex dipendente dell’azienda di Mountain View, era alla caccia di domini Web su Google Domains quando, quasi per sfizio, ha provato a controllare la disponibilità dell’indirizzo corrispondente al motore di ricerca.
Incredibilmente, Google.com è risultato “libero” e Ved ha completato la procedura di acquisto spendendo appena 12 dollari.
L'esito dell’operazione è stato poi certificato da email di conferma automatiche, inclusi messaggi a lui indirizzati in quanto webmaster del dominio in questione e altre informazioni riservate.
“Ho lavorato per Google”, ha detto Ved ai giornalisti di Business Insider, “e ho continuato a interessarmi ai suoi prodotti. Quando ho digitato Google.com, sorprendentemente, è risultato disponibile. Ho pensato a un errore, ma ho potuto poi completare l’acquisto”. E l’aspetto più “spaventoso” della vicenda, ha aggiunto l’ex dipendente, è stato l’aver avuto accesso alla console di gestione di Google.com riservata ai webmaster, per circa un minuto.
Nessuno si è accorto di nulla, ma un malintenzionato avrebbe potuto commettere guai seri.
L'acquisto di Ved, naturalmente, è durato pochissimo.
Oscurati e Defacciati Quasi 6.000 Profili ISIS: opParis
Dopo la dichiarazione di guerra lanciata da Anonymous all'ISIS, in un post su Telegram (una chat criptata) un account presumibilmente collegato allo Stato Islamico ha allertato tutti i miliziani del Califfato sulla minaccia "Anonymous".
Il messaggio, scritto in inglese, critica il gruppo di hacktivisti (criminali, secondo alcuni), per aver caricato un filmato nel quale promettono di "smascherare i membri dei gruppi terroristici" responsabili delle stragi di Parigi.
Nel post apparso su Telegram l’Isis elenca inoltre diversi accorgimenti da mettere in pratica per evitare potenziali incursioni da parte degli hacker.
Pare che comunque negli ultimi giorni quasi 6.000 profili di militanti (o presunti tali) dell'ISIS sono già stati defacciati o oscurati nell'ambito delle operazioni #opISIS e #opParis.
Nello specifico #opParis sembra aver preso quota con più di 600 utenti collegati in contemporanea più altri 150 nella stanza solo in lunga francese.
Dall’account Twitter della campagna si rimanda anche a un sito a cui gli utenti possono mandare segnalazioni, anche se finora è poco usato.
La maggior parte delle segnalazioni arrivano ancora soprattutto attraverso le chat pubbliche di Anonymous.
Anche se c'è chi non reputa queste azioni come un qualcosa di positivo:
"I ricercatori, gli studiosi del fenomeno della cyber-jihad e gli analisti delle agenzie d'intelligence conoscono bene i profili da seguire su internet", spiega Marco Arnaboldi, collaboratore dell'ISPI.
Un lavoro che costa tempo e fatica.
Che rischia di venir vanificato dall'intervento di Anonymous.
"Distruggere queste reti non serve, si elimina solo la facciata, che subito viene ricreata altrove: ma così facendo si perde ogni traccia. Finché possiamo monitorare questi account, sarebbe meglio lasciarli lì, così che si possa continuare a farlo".
Il messaggio, scritto in inglese, critica il gruppo di hacktivisti (criminali, secondo alcuni), per aver caricato un filmato nel quale promettono di "smascherare i membri dei gruppi terroristici" responsabili delle stragi di Parigi.
Nel post apparso su Telegram l’Isis elenca inoltre diversi accorgimenti da mettere in pratica per evitare potenziali incursioni da parte degli hacker.
Pare che comunque negli ultimi giorni quasi 6.000 profili di militanti (o presunti tali) dell'ISIS sono già stati defacciati o oscurati nell'ambito delle operazioni #opISIS e #opParis.
Nello specifico #opParis sembra aver preso quota con più di 600 utenti collegati in contemporanea più altri 150 nella stanza solo in lunga francese.
Dall’account Twitter della campagna si rimanda anche a un sito a cui gli utenti possono mandare segnalazioni, anche se finora è poco usato.
La maggior parte delle segnalazioni arrivano ancora soprattutto attraverso le chat pubbliche di Anonymous.
Anche se c'è chi non reputa queste azioni come un qualcosa di positivo:
"I ricercatori, gli studiosi del fenomeno della cyber-jihad e gli analisti delle agenzie d'intelligence conoscono bene i profili da seguire su internet", spiega Marco Arnaboldi, collaboratore dell'ISPI.
Un lavoro che costa tempo e fatica.
Che rischia di venir vanificato dall'intervento di Anonymous.
"Distruggere queste reti non serve, si elimina solo la facciata, che subito viene ricreata altrove: ma così facendo si perde ogni traccia. Finché possiamo monitorare questi account, sarebbe meglio lasciarli lì, così che si possa continuare a farlo".
martedì 17 novembre 2015
I Terroristi Dell'ISIS Usano I Bitcoin Come Moneta
Secondo il Ghost Security Group, un team legato ad Anonymous, gli attentati parigini di venerdì scorso sarebbero stati finanziati tramite Bitcoin.
