Negli ultimi tempi si è spesso sentito parlare della "Lightning Torch" ma in poche parole di cosa si tratta? Il Lightning Network, una tecnologia emergente sperimentale, dovrebbe offrire miglioramenti rispetto ai più comuni sistemi di pagamento. L'idea è quella di migliorare la scalabilità di Bitcoin consentendo agli utenti di trasferire BTC in tutto il mondo rapidamente e senza affidarsi a terze parti (a differenza di ciò che accade con Paypal, carte di credito, ricaricabili, etc). Tutti i partecipanti sono pronti a mostrare questo aspetto della tecnologia in una specie di staffetta globale che utilizza una quantità crescente di Bitcoin. Il tutto avviene su Twitter, dove ci si passa il "torch payment" da una persona all’altra, aggiungendo 10.000 satoshi (ora come ora, circa 0,34 $) al pagamento prima di inviarlo. Viene cosi a crearsi una sorta di effetto a catena in cui tutti si passano questa torcia (tipo staffetta). Nel gergo tecnico si parla di "LN Trust Chain" poiché chiunque possieda la torcia dovrebbe inviarla a qualcuno di cui si fida e che invierà il pagamento a sua volta.
Malgrado alcuni rischi, l’esperimento sembra aver funzionato, la torcia ha attirato la partecipazione di oltre 100 persone in una cinquantina di nazioni. L’elenco dei partecipanti include alcuni nomi degni di nota nella comunità di Bitcoin, come ad esempio l’autore di Matering Bitcoin (Andreas Antonopoulos), il fondatore di Morgan Creek Digital (Anthony Pompliano), l’ingegnere di Lightning Labs (Joost Jager), miss Universo 2015 (Rosa Maria Ryyti), il ceo di Twitter (Jack Dorsey).
Il #LNTrustChain ha mostrato al mondo che Lightning Network funziona, e in maniera sorprendente.
Antonopoulos ha dichiarato che la torcia rappresenta un modo per testare e scoprire i problemi relativi a questa tecnologia. Partecipare non è cosi facile tuttavia: impostare un Lightning Node è un compito complesso se non si hanno le giuste conoscenze, ma ci sono anche altri fattori piuttosto delicati.
Il proprio nodo deve essere configurato e collegato, con una capacità sufficiente e ben bilanciato.
Man mano che la quantità di Bitcoin aumenta, è sempre più difficile trovare dei percorsi e andare avanti con questa staffetta. Ogni persona sa chi possiede la torcia.
Come ci si poteva aspettare l'esperimento ha avuto qualche intoppo, il più clamoroso fu quello del 31 gennaio: un utente con il nome di edward_btc decise di tenere la torcia per sè.
Lo stesso edward_btc è arrivato al punto di affermare di aver ricevuto anche minacce di morte se non avesse passato a sua volta la torcia. E più tardi affermò che stava per farlo, ma prima che gli fosse data una possibilità, l’utente Klaus Lovegreen ne fece partire una nuova. Così com’è progettato il software, in questo momento, c’è un limite su quanto grande può diventare la torcia. Parliamo di 4.390.000 satoshi, cioè al cambio 170 $ quindi la torcia sta per spegnersi. In poche parole un'altra manciata di persone e non potranno più essere aggiunti i 30 centesimi per alimentarla. I partecipanti sostengono che la torcia ha dimostrato che la tecnologia è inarrestabile, poiché ha attraversato più di 50 paesi con facilità. Se un paese implementa politiche ingiuste, Bitcoin può aggirarlo, perché i pagamenti non possono essere fermati. Il messaggio è che con gli strumenti giusti è possibile attraversare i confini nazionali e raggiungere tutti come se non ci fossero barriere. L'ideatore @Hodlonaut (che trovate su Twitter) ha anche svelato che un gruppo di venezuelani ha ricevuto la torcia mentre il paese viveva una fase di blackout.
Senza elettricità, alimentavano il loro lightning node con una batteria da motocicletta.
Charlie Lee, creatore di Litecoin, invece sostiene che l'esperimento ha funzionato sino ad un certo punto perchè non è possibile chiedere ad ogni utente di avere un Lightning Node (come creare un Lightning Node in mainnet con Eclair per altre info invece andare qui: Lightning Node).
Diverse persone pur di partecipare hanno usato una soluzione secondaria, ovvero wallet come Bluewallet (soluzione custodial quindi pericolosa perchè non si ha il controllo dei soldi al 100% e il rischio scam è sempre dietro l'angolo). Così facendo non c'è l'esigenza di configurare il proprio Lightning Node, processo che richiede tempo e un po' di spazio su disco. C'è ancora molto lavoro da fare per rendere il Lightning facile da usare. Chiaramente è impossibile sapere cosa succederà una volta morta la torcia, qualcuno potrebbe accenderne un’altra.
mercoledì 10 aprile 2019
La Cina Pronta A Vietare Il Mining Di Bitcoin
Nelle ultime settimane, la ripresa del settore delle criptovalute e di BTC (oltre i 5mila dollari) potrebbe essere frenata dalla Cina. Infatti nella nazione asiatica potrebbe essere varata una normativa che riduce o abolisce del tutto il mining (come si legge sul South China Morning Post).
Al di là delle dimensioni della nazione, il principale problema risiede nel fatto che il paese asiatico
rappresenta il primo mercato al mondo per quanto riguarda le attività di mining (creazione di nuovi blocchi in cambio di token, mediante la risoluzione di algoritmi). Oltre a terminali sempre più potenti, quest’operazione richiede il consumo di grandi quantità di energia, che in Cina ha costi ancora relativamente bassi e quindi è stata ampiamente impiegata negli ultimi anni (qualche anno fa si parlava di quasi il 90% del mercato globale!). La messa al bando risiede nel fatto che il mining è considerato poco sicuro, dannoso per l’ambiente (inquinamento) e troppo dispendioso in termini di consumo energetico. A livello globale, si calcola che i consumi relativi al mining di criptovalute si aggirino attorno ai 42 terawattora l’anno, originando un notevole dispendio di energia.
Tra i colossi che accuseranno il colpo ci sarà sicuramente la cinese Bitmain Technologies, che fornisce apparecchiature elettroniche dedicate al mining. Potrebbero avere problemi simili anche le imprese che investono in questo genere di attività, e ciò potrebbe portare anche a una minore influenza della Cina nelle negoziazioni nel settore delle monete digitali. Per la verità nel paese asiatico già lo scorso anno c'erano state delle limitazioni da questo punto di vista (per gli exchange soprattutto) e ciò aveva portato l'attività di mining a circa il 50% nella nazione.
Al di là delle dimensioni della nazione, il principale problema risiede nel fatto che il paese asiatico
rappresenta il primo mercato al mondo per quanto riguarda le attività di mining (creazione di nuovi blocchi in cambio di token, mediante la risoluzione di algoritmi). Oltre a terminali sempre più potenti, quest’operazione richiede il consumo di grandi quantità di energia, che in Cina ha costi ancora relativamente bassi e quindi è stata ampiamente impiegata negli ultimi anni (qualche anno fa si parlava di quasi il 90% del mercato globale!). La messa al bando risiede nel fatto che il mining è considerato poco sicuro, dannoso per l’ambiente (inquinamento) e troppo dispendioso in termini di consumo energetico. A livello globale, si calcola che i consumi relativi al mining di criptovalute si aggirino attorno ai 42 terawattora l’anno, originando un notevole dispendio di energia.
Tra i colossi che accuseranno il colpo ci sarà sicuramente la cinese Bitmain Technologies, che fornisce apparecchiature elettroniche dedicate al mining. Potrebbero avere problemi simili anche le imprese che investono in questo genere di attività, e ciò potrebbe portare anche a una minore influenza della Cina nelle negoziazioni nel settore delle monete digitali. Per la verità nel paese asiatico già lo scorso anno c'erano state delle limitazioni da questo punto di vista (per gli exchange soprattutto) e ciò aveva portato l'attività di mining a circa il 50% nella nazione.
martedì 9 aprile 2019
Come Trasmettere Contenuti Dallo Smartphone Alla TV (VGA, HDMI e Chromecast)
Spesso si ha l'esigenza di riprodurre, su uno schermo più grande (ad esempio una TV), i contenuti visualizzati sul display dello smartphone, del tablet, del notebook o di un computer desktop.
Per il portatile, si può utilizzare un videoproiettore dotato dell'interfaccia VGA oppure della più moderna HDMI.
Una connessione HDMI, infatti, a differenza di VGA, è realizzata interamente in digitale e consente di trasportare un segnale audio/video di qualità.
Per collegare un notebook ad un videoproiettore o ad un televisore è quindi preferibile utilizzare un cavo HDMI.
Gli HDMI 1.0/1.1/1.2 consentono di visualizzare contenuti in qualità Full HD.
HDMI 1.3 porta la profondità dei colori a 48 bit: nel caso in cui sorgente del segnale video e TV supportassero questa specifica.
HDMI 1.4 supporta invece almeno sette formati 3D ed utilizza un mini-connettore a 19 pin.
Poi è stata la volta dell'HDMI 2.0 pensato per veicolare video con risoluzione 4K.
Ora come ora, la versione più recente è l'HDMI 2.1 (2017) con un incremento della banda disponibile fino a 48 Gbps, permettendo così la trasmissione di video con una risoluzione 10K - 10.240 x 4.320 pixel a 120 fps.
Lo standard supporta direttamente HDR dinamico oltre alla riproduzione di contenuti 8K non compressi con HDR.
CAVI MHL
Per visualizzare lo schermo del telefono sulla TV, non è possibile utilizzare un cavo HDMI tradizionale.
Per fare mirroring (replica del contenuto dello schermo del dispositivo mobile sulla TV) si utilizzano le funzionalità microUSB.
La funzione della porta microUSB è duplice perché da un lato consente di ricaricare la batteria dello smartphone, dall'altra permette il trasferimento dati (ad esempio utilizzando un cavo microUSB-USB collegato al computer).
Una delle soluzioni migliori per collegare lo smartphone alla TV consiste nell'utilizzare un cavo MHL.
Il cavo MHL consente non soltanto di collegare lo smartphone alla TV ma anche di ricaricarne contestualmente la batteria grazie al collegamento USB posto sul televisore.
Ogni cavo MHL dispone di tre connettori: uno microUSB, che andrà collegato al dispositivo mobile, un HDMI ed un USB (entrambi da collegare al TV).
I possessori di Nexus, tuttavia, dovranno utilizzare un adattatore Slimport anziché MHL.
Chi possiede sul proprio dispositivo mobile un cavo microHDMI potrà semplicemente connettere lo smartphone od il tablet al TV usando un comunissimo cavo microHDMI-HDMI.
CHROMECAST
Per evitare di connettere cavi, è possibile utilizzare
Chromecast, dispositivo che consente di inviare in streaming quando visualizzato su smartphone, desktop, etc.
Il dispositivo è acquistabile su Amazon: Google Chromecast
Chromecast è un dispositivo collegabile ad una delle porte HDMI del televisore che, allo stesso tempo, deve anche ricevere l'alimentazione attraverso una porta USB.
Chromecast si collega alla Wi-Fi dell'utente e resta in attesa delle indicazioni ricevute dagli altri device per la riproduzione dei contenuti sullo schermo del televisore.
Il mirroring di Android su TV è possibile a patto che sui dispositivi sia presente Android 4.4.1 (ed ovviamente versioni successive).
In questi casi, dopo aver installato l'app Google Home (aggiungi/configura dispositivo/configura nuovi dispositivi. Poi va scelto l'account Google o se ne può creare uno ex novo, poi ok. Avviato il bluetooth si ricerca il dispositivo e toccato la voce Trasmetti schermo, il contenuto del display del dispositivo mobile sarà trasmesso al televisore).
Grazie a Chromecast, quindi, si potrà proiettare il contenuto del display dello smartphone (solo modelli compatibili) sul TV, avviare la navigazione dal browser del dispositivo mobile, riprodurre video con YouTube, visualizzare foto e video salvati sul device o in rete locale.
Installando Chrome sul PC e servendosi dell'estensione Google Cast, si può trasmettere alla chiavetta Chromecast e, quindi, al televisore, qualunque cosa venga visualizzata con il browser.
Dal momento che, di default, Google Cast non supporta tutti i formati video, il consiglio è quello di adoperare l'estensione Videostream che, a sua volta, si appoggia a Cast estendendone le funzionalità.
MIRACAST
I televisori e gli smartphone compatibili possono dialogare direttamente utilizzando lo standard Miracast, proposta come evoluzione del Wi-Fi Direct.
Se fosse solamente il televisore a non supportare lo standard Miracast, si potrà eventualmente valutare l'utilizzo di un apposito adattatore/media player.
Per il portatile, si può utilizzare un videoproiettore dotato dell'interfaccia VGA oppure della più moderna HDMI.
Una connessione HDMI, infatti, a differenza di VGA, è realizzata interamente in digitale e consente di trasportare un segnale audio/video di qualità.
Per collegare un notebook ad un videoproiettore o ad un televisore è quindi preferibile utilizzare un cavo HDMI.
Gli HDMI 1.0/1.1/1.2 consentono di visualizzare contenuti in qualità Full HD.
HDMI 1.3 porta la profondità dei colori a 48 bit: nel caso in cui sorgente del segnale video e TV supportassero questa specifica.
HDMI 1.4 supporta invece almeno sette formati 3D ed utilizza un mini-connettore a 19 pin.
Poi è stata la volta dell'HDMI 2.0 pensato per veicolare video con risoluzione 4K.
Ora come ora, la versione più recente è l'HDMI 2.1 (2017) con un incremento della banda disponibile fino a 48 Gbps, permettendo così la trasmissione di video con una risoluzione 10K - 10.240 x 4.320 pixel a 120 fps.
Lo standard supporta direttamente HDR dinamico oltre alla riproduzione di contenuti 8K non compressi con HDR.
CAVI MHL
Per visualizzare lo schermo del telefono sulla TV, non è possibile utilizzare un cavo HDMI tradizionale.
Per fare mirroring (replica del contenuto dello schermo del dispositivo mobile sulla TV) si utilizzano le funzionalità microUSB.
La funzione della porta microUSB è duplice perché da un lato consente di ricaricare la batteria dello smartphone, dall'altra permette il trasferimento dati (ad esempio utilizzando un cavo microUSB-USB collegato al computer).
Una delle soluzioni migliori per collegare lo smartphone alla TV consiste nell'utilizzare un cavo MHL.
Il cavo MHL consente non soltanto di collegare lo smartphone alla TV ma anche di ricaricarne contestualmente la batteria grazie al collegamento USB posto sul televisore.
Ogni cavo MHL dispone di tre connettori: uno microUSB, che andrà collegato al dispositivo mobile, un HDMI ed un USB (entrambi da collegare al TV).
I possessori di Nexus, tuttavia, dovranno utilizzare un adattatore Slimport anziché MHL.
Chi possiede sul proprio dispositivo mobile un cavo microHDMI potrà semplicemente connettere lo smartphone od il tablet al TV usando un comunissimo cavo microHDMI-HDMI.
CHROMECAST
Per evitare di connettere cavi, è possibile utilizzare
Il dispositivo è acquistabile su Amazon: Google Chromecast
Chromecast è un dispositivo collegabile ad una delle porte HDMI del televisore che, allo stesso tempo, deve anche ricevere l'alimentazione attraverso una porta USB.
Chromecast si collega alla Wi-Fi dell'utente e resta in attesa delle indicazioni ricevute dagli altri device per la riproduzione dei contenuti sullo schermo del televisore.
Il mirroring di Android su TV è possibile a patto che sui dispositivi sia presente Android 4.4.1 (ed ovviamente versioni successive).
In questi casi, dopo aver installato l'app Google Home (aggiungi/configura dispositivo/configura nuovi dispositivi. Poi va scelto l'account Google o se ne può creare uno ex novo, poi ok. Avviato il bluetooth si ricerca il dispositivo e toccato la voce Trasmetti schermo, il contenuto del display del dispositivo mobile sarà trasmesso al televisore).