Non si sa se queste persone siano in grado di minare Bitcoin ma sicuramente fanno girare moneta.
L’evidenza sarebbe tutta in una serie di indirizzi associati alla piattaforma, connessi a persone vicine ai gruppi armati.
Uno degli account analizzati dagli hacker possedeva addirittura un portafoglio del valore di circa 3 milioni di dollari statunitensi, che funzionava probabilmente da base economica per l’organizzazione di alcune attività.
Molte delle attività di raccolta avvengono nei meandri oscuri della rete.
Non solo la recluta di militanti e la stesura delle strategie, anche la richiesta stessa dei Bitcoin prenderebbe piede nel Deep Web: “I siti principali su cui si chiedono donazioni per lo Stato Islamico sono nascosti agli occhi del grande pubblico siamo riusciti a scoprire diversi portali adibiti a ciò, oscurandone qualcuno, così da limitare alcune campagne a favore degli estremisti”.
Nonostante non sia ben visto dalle forze dell’ordine, il team vicino ad Anonymous può davvero dare una mano concreta nella battaglia contro l’ISIS.
Vista l’importanza di internet nel favorire la comunicazione tra individui distanti tra di loro, la conoscenza delle logiche della rete secondo molti può rappresentare un valore aggiunto contro l’avanzata del terrore che minaccia l’Occidente.
Sono tanti gli strumenti di cui i Jhadisti si servono per far girare i soldi: il petrolio, i dazi sulle merci, la vendita dei reperti archeologici.
Ma di sicuro lo scambio online con i Bitcoin sembra la forma più evoluta dei finanziamenti usati dallo Stato Islamico.
Non si sa se queste persone siano in grado di minare Bitcoin ma sicuramente fanno girare moneta.
L’evidenza sarebbe tutta in una serie di indirizzi associati alla piattaforma, connessi a persone vicine ai gruppi armati.
Uno degli account analizzati dagli hacker possedeva addirittura un portafoglio del valore di circa 3 milioni di dollari statunitensi, che funzionava probabilmente da base economica per l’organizzazione di alcune attività.
Molte delle attività di raccolta avvengono nei meandri oscuri della rete.
Non solo la recluta di militanti e la stesura delle strategie, anche la richiesta stessa dei Bitcoin prenderebbe piede nel Deep Web: “I siti principali su cui si chiedono donazioni per lo Stato Islamico sono nascosti agli occhi del grande pubblico siamo riusciti a scoprire diversi portali adibiti a ciò, oscurandone qualcuno, così da limitare alcune campagne a favore degli estremisti”.
Nonostante non sia ben visto dalle forze dell’ordine, il team vicino ad Anonymous può davvero dare una mano concreta nella battaglia contro l’ISIS.
Vista l’importanza di internet nel favorire la comunicazione tra individui distanti tra di loro, la conoscenza delle logiche della rete secondo molti può rappresentare un valore aggiunto contro l’avanzata del terrore che minaccia l’Occidente.
Sono tanti gli strumenti di cui i Jhadisti si servono per far girare i soldi: il petrolio, i dazi sulle merci, la vendita dei reperti archeologici.
Ma di sicuro lo scambio online con i Bitcoin sembra la forma più evoluta dei finanziamenti usati dallo Stato Islamico.
domenica 15 novembre 2015
Attentati A Parigi: Anonymous Minaccia I Terroristi Dell'ISIS
Anonymous, la comunità di Hacker del web, ha diffuso un video in rete, in più lingue, in cui si dice determinata a "smascherare i membri dei gruppi terroristici responsabili dell'attacco a Parigi del 13 Novembre 2015".
Attentati che come tutti saprete sono costati la vita ad oltre 120 persone.
Anonymous ha lanciato l'hashtag #OpParis per pubblicizzare l'iniziativa.
Già in passato tra activisti e jihadisti dell'ISIS c'erano stati degli attriti.
Ad esempio dopo gli attacchi di gennaio, sempre a Parigi, Anonymous aveva infatti lanciato una campagna per arginare l'attività su internet dell'ISIS.
Tra l'altro i membri dell'ISIS usano sempre più la rete e i social network non solo per diffondere la loro propaganda ma anche e soprattutto per reclutare nuovi affiliati al loro gruppo.
Anonymous cercheranno di bloccare gli account che mostrano un’affinità con le battaglie dell’ISIS, per esempio quelli che venerdì sera hanno avviato l’hashtag "Parigi in fiamme".
Nell’operazione non è esclusa la creazione di falsi account Twitter di simpatizzanti militanti dell’ISIS per intercettare i canali web dove si fa proselitismo ed ovviamente i profili defacciati.
"Noi non ci fermeremo, noi non perdoneremo e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni".
Attentati che come tutti saprete sono costati la vita ad oltre 120 persone.
Anonymous ha lanciato l'hashtag #OpParis per pubblicizzare l'iniziativa.
Già in passato tra activisti e jihadisti dell'ISIS c'erano stati degli attriti.
Ad esempio dopo gli attacchi di gennaio, sempre a Parigi, Anonymous aveva infatti lanciato una campagna per arginare l'attività su internet dell'ISIS.