Grazie a Chromecast, quindi, si potrà proiettare il contenuto del display dello smartphone (solo modelli compatibili) sul TV, avviare la navigazione dal browser del dispositivo mobile, riprodurre video con YouTube, visualizzare foto e video salvati sul device o in rete locale.
Installando Chrome sul PC e servendosi dell'estensione Google Cast, si può trasmettere alla chiavetta Chromecast e, quindi, al televisore, qualunque cosa venga visualizzata con il browser.
Dal momento che, di default, Google Cast non supporta tutti i formati video, il consiglio è quello di adoperare l'estensione Videostream che, a sua volta, si appoggia a Cast estendendone le funzionalità.
MIRACAST
I televisori e gli smartphone compatibili possono dialogare direttamente utilizzando lo standard Miracast, proposta come evoluzione del Wi-Fi Direct.
Se fosse solamente il televisore a non supportare lo standard Miracast, si potrà eventualmente valutare l'utilizzo di un apposito adattatore/media player.
domenica 7 aprile 2019
Router e Connessione Internet Lenta? Ecco Cosa Fare
Per fare un check-in alla vostra connessione internet ci sono degli strumenti irrinunciabili che possono permettervi di fare ciò.
Come ormai molti avrete notato comunque, ormai i router supportano tre ma più spesso due bande: a 2,4 GHz e 5 GHz.
La banda a 5 GHz è utile nel momento in cui, nelle vicinanze, fossero presenti molte reti wireless a 2,4 GHz.
Una WiFi sui 5 GHz ha un raggio di copertura inferiore rispetto a una rete a 2,4 GHz: quindi una WiFi a 2,4 GHz riesce a coprire un'area più ampia rispetto ad una rete 5 GHz.
Il segnale sui 5 GHz non riesce a penetrare gli oggetti in maniera efficace come il segnale a 2,4 GHz: le zone di un'abitazione raggiungibili coi 5 GHz sono quindi più ridotte rispetto a connessioni wireless a 2,4 GHz.
Il segnale a 2,4 GHz ha il vantaggio di superare meglio gli ostacoli ma è più soggetto a disturbi ed interferenze (altri WiFi, telefoni cordless, trasmettitori per l'apertura di porte e cancelli automatici, etc).
Le WiFi sui 5 GHz garantiscono prestazioni migliori in fase di trasferimento dati.
In definitiva sui 5 GHz si otterranno prestazioni migliori su corto raggio mentre coi 2,4 GHz si sarà certi di coprire aree nettamente più ampie ma con velocità minori.
Ovviamente per la banda a 2,4 GHz va evitato di rinchiudere il router ad esempio all'interno di un mobile e vanno evitati nelle vicinanze cordless, forni a microonde e speaker bluetooth.
Anche il disabilitare l'SSD (cioè nascondere il nome della rete) può influire sulle prestazioni, inoltre se utilizzate portatili molto vecchi tramite un adattatore Netgear A6150
potrete migliorarne la velocità (serve per aggiornare il dispositivo all'ultimo standard dei router cioè 802.11ac; ah proposito anche un router che utilizzasse standard ormai obsoleti quali il 802.11n o 802.11g andrebbe cambiato).
SPEED TEST
Per problemi di velocità, in prima approssimazione viene in mente di eseguire uno speed test sulla vostra LAN: SpeedTest o con Thinkbroadband (che fornirà anche alcuni consigli).
Per verificare la velocità del Wi-Fi tramite Android possiamo usare: Meteor (Play Store).
In entrambi i casi i test devono essere eseguiti senza altri dispositivi connessi e senza che siano attivi download, video in streaming e tutto ciò che può falsare il test.
ROUTER HACKERATO?
Un'altra cosa importante è controllare che il vostro router non sia stato hackerato: Router Checker.
Ciò è molto importante per scongiurare attacchi DNS HiJack (cioè il vostro traffico internet verrà estradato su alcuni siti phishing).
POTENZA DEL SEGNALE NELLE ZONE DELLA CASA
Invece tramite un Misuratore Di Potenza Del Segnale (Play Store) è possibile verificare la copertura in casa del Wi-Fi, evitando zone in cui per qualche motivo (interferenze o altre fonti di attenuazione) il segnale è più debole.
Scontato dire che il decadimento del segnale è proporzionale alla distanza dal router.
Tramite HeatMapper muovendovi con un portatile potrete realizzare addirittura una mappa dove evidenziare le zone con minor/maggior segnale (zone rosse/verdi).
Qui trovate maggiori info: Guida HeatMapper
ESTENDERE IL SEGNALE DEL WIFI
Per estendere il segnale del router è possibile usare un extender, cioè un ripetitore WiFi, a poco prezzo quale potrebbe essere il Netgear EX7700 (Wireless Extender)
.
Cioè il segnale emesso dal nostro router è catturato da questo ripetitore ed amplificato.
Se invece volete qualcosa di ancora più potente e che non influenzi assolutamente la velocità del segnale potrete comprare un adattatore Home Plug
.
Vengono connessi alle prese a muro e trasmettono i dati tramite i cavi elettrici.
Otterremo una nuova rete WiFi con un altro nome a cui potremo connetterci.
MONITORAGGIO BANDA UTILIZZATA E DISPOSITIVI CONNESSI
Per quanto riguarda il monitoraggio della banda utilizzata da software e dispositivi, un ottimo software è Glasswire.
Oltre ad entrare nel pannello di controllo del router (digitando ad esempio 192.168.1.1), per verificare i dispositivi connessi alla nostra rete potremo usare: Wireless Network Watcher esso tramite beep ci avviserà anche su nuovi device appena connessi.
CANALE RADIO E BANDA
Per scegliere il canale radio più adatto per il vostro WiFi e per la vostra casa (in quanto soprattutto nei condomini molti canali potrebbero essere affollati di dispositivi) potrete usare l'app: WiFi Analyzer (Play Store)
Anch'essa visualizza la potenza del segnale ma in più permette di scegliere il canale radio migliore per la vostra connessione.
Di solito per le connessioni a 2,4 GHz i canali più affollati sono l'1, 6 e 11.
Ovviamente scelto il canale migliore potrete modificarlo entrando nel router.
Riguardo la banda, con quest'app potremo vedere nelle vicinanze (condominio soprattutto o case di fronte) anche i dispositivi che usano una banda a 2,4 o 5 GHz.
Va anche sottolineato che alcuni router permettono di sfruttare entrambe le bande contemporaneamente: ciò vuol dire che potremo utilizzare la banda 2,4 per la navigazione su internet e la 5 per vedere film o eventi in streaming.
Ciò porta notevoli vantaggi.
Altri router, tramite il quality of service, permettono di suddividere la banda privilegiando alcuni dispositivi piuttosto che altri (ad esempio dare maggiore banda alla Smart TV piuttosto che allo smartphone con cui navighiamo solo su Facebook o Instagram).
Inoltre se la casa è sovraffollata di dispositivi una soluzione potrebbe essere comprare un router tribanda (con 1 banda a 2,4 GHz e 2 a 5 GHz) con 6 antenne: ad esempio il Netgear R8000 UKS Nighthawk.
Come ormai molti avrete notato comunque, ormai i router supportano tre ma più spesso due bande: a 2,4 GHz e 5 GHz.
La banda a 5 GHz è utile nel momento in cui, nelle vicinanze, fossero presenti molte reti wireless a 2,4 GHz.
Una WiFi sui 5 GHz ha un raggio di copertura inferiore rispetto a una rete a 2,4 GHz: quindi una WiFi a 2,4 GHz riesce a coprire un'area più ampia rispetto ad una rete 5 GHz.
Il segnale sui 5 GHz non riesce a penetrare gli oggetti in maniera efficace come il segnale a 2,4 GHz: le zone di un'abitazione raggiungibili coi 5 GHz sono quindi più ridotte rispetto a connessioni wireless a 2,4 GHz.
Il segnale a 2,4 GHz ha il vantaggio di superare meglio gli ostacoli ma è più soggetto a disturbi ed interferenze (altri WiFi, telefoni cordless, trasmettitori per l'apertura di porte e cancelli automatici, etc).
Le WiFi sui 5 GHz garantiscono prestazioni migliori in fase di trasferimento dati.
In definitiva sui 5 GHz si otterranno prestazioni migliori su corto raggio mentre coi 2,4 GHz si sarà certi di coprire aree nettamente più ampie ma con velocità minori.
Ovviamente per la banda a 2,4 GHz va evitato di rinchiudere il router ad esempio all'interno di un mobile e vanno evitati nelle vicinanze cordless, forni a microonde e speaker bluetooth.
Anche il disabilitare l'SSD (cioè nascondere il nome della rete) può influire sulle prestazioni, inoltre se utilizzate portatili molto vecchi tramite un adattatore Netgear A6150
SPEED TEST
Per problemi di velocità, in prima approssimazione viene in mente di eseguire uno speed test sulla vostra LAN: SpeedTest o con Thinkbroadband (che fornirà anche alcuni consigli).
Per verificare la velocità del Wi-Fi tramite Android possiamo usare: Meteor (Play Store).
In entrambi i casi i test devono essere eseguiti senza altri dispositivi connessi e senza che siano attivi download, video in streaming e tutto ciò che può falsare il test.
ROUTER HACKERATO?
Un'altra cosa importante è controllare che il vostro router non sia stato hackerato: Router Checker.
Ciò è molto importante per scongiurare attacchi DNS HiJack (cioè il vostro traffico internet verrà estradato su alcuni siti phishing).
POTENZA DEL SEGNALE NELLE ZONE DELLA CASA
Invece tramite un Misuratore Di Potenza Del Segnale (Play Store) è possibile verificare la copertura in casa del Wi-Fi, evitando zone in cui per qualche motivo (interferenze o altre fonti di attenuazione) il segnale è più debole.
Scontato dire che il decadimento del segnale è proporzionale alla distanza dal router.
Tramite HeatMapper muovendovi con un portatile potrete realizzare addirittura una mappa dove evidenziare le zone con minor/maggior segnale (zone rosse/verdi).
Qui trovate maggiori info: Guida HeatMapper
ESTENDERE IL SEGNALE DEL WIFI
Per estendere il segnale del router è possibile usare un extender, cioè un ripetitore WiFi, a poco prezzo quale potrebbe essere il Netgear EX7700 (Wireless Extender)
Cioè il segnale emesso dal nostro router è catturato da questo ripetitore ed amplificato.
Se invece volete qualcosa di ancora più potente e che non influenzi assolutamente la velocità del segnale potrete comprare un adattatore Home Plug
Vengono connessi alle prese a muro e trasmettono i dati tramite i cavi elettrici.
Otterremo una nuova rete WiFi con un altro nome a cui potremo connetterci.
MONITORAGGIO BANDA UTILIZZATA E DISPOSITIVI CONNESSI
Per quanto riguarda il monitoraggio della banda utilizzata da software e dispositivi, un ottimo software è Glasswire.
Oltre ad entrare nel pannello di controllo del router (digitando ad esempio 192.168.1.1), per verificare i dispositivi connessi alla nostra rete potremo usare: Wireless Network Watcher esso tramite beep ci avviserà anche su nuovi device appena connessi.
CANALE RADIO E BANDA
Per scegliere il canale radio più adatto per il vostro WiFi e per la vostra casa (in quanto soprattutto nei condomini molti canali potrebbero essere affollati di dispositivi) potrete usare l'app: WiFi Analyzer (Play Store)
Anch'essa visualizza la potenza del segnale ma in più permette di scegliere il canale radio migliore per la vostra connessione.
Di solito per le connessioni a 2,4 GHz i canali più affollati sono l'1, 6 e 11.
Ovviamente scelto il canale migliore potrete modificarlo entrando nel router.
Riguardo la banda, con quest'app potremo vedere nelle vicinanze (condominio soprattutto o case di fronte) anche i dispositivi che usano una banda a 2,4 o 5 GHz.
Va anche sottolineato che alcuni router permettono di sfruttare entrambe le bande contemporaneamente: ciò vuol dire che potremo utilizzare la banda 2,4 per la navigazione su internet e la 5 per vedere film o eventi in streaming.
Ciò porta notevoli vantaggi.
Altri router, tramite il quality of service, permettono di suddividere la banda privilegiando alcuni dispositivi piuttosto che altri (ad esempio dare maggiore banda alla Smart TV piuttosto che allo smartphone con cui navighiamo solo su Facebook o Instagram).
Inoltre se la casa è sovraffollata di dispositivi una soluzione potrebbe essere comprare un router tribanda (con 1 banda a 2,4 GHz e 2 a 5 GHz) con 6 antenne: ad esempio il Netgear R8000 UKS Nighthawk.
Quando Le Emoticon Ti Trascinano In Tribunale: I Casi
Ideate da un designer nipponico chiamato Shigetaka Kurita e lanciate nel 1999, le emoticon dietro la loro apparenza gioiosa hanno (incredibilmente) portato spesso in tribunale alcuni dei loro utilizzatori.
Cosa? Le emoticon? Le faccine usate su WhatsApp? Su Facebook? Sui social? Certo!
Tra il 2004 e il 2018 infatti, le citazioni delle faccine nelle cause giudiziarie sono aumentate esponenzialmente.
Eric Goldman, professore di diritto della Santa Clara University ha provato a fare il quadro della situazione.
Lo scorso anno, emoji ed emoticon sono state segnalate più di 50 volte.
Nel solo 2018 si è quindi concentrato quasi un terzo delle citazioni complessive.
E nel primo mese del 2019 le faccine sono spuntate in aula già tre volte.
Spesso i giudici decidono di omettere le emoji dai vari casi giudiziari “pensando che non siano rilevanti”.
Basti pensare, ad esempio, a come cambi il tono di una frase aggressiva, se s'include una faccina che ride.
Un caso recente ha riguardato un tribunale dell'area di San Francisco. Negli atti c'era un messaggio diretto di Instagram, indirizzato a una donna e spedito da un uomo accusato di sfruttamento della prostituzione. Il testo non diceva nulla di che: “Teamwork make the dream work”, traducibile con “l'unione fa la forza”.
La frase era però accompagnata da alcune emoji: tacchi a spillo e denaro.
Secondo l'accusa, le icone indicavano l'esistenza di un rapporto economico. Per la difesa potevano invece riferirsi a una relazione amorosa. È stato chiamato a testimoniare un esperto di sfruttamento della prostituzione, che ha confermato come tacchi e soldi siano usati spesso in quell'ambiente per ordinare di “iniziare a lavorare”.
Invece l'icona di una corona, spedita in altri messaggi, significasse il potere del protettore.
L'imputato è stato condannato.
Certo, in questo caso, più probabilmente si trattava di messaggi in codice ma ci sono anche casi più clamorosi.
Nel 2017 infatti, una coppia israeliana è stata condannata a un risarcimento anche sulla base delle emoji. In cerca di una casa in affitto, aveva contattato il proprietario di un appartamento dicendosi “interessata” e pronta a “discutere i dettagli” prima della firma.
Il proprietario aveva dato per fatto l'accordo e sospeso la ricerca di alternative, anche perché il messaggio era accompagnato dalle icone di una cometa, indice e medio in segno di vittoria e da una bottiglia di champagne. Peccato che la coppia, dopo aver rimandato la firma per alcuni giorni, si fosse dileguata nel nulla. È stata condannata perché “le icone trasmettevano grande ottimismo” e indicavano “il desiderio di affittare l'appartamento”.
Qui nessun messaggio in codice, praticamente si è dato un significato alle emoticons.
Il professore della Santa Clara University, oltre a sottolineare l'importanza delle emoji, indica però anche i problemi che ne ostacolano l'utilizzo in tribunale. Per quanto ci sia un “nome ufficiale” per ogni faccina (quello del consorzio Unicode che vara le nuove icone) e quindi un senso originario, spesso il significato si evolve: cambia con l'uso, è gergale, soggettivo e acquisisce sfumature differenti in base al contesto e alle persone che lo utilizzano.
Se non si conoscono i due utilizzatori, risulta difficile stabilire l'ironia o meno di un messaggio.
Basti pensare anche a come cambi un'intercettazione telefonica se ascoltata o trascritta.