Tra l'altro i membri dell'ISIS usano sempre più la rete e i social network non solo per diffondere la loro propaganda ma anche e soprattutto per reclutare nuovi affiliati al loro gruppo.
Anonymous cercheranno di bloccare gli account che mostrano un’affinità con le battaglie dell’ISIS, per esempio quelli che venerdì sera hanno avviato l’hashtag "Parigi in fiamme".
Nell’operazione non è esclusa la creazione di falsi account Twitter di simpatizzanti militanti dell’ISIS per intercettare i canali web dove si fa proselitismo ed ovviamente i profili defacciati.
"Noi non ci fermeremo, noi non perdoneremo e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni".
Malware e Spyware Su WhatsApp: vCard e Falsi Messaggi
Dopo il malware Priyanka che colpì nei suoi primi anni WhatsApp, worm che si presentava all'utente sotto forma di nuovo contatto: appena il malcapitato accettava di inserire Priyanka nella propria rubrica, il worm cancellava tutti i contatti della rubrica sostituendoli con se stesso.
Negli ultimi mesi si è diffuso un altro malware, utilizzando un metodo tanto comune sulle varie chat da essere quasi banale: un falso messaggio.
Gli utenti vittime si sono visti arrivare un messaggio che indicava la presenza di un messaggio vocale registrato nella segreteria, corredato da un pulsante con la scritta “Ascolta il messaggio”.
E, ovviamente, appena cliccato su quel pulsante si viene indirizzati ad una pagina Web compromessa da malware.
Inoltre negli ultimi tempi girano molti spyware che rubano fotografie ed informazioni personali.
Questo spyware si diffonde anch’esso mediante finti biglietti da visita in formato vCard ed è stato appositamente progettato per la versione Web di WhatsApp: basta accettare il biglietto da visita malevolo per essere infettati.
Una volta che il nostro account viene compromesso dallo spyware, il programma può leggere le nostre conversazioni e prelevare le nostre fotografie o i video.
E gli autori dello spyware possono avere accesso a tutti questi dati, facendone ciò che vogliono: anche caricare le nostre foto private sul Web.
Negli ultimi mesi si è diffuso un altro malware, utilizzando un metodo tanto comune sulle varie chat da essere quasi banale: un falso messaggio.
Gli utenti vittime si sono visti arrivare un messaggio che indicava la presenza di un messaggio vocale registrato nella segreteria, corredato da un pulsante con la scritta “Ascolta il messaggio”.
E, ovviamente, appena cliccato su quel pulsante si viene indirizzati ad una pagina Web compromessa da malware.
Inoltre negli ultimi tempi girano molti spyware che rubano fotografie ed informazioni personali.
Questo spyware si diffonde anch’esso mediante finti biglietti da visita in formato vCard ed è stato appositamente progettato per la versione Web di WhatsApp: basta accettare il biglietto da visita malevolo per essere infettati.
Una volta che il nostro account viene compromesso dallo spyware, il programma può leggere le nostre conversazioni e prelevare le nostre fotografie o i video.
E gli autori dello spyware possono avere accesso a tutti questi dati, facendone ciò che vogliono: anche caricare le nostre foto private sul Web.
sabato 14 novembre 2015
Come Mettere La Bandiera Francese Nella Foto Profilo (Facebook)
Facebook ha attivato un’opzione che consente di modificare la foto profilo con i colori della bandiera francese come sfondo, per ricordare le persone morte negli attacchi terroristici di Parigi di venerdì 13 novembre.
Dopo la diffusione su Twitter degli hashtag #Pray forParis e #JeSuisParis, l’annuncio è stato dato dalla pagina ufficiale di Facebook, con breve testo : “We stand together, #JeSuisParis”.
Facebook aveva già reso possibile questa opzione nel giugno del 2015 quando una storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti aveva legalizzato i matrimoni gay in tutto il paese.
In quell’occasione Facebook permetteva di colorare la foto del proprio profilo con i colori dell’arcobaleno.
Per colorare la propria foto profilo con i colori della bandiera francese è sufficiente cliccare sul tasto “Prova” che compare sotto ai post che avvisano che uno dei propri amici ha colorato la propria foto con la bandiera francese.
In seguito compare una schermata che permette di colorare la propria foto.
Il collegamento diretto invece(nel caso non aveste amici che hanno già modificato la foto) lo trovate nella versione inglese di Facebook (ma andando sulla pagina c'è un redirect verso la versione italiana che non ha un collegamento diretto), ad ogni modo potete usare anche questo servizio: Flag Im
Poche ore dopo gli attacchi che hanno insanguinato Parigi, Facebook ha anche attivato la funzione «Safety Check», riservata in questo caso agli abitanti della capitale francese, che permette di controllare che i propri amici e parenti siano al sicuro e per segnalare dal proprio profilo che si è fuori pericolo.
Dopo la diffusione su Twitter degli hashtag #Pray forParis e #JeSuisParis, l’annuncio è stato dato dalla pagina ufficiale di Facebook, con breve testo : “We stand together, #JeSuisParis”.
Facebook aveva già reso possibile questa opzione nel giugno del 2015 quando una storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti aveva legalizzato i matrimoni gay in tutto il paese.
In quell’occasione Facebook permetteva di colorare la foto del proprio profilo con i colori dell’arcobaleno.
Per colorare la propria foto profilo con i colori della bandiera francese è sufficiente cliccare sul tasto “Prova” che compare sotto ai post che avvisano che uno dei propri amici ha colorato la propria foto con la bandiera francese.
In seguito compare una schermata che permette di colorare la propria foto.
Il collegamento diretto invece(nel caso non aveste amici che hanno già modificato la foto) lo trovate nella versione inglese di Facebook (ma andando sulla pagina c'è un redirect verso la versione italiana che non ha un collegamento diretto), ad ogni modo potete usare anche questo servizio: Flag Im
Poche ore dopo gli attacchi che hanno insanguinato Parigi, Facebook ha anche attivato la funzione «Safety Check», riservata in questo caso agli abitanti della capitale francese, che permette di controllare che i propri amici e parenti siano al sicuro e per segnalare dal proprio profilo che si è fuori pericolo.
mercoledì 11 novembre 2015
La Storia Della Enron: Truffa e Bancarotta (1985-2001)
Oggi farò un post un po' diverso dal solito: parlando della truffa architettata dalla Enron.
La Enron era una società americana che vendeva energia.
Sicuramente tra le multinazionali più importanti dell'epoca, fallì improvvisamente nel 2001.
All’inizio la società si occupava di Gas e Petrolio (Northern Natural Gas Company fondata addirittura nel 1932), poi, nel 1979 venne ri-organizzata e chiamata InterNorth sino al nome Enron (1985).
Ed è appunto a circa a metà degli anni ’80, quando un certo Kenneth Lay arrivò ai vertici della società che tutto cominciò a cambiare.
Infatti il signor Lay, verso la fine degli anni ’80, assunse: Jeffrey Skilling.
Il motto della Enron era: "Ask Why?" ("Chiedi perché?)
Ironia della sorte, centinaia di migliaia di persone, ancora oggi, si stanno chiedendo il perché siano state coinvolte nella più colossale truffa di tutti i tempi.
LE TRUFFE DI SKILLING: MARK TO MARKET
Fu proprio Jeffrey Skilling ad avere le idee vincenti che, in effetti, misero la Enron in cima al mondo della finanza.
Prima cambiò tipologia di prodotto: invece che produrre solo energia, l’avrebbero rivenduta, comprando elettricità dai produttori e rivendendola ai consumatori per diventare il primo fornitore di energia degli Stati Uniti.
La seconda idea di Skilling, fu di inventare un sistema di fatturazione chiamato Mark-To-Market.
In pratica il Mark-To-Market funziona così: io vendo, in un anno, 100 prodotti che al momento hanno un valore di 10 dollari l'uno, però, a mia discrezione, decido che alla fine dell’anno successivo riuscirò a vendere 1000 unità al valore di 25 dollari l’una, quindi posso già inserire le mie previsioni di guadagno nei libri contabili.
Ovviamente nessuno andrà a vedere se davvero alla fine dell’anno avrò venduto quelle 1000 unità a 25 dollari l’uno, ma andranno tutti a vedere che il mio resoconto sarà di 25000 dollari invece di 1000.
Il che per una multinazionale quotata in borsa significa che le azioni cominceranno a crescere in modo vertiginoso.
Skilling, un sistema di questo tipo, fu in grado di farlo approvare dal governo.
La Enron, grazie anche ai rating estremamente positivi delle società che rilasciavano relazioni sul valore delle aziende come la Arthur Andersen, era considerata forte e solida.
La Enron gonfiò così i suoi registri contabili e le azioni volarono, tanto che per tutti gli anni ’90 cominciarono a fluttuare tra gli 85 e i 100 dollari ad azione.
Una costanza di prezzo mia vista in finanza.
CENTRALE ELETTRICA IN INDIA
Le altre pensate di Skilling furono di far costruire una centrale elettrica in India, con un investimento di 1 miliardo di dollari.
L’annuncio di questo nuovo, modernissimo, fantasmagorico, incredibile impianto, fece vendere un sacco di altre azioni, facendole salire ulteriormente di prezzo.
La centrale elettrica della Enron, in India, ora è una vera e propria cattedrale nel deserto (abbandonata al suo destino).
SOCIETA' FANTASMA
Poi c’erano tutte le società fantasma che la Enron fondava dal nulla.
Società gestite da gente inesistente con nomi inventati.
Queste società nascevano dal nulla in paese esteri con poco controllo e venivano acquisite dalla Enron con finte transazioni.
Oppure queste società decidevano di comprare dalla Enron: navi, magazzini, container, macchinari e qualsiasi cosa risultasse intestata alla Enron con altrettanto finte, ma contabilizzate, transazioni che andavano ad alimentare l’enorme buco di bilancio che Lay e Skilling stavano facendo.
In realtà la Enron non guadagnava niente e le vere entrate che provenivano dalla compravendita di energia, venivano intascate dai dirigenti della società.