Cosa? Le emoticon? Le faccine usate su WhatsApp? Su Facebook? Sui social? Certo!
Tra il 2004 e il 2018 infatti, le citazioni delle faccine nelle cause giudiziarie sono aumentate esponenzialmente.
Eric Goldman, professore di diritto della Santa Clara University ha provato a fare il quadro della situazione.
Lo scorso anno, emoji ed emoticon sono state segnalate più di 50 volte.
Nel solo 2018 si è quindi concentrato quasi un terzo delle citazioni complessive.
E nel primo mese del 2019 le faccine sono spuntate in aula già tre volte.
Spesso i giudici decidono di omettere le emoji dai vari casi giudiziari “pensando che non siano rilevanti”.
Basti pensare, ad esempio, a come cambi il tono di una frase aggressiva, se s'include una faccina che ride.
Un caso recente ha riguardato un tribunale dell'area di San Francisco. Negli atti c'era un messaggio diretto di Instagram, indirizzato a una donna e spedito da un uomo accusato di sfruttamento della prostituzione. Il testo non diceva nulla di che: “Teamwork make the dream work”, traducibile con “l'unione fa la forza”.
La frase era però accompagnata da alcune emoji: tacchi a spillo e denaro.
Secondo l'accusa, le icone indicavano l'esistenza di un rapporto economico. Per la difesa potevano invece riferirsi a una relazione amorosa. È stato chiamato a testimoniare un esperto di sfruttamento della prostituzione, che ha confermato come tacchi e soldi siano usati spesso in quell'ambiente per ordinare di “iniziare a lavorare”.
Invece l'icona di una corona, spedita in altri messaggi, significasse il potere del protettore.
L'imputato è stato condannato.
Certo, in questo caso, più probabilmente si trattava di messaggi in codice ma ci sono anche casi più clamorosi.
Nel 2017 infatti, una coppia israeliana è stata condannata a un risarcimento anche sulla base delle emoji. In cerca di una casa in affitto, aveva contattato il proprietario di un appartamento dicendosi “interessata” e pronta a “discutere i dettagli” prima della firma.
Il proprietario aveva dato per fatto l'accordo e sospeso la ricerca di alternative, anche perché il messaggio era accompagnato dalle icone di una cometa, indice e medio in segno di vittoria e da una bottiglia di champagne. Peccato che la coppia, dopo aver rimandato la firma per alcuni giorni, si fosse dileguata nel nulla. È stata condannata perché “le icone trasmettevano grande ottimismo” e indicavano “il desiderio di affittare l'appartamento”.
Qui nessun messaggio in codice, praticamente si è dato un significato alle emoticons.
Il professore della Santa Clara University, oltre a sottolineare l'importanza delle emoji, indica però anche i problemi che ne ostacolano l'utilizzo in tribunale. Per quanto ci sia un “nome ufficiale” per ogni faccina (quello del consorzio Unicode che vara le nuove icone) e quindi un senso originario, spesso il significato si evolve: cambia con l'uso, è gergale, soggettivo e acquisisce sfumature differenti in base al contesto e alle persone che lo utilizzano.
Se non si conoscono i due utilizzatori, risulta difficile stabilire l'ironia o meno di un messaggio.
Basti pensare anche a come cambi un'intercettazione telefonica se ascoltata o trascritta.
sabato 6 aprile 2019
Come Provare Amazon Music Unlimited Gratuitamente (Musica In Streaming)
Dal 28 marzo 2019 al 19 aprile 2019 iscrivendosi (per la prima volta) ad Amazon Music Unlimited
è possibile ricevere 3 mesi di prova gratuita.
Al di fuori di questo periodo promozionale, il mese gratuito sarà solo uno (ma sempre ottimo per provare il servizio).
Cosa si ottiene con Amazon Music Unlimited? Accesso illimitato a 50 milioni di brani: incluse le ultime uscite, gli artisti ed album più celebri, migliaia di playlist e stazioni radio.
Niente pubblicità, nessuna interruzione (ed alta qualità audio), musica da ascoltare offline e molte funzionalità integrabili con l'assistente vocale Alexa (nel caso ce l'abbiate).
Per iscriversi ad Amazon Music Unlimited è necessario utilizzare una carta di credito valida.
Per l'iscrizione gratuita (per i primi 3 mesi come detto) vi basta cliccare sul banner pubblicitario sopra.
In ogni caso dopo i primi 3 mesi di prova (o dopo il mese gratuito), sarà possibile (nel caso lo vogliate) annullare l’iscrizione ad Amazon Music Unlimited, senza nessun costo quindi gratuitamente.
Come annullare l'iscrizione? Prima che scada il periodo gratuito, basta andare su "Le mie impostazioni Amazon Music".
Poi nella sezione "Amazon Music Unlimited", basta selezionare l'opzione "Cancella abbonamento" nei dettagli relativi al "Rinnovo abbonamento".
Infine "Conferma la cancellazione".
Se invece intendente proseguire con l’abbonamento pagherete in seguito 9,99 € al mese.
Si legge su Amazon: "Con la presente offerta promozionale, iscrivendoti ad Amazon Music Unlimited con l’abbonamento individuale mensile, ti verrà applicato al termine del periodo d’uso gratuito di 30 giorni uno sconto pari a 9,99€ sulla seconda e sulla terza mensilità del tuo abbonamento (19,98€ totali)"
Dal 13 novembre 2019 al 6 gennaio 2020, per coloro che hanno già sfruttato i periodi gratuiti, sarà possibile abbonarsi per 4 mesi all'incredibile prezzo di 0,99 €.
Per abbonarvi: Promozione Amazon Music
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Infine "Conferma la cancellazione".
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Dal 13 novembre 2019 al 6 gennaio 2020, per coloro che hanno già sfruttato i periodi gratuiti, sarà possibile abbonarsi per 4 mesi all'incredibile prezzo di 0,99 €.
Per abbonarvi: Promozione Amazon Music
venerdì 5 aprile 2019
Come Funziona ImageJ: Calcolo Di Aree, Convoluzione, Scaling, Fourier
ImageJ consente di analizzare, processare, modificare e visualizzare immagini. Essendo basato sul multithreading consente di effettuare operazioni in parallelo con altre, dunque può aprire qualsiasi numero di immagini simultaneamente, limitato soltanto dalla memoria RAM disponibile nel computer. Inoltre supporta molti plugins in java.
Le estensioni supportate sono:
JPG
RAW
BMP
TIFF
GIF
FITS
DICOM
Tra le funzioni più interessanti la misura di distanze, angoli, aree. E' possibile creare anche istogrammi di densità e tracciare delle linee profilo (tra punti definiti). Supporta le funzioni di elaborazione standard delle immagini, operazioni di tipo logico e aritmetico tra immagini, regolazione di luminosità e contrasto, analisi di Fourier, convoluzione, incremento della nitidezza, lo smoothing, riconoscimento dei contorni, morfologia matematica. Esegue anche operazioni come lo scaling (trasformazione lineare che aumenta o riduce in proporzione in tutte le direzioni di un fattore scala...gli oggetti), rotazione e riflessione. Per installarlo è necessario ovviamente il file di configurazione di ImageJ, il file .class, il Java Runtime Environment, Java stesso. Per i plugins, ovviamente un compilatore Java.
Per scaricarlo: ImageJ (Download)
Qui trovate un'ottima guida in italiano: Image Processing (ImageJ)
Per il calcolo dell'area di un'immagine: Calcolo Area e Dimensioni (ImageJ)
Per inserire il proprio plugin Java di ImageJ in una pagina web: Guida Applet Plugin Java (ImageJ)
Le estensioni supportate sono:
JPG
RAW
BMP
TIFF
GIF
FITS
DICOM
Tra le funzioni più interessanti la misura di distanze, angoli, aree. E' possibile creare anche istogrammi di densità e tracciare delle linee profilo (tra punti definiti). Supporta le funzioni di elaborazione standard delle immagini, operazioni di tipo logico e aritmetico tra immagini, regolazione di luminosità e contrasto, analisi di Fourier, convoluzione, incremento della nitidezza, lo smoothing, riconoscimento dei contorni, morfologia matematica. Esegue anche operazioni come lo scaling (trasformazione lineare che aumenta o riduce in proporzione in tutte le direzioni di un fattore scala...gli oggetti), rotazione e riflessione. Per installarlo è necessario ovviamente il file di configurazione di ImageJ, il file .class, il Java Runtime Environment, Java stesso. Per i plugins, ovviamente un compilatore Java.