PARADISI FISCALI E FRODI
Le società "fantasma" legate alla Enron erano, tra l'altro, site in paradisi fiscali.
Le società erano in totale 881, di cui più di 600 nelle isole Cayman.
In questo modo la Enron, teoricamente sottoposta a severi controlli, riuscì ad evadere una parte considerevole delle sue tasse ed a gonfiare i profitti, mantenendo così stabile il valore delle sue azioni anche nei periodi di crisi.
L'episodio più significativo avvenne nel 2000, quando una tassa di 112 milioni di dollari si trasformò in un credito di 278 milioni.
Un aiuto in queste attività venne fornito dalla Arthur Andersen, una multinazionale statunitense specializzata nella certificazione dei bilanci (David Duncan, verrà accusato nel 2002 di aver distrutto documenti riguardanti alcune delle attività della Enron).
LE BANCHE E LE AZIONI
In questo circolo vizioso di denaro fantasma, entrarono pure le banche, le più grosse d’America, che avvallarono con prestiti la loro economia creativa di Lay, Skilling e soci, mentre proponevano investimenti sulla Enron ai loro clienti, forti del fatto che le società di rating sfornavano relazioni positive.
Verso al fine degli anni ’90 la Enron contava 20 mila dipendenti.
I dipendenti ad un certo punto, viste le azioni che aumentavano sempre di più iniziarono a chiedere aumenti venendo in parte pagati in denaro e in parte in azioni della società vincolate.
Poi furono invitati ad investire i loro fondi pensione nelle azioni della Enron.
IL RANK AND YANK
Skilling poi s'inventò il Rank And Yank.
In pratica ogni dipendente veniva giudicato dai propri colleghi con un voto da 1 a 5, chi aveva il voto peggiore veniva licenziato.
Il fatto è che il 20% dei dipendenti sarebbe stato comunque licenziato e rimpiazzato.
Chi rimaneva era premiato in modo esageratamente eccessivo con denaro e altri bonus come elicotteri ed aerei.
A nessuno in realtà importava molto dei metodi applicato perché i soldi giravano, le azioni erano ancorate a prezzi esorbitanti e tutti ci guadagnavano, dal primo all’ultimo dei dipendenti.
La Enron era considerata così solida e promettente che addirittura Bill Clinton rischiò di mettere un embargo al Mozambico se il governo di quel paese non avesse permesso alla Enron di far passare un oleodotto attraverso lo stato.
E sempre a causa della Enron gli Stati Uniti si rifiutarono di sottoscrivere il Trattato di Kyoto.
FILM IN STREAMING TRAMITE BANDA LARGA E "CRISI" ENERGETICHE
Solo che a un certo punto Lay e Skilling si accorsero che il buco da più di 1 miliardo di dollari era un po’ difficile da colmare, soprattutto quando gli investitori sanno che il patrimonio societario si aggira intorno ai 100 Miliardi di dollari.
Quindi si sono dovuti inventare altro per raggranellare soldi.
Prima si inventarono una banda larga che avrebbe permesso di vedere i film in streaming, stiamo ancora parlando della fine degli anni ’90, in un accordo con il colosso del noleggio Blockbuster.
Banda larga che funzionava solo nelle simulazioni, ma che all’atto pratico si rivelò una truffa.
Blockbuster rifiutò l’accordo, ma intanto le azioni Enron erano salite perché la gente aveva già sottoscritto i contratti.
Poi, alle strette, si inventarono la crisi energetica in California: per un anno intero la Enron, fornitore di energia elettrica per quello stato, staccò la corrente qua e là, facendo così aumentare il costo al dettaglio a livelli improponibili.
Nel Novembre 1999, in seguito alla deregulation, lanciò le transazioni via Web e, a causa appunto delle frequenti interruzione di fornitura di energia elettrica, le tariffe aumentarono fino a 30 volte.
Solo nell’anno 2000 la Enron guadagnò 30 milioni di dollari.
Questo Cash Flow fu dirottato in Società off shore create apposta per drenare gli enormi guadagni di quei folli anni.
LA BANCAROTTA (2001)
La bancarotta arrivò come un fulmine a ciel sereno, improvvisamente.
Al punto tale che quando la situazione non era ancora nota, tutti per giorni, si chiesero com'era possibile che una delle multinazionali più importanti (e ricche) al mondo dichiarasse bancarotta da un giorno all'altro.
L’inizio della fine cominciò quando la giornalista Behany McLean scrisse un articolo intitolato: "Le azioni della Enron sono sopravvalutate?".
Poi il Wall Street Journal, che negli ultimi quattro mesi del 2001 con diversi scoop costrinse la Enron a uscire allo scoperto: il 28 agosto, il quotidiano finanziario accusava l’azienda di non fornire informazioni adeguate sui suoi conti; il 17 ottobre lo stesso giornale rivelava la possibile riduzione di valore di 1.2 miliardi di dollari; l’indomani denunciava le transazioni equivoche con società partner attraverso le quali alcuni dirigenti di Enron si erano arricchiti (e avevano occultato il vero indebitamento del gruppo).
E fu la fine di tutto.
Gli investitori si accorsero che la Enron non aveva mai fatto vedere realmente il bilancio societario né i libri contabili.
Improvvisamente le azioni Enron vennero considerate spazzatura e passarono, nel giro di pochissimo tempo, da quasi 90 dollari a 30 centesimi, con il conseguente strascico di gente rovinata, suicidi e grossa sfiducia nelle banche e negli investimenti che queste proponevano.
La Enron dichiarò bancarotta il 2 dicembre 2001.
20 mila dipendenti persero il posto di lavoro da un giorno con l’altro, mentre i capi della Enron, Skilling, Lay e tutta la prima cerchia di fedelissimi, sentendo puzza di brucciato avevano già venduto le loro azioni in tempi non ancora sospetti(per 275 milioni di dollari), accumulando patrimoni personali di qualche centinaio di milioni di dollari.
I loro ex dipendenti invece si trovarono senza stipendio, senza pensione e con un sacco di azioni che non valevano la carta su cui erano stampate.
GLI STRASCICHI NEGLI ANNI SUCCESSIVI
Kenneth Lay fondatore ed ex presidente venne condannato a 40 anni di carcere.
Morì tuttavia d’infarto nel luglio 2006 mentre stava disperatamente patteggiando 25 anni di carcere dietro collaborazione e rimborso di quanto guadagnato con l’Insider Trading.
Jeffrey Skilling, ex amministratore delegato è stato condannato a 24 anni e 4 mesi di carcere a al rimborso di 26 milioni di dollari al fondo pensione dei lavoratori Enron.
Andrew Fastow, ex CFO nonché ideatore della rete di società off shore, venne condannato a 10 anni di carcere e a 23.8 milioni di dollari di multa.
Ben Glisan Jr., ex tesoriere, fu il primo dirigente messo in prigione alla scoperta dello scandalo.
Paula Rieker, ex direttrice finanziaria è stata giudicata colpevole di Insider Trading e condannata a 10 anni di carcere, a 1 milione di dollari di multa e al divieto di incarichi presso amministrazioni di interesse pubblico.
Richard Causey, ex amministratore delegato è stato condannato per frode a 7 anni di prigione a al pagamento di 1.25 milioni di dollari.
Altre decine di manager collegati con le società Offshore della Enron e con società di trading nel settore dell’energia, sono stati condannati e imprigionati da vari tribunali degli Stati Uniti.
Nel giro di 5 anni, la giustizia americana ha chiuso tutti i processi nei confronti delle persone coinvolte nel Crack della Enron.
L'Arthur Andersen, infine, nel 2002 fu perseguita per certificazione di bilanci falsi e ostruzione alla giustizia a causa della distruzione di tutta la documentazione degli Audits della Enron.
La Società fu costretta dalla SEC (organo di vigilanza della Borsa statunitense) a rimettere le licenze e i diritti di praticare la professione di Certificazione di bilanci.
L’Arthur Andersen ha perso tutti i suoi clienti e sono in corso oltre 100 cause civili per danni morali intentate da altrettante aziende da loro certificate.
Il fallimento della società ha comportato il licenziamento di 28.000 impiegati negli States e di altri 85.000 nel resto del mondo.
La Enron era una società americana che vendeva energia.
Sicuramente tra le multinazionali più importanti dell'epoca, fallì improvvisamente nel 2001.
All’inizio la società si occupava di Gas e Petrolio (Northern Natural Gas Company fondata addirittura nel 1932), poi, nel 1979 venne ri-organizzata e chiamata InterNorth sino al nome Enron (1985).
Ed è appunto a circa a metà degli anni ’80, quando un certo Kenneth Lay arrivò ai vertici della società che tutto cominciò a cambiare.
Infatti il signor Lay, verso la fine degli anni ’80, assunse: Jeffrey Skilling.
Il motto della Enron era: "Ask Why?" ("Chiedi perché?)
Ironia della sorte, centinaia di migliaia di persone, ancora oggi, si stanno chiedendo il perché siano state coinvolte nella più colossale truffa di tutti i tempi.
LE TRUFFE DI SKILLING: MARK TO MARKET
Fu proprio Jeffrey Skilling ad avere le idee vincenti che, in effetti, misero la Enron in cima al mondo della finanza.
Prima cambiò tipologia di prodotto: invece che produrre solo energia, l’avrebbero rivenduta, comprando elettricità dai produttori e rivendendola ai consumatori per diventare il primo fornitore di energia degli Stati Uniti.
La seconda idea di Skilling, fu di inventare un sistema di fatturazione chiamato Mark-To-Market.
In pratica il Mark-To-Market funziona così: io vendo, in un anno, 100 prodotti che al momento hanno un valore di 10 dollari l'uno, però, a mia discrezione, decido che alla fine dell’anno successivo riuscirò a vendere 1000 unità al valore di 25 dollari l’una, quindi posso già inserire le mie previsioni di guadagno nei libri contabili.