Per scaricarlo: ImageJ (Download)
Qui trovate un'ottima guida in italiano: Image Processing (ImageJ)
Per il calcolo dell'area di un'immagine: Calcolo Area e Dimensioni (ImageJ)
Per inserire il proprio plugin Java di ImageJ in una pagina web: Guida Applet Plugin Java (ImageJ)
giovedì 4 aprile 2019
Macchine Senza Carburante? Il Moto Perpetuo e L'Energia Infinita
Una delle invenzioni più ricercate a livello tecnologico sono quei tipi di apparecchi (macchine in primis) che funzionano con moto perpetuo.
In poche parole che producano energia infinita...dal nulla.
Una delle prime idee fu un dispositivo costituito da un nastro trasportatore continuo con attaccate delle coppe.
Le coppe da un lato contengono un peso (palle), dall'altro lato sono vuote.
Il peso spinge il nastro verso il basso; quando arrivano in fondo, le palle rotolano fuori dalle coppe e vengono immesse in un apparecchio a spirale che le riporta nuovamente in alto. La spirale continua a girare grazie alla rotazione del nastro, al quale è collegata mediante ingranaggi.
Cioè con questo sistema si credeva che l'intero apparecchio continuasse a girare (producendo energia gratuitamente), senza aver bisogno di un motore.
Ovviamente ciò contraddiceva il principio di conservazione dell'energia (in un sistema isolato non è possibile produrre più energia di quanto sia quella impiegata; ciò che si può fare è trasportarla o trasformarla).
L'energia in realtà appare sotto forma di calore: quando l'energia motrice iniziale si trasforma in calore, la macchina si ferma.
Chiunque cerchi di produrre energia senza carburante entra in conflitto con questo principio.
Il secondo principio della termodinamica, afferma che l'energia dissipata sotto forma di calore non è possibile riportarla alla forma precedente, a meno di non consumarne altrettanta nel processo di conversione.
Chiunque cerchi di produrre macchinari che funzionano senza carburante e quindi a moto perpetuo, deve confrontarsi con questo principio (ed anche con quello di prima sulla conservazione dell'energia).
Nei sistemi reali infatti, l'energia è sempre dissipata (generalmente sotto forma di attrito), ciò lentamente logora l'energia che produce il movimento.
Nel caso del nastro trasportatore, l'energia prodotta dalla caduta delle palle è inferiore alla somma dell'energia necessaria per far funzionare il meccanismo (e di quella dissipata come calore che viene inevitabilmente prodotto).
Le palle in risalita dunque, si fermerebbero prima di giungere a destinazione.
Un altro matematico (Hermann Bondi) provò a modificare il sistema: anche qui nastro trasportatore con coppe disposte ad intervalli regolari che però all'interno contengono atomi e non palle.
Coppe a sinistra contengono atomi eccitati, quelle a destra atomi nel loro stato fondamentale.
Il funzionamento si basa sulla nota relazione di Einstein:
Cioè all'energia corrisponde una massa.
La massa ha ovviamente un peso e gli atomi eccitati avendo energia maggiore...pesano di più (anche se le variazioni sono minuscole).
La distribuzione asimmetrica del peso fa ruotare il nastro (gli atomi più pesanti provocano una discesa da quella parte, per via della gravità), inoltre è presente anche un congegno che induce gli atomi eccitati a liberare la loro energia sotto forma di fotoni.
Quando le coppe raggiungono il lato sinistro, gli atomi si trovano nel livello fondamentale più leggero con i fotoni che vengono indirizzati verso la parte alta dell'apparecchio, dove vengono riflessi nelle coppe in arrivo ed utilizzati per eccitare nuovamente gli atomi.
Quindi mentre il nastro trasportatore continua a girare, gli atomi a destra rimangono sempre eccitati e quelli a sinistra sempre nel loro stato fondamentale. La condizione di asimmetria è mantenuta quindi verrebbe generata elettricità all'infinito, senza carburante.
In realtà la deformazione temporale gravitazionale impedisce a questo ingegnoso meccanismo di produrre energia all'infinito perchè è la stessa gravità che agisce sui fotoni emessi, privandoli di parte della loro energia).
Più precisamente, l'energia liberata in basso non è sufficiente a produrre l'eccitazione degli atomi in alto dunque l'energia mancante dovrebbe corrispondere ipoteticamente all'energia prodotta dalla macchina.
Mentre i fotoni cercano di portarsi verso la parte superiore dell'apparecchio vengono indeboliti, perdendo energia (in alto avranno un'energia inferiore rispetto a quella di emissione e dunque non sono in grado di eccitare gli atomi allo stesso modo della volta precedente).
Il nastro trasportatore rallenterà progressivamente sino a fermarsi.
Facendo un paragone più vicino alla vita di tutti i giorni è come se una ruota avesse al suo interno degli spazi nei quali delle monete possono scivolare allontanandosi ed avvicinandosi dal centro della ruota per forza di gravità. In questo modo in un lato della ruota i gettoni sono sempre più lontani dal centro rispetto al lato opposto, generando una maggiore torsione della ruota.
Ciò dovrebbe facilitare la rotazione della ruota una volta avviata ed aumentare il tempo che questa è in grado di restare in movimento senza mai farla fermare.
Ipoteticamente questa ruota potrebbe essere usata come una turbina per generare elettricità senza bisogno di alcuna energia.
Ma ci sono dei problemi.
Questa macchina non funziona all'infinito per via dell’attrito presente nell’asse di rotazione della ruota, che senza l’impiego di ulteriore energia porterebbe all’arresto qualsiasi ruota messa in moto.
La forza N che il basamento esercita sulla ruota è verticale e ha lo stesso valore del peso, ma è applicata anteriormente rispetto al centro della circonferenza (e quindi rispetto alla retta di azione del peso) di una distanza pari al coefficiente di attrito volvente.
La coppia antagonista al rotolamento è dunque costituita dalle due forze N e F=mg, separate da un braccio di valore b.
Tornando all'esempio di prima, come se non bastasse, in una ruota, il suo centro di gravità è anche l’asse di rotazione.
Se aggiungiamo una sola moneta alla ruota, questa ruoterà fino a quanto il nuovo centro di gravità si troverà alla posizione più bassa possibile. Aggiungendo pian piano altre monete quello che succederà è che la ruota si metterà in movimento fino a quando l’attrito non la rallenterà abbastanza da impedire alla velocità di rotazione di vincere la forza di gravità e quindi fermare la ruota nella posizione dove il centro di gravità è nella posizione più bassa.
Più volte nella storia è stata dichiarata l’invenzione di macchine dal moto perpetuo, coma la ruota sbilanciata di Bhaskara nel 12° secolo o la campana elettrica di Oxford che viene spinta avanti ed indietro dalle cariche elettriche.
Sono state talmente tante le invenzioni di moto perpetuo che l’ufficio brevetti americano ha smesso di concedere brevetti a macchine di moto perpetuo che non riescono a presentare un prototipo funzionante, così come ogni altra invenzione che violi le leggi della fisica.
Si può identificare una spiegazione univoca che rende impossibile l’esistenza di macchine a moto perpetuo, la già citata legge di conservazione dell’energia, secondo la quale l’energia non può essere create o distrutta, ma solo trasformata.
Ogni congegno in grado di generare moto, luce o calore lo fa trasformando un’altra fonte di energia (carburante in questo caso).
In poche parole che producano energia infinita...dal nulla.
Una delle prime idee fu un dispositivo costituito da un nastro trasportatore continuo con attaccate delle coppe.
Le coppe da un lato contengono un peso (palle), dall'altro lato sono vuote.
Il peso spinge il nastro verso il basso; quando arrivano in fondo, le palle rotolano fuori dalle coppe e vengono immesse in un apparecchio a spirale che le riporta nuovamente in alto. La spirale continua a girare grazie alla rotazione del nastro, al quale è collegata mediante ingranaggi.