Ovviamente nessuno andrà a vedere se davvero alla fine dell’anno avrò venduto quelle 1000 unità a 25 dollari l’uno, ma andranno tutti a vedere che il mio resoconto sarà di 25000 dollari invece di 1000.
Il che per una multinazionale quotata in borsa significa che le azioni cominceranno a crescere in modo vertiginoso.
Skilling, un sistema di questo tipo, fu in grado di farlo approvare dal governo.
La Enron, grazie anche ai rating estremamente positivi delle società che rilasciavano relazioni sul valore delle aziende come la Arthur Andersen, era considerata forte e solida.
La Enron gonfiò così i suoi registri contabili e le azioni volarono, tanto che per tutti gli anni ’90 cominciarono a fluttuare tra gli 85 e i 100 dollari ad azione.
Una costanza di prezzo mia vista in finanza.
CENTRALE ELETTRICA IN INDIA
Le altre pensate di Skilling furono di far costruire una centrale elettrica in India, con un investimento di 1 miliardo di dollari.
L’annuncio di questo nuovo, modernissimo, fantasmagorico, incredibile impianto, fece vendere un sacco di altre azioni, facendole salire ulteriormente di prezzo.
La centrale elettrica della Enron, in India, ora è una vera e propria cattedrale nel deserto (abbandonata al suo destino).
SOCIETA' FANTASMA
Poi c’erano tutte le società fantasma che la Enron fondava dal nulla.
Società gestite da gente inesistente con nomi inventati.
Queste società nascevano dal nulla in paese esteri con poco controllo e venivano acquisite dalla Enron con finte transazioni.
Oppure queste società decidevano di comprare dalla Enron: navi, magazzini, container, macchinari e qualsiasi cosa risultasse intestata alla Enron con altrettanto finte, ma contabilizzate, transazioni che andavano ad alimentare l’enorme buco di bilancio che Lay e Skilling stavano facendo.
In realtà la Enron non guadagnava niente e le vere entrate che provenivano dalla compravendita di energia, venivano intascate dai dirigenti della società.
PARADISI FISCALI E FRODI
Le società "fantasma" legate alla Enron erano, tra l'altro, site in paradisi fiscali.
Le società erano in totale 881, di cui più di 600 nelle isole Cayman.
In questo modo la Enron, teoricamente sottoposta a severi controlli, riuscì ad evadere una parte considerevole delle sue tasse ed a gonfiare i profitti, mantenendo così stabile il valore delle sue azioni anche nei periodi di crisi.
L'episodio più significativo avvenne nel 2000, quando una tassa di 112 milioni di dollari si trasformò in un credito di 278 milioni.
Un aiuto in queste attività venne fornito dalla Arthur Andersen, una multinazionale statunitense specializzata nella certificazione dei bilanci (David Duncan, verrà accusato nel 2002 di aver distrutto documenti riguardanti alcune delle attività della Enron).
LE BANCHE E LE AZIONI
In questo circolo vizioso di denaro fantasma, entrarono pure le banche, le più grosse d’America, che avvallarono con prestiti la loro economia creativa di Lay, Skilling e soci, mentre proponevano investimenti sulla Enron ai loro clienti, forti del fatto che le società di rating sfornavano relazioni positive.
Verso al fine degli anni ’90 la Enron contava 20 mila dipendenti.
I dipendenti ad un certo punto, viste le azioni che aumentavano sempre di più iniziarono a chiedere aumenti venendo in parte pagati in denaro e in parte in azioni della società vincolate.
Poi furono invitati ad investire i loro fondi pensione nelle azioni della Enron.
IL RANK AND YANK
Skilling poi s'inventò il Rank And Yank.
In pratica ogni dipendente veniva giudicato dai propri colleghi con un voto da 1 a 5, chi aveva il voto peggiore veniva licenziato.
Il fatto è che il 20% dei dipendenti sarebbe stato comunque licenziato e rimpiazzato.
Chi rimaneva era premiato in modo esageratamente eccessivo con denaro e altri bonus come elicotteri ed aerei.
A nessuno in realtà importava molto dei metodi applicato perché i soldi giravano, le azioni erano ancorate a prezzi esorbitanti e tutti ci guadagnavano, dal primo all’ultimo dei dipendenti.
La Enron era considerata così solida e promettente che addirittura Bill Clinton rischiò di mettere un embargo al Mozambico se il governo di quel paese non avesse permesso alla Enron di far passare un oleodotto attraverso lo stato.
E sempre a causa della Enron gli Stati Uniti si rifiutarono di sottoscrivere il Trattato di Kyoto.
FILM IN STREAMING TRAMITE BANDA LARGA E "CRISI" ENERGETICHE
Solo che a un certo punto Lay e Skilling si accorsero che il buco da più di 1 miliardo di dollari era un po’ difficile da colmare, soprattutto quando gli investitori sanno che il patrimonio societario si aggira intorno ai 100 Miliardi di dollari.
Quindi si sono dovuti inventare altro per raggranellare soldi.
Prima si inventarono una banda larga che avrebbe permesso di vedere i film in streaming, stiamo ancora parlando della fine degli anni ’90, in un accordo con il colosso del noleggio Blockbuster.
Banda larga che funzionava solo nelle simulazioni, ma che all’atto pratico si rivelò una truffa.
Blockbuster rifiutò l’accordo, ma intanto le azioni Enron erano salite perché la gente aveva già sottoscritto i contratti.
Poi, alle strette, si inventarono la crisi energetica in California: per un anno intero la Enron, fornitore di energia elettrica per quello stato, staccò la corrente qua e là, facendo così aumentare il costo al dettaglio a livelli improponibili.
Nel Novembre 1999, in seguito alla deregulation, lanciò le transazioni via Web e, a causa appunto delle frequenti interruzione di fornitura di energia elettrica, le tariffe aumentarono fino a 30 volte.
Solo nell’anno 2000 la Enron guadagnò 30 milioni di dollari.
Questo Cash Flow fu dirottato in Società off shore create apposta per drenare gli enormi guadagni di quei folli anni.
LA BANCAROTTA (2001)
La bancarotta arrivò come un fulmine a ciel sereno, improvvisamente.
Al punto tale che quando la situazione non era ancora nota, tutti per giorni, si chiesero com'era possibile che una delle multinazionali più importanti (e ricche) al mondo dichiarasse bancarotta da un giorno all'altro.
L’inizio della fine cominciò quando la giornalista Behany McLean scrisse un articolo intitolato: "Le azioni della Enron sono sopravvalutate?".
Poi il Wall Street Journal, che negli ultimi quattro mesi del 2001 con diversi scoop costrinse la Enron a uscire allo scoperto: il 28 agosto, il quotidiano finanziario accusava l’azienda di non fornire informazioni adeguate sui suoi conti; il 17 ottobre lo stesso giornale rivelava la possibile riduzione di valore di 1.2 miliardi di dollari; l’indomani denunciava le transazioni equivoche con società partner attraverso le quali alcuni dirigenti di Enron si erano arricchiti (e avevano occultato il vero indebitamento del gruppo).
E fu la fine di tutto.
Gli investitori si accorsero che la Enron non aveva mai fatto vedere realmente il bilancio societario né i libri contabili.
Improvvisamente le azioni Enron vennero considerate spazzatura e passarono, nel giro di pochissimo tempo, da quasi 90 dollari a 30 centesimi, con il conseguente strascico di gente rovinata, suicidi e grossa sfiducia nelle banche e negli investimenti che queste proponevano.
La Enron dichiarò bancarotta il 2 dicembre 2001.
20 mila dipendenti persero il posto di lavoro da un giorno con l’altro, mentre i capi della Enron, Skilling, Lay e tutta la prima cerchia di fedelissimi, sentendo puzza di brucciato avevano già venduto le loro azioni in tempi non ancora sospetti(per 275 milioni di dollari), accumulando patrimoni personali di qualche centinaio di milioni di dollari.
I loro ex dipendenti invece si trovarono senza stipendio, senza pensione e con un sacco di azioni che non valevano la carta su cui erano stampate.
GLI STRASCICHI NEGLI ANNI SUCCESSIVI
Kenneth Lay fondatore ed ex presidente venne condannato a 40 anni di carcere.
Morì tuttavia d’infarto nel luglio 2006 mentre stava disperatamente patteggiando 25 anni di carcere dietro collaborazione e rimborso di quanto guadagnato con l’Insider Trading.
Jeffrey Skilling, ex amministratore delegato è stato condannato a 24 anni e 4 mesi di carcere a al rimborso di 26 milioni di dollari al fondo pensione dei lavoratori Enron.
Andrew Fastow, ex CFO nonché ideatore della rete di società off shore, venne condannato a 10 anni di carcere e a 23.8 milioni di dollari di multa.
Ben Glisan Jr., ex tesoriere, fu il primo dirigente messo in prigione alla scoperta dello scandalo.
Paula Rieker, ex direttrice finanziaria è stata giudicata colpevole di Insider Trading e condannata a 10 anni di carcere, a 1 milione di dollari di multa e al divieto di incarichi presso amministrazioni di interesse pubblico.
Richard Causey, ex amministratore delegato è stato condannato per frode a 7 anni di prigione a al pagamento di 1.25 milioni di dollari.
Altre decine di manager collegati con le società Offshore della Enron e con società di trading nel settore dell’energia, sono stati condannati e imprigionati da vari tribunali degli Stati Uniti.
Nel giro di 5 anni, la giustizia americana ha chiuso tutti i processi nei confronti delle persone coinvolte nel Crack della Enron.
L'Arthur Andersen, infine, nel 2002 fu perseguita per certificazione di bilanci falsi e ostruzione alla giustizia a causa della distruzione di tutta la documentazione degli Audits della Enron.
La Società fu costretta dalla SEC (organo di vigilanza della Borsa statunitense) a rimettere le licenze e i diritti di praticare la professione di Certificazione di bilanci.
L’Arthur Andersen ha perso tutti i suoi clienti e sono in corso oltre 100 cause civili per danni morali intentate da altrettante aziende da loro certificate.
Il fallimento della società ha comportato il licenziamento di 28.000 impiegati negli States e di altri 85.000 nel resto del mondo.
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