Cioè con questo sistema si credeva che l'intero apparecchio continuasse a girare (producendo energia gratuitamente), senza aver bisogno di un motore.
Ovviamente ciò contraddiceva il principio di conservazione dell'energia (in un sistema isolato non è possibile produrre più energia di quanto sia quella impiegata; ciò che si può fare è trasportarla o trasformarla).
L'energia in realtà appare sotto forma di calore: quando l'energia motrice iniziale si trasforma in calore, la macchina si ferma.
Chiunque cerchi di produrre energia senza carburante entra in conflitto con questo principio.
Il secondo principio della termodinamica, afferma che l'energia dissipata sotto forma di calore non è possibile riportarla alla forma precedente, a meno di non consumarne altrettanta nel processo di conversione.
Chiunque cerchi di produrre macchinari che funzionano senza carburante e quindi a moto perpetuo, deve confrontarsi con questo principio (ed anche con quello di prima sulla conservazione dell'energia).
Nei sistemi reali infatti, l'energia è sempre dissipata (generalmente sotto forma di attrito), ciò lentamente logora l'energia che produce il movimento.
Nel caso del nastro trasportatore, l'energia prodotta dalla caduta delle palle è inferiore alla somma dell'energia necessaria per far funzionare il meccanismo (e di quella dissipata come calore che viene inevitabilmente prodotto).
Le palle in risalita dunque, si fermerebbero prima di giungere a destinazione.
Un altro matematico (Hermann Bondi) provò a modificare il sistema: anche qui nastro trasportatore con coppe disposte ad intervalli regolari che però all'interno contengono atomi e non palle.
Coppe a sinistra contengono atomi eccitati, quelle a destra atomi nel loro stato fondamentale.
Il funzionamento si basa sulla nota relazione di Einstein:
Cioè all'energia corrisponde una massa.
La massa ha ovviamente un peso e gli atomi eccitati avendo energia maggiore...pesano di più (anche se le variazioni sono minuscole).
La distribuzione asimmetrica del peso fa ruotare il nastro (gli atomi più pesanti provocano una discesa da quella parte, per via della gravità), inoltre è presente anche un congegno che induce gli atomi eccitati a liberare la loro energia sotto forma di fotoni.
Quando le coppe raggiungono il lato sinistro, gli atomi si trovano nel livello fondamentale più leggero con i fotoni che vengono indirizzati verso la parte alta dell'apparecchio, dove vengono riflessi nelle coppe in arrivo ed utilizzati per eccitare nuovamente gli atomi.
Quindi mentre il nastro trasportatore continua a girare, gli atomi a destra rimangono sempre eccitati e quelli a sinistra sempre nel loro stato fondamentale. La condizione di asimmetria è mantenuta quindi verrebbe generata elettricità all'infinito, senza carburante.
In realtà la deformazione temporale gravitazionale impedisce a questo ingegnoso meccanismo di produrre energia all'infinito perchè è la stessa gravità che agisce sui fotoni emessi, privandoli di parte della loro energia).
Più precisamente, l'energia liberata in basso non è sufficiente a produrre l'eccitazione degli atomi in alto dunque l'energia mancante dovrebbe corrispondere ipoteticamente all'energia prodotta dalla macchina.
Mentre i fotoni cercano di portarsi verso la parte superiore dell'apparecchio vengono indeboliti, perdendo energia (in alto avranno un'energia inferiore rispetto a quella di emissione e dunque non sono in grado di eccitare gli atomi allo stesso modo della volta precedente).
Il nastro trasportatore rallenterà progressivamente sino a fermarsi.
Facendo un paragone più vicino alla vita di tutti i giorni è come se una ruota avesse al suo interno degli spazi nei quali delle monete possono scivolare allontanandosi ed avvicinandosi dal centro della ruota per forza di gravità. In questo modo in un lato della ruota i gettoni sono sempre più lontani dal centro rispetto al lato opposto, generando una maggiore torsione della ruota.
Ciò dovrebbe facilitare la rotazione della ruota una volta avviata ed aumentare il tempo che questa è in grado di restare in movimento senza mai farla fermare.
Ipoteticamente questa ruota potrebbe essere usata come una turbina per generare elettricità senza bisogno di alcuna energia.
Ma ci sono dei problemi.
Questa macchina non funziona all'infinito per via dell’attrito presente nell’asse di rotazione della ruota, che senza l’impiego di ulteriore energia porterebbe all’arresto qualsiasi ruota messa in moto.
La forza N che il basamento esercita sulla ruota è verticale e ha lo stesso valore del peso, ma è applicata anteriormente rispetto al centro della circonferenza (e quindi rispetto alla retta di azione del peso) di una distanza pari al coefficiente di attrito volvente.
La coppia antagonista al rotolamento è dunque costituita dalle due forze N e F=mg, separate da un braccio di valore b.
Tornando all'esempio di prima, come se non bastasse, in una ruota, il suo centro di gravità è anche l’asse di rotazione.
Se aggiungiamo una sola moneta alla ruota, questa ruoterà fino a quanto il nuovo centro di gravità si troverà alla posizione più bassa possibile. Aggiungendo pian piano altre monete quello che succederà è che la ruota si metterà in movimento fino a quando l’attrito non la rallenterà abbastanza da impedire alla velocità di rotazione di vincere la forza di gravità e quindi fermare la ruota nella posizione dove il centro di gravità è nella posizione più bassa.
Più volte nella storia è stata dichiarata l’invenzione di macchine dal moto perpetuo, coma la ruota sbilanciata di Bhaskara nel 12° secolo o la campana elettrica di Oxford che viene spinta avanti ed indietro dalle cariche elettriche.
Sono state talmente tante le invenzioni di moto perpetuo che l’ufficio brevetti americano ha smesso di concedere brevetti a macchine di moto perpetuo che non riescono a presentare un prototipo funzionante, così come ogni altra invenzione che violi le leggi della fisica.
Si può identificare una spiegazione univoca che rende impossibile l’esistenza di macchine a moto perpetuo, la già citata legge di conservazione dell’energia, secondo la quale l’energia non può essere create o distrutta, ma solo trasformata.
Ogni congegno in grado di generare moto, luce o calore lo fa trasformando un’altra fonte di energia (carburante in questo caso).
mercoledì 3 aprile 2019
Interfaccia Firmware: BIOS o UEFI? Cosa Sono e Come Avviarli
Da più di 10 anni ormai, sui computer come primo software di avvio è stato implementato l'UEFI (Unified Extensible Firmware Interface) in sostituzione del vecchio BIOS (Basic Input-Output System).
Qual è la principale differenza? Che l'UEFI è sicuramente più malleabile, essendo dotato di un'interfaccia grafica.
Tuttavia non tutti i computer (soprattutto quelli più vecchiotti) sono stati montati con l'UEFI, diversi presentano ancora il vecchio BIOS.
Come sapere se il proprio computer presenta il vecchio firmware o il nuovo?
Molto semplice:
Start/Sistema Windows/Prompt Dei Comandi (da eseguire come amministratore schiacciando il tasto destro) e poi digitando bcdedit
A caricatore di avvio di windows, notate se winload (o bootmgfw) presentano l'estensione .exe o .efi
Se .exe il PC monta ancora il BIOS, se punto .efi invece l'UEFI
Un altro modo è ricercare msinfo32 da start e lanciarlo. In risorse di sistema, ricerchiamo tramite CTRL+F la parola modalità.
Se a fianco modalità bios, c'è scritto "legacy" è presente il BIOS, se "UEFI" viceversa.
I principali vantaggi dell' UEFI sono che questi è indipendente dall'hardware, inoltre mette a disposizione i servizi di boot e runtime.
UEFI consente inoltre:
- architettura indipendente da CPU e driver
- boot da dischi particolarmente capienti (di capacità superiore ai 2 Terabyte) utilizzando GPT (GUID Partition Table). GPT è parte integrante dello standard UEFI e porta con sé tutta una serie di novità rispetto all'utilizzo del MBR (Master Boot Record).
- ambiente accessibile all'infuori del sistema operativo, prima della fase di boot di quest'ultimo, dunque molto più completo e versatile rispetto al passato.
- UEFI offre anche il supporto della connettività di rete
- design modulare
- eliminazione della necessità di un bootloader (fatta eccezione per utilizzi più avanzati)
- esecuzione di moduli firmati (funzionalità Secure Boot)
Per avviare la modalità Legacy Boot o UEFI, vi rimando a quest'articolo: Eseguire l'avvio in modalità UEFI o in modalità BIOS legacy
Qual è la principale differenza? Che l'UEFI è sicuramente più malleabile, essendo dotato di un'interfaccia grafica.
Tuttavia non tutti i computer (soprattutto quelli più vecchiotti) sono stati montati con l'UEFI, diversi presentano ancora il vecchio BIOS.
Come sapere se il proprio computer presenta il vecchio firmware o il nuovo?
Molto semplice:
Start/Sistema Windows/Prompt Dei Comandi (da eseguire come amministratore schiacciando il tasto destro) e poi digitando bcdedit
A caricatore di avvio di windows, notate se winload (o bootmgfw) presentano l'estensione .exe o .efi
Se .exe il PC monta ancora il BIOS, se punto .efi invece l'UEFI
Un altro modo è ricercare msinfo32 da start e lanciarlo. In risorse di sistema, ricerchiamo tramite CTRL+F la parola modalità.
Se a fianco modalità bios, c'è scritto "legacy" è presente il BIOS, se "UEFI" viceversa.
I principali vantaggi dell' UEFI sono che questi è indipendente dall'hardware, inoltre mette a disposizione i servizi di boot e runtime.
UEFI consente inoltre:
- architettura indipendente da CPU e driver
- boot da dischi particolarmente capienti (di capacità superiore ai 2 Terabyte) utilizzando GPT (GUID Partition Table). GPT è parte integrante dello standard UEFI e porta con sé tutta una serie di novità rispetto all'utilizzo del MBR (Master Boot Record).
- ambiente accessibile all'infuori del sistema operativo, prima della fase di boot di quest'ultimo, dunque molto più completo e versatile rispetto al passato.
- UEFI offre anche il supporto della connettività di rete
- design modulare
- eliminazione della necessità di un bootloader (fatta eccezione per utilizzi più avanzati)
- esecuzione di moduli firmati (funzionalità Secure Boot)
Per avviare la modalità Legacy Boot o UEFI, vi rimando a quest'articolo: Eseguire l'avvio in modalità UEFI o in modalità BIOS legacy
Convertire Messaggi Vocali e File Audio In Testo
Come tutti saprete è possibile convertire file audio in file di testo ma contrariamente a quanto si crede è possibile farlo anche senza servirsi di microfoni.
Tutto quello che ci servirà per convertire audio in testo è il nostro PC e un browser.
Oltre a Google Chrome, ci serve una scheda audio che supporti il “missaggio audio”.
Va bene anche quella integrata nella scheda madre, a patto che i driver siano compatibili per fare ciò.
Per chi non lo sapesse, il missaggio audio consente di registrare l’audio riprodotto dal sistema, evitando altre fonti di input come ad esempio il microfono.
Quindi per convertire audio in testo è fondamentale impostare il missaggio audio.
Per farlo basta aprire la barra di ricerca Windows, digitare Audio ed aprire il risultato.
Spostiamoci nella scheda "Registrazione" e clicchiamo con il pulsante destro del mouse sulla voce "Missaggio stereo", oppure "Stereo mix".
Poi andiamo su "Abilita" e disabilitiamo tutti gli altri dispositivi di input.
Infine schiacciamo su "OK".
Ora che abbiamo impostato a dovere la nostra scheda audio, passiamo alla conversione vera e propria.
Prima di tutto avviamo Chrome ed andiamo su: Speech.
A questo punto scegliamo la lingua in cui è pronunciato l’audio che vogliamo convertire.
Fatto questo clicchiamo sull’icona del microfono ed avviamo la riproduzione del nostro file audio.
Le parole pronunciate nel file audio verranno trasmesse e convertite in testo.
Cliccando sull’opzione "Copy and Paste" possiamo copiare ed incollare il testo convertito.
Se qualcosa fallisce è probabile che l’audio del file sia stato disattivato in Chrome.
Quindi andiamo nelle "Impostazioni" e clicchiamo sulla voce "Avanzate".
Nella sezione "Privacy e sicurezza" clicchiamo sull’opzione "Impostazioni contenuti", poi "Microfono" e nel menu a tendina scegliamo l’opzione "Stereo mix".
Fatto questo riprovate.
CONVERTIRE VOCALI DI WHATSAPP
Per convertire semplicemente messaggi vocali di WhatsApp, possiamo usare Audio To Text.
Quest’app chiamata AudioToText riesce a convertire il messaggio audio in testo scritto, in modo da leggerlo come se fosse una chat normale (molto utili se si ha esigenza di ascoltare un audio e non si può farlo).
SOFTWARE PROFESSIONALE
Dragon Naturally Speaking è il software più popolare in ambito del riconoscimento vocale.
E’ utilizzato a livello professionale da molte aziende e coloro i quali lavorano nell’ambito giornalistico.
Esso garantisce elevata precisione riuscendo a riconoscere e trascrivere in modo quasi perfetto qualsiasi traccia audio.
Altre caratteristiche: velocità e semplicità nelle interfacce.
Esso inoltre funziona bene anche senza dover usare auricolari e supporta i microfoni incorporati in numerosi laptop
Sito ufficiale: Dragon Naturally Speaking (Nuance)
Tutto quello che ci servirà per convertire audio in testo è il nostro PC e un browser.
Oltre a Google Chrome, ci serve una scheda audio che supporti il “missaggio audio”.
Va bene anche quella integrata nella scheda madre, a patto che i driver siano compatibili per fare ciò.
Per chi non lo sapesse, il missaggio audio consente di registrare l’audio riprodotto dal sistema, evitando altre fonti di input come ad esempio il microfono.
Quindi per convertire audio in testo è fondamentale impostare il missaggio audio.
Per farlo basta aprire la barra di ricerca Windows, digitare Audio ed aprire il risultato.
Spostiamoci nella scheda "Registrazione" e clicchiamo con il pulsante destro del mouse sulla voce "Missaggio stereo", oppure "Stereo mix".
Poi andiamo su "Abilita" e disabilitiamo tutti gli altri dispositivi di input.
Infine schiacciamo su "OK".
Ora che abbiamo impostato a dovere la nostra scheda audio, passiamo alla conversione vera e propria.
Prima di tutto avviamo Chrome ed andiamo su: Speech.
Fatto questo clicchiamo sull’icona del microfono ed avviamo la riproduzione del nostro file audio.
Le parole pronunciate nel file audio verranno trasmesse e convertite in testo.
Cliccando sull’opzione "Copy and Paste" possiamo copiare ed incollare il testo convertito.
Se qualcosa fallisce è probabile che l’audio del file sia stato disattivato in Chrome.
Quindi andiamo nelle "Impostazioni" e clicchiamo sulla voce "Avanzate".
Nella sezione "Privacy e sicurezza" clicchiamo sull’opzione "Impostazioni contenuti", poi "Microfono" e nel menu a tendina scegliamo l’opzione "Stereo mix".
Fatto questo riprovate.
CONVERTIRE VOCALI DI WHATSAPP
Per convertire semplicemente messaggi vocali di WhatsApp, possiamo usare Audio To Text.
Quest’app chiamata AudioToText riesce a convertire il messaggio audio in testo scritto, in modo da leggerlo come se fosse una chat normale (molto utili se si ha esigenza di ascoltare un audio e non si può farlo).
SOFTWARE PROFESSIONALE
Dragon Naturally Speaking è il software più popolare in ambito del riconoscimento vocale.
E’ utilizzato a livello professionale da molte aziende e coloro i quali lavorano nell’ambito giornalistico.
Esso garantisce elevata precisione riuscendo a riconoscere e trascrivere in modo quasi perfetto qualsiasi traccia audio.
Altre caratteristiche: velocità e semplicità nelle interfacce.
Esso inoltre funziona bene anche senza dover usare auricolari e supporta i microfoni incorporati in numerosi laptop
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